|
DISTORSIONE (SLOGATURA) DELLA
CAVIGLIA- ANKLE SPRAIN- DISTORSIONE DELLA
TIBIO-TARSICA
di
Alberto Masala
La
distorsione alla caviglia
è il trauma muscolo-scheletrico più frequente dell’arto inferiore.
Gli sport dove questo trauma è più frequente, in ordine
crescente, sono: pallavolo (56%), basket (55%), calcio (51%) e
la corsa di
resistenza (40%).
Le lesioni a carico dei legamenti vengono
classificate in
-
recenti
(si riferiscono alla prima comparsa della patologia),
-
recenti su precedenti
(sono quelle lesioni che compaiono su una caviglia che ha
gia subito una distorsione
-
inveterate
(causate da distorsioni frequenti o insufficienza delle
terapie, con conseguenze a carico della stabilità
articolare).
La
distorsione della
caviglia è un trauma lacerante la capsula e i
legamenti dell’articolazione tibio-tarsica : la maggior parte di
queste distorsioni avviene a carico del comparto esterno per un
movimento esagerato di inversione
(
l ’inversione
associa flessione plantare, supinazione e rotazione
interna del piede )
Il
legamento interessato nel trauma è quello laterale che é
formato da tre fasci:
peroneo-astragalico anteriore
PAA
peroneo-calcaneare
PC
peroneo-astragalico posteriore PAP
Il primo
legamento interessato dal trauma è quasi sempre il
peroneo-astragalico-anteriore; se l’intensità dell’evento lesivo
non si esaurisce viene successivamente coinvolto il legamento
peroneo-calcaneare e più raramente il
peroneo-astragalico-posteriore
Piu’ rare sono le distorsioni del comparto
interno che avvengono per un esagerato movimento di eversione
(L’eversione associa flessione dorsale,
pronazione e rotazione esterna del piede )
a causa della conformazione
anatomica della caviglia (malleolo esterno più lungo
dell’interno, robustezza del legamento deltoideo) e dalla
prevalenza negli atleti di piedi con morfotipo cavo-supinato.
Tuttavia, in questi casi, non è
rara la concomitante frattura del malleolo peroneale che spesso
precede la lesione del legamento deltoideo.
il legamento interessato è quello interno
chiamato deltoideo
Rare, se non eccezionali negli
atleti, sono le distorsioni in iperflessione plantare e
dorsale;generalmente questi traumi non comportano problemi di
instabilità della tibio-tarsica, dando origine, nel tempo, a
osteofitosi marginali, rigidità e calcificazioni della
sindesmosi tibio-peroneale distale.
CLASSIFICAZIONE DELLE DISTORSIONI
Le
distorsioni della caviglia possono essere classificate in
base alla gravità clinica in
-
Distorsione benigna :
rottura fibrillare che sollecita i recettori propriocettivi,
abbondanti nei legamenti, che determinano la reazione
vasomotoria
-
Distorsione di media gravità :
rottura fascicolare dei legamenti, senza soluzione di
continuo capsulare
-
Distorsione grave :
rottura di uno o di parecchi legamenti con breccia capsulare
-
da un
punto di vista anatomopatologico ( è la classificazione
piu' usata ) in
-
Lesioni di I grado: nelle quali si ha una rottura
parziale del PAA (
peroneo-astragalico anteriore
),
con un corrispettivo clinico di
tumefazione e dolore al carico.
-
-
Lesioni di II grado: con rottura del PAA e del PC (
peroneo-astragalico anteriore
, cui consegue dolore,
infiltrazione ematica delle parti molli periarticolari e
limitazione funzionale parziale.
-
-
Lesioni di III grado: con rottura del PAA ,PC , PAP (
peroneo-astragalico posteriore )
e talvolta del legamento
interosseo, nelle quali dolore, l’edema,l’ematoma e la
limitazione funzionale sono più marcate.
o in base la tilt
astragalico in
Grado 0:
tilt astragalico inferiore a 8°, non rotture legamentose;
Grado 1:
tilt astragalico (10°-20°), rottura legamento peroneo-
astragalico anteriore;
Grado 2:
tilt astragalico (20°-30°), rottura legamento peroneo-
astragalico anteriore e peroneo calcaneare;
Grado 3:
tilt astragalico superiore a 30°, rottura di tre legamenti
SINTOMATOLOGIA DELLA DISTORSIONE
-
Dolore vivo,
localizzato a livello della zona anteriore del malleolo
peroneale
-
Tumefazione
modesta o cospicua a livello periarticolare ed articolare,
segno della rottura della piccola arteriola passante al di
sopra del legamento peroneo-astragalico anteriore (segno di
Robert-Jaspert);
-
Limitazione funzionale
causata dal dolore che il paziente avverte durante i
movimenti
Diagnosi
La diagnosi generica di
distorsione di caviglia non presenta in genere significative
difficoltà; lo stesso atleta è in grado di riconoscerne la
comparsa e di prendere quei primi provvedimenti terapeutici che
hanno lo scopo di ridurre il dolore, la tumefazione articolare e
di conseguenza la limitazione funzionale.
Ben più difficile, e solo alla
portata dello specialista, è la diagnosi qualitativa della
lesione che deve mirare all’esatto riconoscimento delle
strutture anatomiche lesionate, alla individuazione della entità
del danno capsulo-legamentoso ed eventualmente osteo-articolare,
alla previsione della stabilità futura della lesione nonché alla
identificazione di eventuali patologie associate.
L’anamnesi, come già
ricordato, è fondamentale e deve essere sempre la più accurata
possibile. Si basa sulla conoscenza del meccanismo traumatico,
sulla sensazione avvertita dall’atleta al momento del trauma,
sull’entità del dolore, sulla limitazione funzionale e sulla
tumefazione.
Altro elemento fondamentale è
quello di chiedere all’atleta se in passato ha subito altri
episodi discorsivi della stesa caviglia o della controlaterale
per poter inquadrare la distorsione nell’ambito di una lassità
cronica di tipo post-traumatico o costituzionale.
La visita clinica si basa sulla
ispezione, palpazione e l’esecuzione di alcuni test diagnostici
per la valutazione della stabilità articolare.
All’ispezione vanno
individuate la sede e l’entità della tumefazione. Solitamente
nelle distorsioni di I grado questa è localizzata nella regione
retro malleolare esterna o interna, a seconda del meccanismo
traumatico, mentre interessa tutta l’articolazione nelle
distorsioni di II e III grado.
