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I motivi dello sport nel bambino
1.
Ne favorisce lo sviluppo armonico,
2.
Ne migliora le capacità motorie e coordinative,
3.
Ha un effetto benefico sulla funzione cardiovascolare e sulla respirazione,
4.
Favorisce la correzione di eventuali difetti fisici minori,
5.
Influisce in modo positivo sullo sviluppo psicologico,
6.
L’abitudine al movimento e all'attività fisica, pongono le premesse per il
mantenimento di tale attitudine anche in età adulta,
7.
Ne facilita l'inserimento sociale (soprattutto se pratica uno sport di squadra),
8.
Ne aumenta l'autonomia personale e la capacità di gestione del proprio tempo,
9.
Favorisce la formazione di una sana consapevolezza di sé e di una buona
autostima,
10.
Aiuta a
crescere, favorendo il distacco dalle figure genitoriali,
La pratica
dello sport fin dai primi anni di vita è da incoraggiare o meno?
La
pratica dello sport fin dai primi anni di vita va senz’altro incoraggiata poiché
è in grado di indurre sostanziali benefici sullo stato di salute generale del
bambino e di stimolare un adeguato sviluppo delle sue capacità motorie. Un
corretto sviluppo delle capacità organico-funzionali, (funzioni
cardiocircolatoria e respiratoria e metabolica principalmente), unitamente ad un
adeguato sviluppo delle capacità motorie del bambino, favorirà inoltre più
tardi, in età giovanile, una maggiore predisposizione alla pratica di attività
sportive sia agonistiche che amatoriali. L’attività fisica è infine importante
perché consente oltre al corretto sviluppo delle capacità organico-funzionali e
motorie, di sviluppare delle adeguate capacità psichiche.
Esistono delle “linee guida” di carattere generale alle quali
fare riferimento quando si avvia il bambino alla pratica di una attività
sportiva?
Si,
esistono. E’ in primo luogo di fondamentale importanza scegliere uno sport che
sia adatto all’età del bambino, alle dinamiche di sviluppo delle sue capacità
fisiche, motorie e psichiche. Non bisogna poi trascurare le sue aspettative di
relazione e di confronto sociale. L’attività sportiva deve infatti venire
incontro alle esigenze ludiche del bambino, l’approccio all’attività fisica nel
bambino deve pertanto rispondere alle esigenze di piacevolezza e divertimento
derivanti dall’attività praticata e non deve essere intesa, se non che nel
contesto del gioco, come occasione d’affermazione personale, di competizione e
superamento degli altri. Bisogna sempre tener presente che soltanto una solida
motivazione al movimento (in questo caso il divertimento) è in grado di
sviluppare un reale e duraturo interesse verso la pratica fisico-sportiva in età
successive, e che l’abitudine all’attività fisica si costruisce fin da
bambini.
Ci sono qualità fisiche che devono essere sviluppate prima di
altre?
Certo,
esistono periodi dello sviluppo (definiti “fasi sensibili”) nei quali c’è un’allenabilità
molto favorevole per una determinata capacità motoria o classe di compiti motori
(ad esempio sviluppo della mobilità articolare piuttosto che del perfezionamento
del gesto atletico specifico). Questi periodi sono pertanto “sensibili” per
quella classe di compiti motori. Analogamente è presente la medesima sensibilità
anche verso metodi di allenamento inadeguati o sbagliati. Ad esempio, se non si
utilizzano gli anni dell’infanzia più favorevoli per la formazione della
coordinazione e della tecnica sportiva, o si permette che in questa fase si
instaurino comportamenti motori errati, le conseguenze negative saranno
sicuramente più vistose e quindi più durature che in altri periodi.
Cosa si intende per “capacità motorie”?
Sono
quelle capacità che consentono l’attuazione, lo sviluppo e l’eventuale
mantenimento dei gesti e/o della prestazione motoria.
Si sviluppano
parallelamente allo sviluppo degli apparati coinvolti nella prestazione (sistema
nervoso, cardiovascolare, respiratorio, metabolico e muscolo scheletrico), e si
dividono in capacità motorie precoci, intermedie, tardive e capacità neutre,
ovvero sviluppabili durante tutto il corso dell’infanzia e adolescenza).
Capacità precoci (periodo prescolare) sono considerate le capacità coordinative:
Apprendimento motorio
Frequenza dell’atto motorio
Mobilità articolare passiva
Capacità intermedie (verso la fine del periodo scolare elementare e per tutta la
prima fase puberale vanno allenate con attenzione crescente)
Mobilità articolare attiva
Forza rapida
Resistenza alla forza
Rapidità di movimento aciclico (acelleraz. decelleraz.)
Capacità tardive (fase postpuberale)
Forza massima
Resistenza anaerobica
Capacità neutre
Resistenza aerobica
Quale tipo di sport o attività fisica si può considerare per
sviluppare le capacità coordinative nel bambino?
