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Introduzione :
I paramorfismi osteoarticolari
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alle domande
La colonna
vertebrale o rachide fa parte dello scheletro, rappresenta la struttura portante
del nostro corpo e protegge il midollo spinale.
Le vertebre,
in numero di 33, sono gli elementi ossei che la
compongono e si distinguono in: 7 cervicali, 12 toraciche (alle quali si
uniscono le coste formando la cassa toracica), 5 lombari, 5 sacrali e 3 o 4
coccigee.
I dischi intervertebrali, con una parte periferica (anulus fibroso) e
una centrale (nucleo polposo), rappresentano veri e propri ammortizzatori che
dividono una vertebra dall'altra, facilitano i movimenti di flessione e di
torsione del tronco e assorbono le forze di compressione. Con il passare degli
anni però i dischi intervertebrali vanno incontro a deterioramento e a
schiacciamento e la colonna vertebrale diventa più soggetta a disturbi e a
dolori.
Normalmente il
rachide presenta tre curve fisiologiche (naturali): a livello cervicale (lordosi
cervicale), a livello dorsale (cifosi dorsale) e a livello lombare (lordosi
lombare). La funzione delle curve è quella di rendere la colonna più elastica e
resistente nel contrapporsi alla forza di gravità.
L'attività
motoria e sportiva svolta correttamente e con continuità ha molti vantaggi:
migliora il nutrimento del disco e delle cartilagini vertebrali; riduce la
sensibilità ai dolori e ne aumenta la tolleranza; diminuisce le recidive in chi
soffre di lombalgia. Anche l'atleta però, soprattutto quello amatoriale, può
soffrire di rachialgie: posture e/o movimenti non corretti, traumi e microtraumi
ripetuti e stress psicologici ne possono essere la causa. La localizzazione più
diffusa è quella lombare, tratto della colonna sottoposta al maggior carico.
Tra il vasto capitolo delle patologie della colonna
vertebrale, quelle di più frequente riscontro durante l’età evolutiva sono le
alterazioni delle curve fisiologiche. Attenzione però, è importante
distinguere i Paramorfismi dai Dimorfismi del rachide: I primi
sono determinati da
squilibri, in particolare muscolo-legamentosi, che possono originare da fattori
costituzionali , ormonali, ambientali, ereditari, ecc.". Si manifestano come
minime deviazioni sul piano frontale e sagittale dell'asse della colonna
non causate da patologie strutturali e,
quindi, correggibili. In pratica, si tratta di
alterazioni il più delle volte causate dall'abitudine ad assumere posizioni
scorrette per molte ore al giorno e da scarsa attività fisica, ma anche da slivellamenti
del bacino, squilibri muscolari e dismetrie degli arti inferiori.
In questi casi la colonna vertebrale è sana e le
terapie poggiano su una ginnastica di ricondizionamento posturale, oppure su
interventi specifici che correggano l’alterazione che ne è la causa come, ad
esempio, l’utilizzo di plantari che riequilibrino eventuali differenze di
lunghezza degli arti inferiori.
I dismorfismi sono, viceversa, delle patologie vere e proprie della colonna
vertebrale caratterizzate da curve che non si correggono con i semplici
interventi di cui sopra. Il dismorfismo di gran lunga più frequente, cioè la
scoliosi è una patologia che
colpisce maggiormente il sesso femminile, si manifesta generalmente in epoca
puberale ed evolve in modo del tutto svincolato da fattori esterni, sia in senso
positivo che negativo. E’ subdola perché si instaura senza provocare alcuna
sintomatologia e può interessare tutti i segmenti del rachide, da quelli
cervicali a quelli lombari, manifestandosi con una curva definita “primaria”,
sede dell’alterazione strutturale e una curva “secondaria” di compensazione. A
differenza dell’atteggiamento scoliotico, nella scoliosi le vertebre si
deformano e ruotano sul loro asse, determinando vere e proprie deformazioni
della gabbia toracica, denominate gibbi.
Inizia con curve e rotazioni appena percettibili che si aggravano rapidamente.
Non c'è ginnastica che possa curare una scoliosi, così come la pratica dello
sport è quasi del tutto ininfluente sulla progressione della malattia. La causa
dei dismorfismi è per molti versi ancora ignota; le stesse terapie risentono
pertanto di questa ignoranza di fondo e si limitano ad interventi non proprio
sofisticati oppure, nei casi gravissimi, al ricorso all'intervento chirurgico. Oltre l’atteggiamento scoliotico, altri
paramorfismi del rachide si possono osservare non raramente durante l’età
evolutiva come: l’ipercifosi dorsale o dorso curvo e l’iperlordosi lombare in cui
l’accentuazione della curva lombare determina una rotazione anteriore del bacino
che fa apparire l’addome protrudente in avanti. Anche in questi tipi di alterazioni le cause
principali sono da ricondurre a: debolezza muscolare (dei muscoli dorsali o
addominali nel caso dell’iperlordosi), peso dei visceri, atteggiamenti viziati
e/o trascurati, mancanza di movimento.
