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TENDINOPATIA -TENDINITE -PERITENDINITE  ACHILLEA di  Marco Scorcu

 

II tendine d'Achille è una struttura anatomica nastriforme, , interposta tra il polpaccio  ed il calcagno ( vedi articolo sulla tallonite ) costituita da fibrille collagene tipo genetico Iproteoglicani , elastina e da una modesta componente cellulare differenziata (tenociti) .

Fa parte del muscolo soleo e del complesso muscolare gastrocnemio-soleo. ( il tutto detto tricipite surale.)

 La componente tendinea facente parte del muscolo gastrocnemio ( muscoli gemelli con una sezione totale di 23 cm2 e una corsa di 39 mm )  risulta essere di maggior lunghezza ,mediamente dagli 11 ai 26 cm , rispetto a quelle appartenente al soleo ( sezione di 20 cm2 e corsa di 44 mm )  la cui lunghezza è mediamente compresa tra i 3 e gli 11 cm.

Nel tratto terminale del tendine di Achille, per una lunghezza compresa tra i 2 ed i 5 cm, esiste una componente "a spirale" delle fibre tendinee stesse, che per la sua stessa natura meccanica può favorire  l’insorgenza di lesioni

Il principale ruolo biomeccanico del tendine di Achille consiste nel trasmettere gli impulsi meccanici derivanti dalla contrazione muscolare del polpaccio al segmento scheletrico realizzando un movimento articolare di fondamentale importanza: la spinta del piede. ( estensione del piede o flessione plantare ).

Esercita inoltre una funzione modulatrice ( protettiva del muscolo tricipite ) nei confronti della contrazione muscolare volontaria e/o involontaria massimale, così frequente nei gesti sportivi, grazie alla presenza di fibre elastiche al suo interno.

Ci sono altri 5 muscoli estensori del piede : breve e lungo peroneo , tibiale posteriore , flessore lungo dell'alluce ed il flessore comune delle dita.

L'azione estensoria di questi cinque muscoli è molto modesta se raffrontata a quella del tricipite surale.

In effetti la potenza del tricipite surale è di 6,5 Kgm mentre la potenza totale degli altri estensori è di 0,5 Kgm.

Ricordiamo che la potenza di un muscolo è direttamente proporzionale alla sua superficie di sezione fisiologica ( espressa in cm2 ) ,  ed alla sua corsa ( espressa in mm ).

 

La tendinopatia achillea è di frequente riscontro nei praticanti il gioco del calcio.

 

Si manifesta generalmente dopo i 18 anni e con maggiore prevalenza nel sesso maschile.

 

i fattori eziologici più importanti (16) sono

I microtraumatismi ripetuti (uso di calzature inidonee, errori d’allenamento,campi di gara incongrui),

ipersollecitazioni funzionali,

alterazioni anatomiche e funzionali del piede,

malattie metaboliche e reumatologiche,

predisposizione genetica

 

Le lesioni tendinee possono essere classificate, a seconda della loro eziologia, in:

traumatiche,

microtraumatiche,

atraumatiche su base dismetabolica

e/o infiammatoria (18) .

 

Le tendinopatie micro-traumatiche del tendine d'Achille sono anche definite lesioni da sovraccarico funzionale.

 

La peritendinite coinvolge il peritenonio ed il paratenonio.

La peritendinite può accompagnarsi a degenerazione progressiva del tendine stesso (peritendinite con tendinosi), che può peraltro iniziare autonomamente senza sintomatologia acuta pregressa (tendinosi pura)(5,14).

 

La tendinopatia inserzionale dell'achilleo assume caratteristiche particolari sia per la presenza della fibrocartilagine della zona di transizione inserzionale, sia per la presenza della borsa retroachillea con fenomeni di natura infiammatoria (13,15).

 

La rottura del tendine d'Achille è una evenienza di rara frequenza. Rappresenta comunque l'episodio acuto conseguente ad un processo degenerativo (tendinosi) che, decorrendo talvolta in modo quasi del tutto asintomatico determina una diminuzione della resistenza meccanica del tendine, che può essere superata da una improvvisa sollecitazione anche non eccessiva.
La rottura del tendine achilleo può avvenire anche per trauma contusivo diretto, per esempio durante un contrasto di gioco.

