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LE LESIONI MUSCOLARI
di
Marco Scorcu
Le lesioni muscolari acute sono
piuttosto frequenti in tutte le discipline sportive, avendo
un'incidenza del 10-30% di tutti i traumi da sport. In particolare
più spesso sono interessati i muscoli ischio-crurali, detti
biarticolari in quanto si inseriscono sul bacino e sulla gamba,
agendo di conseguenza sia sull'anca che sul ginocchio.
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L’unità funzionale
dell’apparato muscolare è rappresentata del muscolo che consta di
diverse parti: il ventre muscolare, il tendine prossimale e quello
distale, la giunzione muscolo-tendinea e la giunzione osteo-tendinea.
Il ventre muscolare è
l'elemento più nobile del muscolo, poiché è responsabile della
contrattilità, è formato dall’insieme di numerose fibre che
rappresentano le unità funzionali del muscolo stesso. Ogni singola
fibra si presenta di forma cilindrica notevolmente allungata, con
apici arrotondati, di lunghezza variabile dai 10 ai 100 micron. Le
numerose fibre muscolari si accollano l’una all’altra nel senso
della lunghezza per formare una prima serie di fasci muscolari
(fasci primari).Più fasci primari si uniscono a
formare i fasci secondari e questi ultimi a formare i fasci
terziari. Gli elementi così costituiti sono circondati da tessuto
connettivo fibro-elastico, costituente la sostanza cementante inter
e perifasciale, il perimisio.
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INDICE
EZIOLOGIA E PATOGENESI DELLE LESIONI MUSCOLARI
Esistono delle
condizioni predisponenti e delle condizioni determinanti
CONDIZIONI
PREDISPONENTI
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generali
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individuali
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difetti di allenamento
e flessibilità |
fattori psicologici
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fatica |
condizioni patologiche
post-infettive |
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condizioni atmosferiche |
fattori articolari
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fattore tattico |
squilibri muscolari |
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velocità di movimento |
età |
CONDIZIONI
DETERMINANTI
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Trauma contusivo
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Azione
dinamica attiva |
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Azione
dinamica passiva |
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La fatica: è l’incapacità
di mantenere nel tempo una determinata prestazione. Risulta
determinante nell’insorgenza della fatica l’impossibilità di
risintetizzare l’ATP alla stessa velocità con cui viene utilizzato
per fornire energia.Nella genesi della
fatica risultano importanti:
-Acidosi
-Distonia neuro-muscolare
-Radicali liberi dell’ossigeno
Acidosi: è dovuta
all’aumento della lattacidemia con conseguente ricorso a meccanismi
energetici anaerobici.
Distonia
neuro-muscolare: tipica di soggetti ipertonici, di base o per
reattività.
Radicali liberi
dell’ossigeno: presenza di anione superossido,perossido
d’idrogeno,radicale idrossilico
Preventivamente è
indicato studiare gli:
-Enzimi di lisi muscolare:
CK anche post
esercizio
LDH
GOT
-Rapporto Testosterone libero-Cortisolo
-Dosaggio Radicali liberi
-Dosaggio lattacidemia post-esercizio
|
ASPETTI ISTOPATOLOGICI
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La gravità del trauma muscolare è definita dalla quantità del
tessuto muscolare interessato e dall’entità e dalla localizzazione
del versamento ematico.
