Cosa
sono i paramorfismi dell’apparato cardiocircolatorio?
Col termine di “paramorfismo” si intende una “alterazione acquisita
della forma esterna del corpo e delle sue abituali funzioni dovuta
ad astenia ed ipotonia muscolare”.
La crescente diffusione del benessere economico e della
meccanizzazione sono le cause storiche e sociali, ormai
universalmente riconosciute, di quella sindrome da mancato o
insufficiente esercizio, che Kraus e Raab neI 1961 affidarono alla
cultura mondiale col termine di «malattia ipocinetica». Questa
condizione è caratterizzata dall’interessamento di uno o più dei
grandi apparati, fino all’instaurarsi di quei quadri che, nei
ragazzi, vanno sotto il nome di «paramorfismi dell’età evolutiva.
Cause comuni a tutti i quadri sono l’ipotonia (ridotta capacità di
contrazione) muscolare ed il «non usu» dei vari organi ed apparati;
il grado di interessamento delle strutture organiche implicate
spazia in una vasta gamma di quadri paramorfici. I quadri
paramorfici interessanti l’apparato cardiocircolatorio sono insiti
nelle peculiarità del muscolo cardiaco e del sistema circolatorio
che, in mancanza di stimoli motori adeguati, non si adatta
convenientemente a sopportare carichi di lavoro anche non
particolarmente elevati. Infatti il cuore reagisce con un aumento
della frequenza (numero di battiti per minuto) che risulta pertanto
antieconomica con conseguente riduzione della gittata sistolica
(quantità di sangue espulsa dal cuore ad ogni battito). In tal modo
il flusso periferico si riduce, al punto che i tessuti tributari
manifestano precocemente i fenomeni della fatica locale.
Il mancato adattamento del torrente circolatorio allo sforzo non
consente quel tragitto facilitato, caratterizzato dalle basse
resistenze periferiche (resistenza che si oppone al flusso di sangue
verso la periferia) indotte dall’esercizio fisico, col risultato di
elevare la pressione arteriosa media (valore di pressione arteriosa
intermedio fra pressione massima e pressione minima) da esercizio.
Il cuore nel bambino
Come aiutare il cuore del bambino a crescere in
salute?
La salute del cuore si costruisce fin dall’infanzia. Per questo
sempre più i medici raccomandano di attuare già in giovane età delle
strategie per prevenire lo sviluppo di potenziali malattie
cardiovascolari. Occorre sempre ricordare l’importanza di questo
periodo delicato della vita in cui si creano le basi per la salute
dell’adulto. Educare i bambini ad un corretto stile di vita è uno
degli aspetti fondamentali dunque per avere un cuore sano e forte da
adulti. L’obiettivo è quello di contrastare l’insorgere delle
malattie cardiache che rappresentano oggi la principale causa di
morte nel mondo occidentale. Ma in che modo?
A
quale età si può iniziare a parlare di prevenzione?
Molte malattie cardiovascolari, per esempio l’ictus e l’infarto,
sono condizionate da quanto avviene nei primissimi anni di vita,
addirittura nella vita intrauterina. L’alimentazione della mamma
durante la gravidanza, infatti, ha un’importanza fondamentale non
solo per il suo benessere ma anche in previsione dello sviluppo
futuro del figlio. Dopo la nascita, il latte materno assicura al
bambino non solo l’apporto dei nutrienti necessari per la crescita,
ma anche molte sostanze che aiutano a sviluppare meglio i
suoi organi, per esempio gli acidi grassi e le proteine nobili.
L’allattamento al seno quindi contribuisce ad abbassare quei
“fattori di rischio” che facilitano lo sviluppo delle malattie
cardiovascolari.
Ma la prevenzione continua anche nei primissimi anni di vita del
bambino, quando scelte specifiche, per esempio nutrizionali, possono
influenzare notevolmente il metabolismo e la salute di ognuno di
noi.
Come contrastare l’obesità tra i più piccoli?