I
paramorfismi, definiti quindi come "un'alterazione posturale dell'apparato
locomotore nella funzione di sostegno”,
non sono alterazioni peculiari della colonna vertebrale,
ma si riscontrano in differenti distretti, arto inferiore in particolare. Se
sono presenti a carico dei piedi, si può verificare una errata ripartizione
delle sollecitazioni con conseguente comparsa di episodi infiammatori (borsite,
tendinite, fascite, ecc.) che possono dare esito a problematiche di difficile
risoluzione (calcificazioni reattive).
Quando si riscontra la
presenza di paramorfismi, al momento dell'acquisto delle scarpe o del
confezionamento del "calco" bisogna attuare i giusti accorgimenti per cercare di
rendere l'appoggio del piede più funzionale possibile, ottimizzando la spinta e
non effettuando sollecitazioni "dannose". Si consiglia una valutazione dello
specialista ortopedico per affrontare in modo organico le differenti
problematiche.
L’avviamento
allo sport nell’età evolutiva è una fase molto importante per lo sviluppo
fisico, motorio ma anche psicologico dei piccoli atleti. E’ importante che
l’attività venga sempre prospettata, sia da parte dei genitori che degli
insegnanti come un qualcosa di divertente, lo stress agonistico deve essere
assolutamente evitato. Un atleta maturo deve avere una carica psicologica tale
da farlo lottare fino alla fine, in gara, contro il suo avversario, anche se si
tratta del suo migliore amico. In un bambino però,
questo significherebbe caricarlo della pressione di un intero ambiente affettivo
a cui egli tiene: genitori, allenatore, compagni. L’ansia potrebbe essere
maggiore del piacere della pratica sportiva. Ecco perché la specializzazione va
ritardata il più possibile onde evitare
sintomi di psicopatologie dell’atleta quali, ad esempio, la sindrome da paura
dell’insuccesso a dimostrazione che lo sport, in certi suoi eccessi, non fa
bene.
Mentre
l’atleta adulto lavora e si allena in funzione del risultato, ciò non deve
assolutamente avvenire per il bambino e per il giovanissimo, un
grande specialista di domani, infatti, deve oggi essere un bambino che si
diverte a fare sport e che cresce equilibrato e ricco di esperienze motorie.
Il genitore
dovrebbe assicurarsi che nei primi tempi di pratica sportiva il bambino sia
indirizzato verso un percorso di crescita fisica e psicologica in cui l’agonismo
venga coltivato e gestito, perché utile al suo sviluppo psichico ed emotivo, ma
non esasperato.
Visto che,
come abbiamo sottolineato, l’attività sportiva in queste fasce di età deve
essere generale, varia e non specialistica, nonché priva di eccessi agonistici,
non ha in realtà grande importanza quale disciplina viene scelta. La cosa
importante è che l’istruttore sia preparato e conosca quanto detto.
Un altro
aspetto da non trascurare è la famosa distinzione tra sport di squadra e sport
individuali. Secondo i più, i primi favorirebbero le capacità dell’allievo di
socializzare e di inserirsi in un gruppo, mentre i secondi promuoverebbero
maggiormente la capacità del singolo di assumersi la responsabilità del
risultato finale. In realtà questa distinzione ha più ragione di essere quando
l’attività sportiva è finalizzata ad un risultato agonistico e quindi in un
periodo successivo a quello che stiamo prendendo ora in considerazione. Non va
dimenticato, inoltre, che un buon insegnante è in grado di creare un forte clima
di squadra, di solidarietà e di partecipazione anche in sport individuali, ad
esempio organizzando saggi, cosa peraltro assai positiva anche per piccoli
allievi compresi nella fascia di età tra i cinque ed i sette anni.
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Esistono sport controindicati in bambini con
paramorfismi della colonna vertebrale?
Come ampiamente spiegato nell’introduzione, i paramorfismi
non sono delle alterazioni strutturali dell’apparato scheletrico, perciò non
esiste alcuna controindicazione alla pratica sportiva.