E’ importante valutare anche la
capacità o meno di deambulare da parte dell’atleta al fine di
esprimere un giudizio, sia pure sommario, del grado di lesione e
della limitazione funzionale.
La palpazione deve comprendere
tutte le aree nelle quali è prevedibile la comparsa del danno
anatomico; talvolta ciò è reso molto difficoltoso per la
notevole dolorabilità della caviglia e l’imponente tumefazione;
in questi casi può essere utile ricontrollare l’atleta dopo
2-3 giorni di riposo.
La prima zona che deve essere
palpata è l’inserzione del legamento PAA,situata
sell’estremità antero-inferiore del malleolo peroneale e
successivamente gli altri legamenti del compartimento esterno;
anche il legamento deltoideo deve essere sempre accuratamente
controllato non solo nei traumi in pronazione ma anche in quelli
in supinazione, in quanto questo legamento può essere coinvolto
secondariamente per un meccanismo di compressione da
contraccolpo.
Successivamente devono essere
palpati i due malleoli e la base del V metatarso alla ricerca di
aree dolorose provocate da possibili lesioni fratturative.
Altre due formazioni anatomiche
che devono essere accuratamente valutate sono la sindesmosi
tibio-peroneale distale, soprattutto nelle distorsioni in
iperflessione dorsale, e la regione retro malleolare esterna
sede dei tendini peronieri, dove traumi discorsivi di una certa
entità possono causare la lacerazione del canale osteo-fibroso
con sub-lussazione o lussazione degli stessi.
Per valutare la stabilità
articolare ci si avvale di alcuni test clinici che pur
risultando di difficile esecuzione in fase acuta sono utili
nella valutazione preliminare e per stabilire la necessità
di eseguire i test radiografici dinamici.
Manovra o test del cassetto anteriore
Una mano impugna il tallone e lo tira in
avanti, mentre l'altra spinge il terzo inferiore della gamba
indietro
La ricerca del cassetto anteriore si esegue in
leggera flessione
La rottura di un solo fascio crea un
piccolo cassetto. Esso aumenta se gli altri fasci del legamento
esterno sono rotti
Test
dell’inversione
questo test è positivo per
rottura del complesso legamentoso esterno. Nell’atto di porre il
piede in massima inversione forzata l’esaminatore non avverte
nessuna resistenza durante l’esecuzione del test.
Un esame radiografico standard
nelle due proiezioni ortogonali deve sempre essere eseguito in
tutte le distorsioni di caviglia. L’esame radiografico
convenzionale unitamente alla valutazione clinica, rappresenta a
tutt’oggi la tecnica di prima istanza per lo studio della
caviglia dell’articolazione. Il riscontro di lesioni ossee è in
genere piuttosto agevole per le condizioni anatomiche
dell’articolazione e spesso il rilievo di una rima di frattura
consente attraverso la sede ed il decorso di risalire al
meccanismo che ha provocato il danno. Le radiografie cosiddette
“dinamiche” vanno invece effettuate tutte le volte che
l’indagine clinica pone i sospetto di grave lesione legamentosa
con instabilità.
Radiografie dinamiche
(misure comparative dei 2 lati)
-10 à 15° : rottura del peroneo-astragalico
anteriore
- 20 à 25° : rottura dei 2 fasci
- 30°
: rottura dei 3 fasci
Le radiografie sotto stress
consistono nell’adottare tecniche funzionali finalizzate
alla realizzazione di immagini correlabili alla realtà
anatomo-patologica. Con questo sistema è possibile riprodurre
attraverso degli apparecchi meccanici sia il cassetto
astragalico anteriore che il test in inversione.
Un cassetto astragalico anteriore
radiografico di 5mm o più è correlabile con una rottura completa
del legamento peroneo astragalico anteriore. Per quanto riguarda
il tilt astragalico questo, è considerato positivo,
confrontandolo con il contro laterale, quando il valore angolare
tra le tangenti alla superficie tibiale ed astragalica è
compreso tra 5 e 10 gradi; se supera i 20 gradi siamo in
presenza di una grave lesione legamentosa con interessamento di
tutto il compartimento esterno.
L’ecografia, capace di
fornire informazioni abbastanza accurate circa l’estensione e la
sede delle lesioni legamentose acute, non sembra ancora in grado
di evidenziare parametri “funzionali” precisi come nel
caso del tilt radiografico tibio-astragalico.
La tomografia assiale
computerizzata è sicuramente molto utile nella
individuazione delle fratture osteocondrali del domo astragalico
che se non riconosciute possono, con il tempo, essere
responsabili di rilevanti disturbi funzionali.
La Risonanza Magnetica
Nucleare è l’indagine strumentale elettiva per la
valutazione del danno legamentoso e per la dimostrazione di
eventuali lesioni osteo-condrali associate; risulta,inoltre,
particolarmente indicata nello studio dell’articolazione
sottoastragalica la cui valutazione clinica è in genere assai
difficile .
Se la distorsione è di grado 3 si può
verificare la frattura o dell’apice del malleolo interno o
del malleolo esterno ; piu’ rare sono le
fratture della base del 5° metatarso da
distacco osseo dell’inserzione del peroneo corto e la
frattura osteocondrale della volta astragalica
TRATTAMENTO E RIABILITAZIONE DELLE DISTORSIONI DI CAVIGLIA
Il corretto trattamento delle lesioni
traumatiche acute capsulo-legamentose di caviglia è essenziale
per il completo ripristino della stabilità meccanica e della
funzionalità dinamica del collo piede e si ispira ai seguenti
principi:
a)
Immediato protocollo “RICE”: riposo,
ghiaccio (ice), compressione ed elevazione della regione
infortunata aiutano a controllare la sintomatologia dolorosa ed
i fenomeni emorragico-infiammatori.
b)
protezione dei legamenti interessati nella
distorsione nei primi 7-21 giorni dal trauma, allo scopo di
evitare che sollecitazioni incongrue provochino non solo lesioni
secondarie, ma anche il precoce allungamento delle strutture
legamentose stesse in via di riparazione.
c)
successiva mobilizzazione controllata della
caviglia, per migliorare le proprietà strutturali e meccaniche
dei legamenti e favorire l’orientamento delle loro fibre
collagene parallelamente alle linee di forza. Si evitano in
questo modo anche gli effetti deleteri della immobilizzazione
protratta su cartilagini articolari, ossa, legamenti, muscoli e
tendini.
