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Le
modificazioni dello stile di vita dal dopoguerra in poi, col passaggio da una
economia prevalentemente agro-pastorale ed artigianale, ad una industriale ed
impiegatizia, la progressiva urbanizzazione, il cambiamento delle abitudini
alimentari, la progressiva meccanizzazione, conseguenze di una migliorata
situazione economica, sono considerate dai più le cause sociali di una sindrome
da insufficiente attività fisica che, per primi Kraus e Raab nel 1961 definirono
“malattia ipocinetica”. Questa è caratterizzata dalla carenza o mancanza di
adattamento di svariati apparati alle modificazioni indotte dallo sviluppo dello
stesso organismo, all’attività fisica intensa ed alle sollecitazioni, sia
fisiche che mentali, della vita di tutti i giorni. Nell’età dello sviluppo, le
alterazioni a carico di questi apparati vengono definite “paramorfismi dell’età
evolutiva”.
L’etiologia
di tali situazioni cliniche è rappresentata sicuramente dalla ipotonia della
muscolatura e la patogenesi dal diminuito uso dei vari organi ed apparati.
Tali
paramorfismi possono interessare sia l’apparato cardio-circolatorio, che si
manifesta nella pratica con una incapacità di rispondere in modo adeguato ad uno
sforzo, e che può essere riconosciuto clinicamente da un insieme di alterazioni
caratterizzate da un aumento della frequenza cardiaca con conseguente riduzione
della gittata sistolica, del flusso ematico periferico e della pressione
arteriosa media, che quello respiratorio, con una tachipnea da esercizio ed una
ridotta potenza aerobica. La scarsa attitudine al movimento ed alla attività
fisica in genere, associata alle modificazioni dell’alimentazione, più nel senso
della qualità che della quantità, determinano dei paramorfismi metabolici
caratterizzati soprattutto dal sovrappeso in continuo aumento nell’età
evolutiva, tanto da portarci ai primi posti nelle graduatorie mondiali relative
all’obesità infantile, con relativa alterazione del rapporto peso-statura, con
alterazioni del feed-back diencefalico sul centro regolatore dell’appetito, e
con conseguenti alterazioni del metabolismo glucidico e lipidico. La difficoltà
ad eseguire con coordinazione e destrezza anche attività fisiche semplici, e lo
sviluppo di una immagine negativa del proprio corpo, in un periodo di formazione
della propria identità, possono determinare dei paramorfismi psicologici
caratterizzati nel giovane da una instabilità emotiva con conseguente ridotta
attività di socializzazione che spesso si ripercuote anche sull’andamento
scolastico, e che potrebbero anche influenzare lo sviluppo di una personalità
matura ed equilibrata in età adulta.
Sicuramente interconnessi con gli altri e facilmente riconoscibili anche ad un
esame clinico generico consideriamo i “paramorfismi
dell’apparato
muscolo-scheletrico”, che sono caratterizzati da difetti di portamento o da
atteggiamenti posturali viziati, tra i più frequenti dei quali annoveriamo:
·
Atteggiamento
scoliotico
·
Dorso curvo
astenico
·
Iperlordosi
lombare
·
Valgismo delle
ginocchia
·
Piede piatto
valgo paramorfico
Tali
alterazioni differiscono dai “dismorfismi” in quanto le modificazioni anatomiche
che evidenziamo non hanno caratteristiche strutturali, anche se un confine
netto, ben delimitato, non esiste tra semplice atteggiamento scorretto e
paramorfismo, e tra paramorfismo e dismorfismo, e pertanto solo con
l’osservazione periodica è possibile inquadrarli e scoprire eventuali viraggi
tra una forma e l’altra.
Il
trattamento dei paramorfismi si avvale, in primo luogo, con evidente beneficio
dell’esercizio fisico continuativo che permetta al giovane di migliorare la
propria capacità di adattamento. Sicuramente la vita all’aria aperta con
l’esercizio fisico quotidiano costituiscono la migliore prevenzione dei
paramorfismi: da ciò ne consegue l’assoluta necessita di infrastrutture che
prevedano spazi nei quali esercitare tali attività e che pertanto coinvolgono
obbligatoriamente gli indirizzi e la programmazione sociale e politica, alquanto
carente relativamente a questo aspetto. La scuola, a questo proposito riveste
una importanza notevole, perché la sua funzione non si restringa solo
all’accrescimento del bagaglio culturale bensì anche dello sviluppo psico-fisico
armonico dedicando più tempo alla educazione fisica. In quest’ottica sarebbe
necessario che le scuole, da un punto di vista architettonico, fossero più
sviluppate in superficie, con presenza di ampi spazi di movimento, di aule ampie
possibilmente con banchi ergonomici che permettano di assumere posture corrette,
di palestre spaziose con personale docente preparato per sviluppare nei bambini
schemi motori e posturali corretti, e per impartire una educazione all’attività
fisica e sportiva corretta in funzione non necessariamente agonistica.