Quasi tutti gli sport determinano una estensione del rachide, tuttavia, le
caratteristiche di alcuni li rendono
particolarmente consigliabile in bambini con atteggiamento scoliotico o con
ipercifosi dorsale (dorso curvo). Ad esempio, la pallavolo, la
pallacanestro e
la pallamano, oltre a migliorare la coordinazione motoria, la velocità, la
socializzazione (come tutti gli sport di squadra) sono sport di “allungamento”
benefico per la colonna vertebrale.
In acqua la forza di gravità è ridotta e il nuoto (a
livello non agonistico) è consigliato per correggere le posizioni errate che
possono contribuire al manifestarsi di atteggiamenti scoliotici. Attenzione
però, esistono sport definiti “cifosizzanti” come il ciclismo, vogatore e lo
stesso nuoto agonistico in cui il bambino viene indirizzato precocemente verso
la specialità dello stile delfino o farfalla. La pratica di queste discipline in
un bambino portatore di dorso curvo potrebbe esacerbare la già errata postura.
E’ compito dell’istruttore, quindi, attuare un programma di allenamento vario,
promuovendo la pratica di tutti gli stili o, quantomeno, affiancare
l’allenamento ad altre attività fisiche di compensazione. Attenzione anche agli
atteggiamenti in iperlordosi lombare che possono essere esacerbati da una errata
tecnica di nuoto.
Non e’ stato mai provato che la pratica di uno sport,
anche se asimmetrico come il tennis o la scherma, favorisca la scoliosi, se così
fosse, dovremmo rilevare una percentuale di atleti scoliotici tra i loro
praticanti molto più alta rispetto alla media totale degli altri sportivi e dei
sedentari e ciò non avviene. Non bisogna assumere, dunque, un atteggiamento
eccessivamente colpevolizzante nei confronti di determinate attività sportive,
definite asimmetriche. Inoltre, entrambi questi sport, dal punto di vista
atletico sviluppano le capacità aerobiche, la coordinazione e richiedono grandi
capacità di concentrazione concorrendo a sviluppare questa qualità psicologica.
Ciò non significa che un bambino in età evolutiva possa eseguire esercizi
asimmetrici senza alcun criterio, ma due o tre ore alla settimana di scherma o
di tennis non sono di sicuro più dannose per la sua colonna vertebrale della
sedentarietà o di altri sovraccarichi talora fin troppo sottovalutati, come
sedere scompostamente due o tre ore al giorno di fronte a una play station o ad
un computer o indossare, in maniera errata, pesanti zaini scolastici.
E’ molto
importante, inoltre, assecondare le preferenze del giovane atleta che deve
vedere l’attività sportiva come un momento di svago e di gioco e possibilmente
permettergli di praticare differenti discipline sportive complementari fra di
loro, ad esempio tennis e ginnastica o danza (sport controindicati solo in
presenza di importanti alterazioni dell’apparato scheletrico).
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Il
bambino portatore di paramorfismi della colonna vertebrale deve
effettuare una
preparazione personalizzata rispetto ai compagni?
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L’attività sportiva rappresenta per il bambino un importante momento di
accrescimento psico-fisico in cui impara, oltre gli schemi motori, anche a
interagire e a confrontarsi con i coetanei. Perciò l’allontanamento da questi
ultimi per eseguire un allenamento ideato solo per lui potrebbe far nascere
nella sua mente, la convinzione di essere “diverso” dagli altri bambini e di non
essere adeguato a praticare l’attività sportiva con tutto quel bagaglio di
emozioni e aspettative illuse deleterie per l’accrescimento psichico. Perciò è
fondamentale che il bambino sia perfettamente integrato nel gruppo di coetanei.
In
bambini portatori di paramorfismi del rachide che ruolo ha la ginnastica
correttiva?
Quella che viene chiamata
impropriamente ginnastica “correttiva” non può essere considerata uno
strumento terapeutico. La correzione di patologie del rachide e, in
particolare dei dimorfismi, si avvale di presidi o interventi chirurgici
prescritti e controllati dallo specialista ortopedico. La ginnastica, oltre a
combattere la sedentarietà, si pone come obiettivo principale il controllo della
corretta postura, l’armonizzazione dei movimenti di tutti i segmenti corporei,
la prevenzione di rigidità, soprattutto a livello rachideo, sia durante la fase
di accrescimento che nel periodo della maturità.
Adolescernti portatori di paramorfismi del rachide possono giovarsi
dell'attività di palestra (pesistica)?
