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DOPING E
ANTIDOPING
di Antonio Vargiu
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Questo argomento, di scottante attualità per
tutti quelli che si occupano di attività fisica a tutti i livelli, assume una
complessità sempre maggiore man mano che passa il tempo, nell'eterna lotta tra
chi il doping lo usa e chi lo combatte. Nell'affrontarne la trattazione, nel
tentativo di dare al lettore un'idea corretta del fenomeno, cercherò di
descriverne i concetti fondamentali in capitoli schematici, riferendomi il più
possibile a dati attendibili. Alla fine saranno riportati i testi di documenti
importanti indispensabili per completare il discorso. Poiché la produzione degli
enti internazionali è in inglese, le traduzioni non hanno carattere ufficiale
anche se sono state prese da siti ufficiali. Pertanto si inseriscono alcune
versioni originali dei testi più significativi. Si consigliano infine alcuni
siti ufficiali di enti che si occupano di antidoping per accedere alla
letteratura completa e aggiornata.
Antonio Vargiu
Presidente Associazione Medico Sportiva
Sassarese |
INDICE
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DOPING
Definizione di doping
Una definizione moderna potrebbe essere
quella proposta dal Gruppo Europeo di Etica secondo cui il doping è
“l'uso di sostanze, dosaggi o
metodi (illeciti) con l'intenzione di migliorare le prestazioni sportive, il cui
utilizzo è bandito principalmente perché ha effetti dannosi sulla salute degli
sportivi e può compromettere le condizioni comunemente accettate di gioco
leale”.
Per la natura complessa del doping una
definizione sola non può però comprenderne tutti gli aspetti e gli ambiti.
Storia
Nell'antichità classica il ruolo dello sport
era, se possibile, più importante di quello odierno. Nell'antica Grecia i giochi
olimpici, cominciati ufficialmente nel 776 a.c., interrompevano le guerre e i
vincitori acquisivano onori immensi per sé e per i propri cari per tutta la
vita. Con l'importanza della vittoria cresceva la ricerca di qualunque sistema
per accrescere le prestazioni sportive. Allenamenti prolungati e assunzione di
sostanze ritenute utili in tal senso divennero la regola nel mondo dello sport
antico. Lo spirito sportivo dei Romani differiva notevolmente da quello
Ellenico, non venne meno però l'uso di ogni sorta di sostanze. Dal divieto, del
393, dopo mille anni di storia, dei giochi olimpici antichi si è dovuto
aspettare fino alla fine dell'800 perché lo sport riacquistasse in seno alla
società un ruolo di primo piano. Nel 1896 ad Atene si svolse la prima edizione
dei giochi olimpici moderni secondo la filosofia decoubertiniana secondo cui
“l'importante non è vincere ma partecipare” e gli atleti devono essere
dilettanti. Ben presto però fu evidente che, con il successo dei giochi e con
l'aumentare dell'impegno richiesto, gli atleti si dovettero dedicare
completamente allo sport per essere competitivi. Il doping trovò quindi nuovo e
irresistibile slancio supportato dalle conoscenze scientifiche moderne. Negli
anni '50 cominciò ad aversi la consapevolezza del problema e in quelli '60
furono prese le prime contromisure. In particolare nel 1968 ai giochi olimpici
di Città del Messico, il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) pubblicò per la
prima volta la lista delle sostanza proibite. Iniziò così la lotta al doping.
La diffusione del fenomeno doping
Il doping è molto diffuso. Non si hanno,
ovviamente, dati certi. Si sono fatti studi importanti nelle varie categorie di
sportivi di vario livello ed età, generalmente con questionari anonimi e si è
arrivati alla conclusione che il fenomeno non è ristretto a casi isolati, ma
diffuso nella popolazione sportiva ( in alcuni studi si è ipotizzata una
percentuale di 15-25% di sportivi che praticano il doping). Se poi si domanda
agli atleti qual'è, secondo loro, la diffusione del doping, si ottengono
percentuali di oltre il 40%. Ci sono dati estremamente allarmanti sull'uso di
sostanze proibite nella popolazione infantile, addirittura dall'età di 8 anni.
In un'intervista in un college statunitense, il 6% dei giovani ha ammesso l'uso
di anabolizzanti. In genere i maschi assumono steroidi in percentuale superiore
alle coetanee. In Italia si parla di percentuali di 2-5% nella popolazione
giovanile. Questi numeri sono presumibilmente parecchio sottostimati per la
naturale diffidenza a dichiarare i propri comportamenti illeciti in questionari
o interviste e contrastano in modo stridente con i dati ufficiali del CONI che
indicano le percentuali di positività attorno allo 0,4-0,6% circa nei controlli
effettuati nel 2005. E' evidente che l'attuale sistema non permette un controllo
adeguato del mondo degli sportivi. Un altro dato significativo è che il doping è
diffuso in percentuali simili sia negli atleti di alto livello e nei
professionisti che nei dilettanti o nei frequentatori di palestre. E' perciò un
fenomeno non più legato allo sport ma diffuso in modo capillare nella società.