Sono circa 22 milioni i bambini nel mondo sotto i cinque anni
definiti obesi e molti altri sono in sovrappeso. E questi numeri
sono costantemente in aumento sia nei paesi sviluppati che in quelli
in via di sviluppo. L’Italia, poi, ricopre un primato negativo in
Europa con circa il 36 per cento dei bambini in sovrappeso e il 12
per cento obesi. A incrementare i numeri di questa società che
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “obesogenica”
contribuiscono enormemente le cattive abitudini alimentari: i
bambini tra i 6 e i 13 anni, infatti, abusano spesso di snack,
merendine e bibite gassate. Una cosa che si nota parlando con molte
madri è, a parte l’uso veramente eccessivo di merendine, il consumo
eccessivo in alcuni bambini di latte e derivati (quali formaggini e
formaggi molli). Non è consigliabile superare mezzo litro di latte
al giorno, così come non è utile mangiare formaggi più di un paio di
volte la settimana. Per una merenda o uno spuntino sani e nutrienti,
infatti, può andare bene lo yogurt bianco, a cui si può aggiungere a
piacere frutta e miele. Alcune semplici accortezze alimentari
possono contrastare la diffusione dell’obesità e del sovrappeso in
età infantile riducendo il rischio di malattie cardiovascolari o
altre conseguenze derivate dall’obesità, per esempio il diabete e le
malattie respiratorie. Non dimentichiamo poi che i bambini in
sovrappeso e obesi tendono maggiormente alla depressione e hanno
maggiori difficoltà nei rapporti sociali.
In
che modo l’attività fisica può aiutare il bambino?
Accanto a una corretta alimentazione i medici consigliano di
abbinare una giusta quantità di movimento. È stato infatti calcolato
che basterebbe camminare un’ora al giorno per almeno cinque giorni
la settimana e aumentare l’apporto di frutta, verdura e cibi
antiossidanti nella dieta, per ottenere, nell’arco di 5-10 anni,
risultati inimmaginabili in termini di salute pubblica: il 10 per
cento di malati in meno per malattie cardiovascolari. L’attività
fisica, infatti, migliora il trasporto dei grassi nel sangue
limitando gli effetti del colesterolo “cattivo”, aumenta i livelli
di colesterolo “buono” (che come è noto ha un effetto protettivo sul
cuore) e il dispendio energetico (quindi favorisce il controllo del
peso corporeo). Infine, elemento da non trascurare, favorisce la
socializzazione e la corretta crescita del bambino. Ma attenzione!
Per attività fisica non si intende sport agonistico oppure ore e ore
di esercizio estenuante in palestra. Un’attività fisica eccellente
per la prevenzione è quella moderata. È sufficiente quindi che il
genitore invogli il bambino a passatempi più attivi del guardare la
televisione e dei giochi elettronici, per esempio una bella
passeggiata o una corsetta in bicicletta. I bambini inguaribilmente
sedentari dovrebbero poi essere incoraggiati a partecipare ad uno
sport di gruppo o a regolari attività sportive con la famiglia.
Come
possono i genitori contribuire alla futura salute cardiovascolare
dei figli?
Il genitore ha un ruolo fondamentale nell’educazione dei figli,
quindi un bambino che fin da piccolo viene abituato a mangiare
correttamente, a tavola e fuori tavola, tenderà a mantenere queste
sane abitudini anche da adulto. Il genitore dovrebbe incoraggiare il
bambino a mangiare frutta e limitare al massimo l’uso di merendine
preconfezionate specialmente di patatine fritte e di dolciumi
conservati in busta per molti mesi. Un consiglio, non appena il
bambino è in grado di sedersi a tavola con i genitori, è quello di
educarlo da subito a un’alimentazione variata abituandolo ai sapori
delle verdure cotte e crude, di ogni tipo di legumi e pesce, di vari
tipi di pasta e di carne. È bene infatti ricordare che il gusto per
i cibi si acquista già nel primo anno di vita del bambino.
In generale, si dovrebbe insegnare al bambino a fare la colazione
tutte le mattine, una sana abitudine necessaria soprattutto durante
l’anno scolastico, e non utilizzare i dolci come “premio” per un
buon voto a scuola: meglio una visita allo zoo o al parco giochi.
Per molti genitori non è semplice accettare l’importanza della dieta
e dello stile di vita nel controllo del peso, mentre queste
abitudini sono fondamentali. Molti bambini in sovrappeso, sia perché
non viene data sufficiente importanza alla cosa, sia perché non
sempre i ritmi familiari convulsi e le abitudini a una vita
sedentaria sempre più diffusi nelle grandi città consentono delle
alternative, passano molto tempo davanti alla televisione:
un’abitudine che può ulteriormente peggiorare la situazione.
