| La principale caratteristica della Basilica di San Gavino è la sua pianta ad
absidi affrontate,
che “si guardano”; per questa pianta non è stato possibile individuare precisi
modelli di riferimento: confronti utili si possono fare solo con San Pietro a
Grado; in mancanza di elementi precisi restano molte incertezze sui modi e sui
tempi della costruzione dell’intero edificio Gli studiosi hanno a lungo dibattuto su quello che deve essere stato il progetto originario della Basilica, dividendosi tra coloro che hanno creduto nell’ipotesi di un progetto unitario fin dall’inizio, e in coloro, come ultimamente si preferisce pensare, che hanno ipotizzato un progetto inizialmente limitato alla sola parte orientale, in seguito ampliato, dopo un’interruzione temporanea dei lavori di circa 10 anni, con l’aggiunta della parte occidentale, dove tra l’altro è evidente l’impiego di maestranze di scuola lombarda più abili e raffinate.
Sappiamo per certo che la Basilica fu realizzata in due fasi costruttive differenti: ne restano i segni evidenti nelle murature laterali dell’edificio, dove si avverte chiaramente la giunzione tra le vecchie e le nuove file di posa dei cantoni, all’altezza dei pilastri cruciformi mediani.Secondo Fernanda Poli inizialmente si progettò di realizzare un edificio di medie dimensioni con abside a oriente, destinato soprattutto alle esigenze del culto dei martiri; si iniziò la costruzione in maniera tale che la chiesa risultasse perfettamente in asse con un’edicola funeraria paleocristiana del Monte Agellu, che venne riutilizzata per la deposizione delle spoglie dei tre
Martiri rinvenute a Balai Vicino; sopra la memoria martiriale fu creato l’altare maggiore; il sacello dei Martiri fu reso visitabile al pubblico dei pellegrini con un accesso al sotterraneo nei pressi dell’altare. Deve poi esservi stato un
periodo di interruzione dei lavori: forse per la morte di Comita, oppure per mancanza di materiale disponibile; quando i lavori ripresero ci si rese conto che l’ambiente progettato era troppo piccolo per soddisfare anche le esigenze liturgiche della sede episcopale e si realizzò un’abside speculare a occidente, lasciando quella orientale esclusivamente alle esigenze dei devoti e dei
pellegrinaggi in onore di Gavino, Proto e Gianuario.
Le maestranze all’opera in questa seconda fase furono probabilmente dirette da un architetto molto abile, un vero e proprio Maestro, che seppe aggiungere il blocco ovest senza stravolgere la chiesa, donandole una straordinaria organicità.
Entro la metà dell’XI
secolo,
probabilmente dopo la carestia che investì l’Europa nel
1031-1033, si eresse il corpo est dell’edificio; tra il 1070 e il 1080
fu completato a ovest con l’aggiunta dell’abside occidentale
e la sopraelevazione del transetto a causa del banco di roccia sottostante; nello stesso periodo furono preparati anche gli edifici adiacenti per la realizzazione della
domus episcopi, la sede arcivescovile: siamo infatti nel periodo del regno di
Mariano I quando per primo Costantino de Castra fu eletto
Arcivescovo di Torres da papa Gregorio VII. Forse si trovava qui anche il palazzo dei Giudici di Torres, da cui può aver preso il nome il cosiddetto Atrio Comita sul lato Nord della chiesa. Probabilmente la Basilica fu consacrata nel 1117. |