|
Rischi
cardiovascolari dell’esercizio fisico e screening cardiologico
preventivo
F. Giada, A. Pelliccia, D. Corrado, R.
Bettini, G. Thiene
L’esercizio fisico,
come riportato nei capitoli precedenti, svolge un ruolo fondamentale
nella prevenzione e nel trattamento di numerose affezioni.
A fronte di tale
effetto positivo, esso può comportare anche alcuni rischi, in
particolare a carico dell’apparato cardiovascolare. L’esercizio
fisico, infatti, può rappresentare il trigger di eventi acuti, quali
infarto miocardico, angina pectoris, aritmie e morte improvvisa
(MI). L’attività fisica regolare, inoltre, soprattutto se
caratterizzata da un elevato impegno del sistema cardiovascolare,
può essere responsabile di un’evoluzione sfavorevole del quadro
clinico di alcune cardiopatie. Nel presente capitolo verranno
analizzati i rischi cardiovascolari dell’esercizio fisico e le
modalità per prevenire o minimizzare tali rischi attraverso un
adeguato screening preventivo. Per la valutazione dei soggetti
praticanti attività sportiva agonistica si rimanda ai relativi
protocolli.
Rischi
cardiovascolari dell’esercizio fisico
L’esercizio fisico
può scatenare eventi acuti cardiovascolari, tra i quali i più
temibili sono le sindromi coronariche acute e la morte improvvisa.
Esso può associarsi anche ad altri eventi cardiaci, come aritmie
atriali e/o ventricolari (tachicardia parossistica
sopraventricolare, fibrillazione atriale, tachicardia ventricolare),
sincopi ed insufficienza cardiaca acuta . La probabilità che si
verifichino eventi cardiovascolari durante esercizio fisico è più
elevata nei pazienti affetti da cardiopatia. Inoltre, essa è
maggiore nei soggetti in età adulta/avanzata, in quelli sedentari e
con fattori di rischio cardiovascolare e quando l’attività fisica è
praticata ad intensità elevata . La probabilità, invece, è minore
quando l’attività fisica è praticata a bassa intensità e nei
soggetti che si allenano regolarmente. Il meccanismo attraverso cui
l’attività fisica abituale esercita questo effetto protettivo nei
confronti degli eventi acuti cardiovascolari e della MI in
particolare, si pensa sia legato ad una maggiore stabilità elettrica
del miocardio, con riduzione del rischio di aritmie ventricolari
fatali. Allo scopo di ridurre il rischio di eventi cardiaci avversi
nei soggetti sedentari che si apprestano a praticare attività
fisica, quindi, risulta importante eseguire un adeguato screening
preventivo ed avviare tali soggetti ad un graduale e progressivo
condizionamento fisico, soprattutto se hanno cardiopatia nota, età
avanzata, o fattori di rischio coronarico.
Morte improvvisa
Per MI da esercizio
si intende una morte repentina ed inaspettata, non traumatica, che
si verifica in relazione temporale con l’attività fisica, in genere
entro un’ora dall’inizio dei sintomi. L’epidemiologia della MI
durante esercizio fisico è stata ampiamente studiata ed è noto che
la sua prevalenza risulta più elevata nei maschi (con un rapporto
1:10 rispetto alle femmine), nei soggetti in età adulta/avanzata e
nei pazienti con cardiopatia, anche se clinicamente silente. Negli
Stati Uniti si stima un’incidenza annuale di MI durante esercizio
fisico, nella popolazione generale giovanile, di 0,75/ 100 000 nei
maschi e di 0,13/100 000 nelle femmine 6. In Italia tale incidenza
risulta pari a 2,62/100 000 nei maschi e 1,07/100 000 nelle femmine
7. Nei maschi adulti l’incidenza annuale sale a 5,5-6,5/100 000 3,
5, 8, mentre non sono disponibili dati precisi negli individui più
anziani. Verosimilmente, la minor prevalenza della MI durante
esercizio fisico nelle donne rispetto agli uomini trova spiegazione
nella scarsa partecipazione delle prime ad attività fisiche ad