Il danno muscolare
è definito come la lesione di fibre muscolari senza interessamento
della matrice extracellulare, dell’irrorazione ematica e
dell’innervazione. ( Benazzo 1989)
Si distinguono:
1) LESIONI MUSCOLARI
SENZA DISCONTINUITA’
2) LESIONI MUSCOLARI CON DISCONTINUITA’
La lesione muscolare
può essere la conseguenza di un:
- trauma diretto
- trauma indiretto
LESIONI MUSCOLARI DA
TRAUMA DIRETTO:
implicano l’esistenza di una forza agente direttamente dall’esterno
LESIONI MUSCOLARI DA TRAUMA INDIRETTO:
chiamano in causa forze lesive intrinseche,che si sviluppano nel
muscolo stesso o nell’apparato locomotore
CLASSIFICAZIONE DELLE LESIONI MUSCOLARI DA TRAUMA DIRETTO
(CONTUSIONE)
LESIONI DA TRAUMA
DIRETTO (Reid,1992)
grado lieve: metà dello spettro di movimento
grado moderato: meno della metà, ma più di 1/3 dello spettro
di movimento
grado severo: meno di 1/3 dello spettro di movimento
CLASSIFICAZIONE DELLE LESIONI
MUSCOLARI DA TRAUMA INDIRETTO E LESIONI DA TRAUMA INDIRETTO
Jenoure, 1991
Kouvalchouk, 1992
American Association’s Committee of Sports Medicine
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American Medical Association, Craig, 1973
O’Donoghue, 1976
Reid, 1992
Muller-Wolfhart,1992
Nanni,2000
Classificazione secondo
Jenoure,
1991
a)Lesioni muscolari acute benigne
b)Lesioni muscolari acute severe
a)Crampo
indolenzimento
contrattura
allungamento
contusione
stiramento minore
b) Stiramento maggiore
lacerazione
rottura parziale
rottura totale
sindrome
compartimentale
distacco osseo
ernia muscolare
Classificazione secondo
Kouvalchouk,
1992
1) contrattura (contracture) o lesione di grado 0
2) elongazione o stiramento (elongation) o lesione di 1° grado
3) distrazione (claquage o déchirure) o lesione di 2° grado
I stadio: rottura di poche
fibre
II stadio: rottura di più fibre
III stadio:rottura parziale
IV stadio: rottura completa
Classificazione secondo
American Association’s Committee of Sports Medicine
distrazione (strain): qualsiasi lesione muscolare distrattiva o
contusiva
Classificazione secondo
American Medical Association, Craig, 1973
distrazione (strain)
1° stiramento dell’unità muscolo tendinea
2°non interruzione completa dell’unità muscolo tendinea
3°rottura completa dell’unità muscolo tendinea
Classificazione
secondo
O’Donoghue, 1976
contusione (contusion)
distrazione (strain): acute strain,by over-stress
cronic strain, by overuse
I° distrazione lieve
II° distrazione di media gravità
III° distrazione severa
Classificazione secondo
Reid,1992
-lesione muscolare da esercizio fisico(dolore ritardato)
-strappo:
I° lieve (danno minimo,piccola emorragia,tempi brevi)
II° moderato (rottura parziale,deficit funzionale)
III° severo (rottura completa,aspirazione ematoma)
-contusione (lieve-moderata-severa)
Classificazione secondo
Muller-Wolfhart, 1991
stiramento muscolare
strappo della fibra muscolare
strappo del fascio muscolare
strappo muscolare ritorna all'indice
Classificazione secondo
Nanni , 2000
| contrattura
muscolare |
| elongazione (stiramento)
muscolare |
| distrazione (strappo)
muscolare 1° grado: lacerazione di poche miofibrille,ma
non dell’intero fascio
2° grado: lacerazione di uno o più fasci,ma
meno dei ¾ di sezione
3° grado: rottura muscolare,più di ¾ di sezione
in quel punto |
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Crampo muscolare |
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DOMS (delayed onset muscle soreness) |
Al limite con la
fisiologia dell’esercizio troviamo invece il:
Crampo muscolare:
è una contrazione muscolare involontaria e dolorosa.
Nella sua eziologia
entrano in gioco:
Malattie neuromuscolari
Fattori psicologici
Squilibri elettrolitici
Deficit energetico
DOMS (delayed onset
muscle soreness): è un dolore muscolare con sensazione di
fastidio tardivo. Alla sua base ci sono:
ipotesi fisiche : Lesioni del sarcolemma
ipotesi metaboliche : Deficit energetico
Aumento dei Radicali liberi
La
contrattura muscolare
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L'atleta che si procura
una contrattura riesce solitamente a terminare la gara senza troppi
fastidi. Il dolore compare dopo la partita o il giorno seguente. Non
v'è una vera e propria lesione muscolare, ma una alterazione del
tono di tutto il muscolo o di una parte di esso come reazione ad uno
stimolo troppo intenso e prolungato.