E' poi comune l'uso e l'abuso di due o più sostanze in cocktail variamente
dosati già nei giovani.
Motivazioni al doping
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Le motivazioni che spingono gli atleti
professionisti e di alto livello alla pratica del doping sono principalmente il
tentativo di migliorare le performance e quindi i risultati sportivi. La spinta
in tal senso viene soprattutto dalle implicazioni economiche. Sponsor, società,
tecnici e pubblico esercitano una pressione insostenibile verso le vittorie,
unici risultati accettabili e unico modo per ricevere contratti da favola,
immagine, fama, protagonismo. Gli obiettivi poi sono sempre spostati al rialzo
in modo che non ci sia mai un limite alle richieste di vittorie: ci sarà sempre
un record che ancora manca e il fallimento è sempre dietro l'angolo. Ecco che,
schiavi della necessità del risultato ad ogni costo, viene quasi naturale l'uso
delle sostanze e delle pratiche illecite.
Nello sport amatoriale, pur essendo ancora
importante l'uso del doping per incrementare le prestazioni, soprattutto nelle
situazioni di agonismo, diventa predominante l'intenzione di aumentare la massa
muscolare. Tale pratica, diffusissima nelle palestre, deriva spesso da
un'alterato schema corporeo per cui si vede la propria immagine distorta in
senso negativo al punto da non accettarla e sottoporsi a turni massacranti di
ginnastica, diete assolutamente squilibrate e, naturalmente, utilizzare tutte le
sostanze che si riesca in qualunque modo a reperire e che possano servire allo
scopo. In molte persone questo comportamento sfocia in una vera e propria
patologia mentale (sindrome da dismorfia muscolare) in forme più o meno gravi.
I due aspetti sono correlati in quanto la
diffusione dello sport e dell'attività fisica come fenomeno di massa,
l'esaltazione della cultura dell'immagine, dei super atleti, del divismo, la
perdita dei principi di lealtà, di sacralità del corpo, di moderazione e umiltà
ha portato a modificare i canoni estetici del corpo stesso amplificandone gli
aspetti muscolari.
Esiste infine un atteggiamento ambiguo nei
confronti del doping: da un lato in generale si valutano negativamente gli
atleti che assumono le sostanze proibite, dall'altro il fenomeno viene vissuto
in modo disincantato sulla possibilità di essere contrastato, anzi generalmente
l'interruzione di abitudini dopanti viene associata alla fine della carriera
sportiva o alla paura di effetti collaterali negativi, piuttosto che
all'accettazione di ideali sportivi.
Cenni sulle sostanze e i metodi
utilizzati a scopo dopante
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Esistono diverse classificazioni delle
sostanza e dei metodi dopanti a seconda degli ambiti di trattazione.
Un'importanza particolare ha la Lista elaborata dalla WADA. Tale lista (“La
Lista”, cioè il riferimento assoluto delle sostanze e dei metodi proibiti per
tutti gli organismi nazionali ed internazionali, governativi o sportivi e come
tale adottata), aggiornata almeno ogni anno, elenca le sostanze ed i metodi
proibiti secondo un criterio analitico raggruppandoli per gruppi omogenei. Non
si può parlare di antidoping senza considerare la Lista. Pertanto si accenna
alla classificazione adottata da essa, facendo riferimento alla Lista del 2008,
ricordando che tale criterio deve primariamente soddisfare, non tanto l'aspetto
scientifico del problema, ma quello pratico di indagine e sanzionatorio:
SOSTANZE E METODI PROIBITI SEMPRE
(durante e al di fuori delle
competizioni):
SOSTANZE PROIBITE
S1. AGENTI ANABOLIZZANTI
1.
Steroidi
anabolizzanti androgeni
2.
Altri agenti
anabolizzanti
S2. ORMONI E SOSTANZE
CORRELATE
1.
Eritropoietina
2.
Ormone della
crescita, IGF-1, MGFs
3.
Gonadotropine
(proibite solo negli uomini)
4.
Insuline
5.
Corticotropine
S3. BETA 2 AGONISTI
S4. ANTAGONISTI DEGLI
ORMONI E MODULATORI
1.
Inibitori dell'aromatasi
2.
Modulatori selettivi
dei recettori degli estrogeni
3.
Altre sostanze anti
estrogeniche
4.
Agenti che modificano
la funzione della miostatina
S5. DIURETICI ED ALTRI
AGENTI MASCHERANTI
METODI PROIBITI
M1. AUMENTO DEL TRASPORTO
DI OSSIGENO
1.
Doping ematico
(trasfusioni di sangue o derivati*)
2.
Migliorare
artificialmente l'assorbimento, il trasporto o il rilascio di ossigeno
M2. MANIPOLAZIONE
CHIMICA E FISICA
1.
Manomissione o
tentata manomissione dei campioni raccolti nei controlli antidoping
2.