 

Le nuove conoscenze sulla patologia tendinea achillea indicano che le condizioni tradizionalmente indicate come tendinite dell’achilleo sono in effetti lendinosi (1,2,3,4).

 

Il trattamento incruento spesso è sufficiente a dominare la patologia (6,7,8,9,10,11,12,16).

  •  trattamento ortesico calzature che diminuiscono il conflitto tra calcagno e calzatura, tallonette per sollevare il calcagno e detendere il tendine

  • trattamento medico  FANS, antiedemigeni,( vedi la crioterapia )  infiltrazioni locali extratendinee

  • trattamento fisioterapico   bacinelle galvaniche, ionoforesi, ultrasuoni., laserterapia,, ipertermia, tecarterapia, onde d’urto

 

Spesso in caso di sintomatologia ribelle a questi trattamenti si ricorre all’intervento chirurgico.

 

L’intervento chirurgico prevede oltre alle classiche scarificazioni tendinee: la asportazione delle guaine per peritendinite cronica inserzionale con ispessimento fibroso delle guaine e tessuto infiammatorio retrotendineo, la regolarizzazione calcaneare con asportazioni in certi casi di osteofiti osteocartilaginei reattivi del bordo calcaneare superiore, la asportazione della borsa preachillea per borsite con liquido sinoviale infiammatorio all’interno (17,19).

Il programma di riabilitazione classico prevede:

arto in scarico ,deambulazione con bastoni canadesi per 15 gg senza appoggiare, quindi alla ripresa del carico achillotrain e poi ripresa della deambulazione con carico progressivo dalla 15 alla 25 giornata.

Completata la ripresa del carico ha inizio la rieducazione specifica con cyclette, cauto rafforzamento contro resistenza , esercizi eccentrici per il tricipite surale dapprima a catena cinetica aperta e quindi a catena cinetica chiusa.

 La rieducazione specifica può essere svolta quasi completamente in acqua, dapprima  presso strutture termali poi nell’acqua di mare, sfruttando un insieme di sinergie che questo mezzo fornisce.

La riabilitazione specifica inizia in 25° giornata dopo l’intervento chirurgico e prevede un protocollo di 15 giorni da svolgersi in passaggi di circa 15 minuti ciascuno in 5 piscine termali, la prima di olio di mare(10 minuti di trattamento) , la seconda di acqua di mare ad alta densità ( 12 minuti di trattamento ), le altre 3 di acqua di mare a temperatura decrescente ( 15 minuti di trattamento ciascuna ).

Date le particolari ed esclusive caratteristiche di queste piscine  sfruttando le proprietà fisiche dell’olio di mare è possibile lavorare in assenza di gravità amplificando quindi la scarsa traumaticità dell’acqua ed avendo una situazione di scarico della struttura tendinea oggetto di riabilitazione.

 Infatti la piscina con olio di mare ha una densità di 31 Beaume con una temperatura di 37 °-38 °  ed una iperconcentrazione di MgCl 2 a tal punto che sembra dimostrato un assorbimento di Mg transcutaneo con effetto miorilassante per verosimile azione calcioantagonista a livello muscolare.

 Nelle altre piscine si sfrutta, in relazione alla densità dell’acqua, l’effetto osmotico, la riduzione delle pressioni articolari e la facilitazione delle condizioni di esecuzione del movimento e la possibilità di eseguire esercizi propriocettivi con tavole di Freeman modificate.

La seconda piscina ha una densità di 19 Beaume con temperatura di 35°-36°.

Le altre tre piscine hanno densità di 3 Beaume e temperature decrescenti da 32° a 25 ° di poco superiori quindi all’acqua di mare in estate.

Dal 40° giorno successivo all’intervento chirurgico la riabilitazione del tendine operato  continua in acqua di mare con densità di 3 Beaume e temperature dai 17° ai 21° a seconda del periodo della riabilitazione e una percentuale di saturazione di O2 compresa tra l’80 ed il 100% dato corretto in relazione alla agitazione del mare.