Dopo circa 4-8 settimane dal trauma le nuove
fibre collagene sono in grado di resistere a quasi tutte le
sollecitazioni “normali”, ma la maturazione ed il rimodellamento
finale dei legamenti lesionati può richiedere anche 6-12 mesi.
Il trattamento
riabilitativo delle distorsioni di caviglia può essere:
a
incruento: funzionale o ortopedico.
b
cruento: chirurgico.
TRATTAMENTO INCRUENTO : FUNZIONALE
E’ indicato nei casi di:
§
lesioni acute di primo grado e secondo grado
stabili non complicate;
§
atleti o pazienti fortemente motivati con lesioni
acute instabili di terzo grado in grado di essere supportati
da un assistenza fisioterapica qualificata e continua, per un
tempo limitatamente superiore a quello riservato alle lesioni
di primo e secondo grado.
Prevede un insieme di procedure terapeutiche con finalità di
protezione, sostegno ed immobilizzazione semirigida
,analgesia e decongestione. E’ improntato su una precoce
mobilizzazione in tutela per il rapido ripristino delle
capacità prestazionali.
Il programma rieducativo prevede 4 steps da attuarsi in
15 – 18 giorni
§
step 1: scarico e tutela 1-3 giorni ;
§
step 2: cinesiologica 3 giorni ;
§
step 3: potenziamento 4 giorni
§
step 4: ricondizionamento specifico 7 giorni
1 step (1-3 giorni)
1)
scarico gravitazionale con canadesi per 48-72
ore, a seguire carico sfiorante e successivamente progressivo
entro i limiti del dolore.
2)
crioterapia: da effettuarsi per le prime 48-72
ore con le seguenti modalità:
3)
bendaggio compressivo: è eseguito in dorsi
flessione e leggera eversione di caviglia. Può essere di tipo
elastico, con caratteristiche di controllo dell’edema e
contenimento dell’estensione del danno; anelastico, con finalità
di protezione e di vigile controllo dell’evoluzione clinica ; o
misto. Il bendaggio viene mantenuto per circa 8-10 giorni ..
4)
elevazione: l’arto inferiore deve essere
mantenuto sollevato sopra il livello del cuore quanto più spesso
possibile durante il giorno e la notte, per favorire la
decongestione ed il deflusso venoso e linfatico.
5)
ginnastica posturale circolatoria: per
incrementare il deflusso a mezzo di effetto pompa, con e senza
l’ausilio di manovre linfodrenanti.
6)
trattamento farmacologico: i farmaci
antinfiammatori non steroidei (FANS) e gli antiedemigeni,
somministrati per via sistemica, topica o percutanea possono
essere utili in fase precoce a scopo antalgico..
2 step (3 giorni)
1)
bendaggio, carico progressivo, trattamento
farmacologico.
2)
fisiocinesiterapia (FKT): TENS, correnti
diadinamiche, correnti interferenziali, ionoforesi, correnti ad
alto voltaggio, laser,
3)
esercizi di streching passivo ed in scarico per
gastrocnemio-soleo e la fascia plant
4)
esercizi isotonici attivi e contro resistenza
manuale per l’articolarità della caviglia sul piano sagittale,
successivamente integrati dall’uso di tavoletta propriocettiva
instabile uni planare da sed
5)
leggera attività arobica con la cyclette
pedalando con l’arto inferiore sano o con gli arti superiori,
esercizi a catena aperta e chiusa per la parte superiore del
corpo e l’arto inferiore contro laterale, nuoto tutelato.
3 step (4 giorni)
1)
bendaggio associato al tutore funzionale. E’
permesso il carico totale.
2)
FKT, integrata, se necessario, dal massaggio
trasversale profondo.
3)
si intensificano gli esercizi di streching, anche
in carico ed attivi.
4)
esercizi di mobilizzazione articolare
5)
esercizi isotonici sul piano sagittale con
elastici, progressivamente integrati da sollevamenti sulla punta
dei piedi, dapprima in posizione seduta poi in ortostatismo, in
appoggio bi podalico ed uni podalico. Si eseguono infine
saliscendi frontali e laterali ed inizia l’utilizzazione
graduale della “step machin
6)
esercizi propriocettivi multi direzionali, in
ortostatismo in carico parziale e totale ad occhi aperti e
chiusi, inizialmente con taping e/o tutore.
7)
si intensifica il programma di attività arobica
4 step (7 giorni)
1)
progressiva sospensione della FKT.
2)
mantenimento degli esercizi di stretching e di
particolarità.
3)
deambulazione in punta di piedi e sui talloni.
4)
integrazione degli esercizi propriocettivi, in
taping
5)
esercizi funzionali: slideboard e Fitter per il
controllo dinamico delle forze di taglio, legpress con
resistenza elastica, salto della corda, skip.
6)
esercizi di salto in alto ed in lungo, bi e
monopodalici (laterali, frontali e diagonali, da fermo e con
rincorsa). Cauta introduzione di esercizi pliometrici.
7)
progressiva introduzione degli esercizi specifici
della disciplina sportiva praticata.
8)
controllato ritorno all’attività sportiva,
inizialmente in tutore e/o taping ed a carichi di lavoro
differenziati.
TRATTAMENTO INCRUENTO : ORTOPEDICO
E’ riservato alle:
-
§
Lesioni acute di secondo grado instabili, per le
quali è previsto il gambaletto gessato in orto morfismo o un
tutore rigido per 4 settimane, sostituiti da un tutore
funzionale per ulteriori 2 settimane.
-
§
Lesioni acute di terzo grado in assenza di
lassità costituzionale, trattate con 4-5 settimane di
contenzione in gesso o tutore rigido, ai quali segue l’uso
per 2 settimane di un’ortesi funzionale, seguita o meno
dall’adozione di calzature con forti rigidi. In entrambi i
casi il carico progressivo può essere concesso anche dalla
prima settimana. L’immobilizzazione in gesso o tutore rigido
è preceduta da una breve fase di crioterapia e bendaggio
elastico o/e anelastico aperto.
Il programma rieducativo prevede quattro
steps:
1 step : tutela (4-5 settimane);
2 step : dismissione della tutela e
recupero dell’articolarità (2 settimane)
3 step : potenziamento (2
settimane);
4 step :
ricondizionamento specifico (2 settimane).