elevato impegno cardiovascolare e nella minore espressività
fenotipica di alcune cardiopatie di origine genetica o
aterosclerotica nel sesso femminile. Nell’epidemiologia della MI
anche il tipo di esercizio ha importanza: nei pazienti con
cardiopatia nota l’incidenza di MI risulta più bassa durante
attività ad intensità moderatae controllata quali la marcia ed il
cicloturismo, attestandosi a 0.12-0.13/100 000 persone/ ore Sebbene
l’attività fisica, sia nel soggetto adulto/anziano sia in quello
giovane, aumenti le probabilità di MI di origine cardiovascolare
rispetto allo stato di riposo, il rischio assoluto di MI indotto
dall’esercizio rimane comunque piuttosto basso. Negli USA ed in
Italia, infatti, l’incidenza annuale di MI nella popolazione
generale adulta e senile che non pratica attività fisica è
sensibilmente più elevata e pari a 1:1000 ed essa rappresenta il
15-20% di tutti i decessi ed il 40% delle cause di morte nei
cardiopatici. L’interesse nei confronti della MI da esercizio,
perciò, non risiede tanto nella sua rilevanza epidemiologica, quanto
nell’impatto mediatico ed emotivo sui familiari, sull’entourage
sportivo e sull’opinione pubblica, specie se il caso coinvolge una
personalità nota del mondo dello sport . Le patologie, anche
silenti, dell’apparato cardiovascolare rappresentano la causa della
stragrande maggioranza delle MI da esercizio. Tuttavia, bisogna
ricordare che possono essere implicate anche altre affezioni, quali
l’asma, il colpo di calore e l’abuso farmacologico . Le cause
cardiovascolari incidono in maniera diversa in base all’età dei
soggetti. Mentre nei giovani al di sotto dei 35 anni prevalgono le
cardiopatie congenite o di origine genetica, quali la
cardiomiopatia ipertrofica, l’origine anomala delle arterie
coronarie, la cardiomiopatia aritmogena ventricolare destra, nei
soggetti in età adulta/avanzata la causa più frequente è
rappresentata dalla arterosclerosi coronarica . La patogenesi
della morte improvvisa è legata prevalentemente ad un disturbo del
ritmo cardiaco, mentre meno frequenti risultano le cause
emodinamiche, quali la rottura di un aneurisma aortico (come avviene
nella sindrome di Marfan e nella bicuspidia aortica), l’embolia
polmonare. Raramente se non eccezionale è l’emorragia cerebrale. I
disturbi del ritmo responsabili della MI sono rappresentati
principalmente dalla fibrillazione/ tachicardia ventricolare
rapida, anche se in alcuni casi possono entrare in gioco
fenomeni bradiaritmici, quali un blocco atrioventricolare completo o
un prolungato arresto sinusale. Tali aritmie sono scatenate
dall’interazione di un substrato strutturale (una delle suddette
cardiopatie) con dei fattori trigger, che nel caso dell’esercizio
fisico possono essere l’ischemia, le modificazioni emodinamiche, i
disordini elettrolitici e lo squilibrio simpato-vagale.
Sindromi coronariche
acute
È noto che
l’esercizio fisico può scatenare eventi coronarici acuti, primi tra
tutti l’infarto miocardico. Si stima che una percentuale variabile
dal 4% al 18% degli infarti avviene durante o subito dopo
un’attività fisica intensa . Il periodo più a rischio è quello
compreso tra la fine dell’esercizio e l’ora immediatamente
successiva. Come per la MI, anche il rischio di infarto miocardico
acuto è sensibilmente minore negli individui che si allenano
regolarmente e durante attività fisica di intensità bassa o
moderata, mentre aumenta nei soggetti già cardiopatici. Uno dei
possibili meccanismi attraverso i quali l’esercizio può favorire il
verificarsi di una sindrome coronarica acuta è la rottura, causata
dallo stress emodinamico, di una placca aterosclerotica vulnerabile.
