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L’asinello bianco (equus asinus
var. albina) è
caratterizzato da dimensioni ridotte che in un soggetto
adulto sono di circa 1 m di altezza al garrese.Presenta
una testa quadrangolare con profilo rettilineo, collo
corto, arti robusti,piede bianco, piccolo e poco
resistente. Ha una marcata fotofobia e andatura incerta
in ambienti luminosi.
L’originalità dell’animale è
dovuta al caratteristico fenotipo, che si manifesta con
colorazione bianca del mantello, colore rosa della pelle
e pigmentazione parziale dell’iride, percepita di colore
rosa-celeste. Con il termine albinismo si definisce
un’alterazione ereditaria del metabolismo della melanina
caratterizzata dalla diminuzione o assenza di tale
pigmento, nelle zone in cui esso è normalmente presente.
Si tratta di un difetto enzimatico determinato
geneticamente, che provoca un blocco della biosintesi
della melanina da parte dei melanociti, peraltro
presenti in numero normale.
Durante la crescita i peli da
un colore bianco-lucente e aspetto cotonoso nei primi
mesi di vita, tendono ad un colore bianco-opaco di
consistenza setolosa.L’origine di questi animali non è
stata ancora definita con certezza: forse si tratta di
esemplari che derivano da asini bianchi importati
dall’Egitto nel secolo scorso dal Marchese di Mores Duca
dell’Asinara; una leggenda più suggestiva li vede
approdare sull’isola a seguito del naufragio di un
vascello diretto verso la Francia; tuttavia l’ipotesi
più probabile sembrerebbe quella di un’origine
autoctona, secondo la quale gli asini bianchi
deriverebbero da quelli grigi per la comparsa del
carattere dell’albinismo.

Il numero degli individui
presenti sull’isola è stimato in circa 120 asinelli
bianchi (tra i due sessi), ai quali occorre
aggiungere alcune decine di individui distribuiti in
Sardegna (Foresta Burgos,Le Prigionette, Is Arenas) e
nella penisola (Poppi e Collazzone). I recenti
censimenti effettuati dall’Ente Parco rappresentano dato
quantitativamente più elevato degli ultimi decenni (la
letteratura in proposito mostra valori sempre compresi
tra 50 e 70 individui), ed è molto probabile che in
futuro la popolazione dell’asinello bianco possa solo
crescere.
Il ridotto pool genico e la
marcata consanguineità hanno però delle conseguenze
sulla riproduzione, con bassa fertilità delle fattrici
ed una generale predisposizione ad eritemi e dermatiti,
localizzate prevalentemente sul collo e sulle orecchie,
soprattutto in seguito a morsi di lotta.
Il Parco, al fine di conservare
il patrimonio genetico di questa specie, ha stipulato
deu convenzioni specifiche, con l’Ente Foreste della
Sardegna e con la Facoltà di Veterinaria di Sassari,
attraverso le quali viene garantito un monitoraggio
costante sullo stato di salute degli animali.
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La fauna ha subito negli ultimi decenni profonde modificazioni. Le
fonti storiche riportano la presenza sull’isola di specie importanti
da un punto di vista naturalistico oggi scomparse, come il cervo
sardo e la foca monaca.
Attualmente sono segnalate oltre 80 specie di vertebrati terrestri,
appartenenti alle classi degli Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi.
Tuttavia il numero non fornisce un’idea dell'importanza che l'isola
riveste a livello internazionale per la conservazione e riproduzione
della fauna selvatica, per via delle diverse specie rare e in via di
estinzione.
Fra le entità endemiche possono essere ricordate la luscengola, un
curioso rettile squamato, la lepre sarda e la crocidura rossiccia,
fra le specie sardo-corse la piccola lucertola algiroide nano, il
barbagianni di Sardegna, lo scricciolo, il pigliamosche e lo zigolo
nero (nella sottospecie sarda), e il muflone.
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Il muflone, Ovis ammon musimon,
è una sottospecie presente in diverse aree
dell’Europa,che ha il suo ceppo originario in Sardegna e
in Corsica.
I mufloni presenti all’asinara
sono stati introdotti nel 1952 dalla Riserva di Capo
Figari e dell’Isola Figarolo (3 femmine ed i maschio).
La mancanza di predatori ha consentito la riproduzione
degli animali fino al raggiungimento di una consistente
popolazione, che vive principalmente nell’area di
Fornelli-Tumbarino e Punta Scomunica, e rappresenta oggi
un possibile serbatoio per il ripopolamento di altre
aree della Sardegna.