1 step (4-5 settimane)
1)
ginnastica circolatoria.
2)
esercizi di particolarità per ginocchio ed anca.
3)
esercizi isometrici di estensione ed eversione
della caviglia.
4)
esercizi di rinforzo per la muscolatura degli
arti superiori e dell’arto inferiore contro laterale.
5)
attività arobica. In caso di tutela rimovibile
alla misure descritte si associano: massoterapia, idromassaggio
e terapia fisica.
2 step (2 settimane)
1)
terapia fisica, massoterapia, idromassaggio,
condizionamento aerobico.
2)
riarmonizzazione mioarticolare in acqua
(alfabeto, numeri, traiettorie).
3)
recupero progressivo dell’articolarità attiva
assistita e passiva multi direzionale, traslazioni talocrurali
(anteriore,posteriore) e sottoastragaliche (mediale e laterale),
mobilizzazioni tibioperoneali e medio tarsali, distrazione
sottoastragalica. Le tecniche possono essere precedute e
coadiuvate dall’uso di termoterapia esogena, ultrasuoni e
ghiaccio.
4)
esercizi di stretching del gastrocnemio-soleo.
5)
esercizi multi direzionali isometrici multi
angolari ed isotonici, inizialmente sul piano sagittale, e
progressivamente anche su quello frontale. Evitare l’inversione
e l’adduzione fino a 6 settimane circa dal trauma.
6)
esercizi propriocettivi fuori carico, con e senza
gravità, a difficoltà crescente.
7)
carico sfiorante ed incrementale in tutore
funzionale, progressivo abbandono delle canadesi in accordo con
il criterio empirico del “non dolore”. Esercizi di
simmetrizzazione del carico e di recupero dello schema del
passo, anche in piscina.
3 e 4 step sono corrispondenti a quelle del protocollo di
riabilitazione funzionale, tranne che per i tempi.
TRATTAMENTO RIABILITATIVO POST-OPERATORIO
Il protocollo rieducativo postoperatorio si articola in quattro
momenti i:
1: tutela (2-5 settimane);
2: dismissione della tutela e recupero dell’articolarità (3-4
settimane);
3: potenziamento (2-3 settimane);
4: ricondizionamento specifico (2-3 settimane).
1 step 2-5 settimane
1)
immobilizzazione in gambaletto gessato o tutore
rigido con piede in orto morfismo.
2)
allenamento alla deambulazione in scarico con
canadesi (percorsi misti e scale).
3)
carico progressivo dalla seconda-terza settimana.
4)
esercizi di mobilità e di rinforzo per anca e
ginocchio.
5)
esercizi isometrici per gli stabilizzatori di
caviglia.
6)
attività arobica
2 step 3-4 settimane
Ricalca le modalità terapeutiche della seconda fase del
trattamento ortopedico, dalla quale si differenzia per i
seguenti punti:
a)
confezionamento di bendaggio elastico e/o
anelastico supportato da tutore funzionale per 6-8 settimane.
Adozione del tutore funzionale durante tutti gli esercizi in
carico.
b)
esecuzione delle manovre passive con maggiore
gradualità e minore intensità.
c)
inizio degli esercizi di articolarità in
eversione ed inversione e del rinforzo dei peronieri in ottava
settimana.
3 step 2-3 settimane
Simile alla terza fase del trattamento funzionale, è
caratterizzata da:
a)
recupero completo dell’articolarità.
b)
prosecuzione degli esercizi di stretching e di
rinforzo analitico graduale degli stabilizzatori di caviglia,
con particolare attenzione ai movimenti di inversione ed
eversione per i rischio potenziale di danneggiare la regione
operata.
c)
intensificazione del programma propriocettivo.
d)
prosecuzione dell’ attività arobica
4 step non si differenzia da quella del trattamento
funzionale, eccetto per i tempi.
Negli atleti i criteri indicativi che subordinano il ritorno
all’attività sportiva dopo trauma distorsivo di caviglia sono i
seguenti:
1)
completo recupero dell’articolarità passiva ed
attiva.
2)
deambulazione e corsa senza dolore né zoppia.
3)
recupero della forza dei muscoli della caviglia
in misura non inferiore al 90% rispetto all’arto contro
laterale.
4)
differenziale non superiore al 10% rispetto
all’arto contro laterale nei test funzionali.
5)
esecuzione veloce, sicura e “fluida” del gesto
atletico specifico.
Le cause di una riabilitazione incruenta o postchirurgica poco
efficace possono essere molteplici: indirizzo terapeutico non
corretto e tecniche operatorie non idonee, incompleta correzione
dei deficit propriocettivi, insufficienza funzionale dei muscoli
stabilizzatori di caviglia, sinoviti, cicatrici endoarticolari,
coesistenza di lesioni misconosciute (condrali e/o osteocondrali,
della sindesmosi tibioperoneale, del nervo peroneale,
instabilità dei tendini peronieri, impingement).
PREVENZIONE
Al fine di ridurre l’incidenza e/o la gravità dei traumi in
inversione di caviglia durante l’attività sportiva sono state
sviluppate le seguenti misure preventive:
1)
taping: di provata efficacia preventiva,
agisce soprattutto da “legamento esterno” limitando l’escursione
estrema dell’articolarità passiva della caviglia. Inoltre il
bendaggio funzionale migliora il feedback propriocettivo. Gli
svantaggi del taping sono: la progressiva ridotta efficacia
durante l’attività sportiva (il taping perde il 50% circa della
propria capacità di contenzione dopo appena 10 minuti di
esercizio, e quasi tutta dopo un’ora), la limitazione della
prestazione funzionale in alcuni sport, il rischio di
irritazione cutanea per l’uso protratto e frequente, il costo
elevato, la necessità del corretto confezionamento del bendaggio
da parte di personale specializzato, la possibilità di
peggioramento del controllo posturale.
2)
tutori funzionali: stabilizzano la
caviglia assicurando il contatto ottimale tra le superfici
articolari. Altrettanto efficaci quanto il taping confezionato
da poco nel ridurre l’articolarità passiva della caviglia, sono
di facile applicazione e possono essere comodamente regolati
anche in corso di attività sportiva. Possono anch’essi inficiare
negativamente il controllo posturale, ma a differenza del
bendaggio funzionale il loro effetto meccanico non diminuisce
nel tempo.