La
ginnastica artistica, il minibasket od il calcio, per citare solo alcuni esempi,
sono tutte attività che inducono uno stimolo motorio molto efficace per lo
sviluppo delle capacità di coordinazione connesse, come accennato, allo sviluppo
del sistema nervoso in età evolutiva. L'età sensibile per lo sviluppo di tali
capacità deve essere compresa tra i 6 e gli 11 anni poichè coincide con il
massimo lo sviluppo del sistema nervoso. In questa fase della crescita, con
adeguati allenamenti si possono ottenere ottimi risultati nell'allenamento delle
abilità coordinative, nel rispetto della crescita e della salute. Uno stimolo
allenante adeguato della capacità coordinative aiuta di riflesso lo sviluppo del
sistema nervoso e in particolare la capacità di orientamento spazio - temporale,
la capacità di abbinare fasi di movimenti in uno schema motorio complesso, la
capacità di coordinazione fine, la capacità di equilibrio, e di ritmo. Infine il
bambino/a avrà benefici anche sul piano emotivo (miglior controllo emotivo) e
cognitivo (miglior apprendimento).
Quale tipo di sport si può considerare ottimale per il bambino ed
a che età può iniziare?
Verso
i 3 anni si può iniziare con il “baby nuoto”, un programma di acquaticità che si
sviluppa nel rispetto delle esigenze evolutive del piccolo, che in acqua rivive
l’habitat della vita intrauterina.
Dai 3
ai 6 anni sono indicati il nuoto, il calcio e tutte quelle attività chiamate
“ludico-motorie”, in grado cioè di avviare il bambino all’attività sportiva
attraverso un approccio vissuto sotto forma di gioco e di svago.
Fino
agli 8 anni sono consigliate le discipline che favoriscono un migliore controllo
dei movimenti ed una maggiore disponibilità all’accettazione di regole
caratteristiche riscontrabili in discipline quali le arti marziali, la
ginnastica ritmica e artistica, la danza.
Dopo
gli 8 anni, quando il bambino è in grado di accettare le regole e le dinamiche
del gruppo, il gioco motorio assume il carattere tipicamente presportivo. A
questa età sono soprattutto adatti gli sport di squadra quali il calcio, il
minibasket (pallacanestro), il minivolley (pallavolo) e il minihandball
(pallamano).
Gli sport di squadra favoriscono tra l’altro la socializzazione e
lo sviluppo delle relazioni interpersonali che è uno dei principali insegnamenti
dello sport. Vivere in gruppo, rispettare le regole del gioco sono elementi che
costituiscono un'ottima palestra per migliorare il proprio rapporto con se e con
gli altri.
Oltre migliorare le funzioni organico-muscolari vi sono altri
tipi di effetti positivi che lo sport esercita sullo lo sviluppo del bambino?
La
pratica di una attività sportiva stimola in effetti lo sviluppo di alcune
capacità cognitive, insegna ad affrontare situazioni imprevedibili ed difficoltà
improvvise. Analizzare una situazione di gioco, individuarne le soluzioni,
comprendere i rapporti causa effetto, e i meccanismi di svolgimento delle azioni
di gioco, sono tutte qualità di carattere generale il cui sviluppo è necessario
per la salute complessiva del bambino che include evidentemente anche una
maturazione delle sue capacità cognitive.
Quanto
intenso può essere l’allenamento nel bambino?
Come
criterio generale, la pratica di qualsiasi attività motoria dovrebbe rispettare
le soglie di allenabilità per quella particolare età delle varie strutture
dell'organismo in crescita, evitando di sottoporre organi e funzioni a carichi
specifici che potrebbero risultare dannosi per la crescita. Nel bambino di 6
anni per esempio, bisognerebbe favorire lo sviluppo delle competenze
coordinative (molto legate in maniera biunivoca alla maturazione del sistema
nervoso), insieme alla funzionalità dei grandi apparati (cardiaco,
respiratorio). A questa età bisogna viceversa evitare eccessivi carichi alle
strutture muscolo-tendinee e scheletriche e pertanto non favorire lo sviluppo
della forza. Va tenuto presente inoltre che gli eccessivi stress fisici (e
psicologici) possono, in fase pre-puberale, alterare gli equilibri ormonali.
E’ opportuna l’attività sportiva
agonistica nel bambino?
In
generale prima dei 12 anni si sconsiglia nel bambino la pratica sportiva a
livello agonistico, prima di questa età, infatti, non sussistono ancora i
presupposti psicofisici idonei per affrontare sia gli intensi carichi di lavoro
a livello fisiologico che le sollecitazioni di tipo psicologico che l’attività
agonistica comporta.
Quali sono i rischi derivanti da un
eccessivo impegno sportivo e allenamenti troppo intensi nel bambino?
Allenamenti eccessivamente intensi o stressanti possono causare nel bambino dei
danni all'apparato locomotore piuttosto che favorirne lo sviluppo armonico e la
crescita. L'eccessivo stress cui è sottoposto il bambino può inoltre comportare
una perdita di interesse e piacevolezza e quindi un precoce abbandono con
perdita della possibilità di usufruire dei benefici derivanti da una regolare e
costante pratica sportiva a quest'età. Qualsiasi eccesso di carico fisico, in
quanto generatore di stress, può influire, mediante modificazioni ormonali,
sulla comparsa del menarca e lo sviluppo puberale in età pre-puberale.
