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TALLONITE , TALLODINIA ,
FASCITE PLANTARE , MALATTIA DI SEVER
di
Alberto Masala
Il
“tallone”
corrisponde anatomicamente alla regione calcaneale, con le strutture
profonde e le parti molli che le circondano.Ogni chilometro di
camminata mettiamo circa 30-40 tonnellate di stress in ciascuno dei
piedi.I nostri piedi possono sopportare un grande peso , ma quando
si superano i limiti tutte le strutture ( parti molli e
tendinee ) reagiscono con infiammazione e quindi dolore sopratutto a
livello del tallone ( ecco l'erronea dizione di tallonite )
In
effetti il giusto
termine che definisce una sindrome dolorosa in sua
corrispondenza , varia per manifestazioni soggettive, rilievi clinici
e momenti patogenetici, è “tallodinia”
Può
essere mono o bilaterale e secondo dati epidemiologici recenti,
l’incidenza di questa patologia è compresa tra il 9 e il 20%
della popolazione E’
frequente particolarmente tra le donne obese di età media e giovani
runners maschi.
Da un
punto di vista funzionale il calcagno realizza l’appoggio al suolo
con la sua tuberosità posteriore che, a fronte di numerose
sollecitazioni meccaniche, è protetta da un’insieme di meccanismi
ammortizzanti e dalle parti molli sottocalcaneali.
la
causa più comune di tallodinia è la fascite plantare
, lesione da sovraccarico funzionale , tipica del
corridore o comunque dell’individuo che pratica attività sportiva in
cui si richiede massima flessione plantare del piede e contemporanea
estensione delle dita.
Cause di tallodinia ( tallonite )
malattie metaboliche
(gotta)
e reumatiche (spondilite anchilosante, artrite reumatoide,
condrocalcinosi,
psoriasi etc.).
artrosi
e patologie reumatiche
sovrappeso/
obesità
alterazioni posturali primarie o secondarie :
Il
cavismo o il piattismo
possono essere un fattore predisponente alla tallodinia, ma anche
l’assetto del retropiede che può essere normalmente in asse, oppure
disassiato in varo o in valgo, può essere alla base di tallodinie
biomeccaniche da sovraccarico laterale o mediale del tallone; da
questo deriva l’importanza dell’esame in carico al podoscopio che ci
consente una corretta definizione dell’assetto globale del piede.
calzature non idonee
(sportive, tacchi alti, scarpe anti infortunistiche) : spesso
alcuni tipi di scarpe da tennis non sono adatti a sopportare le
sollecitazioni funzionali subite dal piede durante l'attività
motoria.
Si
dovrebbero usare calzature dotate di materiali adatti ad attenuare
le vibrazioni e l’impatto del suolo.
Nelle donne che indossano scarpe con tacco alto la tallonite può
insorgere nel passaggio da una calzatura ad una più bassa in quanto il tallone
può trovarsi impreparato a sostenere l’aumento di pressione sulle
strutture ossee e ligamentose.
Infatti nei soggetti in sovrappeso o particolarmente pesanti viene
consigliato l'acquisto di calzature sportive con un minimo di tacco
per alleggerire la pressione al retropiede e limitare il pericolo di
lesioni.
gli
sport più a rischio
sono
la corsa, il calcio, la pallavolo, il basket, la marcia ed in
generale tutte le discipline che comportano notevoli sollecitazioni
alla regione calcaneare.
anche
il terreno
sul quale viene praticata l’attività fisica è molto importante
poiché superfici particolarmente rigide come campi sintetici,
asfalto e cemento amplificano lo shock da impatto.
una
preparazione atletica sommaria
può scatenare patologie calcaneari ; infatti è molto frequente nei
sedentari che improvvisamente iniziano a praticare la marcia o lo
jogging .E' necessario pertanto iniziare l'attività fisica molto
gradualmente .
Sintomatologia della fascite plantare
È
caratteristico il dolore al mattino, ai primi passi, che si attenua
nella giornata oppure è presente all’inizio dell’allenamento, si
riduce durante la corsa e si riacutizza al termine della corsa.