3)
calzature alte: statisticamente l’impiego
di queste scarpe non si associa ad una riduzione della frequenza
di distorsioni ma dal punto di vista biomeccanico, rispetto alle
scarpe basse, migliorano la stabilità del collo piede aumentando
significativamente la resistenza passiva assicurata dal taping e
dai tutori funzionali all’energia discorsiva; inoltre limitano
le escursioni articolari estreme e forniscono input
propriocettivi.
4)
potenziamento dei muscoli eversori:
isometrico ed isotonico (concentrico ed eccentrico). L’efficacia
protettiva è comunque superiore all’effetto stabilizzante
meccanico offerto dai supporti esterni descritti nei punti
precedenti.
5)
allenamento propriocettivo: migliora la
reazione protettiva di stabilizzazione dinamica riflessa della
caviglia in particolari situazioni di squilibro.
CONSEGUENZE
-
caviglia instabile :
dopo che il trauma è stato curato si ha una percentuale
variabile di pazienti che lamenta una sintomatologia cronica
caratterizzata da dolore ed insufficienza muscolare,
rigidità associati o meno ad instabilità del collo del piede
con difficoltà a deambulare su terreni irregolari.
-
lassità di caviglia :
possono comparire anche episodi distorsivi recidivanti, a
prescindere dal trattamento dell’episodio acuto. Questo
avviene perché il danno del trauma distorsivo non avviene
solo a carico del tessuto legamentoso, ma anche del tessuto
nervoso e muscolo-tendineo, intorno al complesso della
caviglia.
-
edema post-traumatico
: in genere persiste anche un certo gonfiore perimalleolare
frutto del danno vascolare ai capillari venosi ed arteriosi
, che può rimanere per molto tempo.Utile in questo caso
associare una terapia per rinforzare i capillari ,
soprattutto quelli venosi.
Bibliografia
Internazionale
Gait Posture.
2010 May;32(1):82-6. Epub 2010 Apr 24.
Postural control differs between those with and without chronic
ankle instability.
Wikstrom EA,
Fournier KA,
McKeon PO.
Biodynamics Research Laboratory, Department of Kinesiology,
University of North Carolina at Charlotte, Charlotte, NC
28223,United States.
ewikstrom@uncc.edu
Abstract
Despite a history of a lateral ankle sprain, some individuals (copers)
return to high-level activities (i.e. jumping, pivoting) without
recurrent injury or loss of function while others develop
chronic ankle instability (CAI). Understanding the differences
between these groups may provide insight into the mechanisms of
CAI. The objectives of this investigation were to: (1) compare
traditional center of pressure [COP], time-to-boundary [TTB],
and center of pressure-center of mass [COP-COM] moment arm
measures of postural control among controls, established copers,
and subjects with CAI and (2) determine the accuracy of these
postural control measures at discriminating between established
copers and subjects with CAI using receiving operating
characteristic curves. 48 subjects (control=16, coper=16, CAI=16)
completed two, 30-s trials of single-leg stance on a force plate
with their eyes open. Coper and CAI subjects stood on their
involved limb while controls stood on a matched limb. The
results indicated that mediolateral (p<0.01) and anteroposterior
(p<0.01) COP velocity was greater in individuals with CAI
relative to both copers and controls. Similarly, the peak
COP-COM moment arm in the anteroposterior direction (p<0.01) and
the resultant mean COP-COM moment arm (p<0.01) were increased in
individuals with CAI relative to copers. These measures also
reached asymptotic significance (p<0.05) indicating that they
successfully discriminated between established copers and
individuals with CAI.
J Orthop Sports Phys Ther.
2010 Nov 10. [Epub ahead of prin
Six Weeks of Balance Training Improves Sensorimotor Function in
Individuals With Chronic Ankle Instability.
Sefton JM,
Yarar C,
Hicks-Little CA,
Berry JW,
Cordova ML
Abstract
STUDY DESIGN:
Controlled laboratory study.
OBJECTIVE:
To assess the effect of 6-weeks of balance training on
sensorimotor measures previously found to be deficient in
participants with chronic ankle instability (CAI)
BACKGROUND:
CAI is the tendency toward repeated ankle sprains and recurring
symptoms, occurring in 40 - 70% of individuals who have
previously sustained a lateral ankle sprain. Recent studies have
found deficits in sensorimotor measures in individuals with CAI.
As balance training is a common component of ankle
rehabilitation, understanding its effect on the sensorimotor
system in individuals with CAI may enable us to optimize
protocols to better utilize this rehabilitation method.
METHODS:
Twelve participants with CAI and 9 healthy volunteers
participated. Independent variables were group (CAI, control)
and time (pre-, post-training). Participants with CAI who
completed a 6-week balance training program and healthy controls
who did not get any training were pre- and post-tested at the
beginning and at the end of 6 weeks, respectively.
RESULTS:
The individuals in the CAI group who performed balance training
demonstrated better performance than control participants on
baseline-adjusted post-training measures of dynamic balance in
the anterior medial (p=0.021), medial (p=0.048), and posterior
medial directions (p=0.030); motoneuron pool excitability Hmax/Mmax
ratio (p=0.044) and single-limb pre-synaptic inhibition
(p=0.012); and joint position sense inversion variable error
(p=0.017). It may be of note that no systematic differences were
detected for static balance or PF JPS tasks.
CONCLUSIONS:
After 6 weeks of balance training individuals with CAI
demonstrated enhanced dynamic balance, inversion joint position
sense, and changes in motoneuron pool excitability compared to
healthy controls who did not train. J Orthop Sports Phys Ther,
Epub 10 November 2010. doi:10.2519/jospt.2011.3365.
J Sci Med Sport.
2010 Dec 17. [Epub ahead of print]
Injury prevention target groups in soccer: Injury
characteristics and incidence rates in male junior and senior
players.
Schmikli SL,
de Vries WR,
Inklaar H,
Backx FJ.
Department of Rehabilitation, Nursing Science and Sport, Rudolf
Magnus Institute of Neuroscience, University Medical Center
Utrecht, Heidelberglaan 100, Utrecht, The Netherlands.