Infusioni endovenose
M3. DOPING GENETICO
Sostanze e metodi proibiti in
competizione
SOSTANZE PROIBITE
S6. STIMOLANTI (tra
cui amfetamine e cocaina*)
S7. NARCOTICI (tra cui
eroina*)
S8. CANNABINOIDI
(hashish e marijuana)
S9. GLUCOCORTICOSTEROIDI
(cortisonici intraarticolari richiedono
l'esenzione ai fini
terapeutici, l'uso di prodotti dermatologici è permesso*)
Sostanze proibite in particolari
discipline sportive
P1. ALCOOL (ogni
federazione interessata stabilisce i livelli tollerati*)
P2. BETA BLOCCANTI
Sostanze specifiche
Sono sostanze che, per la loro diffusione in
prodotti medicinali di uso comune, sono suscettibili di violazioni non
intenzionali alle regole antidoping. Pertanto il loro ritrovamento in
controlli antidoping potrebbe portare ad una riduzione delle sanzioni
nel caso l'atleta dimostrasse che non sono state utilizzate per aumentare la
performance sportiva (rientrano in questa categoria i beta 2 agonisti,
l'alcool, i cannabinoidi, i cortisonici, i beta bloccanti, molti
vasocostrittori)*
* Nota personale.
La Lista non è di facile interpretazione per
i profani. Se si considera il meccanismo d'azione delle sostanze si può capire
meglio quali e perchè vengano utilizzate:
Sostanze che incrementano la forza e la
massa muscolare (anabolizzanti, creatina, beta 2 agonisti, GH).Sono
utilizzate negli sport di potenza e ormai diffusissime nelle palestre e nella
popolazione in generale per migliorare l'aspetto estetico. Causano enormi danni,
soprattutto se assunte in giovane età (gli anabolizzanti causano impotenza e
ipogonadismo, carcinoma della prostata, atrofia dell'utero, miocardiopatia
dilatativa, arresto della crescita nei bambini e nei giovani, aggressività e
disturbi mentali. L'ormone della crescita o GH causa carcinoma del colon,
diabete, acromegalia, miocardiopatie).
Sostanze che aumentano la resistenza.
Alcune migliorano l'ossigenazione dei tessuti (trasfusioni, eritropoietina o EPO).
L'EPO può dare trombosi, embolia polmonare, convulsioni, infarto del miocardio,
ictus cerebrale, anemia aplastica. Altre sostanze riducono la fatica
(amfetamine, cocaina, caffeina e altri stimolanti) aumentando l'attenzione e i
riflessi ma possono dare dipendenza, sindrome da astinenza, aritmie cardiache,
emorragie cerebrali, aggressività, ipertermia, convulsioni, tremori, insonnia,
allucinazioni, ipertensione arteriosa, tachicardia. Altre sostanze aumentano la
soglia del dolore (eroina e altri narcotici, ma anche antidolorifici,
antiinfiammatori non steroidei, cortisonici e anestetici locali) permettendo di
prolungare l'attività fisica oltre i limiti normali causando, i primi,
dipendenza e quindi crisi di astinenza e stipsi ostinata, i secondi per lo più
disturbi gastrointestinali con emorragie. I cortisonici causano tanti e gravi
effetti collaterali soprattutto se usati a lungo: ipertensione arteriosa,
ritenzione idrica, diabete, osteoporosi, infezioni, ulcere del tratto digerente,
psicosi, necrosi asettica delle ossa.
Sostanze che fanno perdere rapidamente
peso (diuretici) usati negli sport organizzati in categorie di peso per
confrontarsi con avversari di categoria inferiore, non più usati per diluire le
urine e mascherare altre sostanze dopanti in quanto i metodi d'indagine moderni
non si lasciano ingannare. Causano disidratazione e squilibri elettrolitici.
Sostanze che riducono lo stress emotivo e
migliorano concentrazione e fermezza (beta bloccanti) possono provocare asma
e ridurre l'efficienza cardiaca. Sono utilizzate negli sport di tiro.
Doping genetico. E' l'ultima
frontiera del doping al giorno d'oggi. Nonostante qualche anno fa potesse
sembrare fantascienza, oggi si ha il timore giustificato che i prossimi giochi
olimpici di Pechino possano essere i primi dove potrebbero partecipare atleti
sottoposti a doping genetico. Esiste la possibilità che l'organismo sia indotto
a produrre maggiori quantità di EPO endogena. Esistono esperimenti su animali
che hanno inoltre dimostrato miglioramento della forza muscolare e delle
performance dopo terapia genica. D'altro canto altri scienziati si dicono sicuri
di poter scoprire tali pratiche in caso di controlli. Non si riescono a valutare
esattamente eventuali effetti collaterali. Si può semplicemente osservare che
più una metodica è potente dal punto di vista biologico e più gravi possono
essere gli effetti dannosi ipotizzati.