La terapia è
rappresentata da: calore, massaggi e stretching. La prognosi è di
4-7 giorni (rientro in gara).
Lo
stiramento muscolare ( elongazione )
L'elongazione provoca
un dolore immediato e vivo ma generalmente non impedisce il
proseguimento dell'attività; tuttavia il fastidio tende ad aumentare
progressivamente. E' molto importante smettere subito la gara o
l'allenamento per evitare di procurarsi una distrazione muscolare.
Nello stiramento, come nella contrattura, non v'è una lesione vera e
propria delle fibre muscolari, ma un'alterazione marcata e
localizzata del tono muscolare; in questo caso, all'interno del
muscolo si può apprezzare un ben definito "cordone" doloroso, e
anche il soggetto, a differenza della contrattura, sa individuare
bene la zona dolorosa. La prognosi di uno stiramento è di circa 15
giorni (rientro in gara)
La distrazione ( strappo )
muscolare
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Come abbiamo visto, le
distrazioni si dividono in 1°, 2°, 3° grado in relazione all'entità
della lesione muscolare: nel 1° grado la lesione
comprende la rottura di meno del 5% delle fibre muscolari,
nel 2° grado
c'è la rottura sia di fibre che di fascicoli muscolari, mentre
nel 3° grado la
rottura del muscolo è totale o subtotale. L'ematoma è tanto maggiore
quanto maggiore è il numero delle fibre muscolari interrotte.
La distrazione è
caratterizzata dall'insorgenza di un dolore acuto, trafittivo, che
l'atleta sa individuare bene in un preciso punto del muscolo, (a
differenza della contrattura e dello stiramento), e che gli
impedisce di continuare l'attività. Più esteso è il danno muscolare,
maggiore è la sintomatologia.
Obiettivamente il muscolo si presenta doloroso in toto
nelle lesioni di 1°
grado, particolarmente dolente in un preciso punto
nelle lesioni di 2°
grado, dove frequentemente si presenta anche una tumefazione e
una ecchimosi, mentre caratteristicamente
nelle lesioni di 3°
grado, oltre al dolore e alla tumefazione, si apprezza un
avvallamento (come uno "scalino") nella sede della lesione, con
perdita del tono del muscolo interessato.
Poiché
le fibre muscolari hanno scarso potere di rigenerazione, la
riparazione avviene con formazione di tessuto cicatriziale, le cui
proprietà elastiche risultano ovviamente inferiori a quelle del
normale tessuto muscolare. Ciò significa che dopo una distrazione,
non ci potrà mai essere una guarigione completa, nel senso di un
ritorno alle condizioni anatomiche del muscolo precedenti
l'infortunio.
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Complicanze delle lesioni muscolari
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Falda liquida |
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Fibrosi post-traumatica |
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Fibrosi post-traumatica |
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Calcificazioni |
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Miosite ossificante |
Falda
liquida: è una raccolta fluida, essudatizia o ematica, tra due
fasce muscolari che si crea per processi infiammatori reattivi. Ha
insorgenza precoce.
Fibrosi
post-traumatica: è la complicanza più frequente. Esito di traumi
muscolari con ematoma intramuscolare. Si può sviluppare per un
approccio terapeutico errato o tardivo, per una precoce ripresa
dell’attività motoria o per una immobilizzazione inadeguata o
protratta.
Cisti siero-ematica:
è spesso esito di traumi indiretti, è dovuta al mancato
riassorbimento dell’ematoma che viene circondato da tessuto fibroso.
Può essere dovuta alla mancanza di compressione, ad una inadeguata
crioterapia o a massaggi incongrui o traumatizzanti.
