SPORT E SALUTE CARDIOCIRCOLATORIA NEI DISABILI CON PATOLOGIA LOCOMOTORIA
·
Emanuele Guerra ° e
Marco Bernardi *°
·
* Federazione Italiana Sport Disabili
·
° Dipartimento di Fisiologia Umana e Farmacologia, Università di
Roma “La Sapienza”
INTRODUZIONE
I benefici dell’attività fisica sulla salute sono ampiamente
dimostrati dalla Letteratura scientifica e continuamente vengono
prodotte nuove ricerche a suffragio dell’importante ruolo di una
abituale quantità di esercizio fisico nel mantenere un complessivo
stato di salute e di benessere (ACSM, 1995). Fra questi benefici i
principali riguardano il miglioramento della funzionalità
cardiorespiratoria ed in particolare riguardano la capacità
dell’esercizio fisico, specie di tipo aerobico, di contrastare tutti
i fattori di rischio connessi con malattia coronarica e ictus e di
determinare una maggiore longevità. E’ ormai infatti dimostrato che
l’esercizio fisico migliora la funzionalità cardiorespiratoria
perché in grado di:
·
incrementare il massimo consumo di ossigeno (sia a causa di
adattamenti centrali che periferici),
·
di ridurre la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna ed il
consumo di ossigeno del miocardio a ciascun dato carico di lavoro
fisico di intensità sottomassimale,
·
di incrementare la soglia dell’esercizio cui si accumula acido
lattico e quella in cui vi è insorgenza di sintomi di malattia (ad
esempio l’angina pectoris).
I fattori di rischio di malattia coronaria e ictus che l’esercizio
fisico contrasta sono obesità, ipertensione arteriosa,
ipercolesterolemia, iperglicemia, rapporto fra concentrazione
ematica delle lipoproteine a bassa ed alta densità e l’abitudine al
fumo. Per quanto riguarda la longevità (Blair et al., 1989)
l’esercizio fisico induce un generale decremento della mortalità e
morbilità (intervenendo sia in termini di prevenzione primaria che
secondaria). Vengono infine vantati effetti benefici indotti
dall’esercizio fisico sullo stato dell’umore agendo come fattore
protettivo per insorgenza di ansia e depressione. Al contrario è
stato messo in evidenza come l’indebolimento e l’atrofia muscolare,
il decadimento della funzionalità cardiocircolatoria ed endocrina ed
infine l’osteoporosi siano direttamente correlati con uno stile di
vita sedentario. L’esercizio fisico, praticato anche solo a
livello ludico, è associato ad un ridotto rischio di insorgenza di
malattia coronaria e di morte per cause cardiovascolari sia negli
uomini che nelle donne di media ed avanzata età (Wannamethee e
Shaper, 2001). La sedentarietà, viceversa, costituisce il principale
fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari e
tutta la popolazione dovrebbe praticare attività fisica e, nel caso
questo già avvenisse, dovrebbe praticarla più spesso e ad una
maggiore intensità (NIH, 1995). Tenendo conto del fatto che nei
paesi industrializzati, fra le patologie con più alta incidenza, la
malattia coronarica costituisce la prima causa di morte (Luepker,
1995) è importante centrare l’attenzione su questa.