Attraverso i giusti esempi ai genitori è affidato il delicato
compito di “prendersi cura” del cuore del bambino partendo da
piccole cose: basterà ad esempio portare i bambini al parco, giocare
con loro a nascondino, moscacieca, rubabandiera, giochi ‘spontanei’
che li aiuteranno ad acquisire una sana abitudine al movimento che
sarà preziosa per tutta la vita.
Il soffio innocente nel
bambino
Cosa si intende per
“soffio al cuore” ?
Il soffio è un rumore che il sangue, come qualsiasi liquido che
scorre, provoca nel cuore o nei vasi quando il movimento non è
rettilineo e si creano turbolenze nel flusso di sangue, che
provocano la perdita della normale e caratteristica silenziosità.
Infatti, quando il sangue scorre all'interno del cuore il flusso è
normalmente silenzioso e all'ascolto non genera alcuna turbolenza.
Si tratta in sostanza di un “flusso laminare”, così come lo
definiscono i medici. In particolari situazioni tale flusso può
diventare vorticoso e generare un certo rumore facilmente
ascoltabile con il fonendoscopio. Spesso questo suono è del tutto
privo di significato patologico; altre volte invece nasconde
problemi cardiaci anche piuttosto seri.
Nei bambini i soffi cardiaci sono molto frequenti (50-60%) e nella
stragrande maggioranza dei casi vengono classificati come
"innocenti" ovvero come soffi privi di significato patologico. Dire
che un bambino ha un soffio innocente equivale dunque ad affermare
che il suo cuore è perfettamente sano.
E’
vero che il soffio innocente scompare con l’età?
In realtà non è il soffio che di per sé stesso tende a scomparire
con l’età, ma è l’aumento dello spessore della gabbia toracica e
delle strutture circostanti che crea difficoltà alla tramissione del
suono. Quindi non è vero che il soffio scompare ma è vero che è più
difficile sentirlo.
E’
possibile svolgere attività sportiva se si è portatori di soffio?
Se il soffio non ha origine patologica (soffio innocente o
funzionale o benigno) non ci sono limitazioni di sorta alla pratica
di attività sportive, a qualsiasi livello esse vengano praticate.
Molte persone a cui viene diagnosticato un soffio cardiaco temono
che l'attività fisica possa in qualche modo aggravare il problema o
mettere a repentaglio la propria salute. Se ciò può essere vero in
presenza di soffi patologici, di fronte ad un soffio "benigno" tale
comportamento è assolutamente sbagliato. Non a caso durante
l'attività fisica il soffio patologico tende ad accentuarsi mentre
quello funzionale tende a scomparire.
Le cardiopatie congenite
Che
cosa sono i difetti congeniti del cuore?
Il termine "congenito" significa “esistente alla nascita”. I difetti
congeniti comprendono tutte quelle alterazioni della struttura o
della funzione di uno o più organi che si sono determinate prima
della nascita.
Un difetto congenito del cuore è presente quando il cuore o i vasi
sanguigni vicino al cuore non si sono sviluppati normalmente prima
della nascita (il cuore si forma nelle prime quattro-dieci settimane
di gravidanza).
I difetti congeniti del cuore sono tra le malformazioni più
frequenti: la loro incidenza (numero di nuovi casi in una
popolazione), calcolata come il numero di bambini con cardiopatia
sul numero totale dei nati vivi, è pari a circa otto casi per mille
nati vivi (in Italia nascono circa 4000 neonati all'anno con una
forma di cardiopatia congenita). L’incidenza dei difetti congeniti
del cuore è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 50 anni,
nelle diverse casistiche raccolte.
Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che i genitori (e in
particolare le madri) affetti da un difetto congenito del cuore
hanno una più alta incidenza di figli anch’essi affetti; può essere
ragionevole prevedere un lento aumento dell’incidenza di anomalie
congenite del cuore nel corso degli anni, grazie alle più nuove
terapie mediche e chirurgiche che consentono di guarire i bambini
portatori di questi difetti, dando loro la possibilità di crescere e
di avere figli.
La malformazione cardiaca può essere di vario tipo: si va da
anomalie che riguardano una singola parte del cuore (per esempio,
una valvola) ad anomalie molto complesse, caratterizzate da
importanti alterazioni dell'architettura cardiaca. Ovviamente anche
la gravità della cardiopatia e le sue ripercussioni sulla salute
sono diverse: vi sono forme che non determinano alcun problema di
salute e che consentono una vita normale, e forme incompatibili con
la vita. Avere una cardiopatia congenita non vuol quindi dire avere
necessariamente una malattia grave; esistono però alcuni difetti
congeniti del cuore talmente complessi da portare a morte un neonato
in pochi giorni, a meno che non venga effettuato un intervento
medico o chirurgico immediato.