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L’attività di palestra con potenziamento muscolare non è
indicata durante il periodo dell’accrescimento perché il sistema metabolico
anaerobico non ha raggiunto un’appropriata maturazione come anche l’apparato
muscolo-scheletrico. La presenza della cartilagine di accrescimento rappresenta
un locus minor resistentiae dove si inseriscono le strutture tendinee. Perciò,
se si fanno eseguire esercizi di potenziamento, ad esempio del muscolo
quadricipite, che ha la sua inserzione prossimale sulla cartilagine di
accrescimento situata sulla spina iliaca anteriore inferiore, prima che sia
avvenuta la maturazione della stessa, si può rischiare di causare un distacco
della cartilagine.
In bambini con le ginocchia valghe o vare è
preferibile consigliare sport in assenza di carico?
Un lieve valgismo è fisiologico nel sesso femminile e il
varismo può conseguire ad una lassità capsulolegamentosa che può ridursi durante
il periodo di accrescimento con conseguente normalizzazione fisiologica. Perciò
solo le forme gravi di varismo devono essere avviate verso un’eventuale
correzione. Per queste, lo sport può essere considerato propedeutico
all’intervento.
Il nuoto è sicuramente lo sport meno traumatizzante per le
articolazioni e per l’arto inferiore in generale grazie al fatto che essendo
immersi in acqua, la forza di gravità e anche l’eventuale sovrappeso dello
sportivo non possono gravare sulle strutture normalmente messe più sotto stress.
Gli sport equestri potrebbero peggiorare il varismo tibiale (“gambe storte”)
mentre sono consigliabili in presenza di ginocchia valghe (“gambe ad x”).
Quindi, per le
forme lievi non esiste alcuna controindicazione alla pratica sportiva, mentre
per le forme più gravi è preferibile affiancare lo sport a tecniche
fisioterapiche vere e proprie di allineamento posturale dell’arto in previsione
dell’intervento di correzione
La
dismetria agli arti inferiori controindica la pratica sportiva?
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La dismetria degli arti inferiori è una alterazione di non
raro riscontro tra i bambini e non solo. E’ spesso la causa di alterazioni del
rachide come l’atteggiamento scoliotico o la scoliosi vera e propria. Il
trattamento di questa alterazione con plantari fatti su misura è di competenza
dello specialista ortopedico e dipende dalla sua gravità che può determinare
differenze di lunghezza tra i due arti da pochi millimetri a diversi centimetri.
Le indicazioni di compensazione durante la crescita sono:
-
Sotto ad
un centimetro, si è in una zona fisiologica e non si compensa se non in casi di
squilibrio
-
+ di 2
centimetri, il compenso è necessario per prevenire le lombalgie
-
tra 1 e 2
centimetri, il problema si pone quando esiste una scoliosi associata.
Gli sport consigliati sono soprattutto il nuoto,
l’equitazione e il ciclismo previo adeguamento dell’altezza del pedale, tuttavia
l’esclusione dalla pratica di altri sport non è giustificata se il difetto è
correttamente compensato dall’uso di plantari e in assenza di gravi alterazioni
del rachide.
I bambini affetti da osteocondrosi giovanile possono
praticare attività sportiva?
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Le osteocondrosi giovanili sono alterazioni dei delicati
nuclei di accrescimento che conseguono, generalmente, a turbe vascolari locali,
verosimilmente determinate da eccessivi carichi e che si autolimitano e
scompaiono con un po' di riposo e una blanda terapia antinfiammatoria senza
lasciare conseguenze.
La malattia di Osgood-Schlatter
è
sicuramente quella di più frequente osservazione nell’età evolutiva. Interessa
prevalentemente giovani in età compresa fra i 10 ed i 15 anni, con predilezione
per il sesso maschile. Nell’anamnesi viene riscontrato, non di rado, un
sovraccarico funzionale a livello dell’apparato estensore del ginocchio,
secondario ad attività sportive quali, fra le altre, il gioco del calcio.
Il
disturbo interessa il ginocchio nel punto in cui il tendine rotuleo si inserisce
alla tibia.
Può comparire nella zona di dolore anche un piccola sporgenza che la
radiografia mette in evidenza come " frammentazione del nucleo di accrescimento
della tuberosità tibiale anteriore". Il disturbo, a seconda dell’intensità del
dolore, rende difficile la prosecuzione della pratica sportiva e regredisce
spontaneamente, con un periodo di sospensione, senza lasciare tracce. Continuare
stoicamente a praticare sport può portare allo sviluppo di calcificazioni
permanenti che richiedono l’ asportazione chirurgica. Anche le altre forme di
osteocondrosi giovanile si giovano della sospensione temporanea della pratica
sportiva (Malattia di Sever-Blank: alterazione che colpisce la
cartilagine di accrescimento dell’ apofisi calcaneare posteriore nei bambini
tra i 9 e gli 11 anni. Malattia di Sinding- Larsen: Simile alla
precedente, ma più rara, colpisce il ginocchio a livello della rotula.