Tutte le considerazioni e i dati provenienti dalla Letteratura sopra
citati si possono estendere alla popolazione dei cosiddetti
“disabili”, cioè la popolazione che L’ISTAT utilizzando le scale
normalmente in uso in fisiatria considera aver un ridotto livello di
autonomia (scale di valutazione delle attività della vita
quotidiana) ed in particolare quelli con ridotta capacità di
movimento, cioè i cosiddetti disabili locomotori. Infatti la
popolazione che in particolare usa la sedia a ruote ha un rischio
maggiore rispetto a quello medio di andare incontro a patologie
cardiovascolari (Le e Price, 1982; Geisler ed altri, 1983) e tali
patologie costituiscono nel 19% dei casi la causa di morte dopo una
lesione del midollo spinale (De Vivo e Stover, 1995). Questo
maggiore rischio rispetto a quello medio di andare incontro a
patologie cardiovascolari è dovuto ad un tipico ciclo debilitativo
che perpetua gli effetti negativi della mancanza di attività
funzionale degli arti inferiori. Ed infatti sia studi di tipo
epidemiologico che di tipo sperimentale ipotizzano che, in
particolare nei disabili per causa di una lesione del midollo
spinale, un appropriato regime di esercizio fisico è in grado di
contrastare e ribaltare il tipico ciclo debilitativo indotto dallo
stile di vita sedentario (Noreau e Shephard, 1995). Che lo sport
migliori la qualità della vita dei disabili è, d’altra parte,
qualche cosa di unanimemente riconosciuto (Department of Veterans
Affair-Veterans Health Aministration, 1996) e gli effetti positivi
dell’esercizio fisico sono infatti ampiamente documentati sia dal
punto di vista riabilitativo (Guttmann, 1976; Felici et al., 1997;
Bernardi et al., 1999; Gazzani et al., 1999; Bernardi, 2000), sia
dal punto di vista psicologico (Guttmann, 1976; Shephard, 1991), sia
soprattutto dal punto di vista dello stato di forma
cardiocircolatoria (Hoffman, 1986; Shephard, 1988). Guttmann, il
Padre dello sport per i disabili, ed in particolare i mielolesi,
introdusse in Inghilterra (Stoke Mandelville) all’interno della
terapia riabilitativa dei Veterani della II guerra mondiale le
attività sportive per sviluppare i muscoli che conservano un
parziale controllo volontario, per acquistare e migliorare
l’equilibrio del corpo e per imparare ad eseguire movimenti sempre
più rapidi e complessi delle braccia. La gradualità della terapia
era rispettata grazie alla pratica di sport con sempre maggiore
coinvolgimento muscolare e cardiocircolatorio. Questi effetti
benefici sono solo una delle motivazioni per cui lo sport per i
disabili ha acquisito nel tempo sempre maggiore popolarità tanto da
potersi ora considerare, in termini di spettacolo e di significato
sociale, alla stessa stregua dello sport per i normodotati (Noreau e
Shephard, 1995).
Si rendono dunque evidenti due fattori (esecuzione di attività
fisica e livello di forma fisica), fra loro probabilmente collegati,
in grado di contrastare l’insorgenza di malattie, ed in particolare
la malattia coronarica, e di incrementare la longevità. Ma quanto e
quale esercizio bisogna praticare a fini salutari?
Una precisa ed accurata prescrizione di esercizio fisico a fini
allenanti e quindi salutari e benefici per l’apparato
cardiovascolare viene fornita dall’organizzazione americana
“American College of Sports Medicine” (ACSM Position Stand, 1998).
Le linee guida raccomandate per sviluppare e conservare lo stato di
forma cardiocircolatoria tramite un’attività fisica di tipo
prevalentemente aerobico sono le seguenti:
1.
La frequenza di allenamento deve oscillare fra le 3 e le 5 volte a
settimana.
2.
L’intensità dell’allenamento deve essere compresa fra il 50 e l’85%
della riserva di VO2max.
3.
L’allenamento deve almeno durare fra i 20 e i 60 minuti.
4.
La spesa energetica per singola sessione giornaliera di allenamento
deve aggirarsi almeno fra le 3 e le 4 kcal per kg di massa corporea
per garantire un adeguato controllo del peso.
SCOPO della Relazione
I dati presentati sono relativi a ricerche condotte nel corso degli
ultimi quindici anni (Bernardi et al., 1988; Marchetti et al.,
1992; Bernardi et al., 1997; Bernardi, 1999; Bernardi et al., 2000;
Bernardi et al., 2001). Alcuni dati non ancora pubblicati relativi
allo sci di fondo in posizione seduta verranno anche presentati. Lo
scopo del lavoro è di verificare l’ipotesi che l’intensità
dell’esercizio durante alcuni fra i principali sport praticati dai
disabili sia tale da essere compresa nei limiti della prescrizione
dell’ACSM e quindi sia potenzialmente in grado, se praticata con
regolarità, di indurre adattamenti a livello dell’apparato
cardiocircolatorio. La ricerca si propone quindi di indagare gli
aggiustamenti tipici all’esercizio fisico (modificazioni a breve
termine) e di confrontarli con i dati massimali misurati sugli
stessi atleti in laboratorio durante test incrementali eseguiti con
l’ergometro a manovella. Il massimo consumo di ossigeno (VO2max),
in quanto indice sintetico in grado di esprimere globalmente la
funzionalità di tutti gli apparati (polmonare, cardiaco,
circolatorio muscolare) coinvolti nel trasporto dell’ossigeno
dall’aria ambiente ai muscoli in attività, sarà il principale
parametro utilizzato nell’analisi della funzionalità
cardiocircolatoria. Esso, oltre che confrontato con quello medio
misurato sul campo, verrà correlato con una scala di valutazione
funzionale ad uso dei disabili (classificazione del Basket su sedia
a ruote) per stabilire quanto questo parametro dipenda dal grado e
livello della lesione o dal tipo e livello dello sport praticato.
