La Basilica  di  San Gavino  a Porto Torres

                                 a  cura di Maria Bastiana Cocco

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L'ARCHITETTONICA DI SAN GAVINO

La Basilica di San Gavino

Secondo quanto narra il Condaghe di San Gavino, la grandiosa Basilica romanica sorta sul monte Agellu nell’XI secolo fu voluta dal primo giudice di Torres Comita, il quale avrebbe fatto venire da Pisa 11 mastros de pedra et de muru, i migliori che vi fossero a disposizione, perché iniziassero a costruire quello che è divenuto poi per la storia dell’arte in Sardegna il primo e più grande edificio dell’architettura romanica nell’isola ,   e tra le più belle chiese romanico-pisane italiane.

La pianta

ad absidi contrapposte si suddivide in tre navate, una centrale più ampia e due laterali, della lunghezza complessiva di m 51,70; esse sono divise da un lungo colonnato interno di 22 colonne, di granito rosato e grigio e di marmo liscio o scanalato, tutte di spoglio, ricavate dai resti dell’antica Turris Libisonis  e dai precedenti edifici di culto insieme ad altri elementi architettonici e decorativi (soprattutto i capitelli) riutilizzati nell’edificio romanico.

Alcune colonne di spoglio della navatella meridionale, nei pressi dell’abside orientale

Le colonne

 sono intervallate da una serie di tre pilastri cruciformi per parte;  i capitelli delle colonne, anch’essi di spoglio, sono ionici, corinzi e compositi, rilavorati; un solo capitello è tardocorinzio, di VI secolo, ispirato a modelli bizantini (collocato di fronte al portale gemino aragonese, che costituisce l’ingresso principale); alcuni capitelli con colombe sono paleocristiani e provengono probabilmente dalla precedente basilica del V secolo.

L’altare maggiore nella collocazione attuale

L’altare maggiore

in origine era situato al centro della Basilica; oggi è posto presso l’abside occidentale. Mancano cicli pittorici e mosaici decorativi, segno di arcaicità del monumento romanico; l’interno doveva comunque essere intonacato, mentre l’esterno aveva muratura a vista già in origine. Oggi i restauri del Novecento hanno reso a vista anche il paramento murario interno.


La copertura

 della navata centrale è formata da 58 capriate di rovere molto ravvicinate, mentre le navatelle laterali sono coperte con piccole volte a crociera.
Si discute ancora se la copertura esterna fosse formata fin da principio da lastre di piombo: il crinale del tetto è decorato da numerose torrette, mentre al centro è collocata una statuetta di San Gavino che reca l’incisione “Estefan Villino 1456”.


La facciata esterna

 è decorata da una serie regolare di elementi decorativi, costituiti dal susseguirsi di archetti a tutto sesto poggianti su lesene con base modanata, formanti un motivo ad arcate cieche; l’abside orientale, la più antica, presenta tra gli archetti alcuni bacini ceramici di produzione islamica della prima metà dell’XI secolo; i lati dell’edificio invece sono scanditi da una serie di arcatelle binate su lesene.

Strette monofore, di cui alcune gradinate, portano luce all’interno sia attraverso le absidi che le facciate laterali inferiore e superiore.

abside occidentale

L’abside occidentale illuminata dalla luce filtrante dalle monofore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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