 Dapprima la semplice deambulazione a carico libero, quindi con giubbetto e con bilanceri, poi con spinta contro la resistenza dell’acqua;esercizi liberi con flesso-estensione del piede e bicicletta con giubbetto floating infine la corsa sia lineare e continua che variata in direzione ed intervallata in velocità ed in ultimo balzata e skippata sono state eseguite in acqua di mare, gli esercizi con pinna sono stati consentiti solo dopo il 40° giorno.

Sfruttando la varietà del fondale in profondità è possibile modulare il carico meccanico in funzione della percentuale di corpo immerso, sfruttando invece la disomogeneità  si  stimola una intensa azione propriocettiva.

 

 

Bibliografia

 

  

1        Khan KM, Bonar F, Desmond PM, et al: Patellar tendinosis (jumper's knee): findings at histopathologic examination, US and MR imaging: Victorian Institute of Sport Tendon Study Group. Radiology 1996;200(3):821-827

2        Khan KM, Cook JL, Taunton JE, et al: Overuse tendinosis, not tendinitis: a new paradigm for a difficult clinical problem. Phys Sportsmed 2000;28(5):38-48

3       Khan KM, Cook JL, Bonar F, et al: Histopathology of common tendonopathies: update and implications for clinical management. Sports Med 1999;27(6):393-408

4        Maffulli N, Khan KM, Puddu G: Overuse tendon conditions: time to change a confusing terminology. Arthroscopy 1998;14(8):840-843 

5        Blazina ME, Kerlan RK, Jobe FW, et al: Jumper's knee. Orthop Clin North Am 1973;4(3):665-678  

6        Rivenburgh DW: Physical modalities in the treatment of tendon injuries. Clin Sports Med 1992;11(3):645-659

 

7        Shrier I, Matheson GO, Kohl HW III: Achilles tendonitis: are corticosteroid injections useful or harmful? Clin J Sport Med 1996;6(4):245-250

8        Almekinders LC: The efficacy of nonsteroidal anti-inflammatory drugs in the treatment of ligament injuries. Sports Med 1990;9(3):137-142

9        Pfeiffer-Jensen M, Fredberg U, Clemmensen D, et al: Pain assessment in inflamed tendons before and after placebo and local glucocorticosteroid, abstracted. Scand J Rheumatol 1998;41(suppl):146

10    Capasso G, Testa V, Maffulli N, et al: Aprotinin, corticosteroids, and normosaline in the management of patellar tendinopathy in athletes: a prospective randomized study. Sports Exerc Inj 1997;3(2):111-115 

11  Grävare Silbernagel K,  Thomeé R, Thomeé P, Karlsson J: Scandinavian Journal of Medicine & Science in  Sports 2001; 11: 197-206

12  Alfredson H,Pietila T,Jonsson P,et al:Heavy-load eccentric calf muscle training for the treatment of chronic Achilles tendinosis: Am J Sports Med 1998;26(3):360-366

 

13    Khan KM, Cook JL, Bonar F, et al: Histopathology of common overuse tendon conditions: update and implications for clinical management. Sports Med 1999;27(6):393-408

14    Puddu G, Ippoliro E, Postacchini F: A classification of Achilles tendon disease. Am J Sports Med 1976;4(2):145-150

15    Jozsa L, Balint BJ, Reffy A, et al: Fine structural alterations of collagen fibers in degenerative tendinopathy. Arch Orthop Trauma Surg 1984;103:47-51

16    Curwin SL, Stanish WD: Tendinitis: Its Etiology and Treatment. Toronto, Collamore Press, 1984

17    Benazzo F, Stennardo G, Valli M: Achilles and patellar tendinopathies in athletes: pathogenesis and surgical treatment. Bull Hosp Jt Dis. 1996;54(4):236-40

18    Testa V, Capasso G, Benazzo F, Maffulli N: Management of Achilles tendinopathy by ultrasound-guided percutaneous tenotomy. Med Sci Sports Exerc. 2002 Apr;34(4):573-80

19    Benazzo F, Stennardo G, Mosconi M, Zanon G, Maffulli N: Muscle transplant in the rabbit's Achilles tendon.
Med Sci Sports Exerc. 2001 May;33(5):696-701

 

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