Malattia di Koeler: Frequente specie nel sesso femminile, interessa il
secondo metatarso del piede. Distrofia
Rachidea di Crescita o malattia di Scheurmann:interessa la placca di
crescita del corpo vertébrale che provoca una fragilità del piatto
superiore con cifosi secondaria. Quando l’adolescente assume una cattiva
posizione i corpi vertebrali si schiacciano progressivamente creando il
circolo vizioso della ipercifosi
I bambini con alterazioni della volta plantare (piede
piatto o cavo)
possono praticare qualsasi pratica sportiva?
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Anche per questa problematica di comune riscontro nell’età
evolutiva, l’attività sportiva non presenta alcuna controindicazione. Per
quanto riguarda il piede piatto, il trattamento con plantari è controverso.Una
rieducazione con rafforzamento della muscolature intrinseca (salto della fune) e
del lavoro attivo dei muscoli tricipite e tibiale posteriore,
con stimolazione della muscolatura distale mediante
prensione di oggetti tondi (penne) posti per terra è sicuramente più efficace,
soprattutto se integrata da esercizi di propriocezione ( piatto di Freemann, o
marcia su una volta).
Il piede cavo si accompagna spesso ad affezioni
neurologiche. Ad uno stadio avanzato, si possono avere le dita ad artiglio
ed è spesso necessario ricorrere all’intervento chirurgico.
Nei casi meno gravi il trattamento di pertinenza ortopedica si baserà
sull’utilizzo di ortesi plantare. La forma
minore dei piedi cavi, si nota spesso negli sportivi. Le scarpe da sport
elastiche sono consigliate. La rieducazione cerca di allungare l’aponevrosi
plantare ed i legamenti.
Le variazioni dell'asse posteriore del piede (retro
piede valgo o varo)
controindicano la pratica sportiva?
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Per valgismo e varismo del retropiede si intende una
deviazione dell'asse del calcagno che nel primo caso tende a cedere verso il
lato interno del piede, nel secondo verso l'esterno. Sono anomalie
morfo-funzionali molto comuni che hanno una grande importanza nell'esecuzione
del gesto sportivo e sono una delle cause più frequenti di alterazioni della
postura generale dell'atleta. Generalmente congenite, possono essere aggravate
da un deficit della muscolatura di sostegno del piede o da eccessivo carico
ponderale (frequente, infatti, soprattutto nei bambini obesi).
Queste alterazioni, oltre a determinare sovraccarichi a
livello delle articolazioni del piede, hanno effetti su tutto l'apparato
locomotore con possibile insorgenza di patologie da sovraccarico anche a livello
delle articolazioni del ginocchio e dell’anca, dei tendini (tendine d'Achille e
rotuleo) e della colonna vertebrale.
Ad aggravare tutto ciò, inoltre, concorre spesso l'azione
della calzatura che, presentando caratteristiche aggressive ed antifisiologiche,
mira al massimo rendimento o al soddisfacimento di canoni estetici con scarso
rispetto della fisiologia del piede. La migliore calzatura è quella che consente
al piede la ricerca di validi appoggi, gli permetta una migliore distribuzione
dei carichi nonché delle forze da trasmettere.
Facendo attenzione a questi accorgimenti e alla corretta
esecuzione del gesto atletico, la pratica sportiva non presenta alcuna
controindicazione, anzi, contrasta l’eccesso ponderale che ormai sta diventando
una malattia sociale, soprattutto durante l’età evolutiva. Tuttavia alcuni
sport, come il pattinaggio su rotelle o su ghiaccio e la danza a livello
agonistico, a causa del sovraccarico di tutte le strutture del piede e di
frequenti errori del gesto atletico (iperpronazione del piede) soprattutto nelle
fasi iniziali di apprendimento, potrebbero determinare un peggioramnento della
già presente alterazione o favorirne la comparsa. Anche in questo caso è il buon
senso che deve indirizzare il giovane atleta (o meglio i suoi genitori) verso la
giusta scelta. Se il bambino mostra propensione e talento per la pratica dello
sport relativamente controindicato, potrebbe essere più deleterio seguire un
atteggiamento proibizionistico. E’ invece importante farlo seguire da medici
attenti alle problematiche di pertinenza ortopedica e da allenatori preparati
che conoscano i rischi degli errori di allenamento e facciano eseguire anche
esercizi specifici (potenziamento del muscolo tricipite surale) per contrastare
l’alterazione.
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alle domande
per
approfondire vedi
"
Il ruolo della attività motoria e
dello sport nel trattamento dei paramorfismi nell’età evolutiva
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