Abstract
To identify target groups for injury prevention in male amateur
soccer players under 35 years of age. A computer-assisted
telephone survey with a 12-month recall period for injuries in a
representative sample of Dutch citizens from the Injuries and
Physical Activity Netherlands (IPAN)-database. A comparison of
the volume of soccer injuries, the incidence and the need for
medical attention per level of exposure and age category. The
incidence in seniors was twice that of juniors (17.5% versus
8.1%; odds ratio (OR=2.4). In juniors the overall incidence was
lowest in the category with the least amount of soccer exposure
time (0-3h: 2.9%; 3-5h: 13.0%; 5+h: 12.3%). A comparable result
was found in seniors: (0-3h: 12.0%; 3-5h: 21.6%; 5+h: 21.5%).
Within each level of soccer exposure, a different incidence was
found in juniors and seniors (0-3h: OR=4.6; 3-5h: OR=1.8; 5+h:
OR=1.9). Ankle, knee and upper leg injuries were most common
(59.9%). Contusions, strains and sprains dominated (78.1%). Body
region and type of injuries were similar in both age categories.
Medical treatment for injuries was equally necessary in both age
groups. Senior male amateur soccer players and particularly the
more skilled seniors (involved in soccer at least 3h per week),
should be primarily targeted for studies on injury risk factors
and prevention programs.
Br J Sports Med.
2010 Dec;44(15):1082-8. Epub 2010 Nov 3.
Optimising ankle sprain prevention: a critical review and
practical appraisal of the literature
Verhagen EA,
Bay K.
Department of Public and Occupational Health, EMGO-Institute, VU
University Medical Center, Van der Boechorststraat 7, Amsterdam,
The Netherlands. e.verhagen@vumc.nl
Abstract
OBJECTIVES:
To establish the effect of preventive measures and assert the
optimal prevention strategy for acute lateral ligament injury to
the ankle.
METHODS:
An electronic literature search was employed to look for
published randomised controlled trials, a controlled trials or
time interventions containing research questions regarding the
prevention of lateral ankle ligament injuries. Two reviewers
reviewed relevant studies for strengths and weaknesses in design
and methodology, according to a standardised set of predefined
criteria. A total of 24 relevant studies met the criteria for
inclusion and were analysed.
RESULTS:
Overall taping, bracing and neuromuscular training were all
effective for the prevention of ankle-sprain recurrences. The
RRs of these prophylactic measures are of similar magnitude,
ranging from 0.2 to 0.5 when compared with control groups.
Although preventive effects have been reported in a general
athletic population, evidence suggests this overall effect is
due to a strong preventive effect in previously injured athletes
and that any effect on fresh ankle sprains is either
non-existent or very low.
CONCLUSIONS:
Based on these outcomes, a combination of an external
prophylactic measure (tape or brace) with neuromuscular training
will achieve the best preventive outcomes with minimal burden
for the athlete.
BMJ.
2010 Oct 26;341:c5688. doi: 10.1136/bmj.c5688.
Effectiveness of additional supervised exercises compared with
conventional treatment alone in patients with acute lateral
ankle sprains: systematic review.
van
Rijn RM,
van Ochten J,
Luijsterburg PA,
van Middelkoop M,
Koes BW,
Bierma-Zeinstra SM.
Department
of General Practice, Erasmus MC, University Medical Center, PO
Box 2040, 3000 CA Rotterdam, Rotterdam, Netherlands.
r.vanrijn@erasmusmc.nl
Abstract
OBJECTIVE:
To summarise the effectiveness of adding supervised exercises to
conventional treatment compared with conventional treatment
alone in patients with acute lateral ankle sprains.
DESIGN:
Systematic review. Data sources Medline, Embase, Cochrane
Central Register of Controlled Trials, Cinahl, and reference
screening.
STUDY SELECTION:
Included studies were randomised controlled trials,
quasi-randomised controlled trials, or clinical trials. Patients
were adolescents or adults with an acute lateral ankle sprain.
The treatment options were conventional treatment alone or
conventional treatment combined with supervised exercises. Two
reviewers independently assessed the risk of bias, and one
reviewer extracted data. Because of clinical heterogeneity we
analysed the data using a best evidence synthesis. Follow-up was
classified as short term (up to two weeks), intermediate (two
weeks to three months), and long term (more than three months).
RESULTS:
11 studies were included. There was limited to moderate evidence
to suggest that the addition of supervised exercises to
conventional treatment leads to faster and better recovery and a
faster return to sport at short term follow-up than conventional
treatment alone. In specific populations (athletes, soldiers,
and patients with severe injuries) this evidence was restricted
to a faster return to work and sport only. There was no strong
evidence of effectiveness for any of the outcome measures. Most
of the included studies had a high risk of bias, with few having
adequate statistical power to detect clinically relevant
differences.
CONCLUSION:
Additional supervised exercises compared with conventional
treatment alone have some benefit for recovery and return to
sport in patients with ankle sprain, though the evidence is
limited or moderate and many studies are subject to bias.
BMC Complement Altern
Med.
2010 Oct 19;10:59.
Ankle manual therapy for individuals with post-acute ankle
sprains: description of a randomized, placebo-controlled
clinical trial.
Davenport TE,
Kulig K,
Fisher BE.
Department of Physical Therapy, Thomas J, Long School of
Pharmacy and Health Sciences, University of the Pacific,
Stockton, California, USA.
tdavenport@pacific.edu
Abstract
ACKGROUND:
Ankle sprains are common within the general population and can
result in prolonged disablement. Limited talocrural dorsiflexion
range of motion (DF ROM) is a common consequence of ankle
sprain. Limited talocrural DF ROM may contribute to persistent
symptoms, disability, and an elevated risk for re-injury. As a
result, many health care practitioners use hands-on passive
procedures with the intention of improving talocrural joint DF
ROM in individuals following ankle sprains. Dosage of passive
hands-on procedures involves a continuum of treatment speeds.
Recent evidence suggests both slow- and fast-speed treatments
may be effective to address disablement following ankle sprains.
However, these interventions have yet to be longitudinally
compared against a placebo study condition.
METHODS/DESIGN:
We developed a randomized, placebo-controlled clinical trial
designed to test the hypotheses that hands-on treatment
procedures administered to individuals following ankle sprains
during the post-acute injury period can improve short-,
intermediate-, and long-term disablement, as well as reduce the
risk for re-injury.
DISCUSSION:
This study is designed to measure the clinical effects of
hands-on passive stretching treatment procedures directed to the
talocrural joint that vary in treatment speed during the
post-acute injury period, compared to hands-on placebo control
intervention.
TIAL REGISTRATION:
http://www.clinicaltrials.gov identifier NCT00888498.