Calcificazioni:
sono fenomeni di metaplasia dovuti a deposizione di sali di calcio
in tessuto fibroso esito spesso di terapie incongrue (calore in fase
precoce).
Miosite ossificante:
di solito è la recidiva di una lesione precedente non guarita.
Perché si sviluppi è necessaria una lesione periostale.E’ l’esito di
un trauma contusivo diretto. Trattamenti aggressivi, massaggi
incongrui e la mobilizzazione precoce entrano in gioco nella sua
eziologia.
ESAMI NECESSARI
Ecografia muscolo-tendinea
Risonanza magnetica (nei casi più gravi e/o nelle lesioni
profonde)
La terapia delle distrazioni
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- Lesione di 1° grado:
dopo il R.I.C.E.(
Rest Ice Compression Elevation ) ,
( vedi la crioterapia )
effettuato immediatamente, nella prima giornata seguente
l'infortunio l'atleta deve osservare riposo assoluto. Se la lesione,
valutata ecograficamente, non è molto estesa, è possibile effettuare
precocemente fisioterapia (dopo 48 ore), con ultrasuoni, impacchi
caldo-umidi, ecc. Inoltre si possono far assumere all'atleta farmaci antiedemigeni e decontratturanti. La ripresa agonistica può
avvenire dopo 20-30 giorni, attraverso esercizi di stretching
(senza dolore), potenziamento muscolare progressivo e adeguato
riscaldamento
- Lesione di 2°grado:
dopo il R.I.C.E.,
( vedi la crioterapia ) effettuato immediatamente, il paziente deve osservare un periodo di
riposo assoluto di 2-7 giorni, (dopo la compressione dell'arto leso,
viene concessa la deambulazione con due bastoni canadesi, senza
caricare sull'arto), necessario per favorire e accelerare la
produzione di tessuto riparativo; d'altro canto, però, un'eccessiva
immobilizzazione porterebbe ad una scarsa organizzazione strutturale
delle fibre rigenerate e ad una eccessiva formazione di tessuto
cicatriziale
La terapia medica con farmaci
antiedemigeni e decontratturanti può iniziare immediatamente, così
come la terapia fisica; dopo 2-3 giorni si possono utilizzare
ionoforesi
e ultrasuoni a bassa frequenza, nonché linfodrenaggio
manuale; dopo 4-5 giorni
laser, termoterapia esogena e
ultrasuoni (o
crioultrasuoni), ad intensità medio-alta; dopo
10-12 giorni si può iniziare un massaggio perilesionale, cioè
sopra e sotto la lesione muscolare, per evitare di danneggiare il
tessuto di riparazione; per trattare con il massaggio la regione
interessata dal trauma occorrerà attendere almeno tre settimane.
Dopo la prima settimana possono
essere cominciati, parallelamente alla terapia suddetta, esercizi di
stretching (questo, praticato sempre sotto la soglia del dolore,
migliorerà anche la distribuzione del tessuto di riparazione,
impedendo così il formarsi di ampie cicatrici del muscolo), e
muscolari, dapprima isometrici (cioè senza movimento degli arti),
quindi isotonici e di potenziamento eccentrico, con intensità
progressiva.La ripresa agonistica potrà avvenire dopo 30-50
giorni.
- Lesione di 3° grado:
Se la lesione è molto estesa può
rendersi necessaria un'immobilizzazione con doccia gessata (un
sostegno, molto rigido da un lato e meno dall'altro), o tutore per
15-20 giorni. Il R.I.C.E.
( vedi la crioterapia ) deve essere immediato; nelle lesioni
particolarmente importanti (rottura del ventre muscolare) può essere
necessario l'intervento chirurgico di miorrafia (cioè di ricucitura
del muscolo). Dopo un adeguato periodo di riposo assoluto può essere
praticata la terapia delle lesioni di 2° grado (
LASERTERAPIA )
La ripresa dell'attività deve
essere estremamente cauta: talvolta la voluminosa cicatrice può
essere fonte di dolore per lungo tempo. Va sottolineato che la
prognosi delle lesioni muscolari di 3° grado è da considerarsi
riservata, per quel che concerne il completo recupero
agonistico, anche nei casi i cui venga instaurato un corretto
trattamento terapeutico; molto alto, infatti, è il rischio di
recidive.