Successivamente, la rottura di placca innescherebbe fenomeni
trombotici e vasospastici con ischemia miocardica acuta ed eventuale
necrosi.
Screening
cardiologico preventivo
Scopi
Ogni individuo che si appresti ad iniziare una attività fisica
regolare dovrebbe essere sottoposto preventivamente ad un’attenta
valutazione cardiologica. È opinione comune, infatti, che attraverso
un adeguato screening preventivo si possa ridurre la probabilità di
eventi cardiovascolari avversi, in modo da godere dei benefici della
attività fisica senza incorrere nei rischi ad essa associati. Scopo
dello screening preventivo è verificare l’esistenza di cardiopatie
clinicamente silenti in soggetti apparentemente sani nonché, in caso
di cardiopatia accertata, stratificare il rischio associato alla
pratica dell’attività fisica ed attivare gli interventi terapeutici
eventualmente necessari. Un efficace screening preventivo permette
la prescrizione di un regime di allenamento adeguato in termini di
sicurezza ed efficacia, senza privare il soggetto interessato dei
benefici fisici e psicologici derivanti dal training. Infine,
laddove il rischio appare più elevato, sarà possibile allontanare il
soggetto dalla pratica dell’attività fisica.
Strategie
di screening nella popolazione generale
Lo screening
preventivo ideale da applicare alla popolazione generale senza
cardiopatia evidente dovrebbe essere: di semplice esecuzione; basato
su metodiche non invasive, economicamente non gravoso; largamente
disponibile nel territorio nazionale. Inoltre dovrebbe possedere un
conveniente rapporto tra i costi (assorbimento di risorse economiche
ed umane) e l’efficacia (numero di soggetti con cardiopatia
individuati e di vite salvate). Il rapporto costo/efficacia dello
screening rimane al momento l’aspetto più controverso e discusso in
letteratura, a ragione di diversi motivi: elevato numero di soggetti
da sottoporre a valutazione; costo degli accertamenti diagnostici;
difficoltà organizzative per uno screening su larga scala, inclusivo
di esami strumentali; bassa incidenza di eventi cardiovascolari
indotti dall’esercizio; bassa prevalenza di cardiopatie nella
popolazione oggetto di studio. Nella popolazione generale, infatti,
la probabilità pre-test di individuare anomalie cardiovascolari
significative è modesta e non sono completamente note la sensibilità
e la specificità delle indagini cardiologiche più comunemente
utilizzate, quali l’ECG, l’ecocardiogramma ed il test ergometrico.
Rimane inoltre aperto il problema dei risultati falsi negativi
(possibilità di sottovalutazione del rischio) e falsi positivi
(possibilità di creare danno ed ansia conseguente ad esclusioni non
giustificate dall’attività fisica). Infine, a complicare
ulteriormente lo scenario, nei soggetti maggiormente allenati, si
osservano modificazioni dell’ECG e della morfologia cardiaca che
ricordano le caratteristiche di talune cardiopatie (ad esempio la
cardiomiopatia ipertrofica), rendendo talora difficile la diagnosi
differenziale tra “cuore d’atleta” e patologia cardiaca strutturale
. Quale sia la miglior strategia di screening nella popolazione
generale senza cardiopatia evidente non è noto con precisione.