Foot Ankle Spec.
2010 Dec;3(6):331-4. Epub 2010 Sep 3
Value of ultrasonography for detecting ligament damage in
athletes with chronic ankle instability compared to computed
arthrotomography.
Guillodo Y,
Varache S,
Saraux A.
Unit of Rheumatology, Hôpital Cavale Blanche, Brest, France.
yannick.guillodo@chu-brest.fr
Abstract
Ankle sprains may be followed by chronic pain and/or
instability, which may induce substantial disability, most
notably in athletes. Chronic ankle instability promotes the
development of cartilage lesions in athletes. Therefore,
accurate evaluation of the ankle ligaments is crucial to the
optimal management of chronic ankle instability after a sprain.
The objective of this study was to assess the performance of
ultrasonography in assessing damage to the anterior talofibular
ligament (ATFL) in athletes with chronic ankle instability after
a sprain. Consecutive patients seen at the author's clinic for
ankle instability more than 3 months after a sprain underwent
ultrasonography and computed arthrotomography after a clinical
anterior drawer stress test. Cohen's kappa was computed to
evaluate agreement between the 2 imaging modalities. This study
included 56 patients, 46 men and 10 women, aged 15 to 69 years
(mean, 30.1 ± 10.6 years). Mean time from the sprain to imaging
was 7.6 ± 4.02 months. ATFL damage was found by ultrasonography
in 34 (61%) of 56 patients and by computed arthrotomography in
39 of 55 patients (71%;
κ
= 0.76). Cartilage damage was visualized by computed
arthrotomography in 14 (25%) patients, all of whom had ATFL
damage. Agreement was substantial (κ
= 0.76) between ultrasonography and computed arthrotomography
for assessing the ATFL. The data support the use of ultra-sonography
as the second-line investigation after a standard radiographic
assessment in athletes with chronic ankle instability after a
sprain.
Br Med Bull.
2010 Aug 14. [Epub ahead of print]
Managing ankle sprains in primary care: what is best practice? A
systematic review of the last 10 years of evidence.
Seah R,
Mani-Babu S.
Imperial College Healthcare NHS Trust, London, UK.
Abstract
To summarize the best available evidence in the last decade for
managing ankle sprains in the community, data were collected
using MEDLINE database from January 2000 to December 2009. Terms
utilized: 'ankle injury primary care' (102 articles were found),
'ankle sprain primary care' (34 articles), 'ankle guidelines
primary care' (25 articles), 'ankle pathways primary care' (2
articles), 'ankle sprain community' (18 articles), 'ankle sprain
general practice' (22 articles), 'Cochrane review ankle' (58
articles). Of these, only 33 satisfied the inclusion criteria.
The search terms identified many of the same studies. Two
independent reviewers reviewed the articles. The study results
and generated conclusions were extracted, discussed and finally
agreed on. Ankle sprains occur commonly but their management is
not always readily agreed. The Ottawa Ankle Rules are ubiquitous
in the clinical pathway and can be reliably applied by emergency
care physicians, primary care physicians and triage nurses. For
mild-to-moderate ankle sprains, functional treatment options
(which can consist of elastic bandaging, soft casting, taping or
orthoses with associated coordination training) were found to be
statistically better than immobilization for multiple outcome
measures. For severe ankle sprains, a short period of
immobilization in a below-knee cast or pneumatic brace results
in a quicker recovery than tubular compression bandage alone.
Lace-up supports are a more effective functional treatment than
elastic bandaging and result in less persistent swelling in the
short term when compared with semi-rigid ankle supports, elastic
bandaging and tape. Semi-rigid orthoses and pneumatic braces
provide beneficial ankle support and may prevent subsequent
sprains during high-risk sporting activity. Supervised
rehabilitation training in combination with conventional
treatment for acute lateral ankle sprains can be beneficial,
although some of the studies reviewed gave conflicting outcomes.
Therapeutic hyaluronic acid injections in the ankle are a
relatively novel non-surgical treatment but may have a role in
expediting return to sport after ankle sprain. There is a role
for surgical intervention in severe acute and chronic ankle
injuries, but the evidence is limited.
Am J Sports Med.
2010 Nov;38(11):2194-200. Epub 2010 Aug 10.
Potential savings of a program to prevent ankle sprain
recurrence: economic evaluation of a randomized controlled
trial.
Hupperets MD,
Verhagen EA,
Heymans MW,
Bosmans JE,
van Tulder MW,
van Mechelen W.
Willem van Mechelen, Van der Boechorststraat 7, Amsterdam 1081
BT, Netherlands.
Abstract
BACKGROUND:
The most common ankle injury is the lateral ankle sprain. Dutch
annual sports-related ankle sprain costs can roughly be
estimated at €187,200,000. Research has shown that
proprioceptive training accounts for an approximated overall 50%
reduction in ankle sprain recurrence rate.
HYPOTHESIS:
An unsupervised proprioceptive training program to reduce the
recurrence of lateral ankle sprains will reduce overall health
care costs. Design: Cohort study (economic analysis); Level of
evidence, 2.
METHODS:
The study included 522 male and female athletes: 256 athletes
(120 female and 136 male) in the intervention group, and 266
athletes (128 female and 138 male) in the control group. Both
groups received treatment according to usual care. Athletes
allocated to the intervention group received an 8-week
proprioceptive training program in addition to usual care. Costs
per athlete and costs per injured athlete were calculated. Costs
related to ankle sprain recurrences were measured from a
societal perspective using cost diaries. Bootstrapping was used
to analyze the cost-effectiveness data. Follow-up was 1 year.
RESULTS:
Mean total costs in the intervention group were €81 (standard
deviation, €134) per athlete and €114 (€325) per injured
athlete. Mean overall costs in the control group were €149
(€836) per athlete and €447 (€1403) per injured athlete.
Statistically significant differences in total costs were found
per athlete (mean difference, -€69; 95% confidence interval,
-€200 to -€2) and per injured athlete (-€332; -€741 to -€62) in
favor of the intervention group. A cost-effectiveness plane
showed the effect of the intervention was larger and the costs
were lower in the intervention group than the control group.
CONCLUSION:
The use of a proprioceptive training program after usual care of
an ankle sprain is cost-effective for the prevention of ankle
sprain recurrences in comparison with usual care alone. In the
Netherlands, an estimated annual €35.9 million in medical and
lost productivity costs can be saved solely by advocating a
proprioceptive training program as in the present study.
