|
PEDANA VIBRANTE
STORIA
Il primo a studiare gli effetti
delle vibrazioni fu il sovietico Nazarov già negli anni '60, seguito
dall'israeliano Issurin Bosco che ha ripreso gli studi alla luce dei progressi
fatti nel campo dell'elettronica.
Gli studi più interessanti hanno
evidenziato i seguenti risultati:
Burke e Schiller, nel 1976, scoprirono che le vibrazioni attivano le connessioni
monosinaptiche e polisinaptiche (che influenzano le contrazioni riflesse).
Ariizuma e Okada, nel 1983, hanno dimostrato che aumentando la frequenza delle
vibrazioni da 5 a 30 Hz si ha un aumento della concentrazione plasmatica di
cortisolo.
Homma, nel 1981, verifica che i trattamenti con vibrazioni incrementano il
volume respiratorio e il volume/minuto ventilatorio, probabilmente a causa di
riflessi vibratori segmentali che risalgono ai muscoli respiratori.
Necking, nel 1996, studia sui ratti l’incremento della sezione delle fibre
muscolari (sia lente sia veloci) Questi esperimenti sono stati fondamentali per
passare a quelli sull’uomo.
Levitskii, nel 1997, nota il miglioramento nella riabilitazione di pazienti
affetti da traumi dei nervi periferici e contratture articolari.
Bosco, 1999, scopre il miglioramento meccanico dei muscoli estensori della gamba
in pallavoliste di livello nazionale.
Nota, inoltre, il miglioramento della prestazione in saltatori in alto e in
pugili (muscoli flessori del braccio) di livello internazionale e verifica il
miglioramento della flessibilità della colonna vertebrale di gran lunga
superiori a ogni forma classica di allungamento (passivo, balistico, statico o
PNF), riducendo il dolore nel 69% dei pazienti.
Finora si è sempre ragionato in
maniera abbastanza empirica, ritenendo che l'esercizio potesse evitare il
decadimento e allo stesso tempo aumentare le prestazioni. Discendenti di questa
corrente di pensiero sono per esempio lo stretching e il potenziamento
muscolare. Purtroppo due sono i fattori che limitano i risultati di questa
strada:
a) fare degli esercizi può causare degli infortuni più o meno gravi;
b) l'effetto dell'esercizio è comunque limitato da fattori fisici (fatica,
elasticità ecc.) che rendono praticamente impossibile progredire oltre un
determinato livello.
Una visione più sofisticata deve quindi ricercare soluzioni che minimizzino la
possibilità di infortuni e al tempo stesso superino le limitazioni funzionali
dell'individuo.
L'idea di Bosco e di altri scienziati è stata quella di ricercare condizioni non
traumatiche, ma stimolanti. Osservando che durante la locomozione, al momento
dell'impatto con il suolo, si genera un impulso di onde che viene trasmesso dal
piede fino al collo e che queste vibrazioni sono un forte stimolo al
modellamento osseo, questi ricercatori hanno indirizzato la loro attenzione
sull'effetto delle
vibrazioni
sul sistema locomotore.
CHE COSA E’
La pedana costruita di Bosco (NEMES)
è una semplice pedana che oscilla con frequenze comprese fra i 10 e i 60 Hz.
Durante l'applicazione tutto il corpo oscilla. Solitamente si alterna un minuto
di lavoro a uno di pausa per un totale di 10' di lavoro. A seconda della
posizione che il soggetto assume si stimola una determinata parte del corpo
È abbastanza facile comprendere il significato delle varie posizioni,
adattandole a un programma individuale, tenendo conto dello stato del soggetto e
degli effetti su muscoli, nervi, neurotrasmettitori, articolazioni, ossa,
sistema circolatorio e sistema ormonale.
Gli effetti della pedana dipendono da diversi fattori: frequenza, ampiezza
dell’oscillazione, accelerazione, durata della vibrazione e posizione del
soggetto.
Le vibrazioni non hanno
controindicazioni. Alcune ricerche realizzate in Scandinavia hanno rilevato che
le vibrazioni prodotte da un trapano producono effetti collaterali (nelle
articolazioni soprattutto) dopo 2.000 ore di impiego, pari a 12.000 sessioni di
pedana vibrante da 10 minuti, cioè pari a 32 anni di sedute giornaliere.
Ovviamente la pedana è molto meno traumatica di balzi, sollevamento pesi e
stretching mal fatto.
Con le pedane vibranti si possono
ottenere una serie di vantaggi generali, a prescindere cioè dal campo di
applicazione: annullamento dei rischi di infortunio, nessuna fatica mentale e
nessuna fatica fisica.
Dato che il dispendio energetico
è molto basso non c'è nessuna azione di controllo del peso. Anche l'eventuale
stimolazione ormonale non è in grado di ottenere risultati particolarmente
significativi.
Le pedane vibranti possono
sostituire lo stretching senza avere degli svantaggi; per un atleta ciò può
essere utile quando non può caricare perché troppo vicino alle gare o perché
infortunato.
Infatti l'allenamento con vibrazioni allena i muscoli, ma non offende tendini,
articolazioni e legamenti .
Le pedane vibranti possono
affiancare il normale potenziamento (non lo sostituiscono!) poiché nella forza
sono sempre presenti qualità neuromuscolari.
Gli effetti positivi che si possono acquisire sono: forza esplosiva, forza
massima, potenza, velocità, agilità e flessibilità.
Ovviamente gli eventuali vantaggi
sono più interessanti nel professionista che nel soggetto sedentario o nel
principiante; per questi ultimi i metodi tradizionali ottengono risultati
decisamente migliori e in tempi più rapidi. La pedana vibrante è cioè la
ciliegina sulla torta di un programma, non deve essere il corpo centrale.
Per quanto detto sopra, la pedana
vibrante non può sostituire i metodi tradizionali, ma può essere consigliata per
tutti coloro che nell'affrontare il fitness trovano gravi difficoltà iniziali.
Per esempio: soggetti in sovrappeso e anziani con problemi ortopedici.
Nonostante sia proposta per il
trattamento della cellulite, è veramente ottimistico sperare che una pedana
vibrante possa ottenere risultati migliori di una semplice camminata a buon
passo! È l'ennesimo tentativo che viene proposto a un pubblico incapace di
affrontare la necessità di un'attività fisica, sperando di convincerlo che si
può ottenere qualcosa senza fare fatica e con impegno veramente modesto.
|