Il
dolore è da mettere in relazione con una reazione infiammatoria, nei
casi meno recenti anche degenerativa, in corrispondenza
dell’inserzione della fascia plantare al calcagno; nei casi più
gravi, come espressione di sollecitazioni locali, si associa ad
iperostosi del calcagno, spesso documentabile radiograficamente con
delle proliferazioni osteofitiche plantari in corrispondenza delle
inserzioni miofasciali al processo posteriore del calcagno: le
cosiddette spine calcaneali plantari, talvolta accompagnate
ad analoga iperostosi dorsale in corrispondenza
dell’inserzione del tendine d’Achille (spine calcaneali
posteriori; la loro sede fa propendere per una patologia
inserzionale miofasciale (fascia e muscolatura intrinseca plantari;
al contrario, molte volte queste spine calcaneali sono reperti
radiografici occasionali e completamente asintomatici.)
La
diagnosi
clinica di fascite plantare prossimale è relativamente facile;
tuttavia, condizioni meno frequenti dovrebbero essere considerate in
diagnosi differenziale , tra le quali meccanismi irritativi o da
intrappolamento dei nervi calcaneali mediali che si evidenziano con
dolore palpatorio localizzato al decorso dei nervi ed irradiato
plantarmente, con frequente positività del segno di Tinel
Terapia delle talloniti
Le
talloniti comuni guariscono nel giro di pochi giorni (1-3 settimane
a seconda del tipo e dell'entità del problema) salvo alcune forme
croniche che possono richiedere tempi di guarigione molto più
lunghi.
E’
tuttavia di fondamentale importanza affrontare tempestivamente il
problema in modo da evitare possibili peggioramenti ed allontanare
il rischio di paramorfismi compensativi.
Il
soggetto colpito da tallonite tende infatti a limitare il carico sul
piede dolente per poter deambulare con il rischio di creare
problemi anche seri ad altre strutture corporee (bacino, colonna
vertebrale e ginocchia).
E’
opportuno pertanto sospendere l'attività motoria ai primi sintomi
dolorosi fino a quando non sarà scomparso defitivamente il dolore.Si
consiglia inoltre di applicare del ghiaccio
( vedi la crioterapia ) sulla zona dolente nella
fase acuta del trauma.( 20’ minuti di applicazione seguiti da 30’
minuti di sospensione , anche piu’ volte al giorno )
Pericoloso continuare gli allenamenti tentando di sopprimere il
dolore con antidolorifici ed antinfiammatori. Sovraccaricare una
struttura anatomica già compromessa potrebbe causare lesioni ben più
gravi ed il prolungarsi della patologia potrebbe renderla cronica e
quindi difficilmente curabile.
Terapia conservativa delle talloniti
Oltre
al riposo e all’uso del ghiaccio, sono state proposte diverse
metodiche di trattamento conservativo, spesso combinate tra loro:
ortesi
semplice
morbide per attutire l’appoggio al suolo ( nelle forme leggere )
ma attenzione perchè l'uso di plantari può far cronicizzare la
fascite , pertanto si possono usare ma solo nella ripresa dopo il
necessario periodo di riposo che rimane essenziale per la guarigione
plantari di scarico,
( piu’ funzionali delle semplici ortesi )
ortesi
per correggere i disassetti del piede,
( fondamentali per cavismo o piattismo )
terapia fisica
antalgica e antiflogistica nelle sue varie forme :
Roengten terapia
laser terapia : sopratutto se la zona dolorosa è piccola e ben
circoscritta altrimenti son da preferire gli
ultrasuoni, meglio se ad immersione
l'elettroterapia : la piu' valida è l'elettroforesi
terapia infiltrativa locale di corticosteroidi
; ( 2-3 max con molta attenzione alle possibili rotture della fascia ed in ogni caso nelle forme
croniche e nell’impossibilità di valide alternative )
infine
nei casi refrattari ad ogni tipo di trattamento conservativo, e
quindi persistentemente dolorosi, si è giunti all’intervento
chirurgico
Terapia chirurgica
I
pazienti che non rispondono al trattamento conservativo spesso
ricorrono all’intervento di release chirurgico della fascia plantare
che può essere a cielo aperto con la sezione di una parte della
inserzione fasciale plantare al calcagno oppure può essere
realizzato endoscopicamente.