J
Foot Ankle Surg.
2010 May-Jun;49(3):253-8.
Severe open ankle sprain (SOAS): a lesion presenting as a
penetrating soft tissue injury
Soubeyrand M,
Vincent-Mansour C,
Guidon J,
Asselineau A,
Ducharnes G,
Molina V.
Hôpital Universitaire de Bicetre, AP-HP, Univ Paris-Sud,
Department of Orthopedic Surgery, 94270 Le Kremlin-Bicetre,
France.
soubeyrand.marc@wanadoo.fr
Abstract
The objective of this retrospective case study was to describe
the incidence and clinical features of severe open ankle sprain
(SOAS), defined as a tear of the lateral or medial collateral
ligaments with an associated transverse tear of the skin over
the corresponding malleolus. To this end, we reviewed the
medical records of patients with SOAS managed between January
2005 and January 2009, using the databases of 3 different
orthopedic trauma centers. Our review revealed 9 patients with
SOAS, 7 (77.77%) of which involved the lateral ligaments and 2
(22.22%) of which involved the medial ligaments. The median age
was 32 (range 21 to 45) years, and the injury occurred as a
result of a motor vehicle accident in 6 (66.67%) patients, and
as a result of a fall from a height in 3 (33.33%) patients. Two
tendons were damaged in 2 (22.22%) patients, the deep fibular
nerve (deep peroneal nerve) in 2 (22.22%) patients, and the
anterior tibial artery in 1 (11.11%) patient. The only
abnormality on plain radiographs was pneumarthrosis, which was
present in 5 (55.56%) patients. The incidence of SOAS is rare,
accounting for 0.002% (9/438,000) of all trauma cases and 0.22%
(9/4142) of all cases of ankle trauma. The diagnosis was
confirmed by intraoperative stress-maneuvers in all 9 patients.
In conclusion, SOAS should be suspected in patients who present
with a traumatic skin wound over the malleolus
Copyright 2010 American College of Foot and Ankle Surgeons.
Published by Elsevier Inc. All rights reserved.
Foot Ankle Int.
2010 Jun;31(6):499-504.
Effect of ankle taping on mechanical laxity in chronic ankle
instability.
Hubbard TJ,
Cordova M.
The University of North Carolina Charlotte, 9201 University City
Blvd, Charlotte, NC 28223, USA. thubbar1@uncc.edu
Abstract
BACKGROUND:
The high percentage of re-injury after an initial ankle sprain
necessitates examination of preventative methods. The purpose of
this project was to investigate the effect ankle tape has on
mechanical laxity in subjects with CAI.
MATERIALS AND METHODS:
Twenty subjects with unilateral CAI (seven males and 13 females;
age, 20.6 +/- 1.8 years; mass, 69.9 +/- 13.7 kg; height, 172.3
+/- 9.3 cm) and 20 healthy subjects (seven males and 13 females;
age, 21.9 +/- 4.3 years; mass, 72.0 +/- 14.6 kg; height, 171.1
+/- 6.7 cm) participated in the study. Both ankles of each
subject were tested under two conditions: 1) before the
application of tape; and 2) immediately after 30 minutes of
exercise with the ankle taped. Mechanical laxity was measured
with an instrumented ankle arthrometer. Two (group) x two (time)
repeated measures ANOVA analysis was used for analysis.
RESULTS:
There were significant group by time interactions (p = 0.014)
for anterior displacement with significantly increased anterior
displacement in the involved ankle of the CAI group relative to
the matched control limb both before and after tape application.
Similarly, there were significant time main effects for
posterior displacement (p = 0.004), inversion (p = 0.001) and
eversion (p = 0.043) rotation. Specifically, tape application
decreased posterior displacement, inversion and eversion
rotation only in the CAI group. Additionally, a significant
group main effect for inversion rotation (p = 0.001) was also
noted. Followup testing indicated significantly greater
inversion rotation for the CAI ankle compared to the matched
healthy ankle before tape application.
CONCLUSION:
Mechanical laxity significantly decreased in CAI subjects after
tape application. Although there was still a significant
difference in mechanical laxity between the involved ankle vs.
the uninvolved ankle of the CAI group, as well as the matched
healthy group, laxity decreased in the CAI ankle after the
application of tape
CLINICAL RELEVANCE:
Ankle taping may be able to improve mechanical instability in
those with CAI.
Arch Phys Med Rehabil.
2009 Jul;90(7):1142-6.
Mechanical instability after an acute lateral ankle sprain.
Hubbard TJ,
Cordova M.
University of North Carolina Charlotte, Department of
Kinesiology, Charlotte, NC 28223, USA. thubbar1@uncc.edu
Abstract
OBJECTIVE:
To examine the natural recovery of mechanical laxity after an
ankle sprain over an 8-week period.
DESIGN:
Prospective cohort stud
SETTING:
Biodynamics research laboratory
PARTICIPANTS:
Subjects with an acute lateral ankle sprain (n=16; 7 men, 9
women; age, 19.5+/-0.7y; mass, 64.6+/-8.1 kg; height,
171.9+/-9.6 cm) and healthy controls (n=16; 7 men, 9 women; age,
20.4+/-1.7y; mass, 76.9+/-11.1 kg; height, 176.5+/-11.1 cm)
participated.
MAIN OUTCOME MEASURES:
Subjects with acute ankle sprains were tested 3 days after
injury and again 8 weeks later. Anterior and posterior
displacement (mm) and inversion and eversion rotation ( degrees
) were measured with an instrumented arthrometer. For each
dependent variable, a 2 x 2 x 2 repeated-measures multivariate
analysis of variance was performed.
RESULTS:
A significant interaction was found between group, time, and
side for anterior translation (F=4.24, P=.05). There were also
significant main effects for group. There was significantly more
anterior displacement at day 3 (F=19.52, P=.001) and at week 8
(F=8.45, P=.010) in the injured group compared with the healthy
group. There was also significantly more inversion rotation at
day 3 (F=2.70, P=.002) and at week 8 (F=5.4, P=.033) in the
injured group compared with the healthy group.
CONCLUSIONS:
The lack of significant differences in mechanical laxity over an
8-week period suggests that natural recovery of laxity takes
longer than 8 weeks. Further research needs to be conducted to
examine how long this laxity persists and the role ankle
rehabilitation plays in mechanical stability restoration.
|