I difetti
congeniti del cuore si possono classificare in gravi, moderati e
lievi.
Sono definite gravi le forme congenite responsabili, già alla
nascita o entro i primi mesi di vita, di una condizione di grave
malattia; queste, a loro volta, possono essere suddivise in forme
“cianotiche” (= che danno una colorazione bluastra alla cute) e
forme “non cianotiche”. L’incidenza delle forme gravi è stabile nel
corso degli anni ed è, nelle diverse casistiche, pari a circa 2,5-3
per mille nati vivi.
Sono definite moderate quelle forme che richiedono un trattamento
cardiologico non intensivo alla nascita, oppure che vengono
diagnosticate soltanto dopo i primi mesi di vita. Anche l’incidenza
di queste forme è pari a circa 3 per mille nati vivi.
Sono definite lievi le forme presenti in soggetti privi di sintomi,
che spesso si risolvono spontaneamente; sono il gruppo più numeroso;
la stima della frequenza di queste lesioni varia in funzione del
fatto che la diagnosi venga effettuata in età neonatale o
pediatrica, oppure in età adulta (questo è il caso più frequente).
Come è possibile
accorgersi di un difetto congenito del cuore?
La diagnosi delle cardiopatie congenite si fonda principalmente
sull’esame clinico, radiografico ed ecocardiografico. In questi
ultimi anni la sempre maggiore diffusione dell’ecocardiografia, una
metodica diagnostica non invasiva basata sugli ultrasuoni, ha
notevolmente aumentato le possibilità di diagnosticare precocemente
i difetti congeniti del cuore (anche durante la vita intrauterina);
d’altro canto, essendo possibile la diagnosi prenatale, sono
aumentati i casi di ricorso all’interruzione di gravidanza per le
cardiopatie più complesse, riducendone quindi sensibilmente
l’incidenza nei nati vivi.
Le forme gravi (sia cianotiche che non cianotiche) sono
diagnosticate alla nascita o, grazie alle metodiche ecografiche,
anche durante la vita fetale. Le forme moderate solitamente vengono
diagnosticate dal cardiologo dopo i primi mesi di vita. Le forme
lievi, che possono restare asintomatiche fino all’età adulta, di
solito vengono diagnosticate dopo la comparsa dei sintomi: anche in
questi casi l’esame ecocardiografico è l’esame fondamentale;
talvolta il difetto può essere evidenziato in modo del tutto casuale
(ad esempio, con un ecocardiogramma eseguito per altri motivi).
Il
bambino con cardiopatie congenite può praticare attività sportiva?
L’attività
motoria e sportiva va sempre incoraggiata anche nei bambini e negli
adolescenti con cardiopatie congenite, operate e non. Essa ha
infatti una grande rilevanza in tale fascia di età sia per la
promozione ed il mantenimento della salute generale e
cardiovascolare, sia per gli importanti risvolti psicologici e
sociali e per l’insostituibile ruolo educativo e formativo.
Naturalmente, considerato il quadro estremamente variegato del
problema, con aspetti clinici di diversa gravità, e con situazioni
di estrema variabilità individuale, anche in relazione ad eventuali
interventi di correzione cardiochirurgica, la valutazione
preliminare da parte del medico sportivo, del pediatra e del
cardiologo dello sport va attentamente individualizzata, cercando di
stabilire per quanto possibile l’attività fisica “ideale” per
ciascun paziente.
Per arrivare a questo, è necessario da una
parte cercare di soddisfare la necessità da parte del giovane
paziente di reinserirsi nella vita attiva e nel mondo sportivo
rispettando il suo delicato equilibrio psicologico; dall’altra,
scegliere un’attività fisico-sportiva capace di apportare benefici
psico-fisici con un rischio di complicanze per quanto possibile
trascurabile.
Questo potrà essere possibile se saranno
tenuti nella giusta considerazione alcuni aspetti fondamentali,
quali un attento inquadramento diagnostico della patologia e della
sua gravità; una ragionevole previsione sulla possibile evoluzione
nel tempo della cardiopatia congenita e l’influenza che su di essa
potrà avere la pratica di attività fisica; la valutazione della
capacità funzionale del soggetto.
