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Il nuoto di fondo di
Roberto Ruggiu
Madrid, 12 maggio 2004 - Massimiliano Parla ha conquistato la
medaglia d'argento nella 10 Km ai Campionati Europei di nuoto di
fondo, in svolgimento al Pantano de San Juan, a 70 Km da Madrid.
Parla ha coperto la distanza in 1h 45'22"8. Quarto Samuele Pampana
in 1h45'24"5.” E’ solo l’ultimo dei risultati ottenuti dalla
nazionale italiana in uno sport che balza alla ribalta solo nelle
grandi occasioni, quando è finito il campionato di calcio, quando si
è spenta l’eco degli sport maggiori e i giornalisti devono trovare
nuovo materiale per i loro articoli, magari trovando nuovi eroi in
atleti che, in silenzio, lontano dai riflettori, continuano da anni
ad ottenete risultati di livello mondiale (basta pensare alle
nazionali di sci di fondo o canottaggio).
Ma che cos'è il nuoto di fondo? Il regolamento della FIN
(Federazione Italiana Nuoto ) nella parte concernente il settore
acque libere ( cioè le competizioni che hanno luogo “in acque aperte
come laghi, mari, fiumi e canali balenabili”) distingue le diverse
prove di nuoto tra mezzo fondo (da 0 a 4,999 chilometri ), fondo
(dal 5 a 11,999 chilometri ), gran fondo ( da 12 a venticinque
chilometri ), maratona (oltre il venticinque chilometri ).
Venticinque chilometri sono già tanti anche solo a pensare di
percorrerli in terra, ma in mare diventano un'enormità: partire con
una condizione meteorologica favorevole non sapendo quanto questa
possa ancora durare; uno sforzo che si protrae per molte ore, in
condizioni completamente diverse da quelle a cui si è abituati; la
necessità di combattere il freddo; la monotonia del gesto che
invoglia la corsa del pensiero verso nessuna meta o, peggio ancora,
verso paure razionali e irrazionali; il rischio di trovarsi in
difficoltà per le avverse condizioni ambientali; la voglia di
abbandonare, ma anche la sfida, la voglia di superare i propri
limiti.
Non è solo una competizione dove fatica fisica e stress mentale sono
indissolubilmente legati, è anche un modo di uscire dalla
quotidianità, di sentirsi diversi dagli altri. Nella ricerca del
ritmo perfetto ci si sente vivi, fusi con l'elemento acqua;
dimostrare qualcosa a qualcuno passa in secondo piano di fronte alla
sensazione di aver scoperto una forma indefinibile di appagamento
nelle azioni che si stanno compiendo. Nuotare diventa così oltre che
un'ottima pratica fisica, una meditazione in movimento e la forma
migliore per praticarla è quello che gli statunitensi, come nuovo
sport di tendenza, hanno definito l'"open water swimming", nuotata
in acque libere, la nostra "nuotata in mare".
Se comunque non abbiamo la voglia né la presunzione di far diventare
il nostro sport un'arte, è comunque sicuro che le motivazioni per la
pratica del nuoto non mancano comunque: prima di nascere abbiamo
nuotato almeno nove mesi in maniera spontanea nel liquido amniotico;
se vogliamo provare sensazioni nuove nuotando abbiamo la possibilità
di muoverci in un mondo dove spazio, peso e tempo hanno altri
significati; l'acqua è un elemento che non discrimina tra le
persone, essere magri o grassi ha molto meno significato che sulla
terra, visto che il grasso comporta maggiore galleggiabilità; il
nuoto non ha alcuna controindicazione: non è difficile trovare
persone molto anziane che continuano con passione a nuotare (nelle
gare master esiste una categoria per i novantenni);nel nuoto non si
smette mai di imparare, visto che con l’età, al diminuire
dell’elasticità e della forza fisica corrisponde però un incremento
delle sensazioni; il nuoto, coi suoi movimenti dolci, non crea
sovraccarico alle articolazioni e riequilibra la postura,
coinvolgendo tutti i distretti muscolari ; il silenzio dell'acqua,
la delicatezza del lavoro, la riduzione della forza di gravità,
facilitano il rilassamento e offrono un senso di benessere
psicofisico.
È chiaro comunque che un conto è "fare il bagno" in mare o in
piscina, un conto è affrontare una competizione e, a maggior ragione
, una prova di fondo. Già soltanto dai metri da percorrere ci si
rende conto che le gare di fondo in mare stanno alle gare in vasca
come uno slalom o in una discesa libera sta ad una gara di fondo
sugli sci. In realtà le differenze tra i due sport sono sicuramente
maggiori di quanto la distanza possa farci percepire.