Danni del doping
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In rapporto alla diffusione del doping, sono
molto scarse le notizie relative ai decessi collegati. Quasi tutti gli episodi
di morti sicuramente dovuti a pratiche dopanti sono attribuibili ad atleti di
alto livello. I media si interessano ormai in modo continuo delle vicende
giudiziarie e mediche dei campioni amplificandole a dismisura. Vengono invece
ignorati i problemi, ben più diffusi, dovuti all'uso di sostanze dopanti nella
restante popolazione. In genere non si risale alla pratica del doping nella
valutazione di una patologia di uno sportivo amatoriale. In proposito sono
necessarie alcune considerazioni: l'atleta famoso è sicuramente seguito da uno
staff competente che, pur complice di un reato, fornisce quell'assistenza
tecnica che riduce in parte i rischi del doping. La stragrande maggioranza degli
altri atleti ha scarsissima conoscenza degli effetti negativi delle sostanze che
assume e l'uso di esse è gestito in modo empirico, per suggerimento di compagni
non medici e indagini su fonti non scientificamente attendibili. I danni spesso
compaiono dopo molto tempo dall'abuso, in seguito a modificazioni irreversibili
degli organi interessati per cui il rischio viene sottovalutato al momento
dell'assunzione. Di sicuro il doping è molto dannoso. C'è la falsa convinzione,
nei profani, che, con un'informazione specifica, si riesca a dominare gli
effetti dei farmaci (e delle altre pratiche utilizzate) e asservirli ai propri
scopi (per farmaco si intende ogni sostanza che abbia un'attività biologica, da
qualunque fonte e con qualunque metodo ottenuta). Non è assolutamente vero,
perciò, che le sostanze fitoterapiche, quelle “naturali” o gli “integratori” (o
gli stimolatori muscolari o qualunque altra apparecchiatura o metodica o dieta
particolare) siano per loro natura innocui, anche se sono pubblicizzati come
tali. Dietro c'è un business così diffuso e accettato, e che ha alle spalle così
tanti interessi, che è riuscito a deformare l'immagine corretta e
l'atteggiamento mentale nei confronti di atti che sono a tutti gli effetti da
considerare pratiche mediche e, come tali, dovrebbero essere necessariamente
gestiti. Il profano non sa che una sostanza biologicamente attiva non ha alcuna
intelligenza particolare ma agisce nell'organismo provocando innumerevoli
effetti in modo più o meno evidente. Noi utilizziamo in terapia alcuni di questi
effetti positivi che, faticosamente, nel corso della storia della medicina sono
stati studiati, accettando tutti gli altri come effetti collaterali che solo in
minima parte riusciamo a cogliere e il cui rischio va, per quanto possibile,
pesato attentamente in funzione del beneficio che si riesce ad ottenere nella
terapia di situazioni patologiche. Fatte queste premesse può essere chiaro a
tutti quanto sia rischioso utilizzare pratiche mediche in persone non affette da
patologie evidenti. Anche nell'uso di ormoni e molecole moderne, sostanze che
agiscono combinandosi in modo molto specifico a recettori cellulari, non si
riesce a selezionare solo gli effetti voluti, né si possono utilizzare
impunemente sostanze endogene in quantità non fisiologiche. Nell'affrontare
queste problematiche ci si dovrebbe ricordare che il metabolismo cellulare e i
meccanismi fisiologici sono il frutto di milioni (se non addirittura miliardi)
di anni di evoluzione naturale nel nostro ambiente, che essi sono probabilmente
ancora in gran parte sconosciuti e che la loro complessità è un limite quasi
invalicabile, al giorno d'oggi, per le nostre ricerche. Va considerata poi
l'enorme variabilità dovuta alla stessa struttura genetica degli organismi
viventi che determina la risposta individuale ai farmaci. Gli effetti di una
molecola non sono infatti mai identici in persone diverse. La nuova sfida della
medicina sarà infatti quella di produrre farmaci specifici per un malato ben
determinato in funzione del suo aspetto genetico e non rivolti a curare nello
stesso modo tutte le persone affette dallo stesso tipo di malattia. Ogni giorno
vengono fatte nuove scoperte in campo farmacologico e le molecole testate
vengono quasi tutte scartate per i problemi più vari. Solo una piccola parte di
esse viene commercializzata come farmaco e, dopo una più vasta esperienza, molte
vengono ritirate dal commercio perché dannose. Questo accade in un sistema dove,
in genere, la ricerca è portata avanti dalle stesse case farmaceutiche che hanno
risorse economiche e scientifiche enormi. In altre parole le pratiche mediche
dovrebbero essere sempre destinate ad uno scopo terapeutico, l'unico che
giustifichi il rischio di gravi effetti collaterali, spesso imprevedibili. Il
doping trova le sue premesse in un approccio semplicistico, scientificamente
sbagliato, ingiustificatamente ottimistico, nelle possibilità della medicina
attuale in disprezzo del valore primario della salute. Gli ospedali sono pieni
di persone che, per loro sventura, hanno perso il bene della salute e sarebbero
disposti a qualunque sacrificio per un impossibile cambiamento della loro
condizione. La società è piena di illusi che non vogliono capire quanto sia
stupido correre dietro falsi ideali di tendenza giocandosi in modo scellerato il
bene più prezioso.