La presenza di questa specie è
una delle principali attrattive del Parco, considerata
la bellezza degli animali e l’estrema difficoltà che
esiste nell’incontrarli allo stato libero, al di fuori
dell’Asinara.
Il maschio si riconosce dalla
femmina per le corna possenti e spiralate (dalle quali è
possibile riconoscere anche l’età). Presenta un mantello
a pelo corto di colore marrone, e delle macchie chiare
sui fianchi.
La specie è gregaria: i maschi
si riuniscono in branchi separati, le femmine vivono
insieme ai piccoli tutto l’anno; durante il periodo
riproduttivo, in autunno, i maschi si incontrano
separatamente con le femmine in calore;questo è il
momento più spettacolare della loro vita, costretti a
compiere violenti combattimenti per la difesa del
territorio e soprattutto delle loro femmine, anche se
generalmente si tratta quasi solo di “parate amorose”,
che non portano gravi conseguenze allo sconfitto. In
primavera si assiste alle nascite dei piccoli,
generalmente uno per mufla.
I mufloni sono dei voraci
brucatori ed amano le aree più impervie ed elevate
dell’isola, che pascolano soprattutto la sera al calare
del sole.
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Per quanto riguarda il loro status di conservazione a livello
europeo possono essere segnalate:
• tre specie vulnerabili: uccello delle tempeste, gabbiano corso e sterna comune;
• due specie a status indeterminato: berta maggiore e berta
minore;
• sette specie rare: muflone, algiroide nano, lepre sarda,
testuggine comune, tarantolino, falco pellegrino, cormorano dal
ciuffo;
• tre insufficientemente conosciute: discoglosso sardo, pernice
sarda e gazza.
Invertebrati
A questo gruppo appartengono animali completamente diversi tra loro,
poco considerati per le piccole dimensioni, che tuttavia rivestono
un grande interesse scientifico e biogeografico. L’Istituto di
Entomologia dell’Università di Sassari ha censito oltre 500 specie
, tra cui alcune di rilevante interesse scientifico, come gli endemismi sardi
Orthetrum trinacria, Zigaena carsica, Lasiommata tigelius, Halopyga sardoa, Carabus genei, Libelloides carsicus,
o addirittura gli endemismi esclusivi dell’Asinara,
Typhloreicheia arganoi, Pseudomeira sinuariae e Trachyphloeus
belloi.
Sempre tra gli invertebrati occorre citare le ricerche sulla
meiofauna condotte dall’Università di Viterbo, che hanno evidenziato
diversi generi e specie appartenenti al gruppo degli Arpaticoidi,
esclusivi di particolari ambienti dell’isola, come le sabbie di Cala
Arena, e gli studi sui Platelminti curati dall’Università di
Sassari, anche questi con entità tassonomiche interessanti da un
punto di vista biogeografico.
Anfibi e Rettili
Tra gli anfibi sono presenti tre specie appartenenti all'ordine
degli anuri: raganella (Hyla sarda), discoglosso (Discoglossus
sardus) e rospo smeraldino (Bufo viridis), rinvenibili
presso fontanili e riserve d’acqua.
Tra i rettili sono state segnalate 12 specie, tra cui: la testuggine
comune (Testudo hermanni), l’emidattilo turco (Hemydactilus
turcicus), la lucertola tiliguerta (Podaricis tiliguerta),
il colubro (Coluber viridiflavus) e la biscia viperina (Natrix
maura).
Attualmente è in corso uno studio da parte dell’Università di
Firenze per la conoscenza dello status distributivo dell’erpetofauna
all’Asinara e dei possibili danni dovuti all’eccessiva presenza di
predatori (cinghiali, laridi e corvidi).
Uccelli
Sono tra gli animali meglio conosciuti dell’isola e studiati da
oltre 15 anni, con censimenti alle colonie e con inanellamenti per
studiare il flusso migratorio.
Dal 1998 l’Asinara è inclusa nel progetto denominato Piccole Isole
coordinato dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, che ha
come finalità principale lo studio della migrazione primaverile dei passeriformi transahariani.
Complessivamente tra specie nidificanti, migratrici e svernanti sono
state osservate circa 150 specie (la metà appartenenti all'ordine
dei passeriformi); di queste 52 sono risultate nidificanti.