Tale
chirurgia non è priva di rischi significativi e spesso è associata a
cicatrizzazione e riabilitazione postoperatoria prolungata e ad
alterazione dell’integrità biomeccanica dei piedi: nella maggior
parte degli studi il recupero è prolungato fino a 8 mesi dopo
l’intervento. La chirurgia è spesso associata a complicanze:
fratture da stress in release endoscopico, rottura della fascia dopo
release chirurgico parziale, come per le iniezioni di cortisone;
all’esame RMN postoperatorio si rileva una risoluzione della
componente infiammatoria, ma la fascia rimane ispessita e con un
quadro di fibrosi perifasciale.
Inoltre, dalla bibliografia risulta che raramente il successo della
chirurgia supera quello delle onde d’urto e può comunque essere
attuata anche quando la terapia con onde d’urto fallisce.
ESWT (
terapia con onde d’urto ) Extracorporal Shock Wave Terapy
La
Extracorporal Shock Wave Terapy
è una procedura chirurgica non invasiva che usa le onde
sonore per stimolare la guarigione in diverse affezioni fisiche .La metodica di trattamento con onde d’urto si basa sull’impiego di
impulsi pressori della durata di microsecondi capaci di produrre, a
livello delle zone colpite, riduzione della flogosi locale,
neoformazione di vasi sanguigni, riattivazione dei processi
riparativi.
Vi è
innanzitutto un effetto antalgico per inibizione dei nocicettori; si
associa un effetto sulle terminazioni nervose simpatiche vascolari
che portano ad un effetto washout, cioè di apertura del letto
capillare, di aumento del flusso locale con riassorbimento delle
sostanze dell’infiammazione e con
una modifica del biochimismo locale; e infine si ha una
neoangiogenesi per stimolazione diretta delle
cellule endoteliali.
La
prima casistica sui risultati positivi di tale trattamento fu
pubblicata da Rompe et al. nel 1996
Il
trattamento con onde d’urto può essere considerato come un metodo
terapeutico alternativo, non invasivo, senza effetti collaterali
maggiori, in grado di evitare la terapia chirurgica in pazienti con
evoluzione cronica di fascite plantare associata o non a spina
calcaneare .
In preparazione
per la ESWT bisogna sospendere qualsiasi terapia
antiinfiammatoria ( aspirina , FANS ) per circa cinque giorni prima
della procedura perchè potrebbe prolungare il sanguinamento della
pelle.
Questa terapia è
controindicata nei bambini , nelle donne in gravidanza e nei
soggetti con difetti della coagulazione
I
risultati suggeriscono che questa modalità terapeutica dovrebbe
essere considerata prima di qualsiasi opzione chirurgica, e potrebbe
persino essere preferibile alle iniezioni di cortisone che hanno un
riconosciuto rischio di rottura della fascia plantare e di recidiva
dei sintomi .
Sono necessarie 3
o 4 sedute.
Malattia di Sever (
Sever's disease ) tallonite nel bambino
La malattia di Sever si
presenta nei bambini quando la parte del calcagno che si
accresce si infiamma.Questa parte viene chiamata nucleo di
accrescimento .Questa malattia si presenta normalmente nella pubertà.In
questa fase spesso le ossa crescono di piu' dei muscoli e dei
tendini con il risultato che i tendini diventano piu' stretti.L'area
del calcagno è meno flessibile .Durante l'attività fisica i tendini
stretti mettono troppa pressione nella parte posteriore del calcagno
( dove il tendine di Achille si inserisce ) .Cio' provoca
alterazione del calcagno. Il bambino è piu' a rischio nella prima
pubertà ( 8-10 anni ) e tra quelli che fanno attività fisica tra i
10 e 12 anni.Sono piu' a rischio i calciatori ed i ginnasti , ma
anche tutti gli sport di corsa o salti.La malattia di Sever è piu'
rara tra i teenager piu' grandi perche la parte posteriore del
calcagno finisce di accrescersi dopo i 15 anni.La malattia può
essere mono o bilaterale.Di solito la sintomatologia dolorosa inizia
quando il bambino inizia una nuova stagione di sport .Il calcagno fa
male durante la stazione eretta specialmente in punta di piedi.Quando
l'osso matura però il problema scompare senza postumi .L'affezione è
benigna e raramente si sviluppa lo sperone calcaneare.La terapia
consiste nel sospendere lo sport e applicazioni di ghiaccio .Se
persiste dolore è opportuno somministrare del paracetamolo.
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