MATERIALI E METODI
La ricerca riguarda la popolazione dei disabili con patologia
relativa agli arti inferiori ed include soggetti con lesione del
midollo spinale ed amputati di coscia/e o di gamba/e facenti parte
del gruppo degli atleti selezionati per le Paraolimpiadi di Seoul-‘88,
Atlanta-‘96, Nagano-‘98, Sydney-2000 e Salt Lake City-2002. Tutti i
soggetti dello studio, edotti sulle modalità di esecuzione dei test,
hanno dato un consenso alla ricerca. Complessivamente i dati a
disposizione sono relativi a circa 120 atleti.
Gli aggiustamenti cardiocircolatori e metabolici sono stati valutati
in due tipiche situazioni: sul campo ed in laboratorio. Sul campo
grazie all’uso di metabolimetri portatili telemetrici (K2, K4RQ, e
K4b^2, Cosmed, Italia), cardiofrequenzimetri (Polar, Finlandia) e
analizzatori di lattato (Accusport, Boeringher Mannhaim, Germania e
Lactate Pro, ARKRAY, Giappone) sono stati misurati frequenza
cardiaca, ventilazione polmonare, consumo di ossigeno, produzione di
anidride carbonica ed acido lattico durante sedute di allenamento,
gare e specifiche simulazioni di queste. In particolare gli sport
che sono stati studiati sono le gare su pista di durata
dell’atletica leggera (10000 metri), il tennis, la scherma e il
basket su sedia a ruote ed infine lo sci di fondo su slittino.
Queste misure sono in grado di determinare con precisione la spesa
energetica dovuta all’attività fisica.
In laboratorio, presso la Scuola di Specializzazione in Medicina
dello sport dell’Università “La Sapienza” di Roma, gli atleti sono
stati sottoposti a misure degli stessi parametri durante esecuzione
di test incrementali massimali effettuati con gli arti superiori
(Ergometro a manovella, Ergometrics 800, Cosmed, Italia). Durante
questi test e in successivi test a riposo ed a differenti carichi
sottomassimali la ventilazione polmonare, il consumo d’ossigeno e la
produzione di anidride carbonica è stata misurata tramite
metabolimetro da laboratorio (Quark b2, Cosmed, Italia)
in grado di eseguire misure respiro per respiro. Lo stesso
strumento è stato utilizzato per misurare la gettata cardiaca con
tecniche incruente tramite il metodo della ri-respirazione
dell’anidride carbonica. Sulla base di queste misure è stato
individuato massimo consumo di ossigeno e soglia anaerobica secondo
i metodi proposti da Wasserman et al. (1999). E’ stato quindi
possibile stabilire il rapporto percentuale fra i tipici
aggiustamenti sul campo e quelli massimali raggiungibili dal
soggetto.
Allo scopo di valutare il complessivo stato di salute e l’idoneità
alla pratica sportiva agonistica, gli atleti, grazie alla
collaborazione con l’Istituto di Scienza dello Sport del CONI, sono
stati inoltre sottoposti ad un esame completo del sangue e delle
urine ed ad una visita clinica generale con relativa indagine
anamnestica (anche di tipo sportivo) ed esame obiettivo completo di
tutti gli organi ed apparati. Sempre in questo centro sono state
anche effettuate indagine dietetica e valutazione della composizione
corporea e visite cardiologica (comprendente elettrocardiogramma a
riposo e sotto sforzo, ecocardiogramma Color Doppler ed eventuale
indagini come ricerca dei potenziali tardivi ventricolari attraverso
l’ECG Averaging e ECG dinamico delle 24 ore secondo Holter),
ortopedica (corredato di eventuali esami radiografici ed ecografici),
neurologica, otorinolaringoiatrica, oculistica e pneumologica (con
spirometria ed eventuale radiografia del torace).