Perché si formano le
lesioni muscolari?
Diversi fattori contribuiscono
all'insorgenza di lesioni muscolari:
- il muscolo è stato sottoposto
ad una preparazione inadeguata o non è stato riscaldato
sufficientemente nel pre-gara;
- il muscolo è
indebolito da una precedente lesione non ben trattata o che ha
causato esiti cicatriziali che ne hanno ridotto l'elasticità;
- il muscolo è stato
affaticato eccessivamente da un iperallenamento;
- è presente una
eccessiva tensione muscolare, legata sia a fattori fisiologici che
psicologici (significativo è il fatto che statisticamente si
verificano più lesioni in gara che in allenamento);
- l'elasticità del muscolo è ridotta da una temperatura
eccessivamente bassa;
- l'attrezzatura utilizzata non è stata scelta correttamente
Cosa fare e cosa non fare
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Da queste
considerazioni derivano alcuni consigli validi per tutti i gradi
delle lesioni muscolari acute:
è opportuna l’applicazione di ghiaccio sulla sede della lesione per
diminuire l’eventuale fuoriuscita di sangue e l’edema reattivo ed
ottenere quindi tempi di guarigione più brevi; la crioterapia non
deve avere durata eccessiva (non oltre le 24-48 ore, in base
alla gravità del trauma), per evitare il pericolo di
“organizzazione” dell’ematoma (aumento della consistenza con
deposito di sali di calcio, da cui deriva allungamento dei tempi di
recupero e talvolta residui calcifici nell’ambito del ventre
muscolare interessato dal trauma).
E’ assolutamente da evitare
qualunque forma di massaggio o di manipolazione, nonché
qualunque forma di calore, interventi controindicati in quanto
determinano l’evoluzione dell’ematoma verso l’ossificazione
intramuscolare circoscritta.
Dopo la cicatrizzazione della
lesione (da verificare preferibilmente con un esame ecografico) è
opportuno rieducare la muscolatura mediante esercizi di allungamento
(stretching) allo scopo di rielasticizzare, per quanto possibile, il
tessuto di riparazione.
Non si devono
accelerare mai i tempi di recupero, in quanto, nonostante tutte le
possibili precauzioni, la presenza di una cicatrice fibrosa, così
diversa funzionalmente dal tessuto muscolare (contrattilità,
elasticità, resistenza meccanica inferiore), espone di per sé
all’eventualità di recidive.
Riabilitazione post-traumatica.
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E’ fondamentale la
collaborazione tra medico e staff tecnico in tutte le fasi della
riabilitazione
Nel caso di un atleta
professionista è consigliabile effettuare anche un test isocinetico
di flesso estensione del ginocchio; la ripresa sportiva può essere
consigliata se il deficit dell’arto infortunato è mediamente sotto
il 15% rispetto al controlaterale.
L’ideale sarebbe la
prevenzione.
Di recente è stato
messo a punto da una società sportiva un programma in grado a detta
dei suoi operatori di riconoscere i segni rivelatori di un prossimo
infortunio. Un programma, annunciato trionfalmente, basato su reti
neurali, una forma di intelligenza artificiale, per prevedere gli
infortuni e personalizzare l’allenamento.
Ma in attesa che le intelligenze
artificiali riescano a prevedere la possibilità di infortuni
esistono alcune regole base per tenerli lontani.
Innanzitutto evitare di mandare
in campo giocatori che non siano in perfette condizioni fisiche,
perché hanno più probabilità di farsi male.
Quindi effettuare
preparazioni differenziate, per potenziare le caratteristiche
specifiche del giocatore.
Infine non sovraccaricare troppo, ma trovare il giusto equilibrio
nella preparazione muscolare, evitando lo stress.
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