La
prevenzione prevede necessariamente l’osservazione sia in ambito familiare che
scolastico, da parte dei genitori, dei docenti e, quando possibile, anche da
parte di esperti in screening periodici organizzati dagli enti preposti alla
tutela della salute..
Una
volta instaurato l’atteggiamento scorretto o il paramorfismo, ed anche nelle
forme iniziali lievi di dismorfismo, l’esercizio terapeutico correttivo trova un
validissimo campo di applicazione.
Il
primo approccio è rappresentato dal coinvolgimento del giovane che deve prendere
coscienza del proprio atteggiamento e della necessità di mettere in atto tutti
quei provvedimenti necessari per correggerlo. Per aiutarlo possiamo utilizzare
semplici strumenti e metodi rappresentati per esempio dall’immagine fotografica,
dalla visione della propria immagine sullo specchio quadrettato, o dalla
constatazione, in piedi o da seduto, dei punti di contatto della schiena sulle
superfici rigide sulle quali è poggiato.
L’istruttore deve poi cominciare ad insegnare al soggetto a correggere la
propria postura sui diversi piani e sui diversi livelli, partendo dai piedi per
poi risalire verso l’alto al bacino, e per arrivare a correggere la colonna. Può
essere utile, se le condizioni anatomiche la rendano necessaria, l’adozione di
rialzi compensatori o di plantari. La ginnastica, per come viene normalmente
praticata, presenta sempre un notevole punto critico rappresentato dalla
intermittenza in quanto risulta difficile ottenere una correzione cosciente
attiva per più di un’ora al giorno, e talvolta per soli due o tre giorni alla
settimana. Per il resto della giornata il giovane le trascorre nelle posizioni
che più gli aggradano, spesso scorrette, generalmente senza praticare altra
attività fisica, perciò risulta molto importante insegnare la necessità di
ripetere nel corso della giornata semplici esercizi di autocorrezione anche di
breve durata..
E’
importante infine impartire al soggetto una educazione psico-motoria che insegni
ad associare le posture corrette alle varie attività della sua giornata,
assumendo posizioni composte sia in piedi che da seduto, e migliorando la
qualità della respirazione che, se eseguita in modo corretto, comporta una
controllo automatico delle curve fisiologiche.
Prendiamo ora in esame alcuni tra i paramorfismi più frequenti iniziando da
quelli della colonna vertebrale.
Gli
atteggiamenti del collo sono strettamente correlati a quelli del tratto dorsale,
infatti una cifosi dorsale alta determina un compenso cervicale in
iperlordosi,
mentre una riduzione della curva dorsale induce una rettilineizzazione del
tratto cervicale. Nei vizi posturali del collo risulta utile un fondamentale
esercizio rappresentato dalla “retrazione del capo”, che si ottiene inclinando
leggermente il capo in avanti (mm. lungo del collo, grande retto anteriore del
capo, sopra e sottoioidei) in modo da raddrizzare le vertebre, e contraendo i
muscoli della nuca (mm. splenio e complessi) tanto da portare indietro il blocco
formato dal capo e dalla colonna cervicale. In questo modo il collo ottiene il
suo massimo allungamento.
Tra i
paramorfismi del dorso quello più frequentemente evidenziato è l’atteggiamento
curvo astenico” determinato da un mancato adeguamento tra efficienza muscolare e
richiesta funzionale, spesso in occasione di un rapido aumento della statura.