Come si fa ad essere certi che il
bambino sia fisicamente pronto al passaggio dalla pratica amatoriale a quella
agonistica:
Purtroppo il passaggio dall’attività amatoriale all’agonismo non è legato, come
dovrebbe, a parametri prettamente medici che tengono conto della reale età
“psicofisica” del bambino, ma è piuttosto stabilito dalle singole federazioni
sportive. Per il calcio, per esempio, il passaggio all’attività agonistica è
dato dal raggiungimento dei 12 anni, indipendentemente dalla maturità
psicofisica del bambino. Nel bambino occorre infatti considerare non soltanto le
caratteristiche fisiche di peso e altezza e età ma anche il grado di maturazione
di tutti gli apparati coinvolti nell’attività fisica, e specificatamente delle
funzioni cardiovascolare, respiratoria e metabolica. Un bambino di setto/otto
anni, per esempio, non è in grado di sopportare attività sportive che richiedano
elevata resistenza, né è capace di mantenere uno sforzo muscolare elevato per
periodi molto lunghi. La prestazione fisica tipica del bambino è piuttosto
caratterizzata dall’essere anche molto intensa ma di breve durata, salvo poi
poter esser ripetuta dopo un breve periodo di riposo. In questo senso gli sport
di squadra, scuola calcio, minibasket, minivolley e minihandball, consentono
l’alternarsi di periodi brevi e intensi a periodi di relativa calma che sono
particolarmente congeniali alla tipica performance del bambino.
Fare sport fa bene sempre ed in ogni caso ?
Per
fortuna sono abbastanza rare le condizioni patologiche che nel bambino o
nell’adolescente costituiscono una controindicazione assoluta alla pratica dello
sport. Si tratta soprattutto di patologie cardiache, congenite o acquisite nelle
quali occorre definire con precisione l’entità delle limitazioni funzionali.
Tuttavia, anche in questi casi, è ancora possibile avviare il bambino alla la
pratica dell’attività fisica, previa però definizione del tipo e dell’intensità
dell’attività adeguata alla condizione del bambino. Vi sono infatti condizioni
patologiche compatibili con ogni livello di attività fisico-sportiva, inclusa
quella agonistica, ed altre nelle quali sono consentiti solo certi livelli di
attività.
Come evitare errori nella scelta della attività sportiva cui
indirizzare i nostri figli?
Bisogna innanzitutto essere attenti e cogliere i segnali che il bambino ci fa
pervenire. La scelta dello sport deve assecondare la curiosità dei nostri figli.
E’ opportuno evitare la specializzazione precoce bisogna piuttosto utilizzare
questa fase della vita per far sperimentare al bambino i vari tipi di sport
praticabili, sotto questo profilo l’età infantile, può servire per curiosare tra
le varie discipline.
E’ opportuna la specializzazione precoce nel bambino?
Nel
bambino va evitata una specializzazione del gesto motorio poiché i programmi di
allenamento che utilizzano pochi e ripetitivi gesti, hanno insito il rischio,
quasi inevitabile, di rallentare o peggio, di bloccare, i processi di
apprendimento motorio del bambino. Un programma di attività fisica «unilaterale
e standardizzato» ha infatti come obbiettivo principale quello di allenare e
sviluppare la qualità fisica maggiormente coinvolta in quella determinata
disciplina sportiva. L’attività sportiva nel bambino deve rifarsi al
Principio della Polivalenza.
Le attività motorie praticate dal bambino devono avere cioè carattere orientato
allo sviluppo di capacità ed abilità la cui trasferibilità, valenza e validità
siano molteplici.
Quale ruolo devono assumere i genitori?
Purtroppo molti genitori tendono a proiettare sui propri figli i loro mancati
successi. In termini di attività sportiva ciò significa che se uno dei due
genitori è stato un’atleta mancato, questo tende a proiettare sul figlio questo
sua voglia di rivalsa. Tutto ciò è estremamente pericoloso, perché in questo
modo i bambini vengono caricati di una responsabilità che non compete loro.
Anche se non vengono esplicitamente pronunciati dai genitori, esistono dei
messaggi che arrivano ai figli a livello inconscio e che condizionano non sempre
positivamente le loro reazioni. Esistono poi genitori che considerano la pratica
di un’attività sportiva da parte dei propri figli al pari di una vera e propria
forma d’investimento senza tener in alcun conto le reali propensioni del
bambino: “farai calcio perché potrai diventare ricco e famoso!”. Volendo
trascurare i limiti di un tale modello educativo, quando lo sport entra
nell’asse del dovere nella vita di un bambino, si va contro le linee guida
generali cui ispirarsi nell’avviare un bambino alla pratica di un’attività
sportiva. Lo sport nel bambino deve innanzitutto essere divertimento
A
partire dai 14 anni è possibile effettuare anche allenamenti mirati allo
sviluppo della forza, con una preferenza per gli sport di squadra: pallanuoto,
calcio, pallavolo, pallacanestro |