ANTIDOPING
Storia
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La maggior parte delle federazioni sportive
internazionali introdussero i test per i farmaci negli anni '70. Nel 1976 gli
steroidi furono aggiunti alla lista di sostanze proibite e alla fine del
decennio aumentò il numero di squalifiche per il loro uso. Negli anni '70 e '80
la lotta al doping fu complicata dal sospetto dell'uso del “doping di stato”,
confermato successivamente almeno per quanto riguardava la DDR (Germania
dell'est). Nel 1988 destò molto scalpore la vicenda di Ben Johnson, vincitore
dei 100 m piani col primato del mondo alle olimpiadi di Seoul, risultato
positivo allo stanazololo e pertanto squalificato. C'è un legame stretto fra il
miglioramento dei metodi diagnostici e il netto calo del livello dei risultati
raggiunti in diverse discipline sportive negli anni '90. Mentre la lotta al
doping otteneva risultati sul fronte degli stimolanti e degli steroidi, il suo
fronte si spostò verso il doping ematico, bandito nel 1986. Successivamente l'EPO
non potè essere individuata fino al 2000 attraverso test crociati urine-sangue.
Nel 1998 vi fu lo scandalo del rinvenimento di una gran quantità di sostanze
proibite in un controllo della polizia francese al Tour de France. Il clamore di
questo episodio sottolineò l'esigenza di un'agenzia internazionale indipendente
che unificasse gli standard per la lotta antidoping e coordinasse gli sforzi
delle autorità sportive e governative. Il CIO (Comitato Internazionale Olimpico)
organizzò la Conferenza Mondiale sul Doping nello Sport a Losanna nel febbraio
1999 e nel novembre dello stesso anno, con sede in quella stessa città, fu
creata la WADA (Agenzia Mondiale Anti Doping). Nell' aprile 2002 l'Agenzia fu
trasferita a Montreal. Di seguito sono elencate schematicamente le iniziative
internazionali più importanti che hanno caratterizzato la lotta al doping negli
ultimi anni:
1999
Conferenza mondiale sul doping nello
Sport di Losanna del 2-4 febbraio 1999. Portò alla dichiarazione di
Losanna sul doping nello Sport che rese possibile la creazione di un'agenzia
antidoping mondiale indipendente World Anti-Doping Agency o WADA (10
novembre 1999) che sarebbe stata operativa per le olimpiadi di Sydney 2000, con
lo scopo di promuovere e coordinare la lotta contro il doping con un respiro
internazionale. Essa nacque come fondazione sotto l'iniziativa del CIO col
supporto e la partecipazione di organizzazioni intergovernative, essendo formata
in ugual misura da rappresentanti del Movimento Olimpico e autorità pubbliche.
Ha elaborato il Codice Mondiale antidoping (Il Codice) con lo scopo di
“tutelare il diritto fondamentale degli atleti alla pratica di uno sport libero
dal doping e quindi promuovere la salute, la lealtà e l'uguaglianza di tutti gli
atleti del mondo e garantire l'applicazione di programmi antidoping armonizzati,
coordinati ed efficaci sia a livello mondiale che nazionale, al fine di
individuare, scoraggiare e prevenire la pratica del doping.”
2003
Conferenza Mondiale sul doping Sportivo
di Copenaghen del 3-5 marzo 2003. Ha portato
alla Dichiarazione di Copenaghen sulla lotta al doping sportivo che ha lo scopo
di sostenere e riconoscere il ruolo della WADA, suffragare il Codice Antidoping
Mondiale (il “Codice”) adottato dal Consiglio Direttivo in occasione della
Conferenza di Copenaghen, supportare la cooperazione internazionale tra autorità
governative per rafforzare l'armonizzazione delle politiche antidoping e delle
procedure in ambito sportivo, promuovere una convenzione internazionale dei vari
paesi nell'ambito della lotta antidoping, sottoscritta da 183 paesi.
2005
Convenzione Internazionale contro il
doping nello Sport sottoscritta da 191 paesi partecipanti alla Conferenza
Generale di Parigi del 19 ottobre 2005 dell'UNESCO. Ha lo scopo di
promuovere la prevenzione e la lotta contro il doping nello sport con
l'obiettivo di una sua eliminazione.
2006
Regole anti-doping del CIO applicabili ai
XX Giochi Olimpici Invernali di Torino. Elenco di regole antidoping da
applicare nei Giochi Olimpici in accordo col Codice WADA.
2007
Conferenza Mondiale sul doping nello
Sport del 15-17 novembre 2007 di Madrid. Si è arrivati ad approvare l'ultima
versione del Codice (3.0 del 2007).