Tale mancato adeguamento vede nella mancanza di movimento uno dei principali
imputati pertanto in tali situazioni è facilmente intuibile che qualsiasi
attività motoria costituisca prevenzione. In taluni casi può essere opportuno
procedere ad esercizi specifici, e per evitare che le sollecitazioni su tale
tratto della colonna tendano a provocare un aumento delle curve nei segmenti
limitrofi è necessario che questi vengano bloccati simultaneamente. Questo lo si
può ottenere con la tecnica della retroposizione del capo per il tratto
cervicale e con la retroversione del bacino per il tratto lombare. Pertanto sarà
necessario praticare questi esercizi prevalentemente in posizione seduta su una
panca o uno sgabello, o carponi, in modo tale che la flessione delle cosce e la
retroversione del bacino riducano la lordosi, avendo l’accortezza di far tenere
le ginocchia unite e possibilmente il più vicino al tronco. La ginnastica
prevede esercizi di inspirazione forzata per trazionare verso l’alto la gabbia
toracica e l’elevazione delle braccia o l’extrarotazione per allargare gli spazi
intercostali. Utile la mobilizzazione attiva in estensione da seduti con anche e
ginocchia flesse per stabilizzare il bacino, nella posizione carponi con arti
superiori appoggiati alla spalliera, con esercizi isotonici per la muscolatura
dorsale e, nelle forme al confine tra paramorfismo e iniziale lieve dimorfismo,
quando si sta instaurando una certa rigidità, anche associando una lieve
pressione sul dorso, e le contrazioni di tipo isometrico, isotonico o miste per
migliorare il trofismo muscolare degli erettori della colonna.
Relativamente ai paramorfismi del tratto lombare quello più rilevante è
rappresentato dall’iperlordosi, che può derivare da uno scarso trofismo
muscolare addominale o da un compenso al dorso curvo, e che si ripercuote
sull’aspetto esteriore della parete anteriore dell’addome. Pertanto sarà utile
l’eliminazione delle cause concomitanti all’instaurarsi del problema, quali
appunto l’ atteggiamento in dorso curvo, eventuali difetti degli arti inferiori
e della deambulazione, attività fisiche e/o sportive iperlordosizzanti, utilizzo
di scarpe col tacco alto, etc.. E’ sempre utile poi associare la ginnastica
respiratoria che mantiene in costante attività anche la muscolatura addominale.
Il
trattamento di tali forme prevede innanzittutto una ginnastica di tipo
isometrico che determini una
retroversione del bacino con appiattimento della
lordosi lombare. Per soddisfare una gradualità del lavoro, ciò si ottiene
inizialmente in decubito supino con arti inferiori semipiegati e cosce flesse a
circa 45°, in modo da creare condizioni meccaniche il più favorevoli all’ileo-psoas,
successivamente con arti inferiori estesi, in posizione eretta con dorso
appoggiato e gli arti inferiori anteposti di circa 20-30 cm., in posizione
eretta aderendo con tutto il corpo alla parete, ed infine in posizione eretta
senza alcun appoggio. Si possono quindi fare anche degli esercizi di leggera
flessione del busto sugli arti inferiori partendo da una posizione facilitata
con un piano inclinato, per escludere il rischio che il carico porti a ritardare
il sollevamento del busto e ad accentuare l’insellatura lombare. Quindi si
procederà a degli esercizi di flessione degli arti inferiore sul tronco a vari
gradi di partenza, iniziando dall’atteggiamento semibreve con i talloni
avvicinati alle tuberosità ischiatiche, per poi passare ad un atteggiamento
lungo con un angolo di partenza ridotto ed abolendo lo slancio simultaneo degli
arti inferiori, o riducendo l’angolo ed il carico con ginocchia flesse e piedi
in appoggio. Utile proseguire con gli esercizi di retroversione e per gli
obliqui dell’addome.
L’atteggiamento scoliotico consiste in una deviazione laterale della colonna sul
piano frontale caratterizzata però dalla mancanza di elementi di strutturazione
vertebrale. Come per il dorso curvo anche nel caso dell’atteggiamento scoliotico
qualsiasi attività motoria può favorire la prevenzione e spesso sono necessari
solamente dei controlli periodici nel dubbio di un viraggio verso una forma
lieve di dismorfismo. In certi casi può essere utile ricorrere al trattamento
rieducativo che può prevedere delle esecuzioni differenziate in relazione alle
caratteristiche individuali, alle esigenze del soggetto ed alla sensibilità e
preparazione dell’istruttore. Importante è la gradualità del lavoro con esercizi
che dovranno essere eseguiti dapprima in scarico e poi anche in carico, e il
dosaggio degli esercizi relativamente al numero ed alla durata degli stessi
Tra
le varie metodiche proponibili possono essere utili gli esercizi di
autoallungamento, in estensione praticati attivamente dal soggetto stesso con
contrazioni prevalentemente isotoniche seguite se necessario da contrazioni
isometriche, gli esercizi di mobilizzazione attiva in carico ridotto, da seduti,
o carponi in quasi completo scarico, costituiti da movimenti simmetrici ed
asimmetrici ripetuti simmetricamente e basati su contrazioni di tipo isotonico.
Utili inoltre gli esercizi di equilibrio, lo stretching
e la
rieducazione propriocettiva,
gli esercizi isometrici, contro resistenza e la tonificazione
degli addominali.