Con una adeguata valutazione medico-sportiva
che sappia tener conto di quanto appena esposto, potrà essere presa
in considerazione anche la possibilità di concedere un’idoneità
anche per sport agonistici, basandosi a tale proposito sui criteri
previsti dagli ultimi protocolli del COCIS del 2003. Negli altri
casi, quando l’agonismo è controindicato, dovrà essere comunque
autorizzata ed incoraggiata, nei limiti del possibile, un’attività
fisica a carattere riabilitativo di tipo aerobico e di intensità
lieve.
Come già detto, il problema è comunque molto
complesso per il gran numero di patologie in causa, estremamente
differenti fra loro, e per la grande variabilità della gravità del
problema anche per lo stesso tipo di cardiopatia. E’ allora
necessario rivolgersi per quanto possibile a cardiologi esperti, che
sappiano prescrivere nel modo giusto l’attività sportiva,
individualizzando al massimo la valutazione e prevedendo eventuali
complicazioni. Tale prescrizione, naturalmente, dovrà essere
aggiornata almeno annualmente, mediante un controllo cardiologico
completo, considerata la potenziale evolutività di molte di tali
cardiopatie.
In generale, comunque, sarà possibile
suggerire e prescrivere almeno la pratica regolare di attività
fisiche e sportive di tipo aerobico, con impegno cardiovascolare
costante e ad intensità lieve. In linea di massima, saranno invece
da evitare le attività di potenza, con impegno cardiovascolare di
pressione, specialmente se di intensità medio-elevata, per la
possibilità che tali attività possano aumentare il rischio di
complicanze e la progressione della cardiopatia.
Quali
problemi generali pone la certificazione dell’idoneità allo sport?
L’idoneità all’attività fisica viene definita
“la qualità di chi è idoneo a o per una determinata disciplina”. In
particolare il certificato medico è definito come quel documento
rilasciato dal medico stesso sull’esistenza di una malattia o di una
lesione o sullo stato di salute di una persona.
La legge sulla tutela sanitaria dell’attività
sportiva distingue l’attività fisica in ludica ed agonistica
intendendo nel primo caso un’attività discontinua, poco impegnativa
da un punto di vista psico-fisico; nel secondo caso un’attività
continuativa, più o meno impegnativa a seconda della disciplina e
che prevede allenamenti e gare.
Il certificato per l’attività ludica può
essere redatto dal medico curante o dal pediatra, mentre il
certificato per l’attività agonistica deve essere redatto
esclusivamente dal medico specialista in medicina dello sport. Nel
nostro paese, al contrario per esempio degli Stati Uniti d’America,
la responsabilità di chi certifica è penale e civile. Non bisogna
quindi dimenticare che nel redigere tali certificati bisogna agire
con perizia, prudenza e diligenza.
Nei soggetti sani gli esami clinici e
strumentali previsti sono di 1° livello (visita clinica,
elettrocardiogramma a riposo e dopo sforzo, esame spirografico,
referto esame delle urine).
Nei casi dubbi si eseguono esami di 2° livello
(prova da sforzo, ecocardiogramma, etc.) a seconda del dubbio
diagnostico.
Nei soggetti affetti da patologia esistono
delle linee guida, per alcune di esse, al fine di una corretta
valutazione clinica, strumentale e gestionale degli stessi; per
quanto concerne la patologia cardiovascolare, esiste un documento
redatto dal Comitato Organizzativo Cardiologico per l’idoneità allo
sport “COCIS” la cui ultima edizione è del 2003. In esso vengono
classificati gli sport in relazione all’impegno cardiovascolare e
vengono elencate le modalità di gestione delle singole patologie.
In generale la corretta gestione del soggetto
affetto da patologia consiste nell’eseguire una valutazione
cardiorespiratoria di 2° livello, associata ad un parere clinico,
eventualmente supportato da opportuni esami strumentali, redatto
dallo specialista di competenza.
Infine è necessario sottolineare che colui il
quale invia il paziente per una certificazione all’attività fisica
deve comprendere la problematica medico-legale connessa alla
certificazione stessa e la responsabilità di chi la esegue. Nello
stesso tempo il medico che redige il certificato deve fornire
messaggi corretti a genitori e pazienti al fine di non creare
inutili allarmismi o dimostrarsi pericolosamente permissivo di
fronte a patologie anche importanti. |