IL CODICE
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E' il documento fondamentale della
lotta al doping. Elaborato dalla WADA, esso definisce la strategia generale
della lotta antidoping. Non si può fare a meno di descriverne schematicamente la
struttura, sottolineando gli aspetti peculiari e rimandando alla lettura del
testo integrale per gli approfondimenti. Si nota come la definizione di doping
in questo caso assuma una forma orientata alla possibilità di stabilire
esattamente violazioni alle regole per poterle contestare e sanzionare:
Scopi ed organizzazione del Programma
Mondiale Antidoping
Il Programma Mondiale Antidoping riunisce
tutti gli elementi necessari a garantire l'ottimale armonizzazione e la migliore
pratica dei programmi antidoping nazionali ed internazionali. Il programma si
compone dei seguenti elementi principali:
1.
Il Codice
2.
Standard
internazionali
3.
Modelli di migliore
pratica e Linee Guida
Il Codice
E' il documento fondamentale che detta le
regole cui si devono attenere tutti gli Organismi Antidoping internazionali e
nazionali che vi aderiscono. Le finalità sono di tutelare il diritto
fondamentale degli atleti alla pratica di uno sport libero dal doping e quindi
promuovere la salute, la lealtà e l'uguaglianza di tutti gli atleti del mondo e
garantire l'applicazione di programmi antidoping armonizzati, coordinati ed
efficaci sia a livello mondiale che nazionale, al fine di individuare,
scoraggiare e prevenire la pratica del doping.
Standard internazionali
Sono relativi ai vari aspetti tecnici e
operativi del programma antidoping per armonizzare le Organizzazioni
responsabili degli specifici aspetti di natura tecnica ed operativa dei
programmi stessi. Il loro rispetto è obbligatorio ai fini della conformità al
Codice.
Modelli di migliore pratica e Linee
Guida
Elaborati per creare dei modelli cui le
Organizzazioni Antidoping potranno riferirsi nella loro opera, pur non avendo
carattere di obbligatorietà.
PRINCIPI FONDAMENTALI DEL CODICE MONDIALE
ANTIDOPING
I programmi antidoping si prefiggono quale
obiettivo la salvaguardia dei valori intrinseci dello Sport. Tali valori sono
spesso indicati come “spirito sportivo”, che rappresenta la vera e propria
essenza dello spirito olimpico, ovvero competere con lealtà. Lo spirito sportivo
rappresenta la celebrazione dello spirito umano, del corpo e della mente, e si
fonda sui seguenti valori:
l
Etica, fair play ed onestà
l
Salute
l
Eccellenza della prestazione
l
Carattere ed educazione
l
Divertimento e gioia
l
Lavoro di gruppo
l
Dedizione ed impegno
l
Rispetto delle norme e delle leggi
l
Rispetto per se stessi e per gli altri concorrenti
l
Coraggio
l
Unione e solidarietà
Il doping è quindi, per sua natura,
contrario allo spirito sportivo.
Definizione di doping
Per doping si intende il verificarsi di una
o più violazioni di articoli specifici previsti dal Codice:
1.
Presenza di una
sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker in un campione biologico
dell'atleta
2.
Uso o tentato uso di
una sostanza vietata o di un metodo proibito
3.
Rifiutare o omettere,
senza giustificato motivo, di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici o
sottrarsi in altro modo al prelievo di campioni biologici
4.
Violazione delle
condizioni previste per gli atleti che devono sottoporsi ai test fuori delle
competizioni, incluse la mancata comunicazione di informazioni utili per la
reperibilità e la mancata esecuzione di test richiesti in conformità con le
norme vigenti
5.
Manomissione, o
tentativo di manomissione, di una parte qualsiasi dei controlli antidoping
6.
Possesso di sostanze
vietate e metodi proibiti
7.
Traffico illegale di
sostanze vietate o metodi proibiti
8.
Somministrazione o
tentata somministrazione di una sostanza vietata o di un metodo proibito a un
atleta, o altrimenti fornire assistenza, incoraggiamento e aiuto, istigare,
dissimulare o assicurare complicità in altra forma in riferimento a una
violazione o tentata violazione del regolamento antidoping
Lista delle sostanze e delle pratiche
vietate (Lista)
La WADA provvede a pubblicare, ogniqualvolta
sia necessario e almeno a scadenza annuale, la Lista delle sostanze e delle
pratiche vietate come uno Standard Internazionale.
Uso terapeutico
La WADA adotta uno Standard internazionale
per la concessione delle esenzioni a fini terapeutici.
Programma di monitoraggio
Esiste un programma di monitoraggio di
sostanze non inserite nella Lista per accertare eventuali usi impropri in ambito
sportivo.
Test
Si programma di pianificare e attuare un
numero adeguato di test durante e fuori dalle competizioni dando priorità a
quelli senza preavviso e conducendoli in modo mirato.
Sanzioni individuali
Per la prima violazione dei punti 1, 2, 3, 5
e 6 sono previsti 2 anni di squalifica
Per violazione dei punti 7 e 8: da un minimo
di 4 anni alla squalifica a vita
Per violazione del punto 4: da 1 a 2 anni di
squalifica
Invalidazione dei risultati della
competizione in cui è stato raccolto il prelievo positivo e di quelle successive
con perdita di medaglie, punti e premi.