Le differenze riguardano tutti i Fattori della Prestazione e cioè i
fattori biomeccanici, i fattori fisico – atletici, i fattori tattici
e quelli psicologici.
Per ciò che riguarda i fattori biomeccanici, cioè lo studio degli
effetti esterni del corpo umano in acqua, le differenze riguardano
l'assetto e la posizione del corpo nonchè la maggior densità
dell'acqua, che comporta maggiore resistenza e quindi notevoli
differenze nella tecnica di nuotata.
Sotto l'aspetto fisiologico, quindi per ciò che concerne i fattori
fisico atletici, si ha intanto un diverso impegno delle vie
metaboliche, visto che dato il protrarsi dello gara si utilizzano
non solo glucidi ma anche proteine e grassi ; l’intensità dello
sforzo riguarda principalmente la soglia anaerobica (che è la
massima intensità di uno sforzo in cui vi è un equilibrio tra
l’acido lattico prodotto dal lavoro muscolare e quello che, nello
stesso intervallo di tempo viene smaltito dall’organismo.E’ cioè
quell’intensita’ in cui il sistema aerobico non riesce più a far
fronte alle richieste dell’organismo); vi è solo una piccola
produzione di lattato.
Il diverso impegno muscolare è dato dei differenti fattori
biomeccanici coinvolti, visto che si ha necessità di una maggiore
potenza e sicuramente di una maggiore forza resistente. La fatica
fisica non è solo una fatica muscolare ma anche una fatica che
coinvolge le articolazioni e i tendini.
Sono diverse le condizioni ambientali, dato che in acque libere c'è
sicuramente una minore umidità, una minore temperatura dell'aria e
dell'acqua, la possibilità di incontrare diverse temperature dovute
alle correnti; vi è anche comunque una maggiore capacità
respiratoria dovuta alla mancanza del cloro.
Fondamentale importanza, vista la durata della lunghezza della gara,
sono i fattori tattici, la tattica cioè utilizzata dall'atleta
durante la competizione. I fattori tattici riguardano anzitutto
l'andatura utilizzata durante la gara, che può essere in regressione
(ad una partenza veloce segue poi un'andatura più blanda ), a
strappi (l'andatura non è costante ma subisce cambi di ritmo ), in
progressione (l'andatura viene incrementata via via ), a ritmo
costante. Non meno importanti sono le tecniche di nuotata
utilizzate, che differiscono a seconda delle situazioni in cui ci si
trova ad agire ( situazioni dovute non solo a condizioni
atmosferiche differenti o a condizioni di percorso differenti, ma
anche legate all'andatura degli avversari o alla minore o maggiore
vicinanza della barca l'appoggio ).
In realtà comunque i fattori che risultano alla fine determinanti,
soprattutto nelle gare su distanze più lunghe, oltre chiaramente a
quelli fisici, sono di sicuro quelli psicologici. La resistenza alla
fatica dipende in maniera determinante dalla maggiore o minore
motivazione mostrata dall'atleta che riesce, grazie alla propria
concentrazione e "capacità di soffrire" ad attingere a risorse
energetiche nascoste. Il carico mentale dipende non solo dallo
stress fisico ma anche dalla monotonia del gesto che che induce
paure coscienti (possibilità di incidenti o malori ) ma anche paure
non coscienti, che alla fin fine risultano essere le peggiori vista
la difficoltà di superarle utilizzando gli strumenti logici. E’
quindi fondamentale uno specifico allenamento mentale (magari sotto
la supervisione di uno psicologo) con l’utilizzo di tecniche quali
la visualizzazione, che hanno lo scopo di incrementare la
motivazione dell'atleta, la sua capacità di concentrazione e
volitività, per consentirgli di accettare i sacrifici e le
privazioni che questo tipo di sport richiede.
Da quanto detto risulta chiaro che sicuramente la preparazione per
un nuotatore di acque libere differisce rispetto ad un nuotatore che
prepara distanze lunghe in acqua ferma, in condizioni ambientali
stabili, con temperatura e umidità pressoché immutabili. È inoltre
chiaro che risulta impossibile far percorrere ad un nuotatore di
fondo allenamenti in vasca di trenta o quaranta chilometri al giorno
(vista che sarebbe questa la proporzione risultante dal raffronto
con chilometri che normalmente percorrere un nuotatore che si allena
per una gara di 800 o 1500 metri. I tecnici hanno così studiato
forme diverse e complementari di allenamento che riguardano almeno
tre diversi ambienti, cioè la piscina, la preparazione fisica, le
acque libere, siano esse laghi, fiumi o mare.
L'allenamento in acqua, sia esso svolto in vasca o in acque libere,
è rivolto soprattutto ad incrementare, oltre alle qualità aerobiche,
la forza resistente.