Ben 80 specie rivestono un interesse conservazionistico europeo:
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2 risultano di interesse globale (falco grillaio e gabbiano
corso);
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13 minacciate, vulnerabili o rare (berta maggiore, sula, falco della
regina, pettegola, beccapesci, succiacapre, ghiandaia marina, tottavilla, codirosso, magnanina, averla cenerina, averla capirossa
e ortolano);
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31 specie hanno areale strettamente europeo (es. falco
pescatore, gheppio, falco cuculo, pellegrino, pernice sarda, barbagianni e civetta);
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uno status di conservazione favorevole
(es. marangone dal ciuffo, falco pecchiaiolo, pettirosso, magnanina sarda, sterpazzolina e occhiocotto).
Una specie introdotta, non presente in Sardegna, è la gazza (Pica
pica), portata da alcuni carcerati ed allevata come
animale da compagnia. Oggi è ben adattata alle condizioni dell'isola
e la sua presenza rappresenta un disturbo per le altre specie di
uccelli.
Mammiferi
Per quanto riguarda i Mammiferi sono presenti 10 specie, pari a
circa il 60% del totale delle specie sarde: 3 insettivori (riccio, crocidura rossiccia e mustiolo),
1 lagomorfo (lepre sarda), 4
roditori (topo selvatico, ratto nero, ratto bruno, topolino
domestico) e 2 ungulati (cinghiale e muflone).
A queste devono essere aggiunte le popolazioni di asinelli bianchi e grigi, sicuramente le
presenze faunistiche più
importanti e conosciute del parco.
Altre specie, a forte impatto sulla vegetazione, sono quelle
domestiche, soprattutto la capra. Numerosi individui
inselvatichiti sono presenti in tutta l’isola, comprese le falesie
più inaccessibili del versante occidentale. Sono inoltre da
ricordare bovini, ovini, suini e cavalli. Durante gli anni del
carcere il numero dei capi era di gran lunga superiore rispetto
all’attuale, con forti oscillazioni in relazione al tipo di attività
all’interno dell’isola. Spesso raggiunsero complessivamente le 5.000
unità, evidentemente troppe rispetto alle potenzialità del suolo e
della vegetazione.
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Il cinghiale,
presente all’Asinara sino al sec. XIX, come ampiamente
documentato negli studi faunistici del passato, si
estinse, probabilmente a causa di un’eccessiva
predazione da parte dell’uomo.
Nel 1967 venne reintrodotto
dall’Amministrazione Carceraria, con una coppia
proveniente da Cossoine.I cinghiali si sono riprodotti
in misura consistente per la mancanza di predatori
naturali, per i frequenti incroci con i maiali domestici
ed è inoltre probabile che vi siano state anche altre
introduzioni non documentate, con animali di origine non
sarda ( più grandi e più prolifici). Si ricordano a tale
proposito le tre sottospecie presenti in Italia: quella
sarda (Sus scrofa meridionalis); quella maremmana ( Sus
scrofa majori) ; quella europea (sus scrofa scrofa).
Il cinghiale presenta una
corporatura massiccia, compressa lateralmente, adattata
a muoversi all’interno della vegetazione. Il mantello,
folto e ispido, è costituito dalla giarra, ossia peli
lunghi e spessi soprattutto sul dorso; presenta una
dettatura complessa e polivalente, caratterizzata da
lunghi canini (zanne) che continuano a crescere tutta la
vita e che sono più sviluppate nei maschi. I piccoli
presentano la caratteristica colorazione striata.
Oggi il cinghiale (e il maiale)
sono diffusi in tutta l’isola; il loro impatto sulla
vegetazione e sul suolo è ampiamente documentato dai
solchi che, tra l’altro, durante la stagione piovosa
creano condizioni favorevoli all’erosione. Inoltre la
specie impedisce qualsiasi forma di disseminazione di
alberi importanti, quali il leccio, e la diffusione
delle piante bulbose; ancora, preda uova di uccelli e
rettili. Per questo il Parco, in accordo con le linee
dettate dall’istituto Nazionale per la fauna selvatica,
ha avviato degli interventi volti ad un controllo sul
numero di questi ungulati in collaborazione con l’Ente
Foreste della Sardegna, l’università di Sassari, la Asl,
l’istituto Zooprofilatico ed il corpo Forestale e di
Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna.


cinghiali dell'Asimara |
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