Esistono precisazioni ed eccezioni
importanti in rapporto a situazioni specifiche
Per la seconda violazione la sanzione viene
ricavata da una tabella in cui le pene variano da 4 anni alla radiazione a vita.
Sanzioni per le squadre
Se a più di un atleta è stata notificata una
possibile violazione del regolamento antidoping in relazione ad un evento
sportivo, la squadra sarà sottoposta ad un controllo mirato per quell'evento. Se
più di due membri della squadra ha commesso una violazione la squadra può essere
squalificata o può subire un'altra azione disciplinare.
Prescrizioni
Non può essere avviata alcuna azione contro
un atleta o altra persona se oltre otto anni dalla data in cui è stata commessa
la violazione non sono state intraprese iniziative.
INIZIATIVE NAZIONALI
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In conseguenza dell'adesione dell'Italia al
Codice della WADA, gli Enti sportivi, il CONI fra tutti, hanno ristabilito le
proprie regole riprendendo in modo integrale i principi e gli standard definiti
dal Codice stesso:
CONI, Norme sportive antidoping
Si istituiscono:
l
Giudice di ultima istanza in materia di doping (GUI)
l
Commissione Antidoping (CA) con il Comitato per i
controlli antidoping (CCA)
l
Commissione Medico-Scientifica Antidoping (CSA)
l
Ufficio di Procura Antidoping (UPA)
l
Comitato Etico (CE)
l
Comitato per l'Esenzione a Fini Terapeutici (CEFT)
Federazione Medico Sportiva Italiana
(FMSI)
I controlli vengono eseguiti dai Funzionari
responsabili del controllo Antidoping (DCO) designati fra i propri Ispettori
Medici.
Nel 2000 è stata promulgata dallo Stato la
legge antidoping. Da violazione di regole sportive il doping diventa quindi
reato penale. Viene pertanto ufficialmente riconosciuto il danno sociale che
questa piaga causa a tutti i livelli. Da questo momento il bersaglio della lotta
al doping, che era principalmente limitato agli ambienti dello sport di élite,
si sposta verso l'ampia base degli sportivi non agonisti, amatoriali e dei
frequentatori di palestre. Inizia una nuova era. Anche in questo caso la
definizione di doping, pur ricalcando quella della WADA, cambia per adattarsi al
nuovo ruolo di difendere prioritariamente la salute dell'individuo, tutelando
maggiormente, rispetto alle leggi sportive, la possibilità di assumere farmaci a
scopo terapeutico:
Legge Italiana Antidoping
LEGGE 14 dicembre 2000, n° 376
Disciplina della tutela sanitaria delle
attività sportive e della lotta contro il doping.
Articolo 1
1. L'attività sportiva è diretta
alla promozione della salute individuale e collettiva e deve essere informata al
rispetto dei principi etici e dei valori educativi richiamati dalla Convenzione
contro il doping, con appendice, fatta a Strasburgo il 16 novembre 1989,
ratificata ai sensi della legge 29 novembre 1995, n. 522. Ad essa si applicano i
controlli previsti dalle vigenti normative in tema di tutela della salute e
della regolarità delle gare e non può essere svolta con l'ausilio di tecniche,
metodologie o sostanze di qualsiasi natura che possano mettere in pericolo
l'integrità psicofisica degli atleti.
2. Costituiscono doping
la somministrazione o l'assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o
farmacologicamente attive e l'adozione o la sottoposizione a pratiche mediche
non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni
psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di alterare le prestazioni
agonistiche degli atleti.
3. Ai fini della presente legge
sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci o di sostanze
biologicamente o farmacologicamente attive e l'adozione di pratiche mediche non
giustificate da condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a
modificare i risultati dei controlli sull'uso dei farmaci, delle sostanze e
delle pratiche indicati nel comma 2.
4. In presenza di condizioni
patologiche dell'atleta documentate e certificate dal medico, all'atleta stesso
può essere prescritto specifico trattamento purchè sia attuato secondo le
modalità indicate nel relativo e specifico decreto di registrazione europea o
nazionale ed i dosaggi previsti dalle specifiche esigenze terapeutiche. In tale
caso, l'atleta ha l'obbligo di tenere a disposizione delle autorità competenti
la relativa documentazione e può partecipare a competizioni sportive, nel
rispetto di regolamenti sportivi, purchè ciò non metta in pericolo la sua
integrità psicofisica.
E' istituita la Commissione per la
vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività
sportive
Disposizioni penali
1. Salvo che il fatto costituisca
più grave reato, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la
multa da lire 5 milioni a lire 100 milioni chiunque procura ad altri,
somministra, assume o favorisce comunque l'utilizzo di farmaci o di sostanze
biologicamente o farmacologicamente attive, ricompresi nelle classi previste
all'articolo 2, comma 1, che non siano giustificati da condizioni patologiche e
siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche
dell'organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti,
ovvero siano diretti a modificare i risultati dei controlli sull'uso di tali
farmaci o sostanze.