Il lavoro sulla forza resistente trova la sua ragione in alcune
considerazioni: un incremento della resistenza garantisce un surplus
di forza nell'azione motoria e un risparmio energetico nella
bracciata; vi è necessità di una maggiore forza di trazione in acqua
per vincere la maggiore resistenza creata dalla salinità; è
necessaria una forza maggiore in particolari momenti (ad esempio in
presenza di correnti o onde ).
La forza resistente viene allenata a tutti i tipi di andature (più o
meno veloci) andando poi ad interessare il tipo di forza resistente
necessario nella competizione (differente a seconda della distanza
da percorrere).
A seconda della resistenza saranno diverse le risorse utilizzate
dall'organismo. Nella resistenza che interessa competizioni da 35 a
90 minuti, l'organismo utilizza una miscela di grassi e zuccheri,
con prevalenza di zuccheri. Nella resistenza che interessa
competizioni da 90 minuti a 360 minuti, l'organismo utilizza
prevalentemente lipidi. Nella resistenza che che interessa
competizioni superiori alle sei ore, l'organismo utilizza quasi
esclusivamente i lipidi. La velocità di percorrenza diminuisce e la
durata della competizione aumenta, le caratteristiche psicologiche e
motivazionali diventano sempre più determinanti.
Il lavoro sulla resistenza viene abbinato ad un lavoro definito di
"long distance" o gran fondo, studiato appositamente per
incrementare la capacità aerobica, per studiare
l'andatura personale dell'atleta in gara, ma soprattutto per
costruire l'andatura di gara. Si tratta di un lavoro specifico per
questa disciplina sportiva, che presenta però lo svantaggio di
essere noioso e quindi abbastanza duro a livello psicologico, per
cui necessita di una forte motivazione da parte degli atleti che lo
devono compiere. Questo tipo di lavoro viene suddiviso in un lavoro
di condizionamento( basato su distanze piuttosto lunghe, che
arrivano sino ai 3000 metri, da ripetersi a differenti andature, con
pause molto brevi), e un lavoro di costruzione della gara, su
distanze più lunghe con andatura prestabilita.
Partendo dalle considerazione delle risorse energetiche utilizzate,
tenuto conto del fatto che una gara di questo tipo non non può
essere fatta attingendo solo ai carboidrati, essendo presumibile che
gran parte della gara venga effettuata bruciando carboidrati, acidi
grassi e proteine, i tecnici hanno pensato che fosse necessario
abituare l'atleta fisiologicamente, tecnicamente, tatticamente e
psicologicamente all'utilizzo di queste ultime risorse. Sono state
allora studiate delle esercitazioni costituite da allenamenti lunghi
ad andatura medio-lenta , senza aver prima mangiato alla mattina, o
addirittura essendo digiuni dalla sera precedente. Questo tipo di
lavoro ( definito “lavoro in deplezione”) ha lo scopo di far trovare
l'organismo nelle stesse condizioni della fine gara, creando
l'abitudine a bruciare miscele di proteine, acidi grassi e
zuccheri).
Così come in ogni attività sportiva di tipo agonistico, anche per il
nuoto di fondo è prevista l'utilizzazione di metodi di potenziamento
e di sviluppo della forza in palestra. È chiaro che si tratta di
metodi di sviluppo della forza generali, quindi non specificamente
rivolti alla forza in acqua, ma è altrettanto chiaro che lo sviluppo
della forza a secco e il potenziamento muscolare diventano il
presupposto per passare poi ad un allenamento di forza specifica.
Chiaramente lo sviluppo della forza non deve portare ad un'eccessiva
ipertrofia muscolare, dannosa in gare di resistenza. Si utilizzano
così circuiti per il condizionamento cardiocircolatorio, con lavori
di tonificazione generali di tutti i distretti muscolari e lavori di
miglioramento dei distretti muscolari che specificamente
intervengono nella nuotata. Sia le esercitazioni aerobiche (che
vengono svolte utilizzando strumenti diversi come la bicicletta, la
corsa, il ciclismo, il canottaggio, la marcia, il cardio fitness )
che gli esercizi in circuito a corpo libero o misti (cioè pesi più
corpo libero ) vengono mantenuti per tutto l'anno, almeno nella fase
di preparazione. Un lavoro specifico riguarda il rinforzo e/o il
riequilibrio della spalla che avviene attraverso la tonificazione
dei muscoli intrinseci della spalla (cuffia dei rotatori ) con
particolare riguardo ha gli extrarotatori, punto debole dei
nuotatori. Il lavoro viene svolto con esercizi a carico naturale,
con l'utilizzo di elastici o pesi leggeri, con i cavi e attraverso
esercizi isometrici.
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