RISULTATI e DISCUSSIONE
Tutti gli atleti valutati in questo studio sono risultati esenti da
patologie tali da impedire la loro partecipazione ad eventi sportivi
agonistici di livello internazionali incluse le Paraolimpiadi. Le
misure funzionali sugli atleti in cui sono state eseguite anche le
misure sul campo hanno evidenziato elevati valori di VO2massimo
(2.53±0.64
l·min-1),
dello stesso livello di quelli misurati da altri autori su atleti
paraolimpici (Gass e Camp, 1979) garantendo la loro elevata
qualificazione.
Gli sport studiati sul campo sono risultati avere differenti valori
di consumo d’ossigeno medio (mVO2) quando espressi in
termini assoluti (spesa energetica) ma simili valori relativi
(rapporto percentuale fra consumo di ossigeno e massimo consumo di
ossigeno in laboratorio). In particolare il mVO2
misurato nel tennis (1.52
±
0.2 l·min-1)
è risultato quello più basso mentre i valori più elevati di mVO2
sono stati rilevati nello sci di fondo e nei 10000 metri su sedia a
ruote (mediamente pari a 2.27
±
0.45 l·min-1).
In tutti gli sport studiati i valori medi di VO2 sono
risultati superiori al 65% del VO2 massimo misurato nel
test ergometrico massimale, mentre in media costituivano il 96% del
valore di soglia anaerobica misurato con metodi ventilatori durante
lo stesso test all’ergometro a manovella. La correlazione fra mVO2
sul campo e massimo consumo d’ossigeno è risultata statisticamente
significativa (coefficiente di correlazione R2 pari a
0.81). Simili risultati sono stati trovati nella correlazione con
la soglia anaerobica (R2=0.86). I valori di VO2
di picco misurati sul campo costituivano mediamente il 93±5.5%
del VO2 massimo misurato in laboratorio.
Suddividendo gli atleti in base allo sport praticato si è potuto
stabilire come il VO2massimo fosse decisamente più
elevato negli atleti praticanti sport ad alto impegno (atletica
leggera e sci di fondo) e gradualmente meno elevato negli altri
sport per raggiungere i valori più bassi negli atleti praticanti
sport a basso impegno (scherma e tennis).
La correlazione fra VO2max e classificazione funzionale,
positivamente lineare e pur significativa, ha mostrato ridotti
valori di R2 per la presenza di alcuni valori decisamente
al di fuori della media del singolo gruppo. L’analisi di questi
valori ha evidenziato come gli atleti praticanti le discipline ad
alto impegno energetico ed in particolare quelli con elevata
qualificazione e in grado di ottenere brillanti risultati a livello
internazionale fossero decisamente superiori in termini di VO2massimo
al restante gruppo di atleti della stessa classe funzionale.
Alla luce del confronto fra dati sul campo e dati massimali di
laboratorio e tenendo conto dell’elevata correlazione fra questi due
parametri e fra quelli in gara e quelli di soglia anaerobica risulta
evidente che ciascun atleta tende ad utilizzare al massimo la sua
potenza aerobica, cercando di non accumulare acido lattico, per
garantire il più elevato valore possibile di mVO2 sul
campo. I valori di consumo medio misurati sul campo sono quindi
strettamente dipendenti dalla Fitness aerobica degli atleti.
Potremmo aspettarci, per esempio, valori medi di VO2 più
elevati nel tennis qualora le misure fossero state effettuate in
atleti con più elevata potenza aerobica o di classe funzionale
superiore.
CONCLUSIONI
Tenendo conto delle prescrizioni di esercizio dell’American College
of Sports Medicine (1998), tutti gli sport studiati possono
considerarsi adeguati a indurre effetti benefici sulla salute
tenendo conto del loro costo energetico e del valore di VO2
misurato mediamente sul campo rispetto ai valori massimali
(mediamente circa il 70% del VO2max). A questo scopo è
necessario che le sedute di allenamento durino almeno 35 minuti (nel
caso del tennis che ha costituito il campione con il minore costo
energetico) e che le sessioni di lavoro siano almeno di 3-4 volte a
settimana per garantire una spesa energetica sufficiente a garantire
effetti benefici sullo stato di salute cardiocircolatoria ed un
adeguato mantenimento del peso corporeo.
Atri articoli sullo sport per disabili
Lo sport in carrozzina
Biomeccanica dell'arto superiore nello sport in
carrozzina
Gli aspetti cardiovascolari dell'attività sportiva
nel disabile
La valutazione metabolimetrica nel disabile in
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