Risulta però evidente che uno screening basato solo sull’esecuzione
dell’anamnesi e dell’esame obiettivo non è adeguato ad individuare
la maggioranza dei soggetti a rischio di morte improvvisa . Molte
cardiopatie responsabili di morte improvvisa sono infatti
clinicamente silenti e difficili da diagnosticare, o anche
sospettare, con la sola anamnesi ed esame obiettivo. Per tale motivo
esiste un grande interesse scientifico riguardo l’esperienza
italiana dello screening medico-sportivo, che include
routinariamente l’ECG. L’aggiunta dell’ECG alla visita medica ed
alla raccolta della storia clinica sembra capace di migliorare
significativamente il potere diagnostico dello screening, senza
elevarne eccessivamente il costo. L’esperienza dei ricercatori
italiani indica una buona sensibilità dell’ECG nei confronti delle
cardiomiopatie di più frequente riscontro (cardiomiopatia
ipertrofica e cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro). Il
rapporto costo/efficacia sembra, inoltre, favorevole. A indiretta
conferma della efficacia del l’ECG, uno studio recente condotto in
ampia popolazione di atleti suggerisce che l’esecuzione di un
ecocardiogramma nei soggetti già valutati con l’ECG e considerati
esenti da patologie cardiovascolari non migliora in modo
apprezzabile l’efficacia dello screening . L’esecuzione di un test
ergometrico, considerando i limiti legati alla specificità e
sensibilità di tale indagine in popolazioni di individui
apparentemente sani ed asintomatici, viene in genere considerata
solo nei soggetti con più elevata probabilità di malattia coronarica,
quali quelli in età adulta/avanzata o con più fattori di rischio
cardiovascolare .
Stratificazione del
rischio nei pazienti cardiopatici
Nei capitoli
successivi viene discussa la stratificazione del rischio relativo
all’esercizio fisico nelle singole patologie cardiovascolari e le
eventuali specifiche controindicazioni al training. I pazienti
cardiopatici, a prescindere dal tipo di cardiopatia da cui sono
affetti, vengono generalmente suddivisi in due gruppi principali di
rischio:
a) pazienti a basso
rischio (devono essere presenti tutte le caratteristiche seguenti):
assenza di segni e sintomi di scompenso cardiaco; classe funzionale NYHA 1-2; assenza di angina o segni ECGrafici di ischemia a riposo:
discreta capacità funzionale (almeno 6 METs); assenza di ischemia a
basso carico (<6 METs); normale incremento della frequenza cardiaca
e pressione durante sforzo; assenza di aritmie ventricolari
complesse a riposo e/o da sforzo; frazione di eiezione >50%).
b) Pazienti a
rischio moderato-elevato (è sufficiente la presenza di almeno una
delle caratteristiche seguenti): presenza di segni e sintomi di
scompenso cardiaco; classe funzionale NYHA 3-4; scarsa capacità
funzionale (<6 METs); presenza di angina o segni ECGrafici di
ischemia a basso carico (<6 METs); mancato incremento della
frequenza cardiaca e pressione durante sforzo; presenza di aritmie
ventricolari complesse a riposo e/o da sforzo; frazione di eiezione
<35-40%); precedente episodio di arresto cardiaco primario (non
dovuto cioè a cause rimuovibili).
Costituiscono,
infine, controindicazioni cardiovascolari all’esercizio fisico le
seguenti condizioni: angina instabile, stenosi o insufficienza
valvolare severa, scompenso cardiaco in atto, aritmie non
controllate, recente episodio trombo-embolico, pericardite o
miocardite in fase acuta, ipertensione arteriosa severa non
controllata.
Raccomandazioni
In tutti i soggetti
che si apprestano a praticare o che già praticano attività fisica,
la presente Task Force, in accordo con un recente documento della
Società Europea di Cardiologia , raccomanda uno screening preventivo
cardiologico . Lo screening dovrà comprendere la raccolta
dell’anamnesi, l’esame obiettivo e l’ECG a 12 derivazioni. Negli
uomini con più di 40 anni, nelle donne con più di 50 anni e nei
soggetti con fattori di rischio plurimi si raccomanda anche
l’esecuzione di un test ergometrico massimale. Nei pazienti con
cardiopatia accertata, oltre al test ergometrico può essere utile
eseguire, almeno al primo controllo, anche un ecocardiogramma ed un
Holter. Nella raccolta dell’anamnesi dovranno essere attentamente
ricercati e valutati tutti quei fattori in grado di condizionare il
rischio cardiovascolare all’esercizio fisico . L’esame fisico dovrà
focalizzare l’attenzione sui seguenti aspetti: caratteristiche
antropometriche; ritmo e pressione arteriosa; auscultazione
cardiaca; presenza dei polsi e/o soffi vascolari, eccetera.