2. La pena di cui al comma 1 si
applica, salvo che il fatto costituisca più grave reato, a chi adotta o si
sottopone alle pratiche mediche ricomprese nelle classi previste all'articolo 2,
comma 1, non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le
condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo, al fine di alterare le
prestazioni agonistiche degli atleti ovvero dirette a modificare i risultati dei
controlli sul ricorso a tali pratiche.
3. La pena di cui ai commi 1 e 2 è
aumentata:
a)
se dal fatto deriva un danno per la salute;
b)
se il fatto è commesso nei confronti di un minorenne;
c)
se il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del
CONI ovvero di una federazione sportiva nazionale, di una società, di
un'associazione o di un ente riconosciuti dal CONI.
4. Se il fatto è commesso da chi
esercita una professione sanitaria, alla condanna consegue l'interdizione
temporanea dall'esercizio della professione.
5. Nel caso previsto dal comma 3,
lettera c), alla condanna consegue l'interdizione permanente dagli
uffici direttivi del CONI, delle federazioni sportive nazionali, società,
associazioni ed enti di promozione riconosciuti dal CONI.
6. Con la sentenza di condanna è
sempre ordinata la confisca dei farmaci, delle sostanze farmaceutiche e delle
altre cose servite o destinate a commettere il reato.
7. Chiunque commercia i farmaci e
le sostanze farmacologicamente o biologicamente attive ricompresi nelle classi
di cui all'articolo 2, comma 1, attraverso canali diversi dalle farmacie aperte
al pubblico, dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e
dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente, destinati alla
utilizzazione sul paziente, è punito con la reclusione da due a sei anni e con
la multa da lire 10 milioni a lire 150 milioni.
La legge 376 è continuamente completata e
perfezionata da ulteriori decreti che hanno chiarito le norme attuative e
adottato gli standard internazionali di volta in volta aggiornati dalla WADA, in
particolare la Lista delle sostanza e delle pratiche vietate.
Accenni alle procedure antidoping
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In Italia i controlli sono effettuati da
medici iscritti alla Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) che abbiano
seguito dei corsi specifici di preparazione per diventare Ispettori Antidoping.
Nell'eseguire tale compito ricoprono il ruolo di Funzionari responsabili del
controllo antidoping (DCO). I controlli, per essere più efficaci, dovrebbero
essere eseguiti “a sorpresa” e “mirati“, durante o al di fuori delle
competizioni. A seconda dei casi possono essere eseguiti su campioni di sangue
e/o urine. La raccolta deve essere verificata direttamente dal DCO per cui
l'ispettore è dello stesso sesso dell'atleta. Si raccolgono due campioni. Il
primo, chiamato “A” servirà per la prima indagine. Il secondo o “B” sarà
utilizzato per un'eventuale controanalisi. Ovviamente i campioni, al momento
della produzione, sono contrassegnati in modo inequivocabile con codici
verificati e controfirmati dagli atleti. La spedizione avviene in contenitori
idonei al trasporto dei materiali biologici e l'analisi è eseguita soltanto da
laboratori accreditati dalla WADA dopo aver superato severissimi criteri.
L'Italia è all'avanguardia nel campo della Medicina dello Sport e può vantare
uno dei migliori laboratori in assoluto, riferimento in campo internazionale,
anche per molti paesi occidentali. Il suo direttore è, dal 1998, Presidente
della WAADS (World Association of Anti Doping Scientists) che ha il compito di
dettare le linee guida dell’attività dei laboratori riconosciuti dalla WADA.
Considerazioni conclusive
Nonostante l'impegno, la lotta al
doping è molto lontana dall'essere vinta. Il doping infatti è sostenuto da
interessi enormi negli ambienti dello sport professionistico. Nel restante mondo
dei dilettanti, amatori e frequentatori di palestre, oltre agli immancabili
interessi economici, il doping trova terreno fertile nei limiti individuali e
nei difetti della nostra società, come già detto nel paragrafo dedicato alle
motivazioni. Un grosso limite alle iniziative antidoping, poi, è di natura
economica. Non basta però incrementare gli investimenti e l'impegno delle
istituzioni ma, come sottolineato da tutti gli analisti del fenomeno, si
dovrebbe dare una spinta moralizzatrice alla società, far opera di informazione
indipendente e scientificamente valida negli ambienti interessati, sottolineando
gli aspetti negativi del doping nei confronti della salute, non in termini
generali ma con informazioni specifiche e circostanziate. Si dovrebbe poi
insegnare ad interpretare in modo critico l'enorme coinvolgimento mediatico che
circonda il mondo dello Sport a tutti i livelli. La Scuola quindi potrebbe avere
un ruolo importante, supportata dagli enti che sono più direttamente coinvolti
nel mondo dello Sport. Sono certamente cose più facili a dirsi che a farsi, ma,
se si vogliono ottenere risultati importanti e duraturi nella lotta al doping, è
certo che non basti assolutamente un atteggiamento punitivo.
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