Per
quanto riguarda gli arti inferiori tra i paramorfismi più frequenti ricordiamo
il valgismo delle ginocchia caratterizzato da una diminuzione dell’angolo
femoro-tibiale.
Nell’adolescenza possono manifestarsi in seguito ad una ipotonia
muscolo-legamentosa generalizzata e all’aumento del peso corporeo e
conseguentemente del volume delle cosce.
Il
trattamento prevede chiaramente una correzione del peso, il recupero della
completa escursione articolare, il rinforzo della muscolatura della coscia e
della gamba, il training deambulatorio e la rieducazione propriocettiva.
Il
piede piatto-valgo paramorfico, che spesso si manifesta compiutamente
nell’adolescenza, a causa del rapido accrescimento staturale e dell’aumento del
peso corporeo, può essere determinato da uno squilibrio tra richiesta funzionale
e resistenza dei legamenti e dei muscoli del piede.
Il
trattamento rieducativo prevede la soppressione delle cause di sovraccarico
(peso, stazione eretta e marce prolungate), e lo sviluppo dei mezzi di sostegno
dell’arco plantare con kinesiterapia attiva e passiva che rinforzi i muscoli
cavizzanti, e la rieducazione propriocettiva.
La
Kinesiterapia attiva prevede esercizi di presa che interessano globalmente la
muscolatura e migliorano la coordinazione (prensione statica di una penna con le
dita del piede, prensione dinamica di un fazzoletto o di biglie), deambulazione
con flessione delle dita del piede al fine di accentuare la concavità plantare,
esercizi su rullo di Gindler, potenziamento dei muscoli intrinseci plantari,
sviluppo dell’equilibrio in appoggio monopodalico per cavizzare il piede,
deambulazione su piano inclinato in discesa, deambulazione su terreni
accidentati e su materiali diversi tipo sabbia, gommapiuma, etc.
La
kinesiterapia passiva comprende mobilizzazione analitica di tutte le
articolazioni del piede, mobilizzazione passiva per avvicinare i pilastri
anteriore e posteriore del piede, posture in allungamento per il tricipite
surale ed il peroneo breve portando il piede in varo supinazione. Può essere
utile anche la massoterapia della muscolatura contratta della catena posteriore
e le elettrostimolazioni per la muscolatura cavizzante.
Risulta sicuramente utile far interagire l’attività motoria con lo sport per
produrre i maggiori effetti positivi sul giovane. Infatti mentre l’attività
motoria si pone come obiettivo l’educazione al gesto, la sua comprensione e lo
sviluppo di uno schema corporeo cosciente, lo sport crea alta motivazione al
lavoro che diviene pertanto più accettato e facilmente proponibile.
Gli
obiettivi che ci prefiggiamo con l’attività sportiva sono rappresentati dalla
mobilizzazione articolare, dal miglioramento della capacità di percezione del
proprio corpo, ovvero sentire il movimento corretto e le modificazioni del
portamento, dal potenziamento della muscolatura, dall’assunzione di posture
corrette ed utilizzo di queste nelle attività sportive, dal miglioramento della
respirazione con conseguente aumento del potenziale aerobico, ed infine dal
miglioramento delle relazioni sociali e sviluppo dell’autostima.
Spesso viene posta la domanda al Medico sportivo di quale sport sia
consigliabile nell’età evolutiva e la risposta più immediata sarebbe quella che
qualsiasi sport può andare bene se praticato in modo ricreativo che consideri la
salute come il bene primario che va al di là della performance sportiva, nel
rispetto però di alcuni fattori fondamentali rappresentati dalla scelta del
giovane e non dei suoi genitori, dalle caratteristiche morfo-funzionali,
sfatando anche dei luoghi comuni, tra i più frequenti dei quali, gli sport
asimmetrici per i paramorfismi della colonna. In ogni caso, nella fase di
avviamento, sarebbe utile indirizzare verso gli sport di destrezza e quelli di
squadra.
In
conclusione nell’ottica della prevenzione dei paramorfismi è assolutamente
importante incoraggiare l’attività motoria e la pratica sportiva, sapendo che
non esiste possibilità di danno se praticata in forma ricreativa e rispettando
l’espressione biologica del giovane, prevenendone gli eccessi che potrebbero
causare danni da sovraccarico, e consapevoli che, iniziando l’attività nell’età
evolutiva, l’attitudine al movimento durerà per tutta la vita.
per approfondire vedi
I
paramorfismi osteoarticolari |