Nell’interpretazione dell’ECG dovranno essere valorizzate sia le
alterazioni del ritmo, sia quelle morfologiche. Infine, si
raccomanda che lo screening venga eseguito da medici con esperienza
specifica in cardiologia e medicina dello sport. Se nel corso dello
screening emergono anomalie cardiovascolari deve essere valutata la
necessità di ulteriori indagini, privilegiando inizialmente quelle
non invasive, quali l’ecocardiogramma, il monitoraggio secondo
Holter, l’ECG-averaging, il tilt testing, l’ECO-stress, la
scintigrafia miocardica, la RMN e la TAC cardiaca. Se ritenuto
necessario, andranno eseguite anche indagini inva-sive, quali la
ventricolografia, la coronarografia, lo studio elettrofisiologico,
la biopsia endomiocardica e l’impianto di loop recorder
sottocutaneo.
Bibliografia
|
1. Pelliccia A, Fagard R, Bjørnstad HH, Anastassakis
A, Arbustini E, Assanelli D
et al.
Recommendations
for competitive sports participation in athletes with
cardiovascular disease. A Consensus document from the
Study Group of Sports Cardiology of the Working
Group of Cardiac Rehabilitation and Exercise
Physiology, and the Working Group of Myocardial and
Pericardial diseases of the European Society of
Cardiology. Eur Heart J 2005;26:1422-45.
2. Maron BJ, Zipes DP. 36th Bethesda Conference:
Introduction: eligibility recommendations for
competitive
athletes with cardiovascular abnormalities - general
considerations. J Am Coll Cardiol 2005;45:1318-21.
3. Thompson PD. The cardiovascular complications
of
vigorous physical activity. Arch Intern Med 1996;156:
2297-302.
4. Mittleman MA, Maclure M, Tofler GH, Sherwood JB,
Goldberg RJ, Muller JE.
Triggering of acute myocardial
infarction by heavy exertion. N Engl J Med 1993;
329:1677-83.
5. Thompson PD, Funk EJ, Careton RA, Sturner WQ.
Incidence of death during jogging in Rhode Island
from 1975 through 1980. JAMA 1982;247:2535-8.
6. Van Camp SP, Bloor CM, Mueller FO, Cantu RC,
Olson HG.
Non-traumatic sports death in high school
and college athletes. Med Sci Sports Exerc 1995;27:199-
204.
7. Corrado D, Basso C, Rizzoli G, Schiavon M, Thiene
G.
Does sports activity enhance the risk of sudden
death in adolescents and young adults? J Am Coll
Cardiol 2003;42:1959-63.
8. Siscovick DS, Weiss NS, Fletcher RH, Lasky T.
The
incidence of primary cardiac arrest during vigorous
exercise. N Engl J Med 1984;311:874-7.
9. Van Camp SP, Peterson RA. Cardiovascular
complications
of outpatient cardiac rehabilitation programs.
JAMA 1986;256:1160-3.
10. Franklin BA, Bonzheim K, Gordon S et al.
Safety of
medically supervised outpatient cardiac rehabilitation
exercise therapy: a 16-year follow-up. Chest 1998;114:
902-6.
11. Corrado D, Basso C, Thiene G. Assay sudden
death
in young athletes. Lancet 2005;366:S47-8.
12. Maron BJ. Sudden death in young athletes. N
Engl J
Med 2003;349:1064-75.
13. Willich SN, Lewis M, Lowel H, Arntz HR, Schubert
F, Schroder R.
Physical exertion as trigger of acute
myocardial infarction. N Engl J Med 1993;329:1684-90. |
14. Tofler GH, Stone PH, Maclure M et al.
Analysis of
possible triggers of acute myocardial infarction (the
Millis study). Am J Cardiol 1990;66:22-7.
15. Giri S, Thompson PD, Kierman FJ et al.
Clinical and
angiographic characteristics of exertion-related acute
myocardial infarction. JAMA 1999;282:1731-6.
16. Maron BJ, Thompson PD, Puffer JC, McGrew CA,
Strong WB, Douglas PS
et al. Cardiovascular prepartecipation
screening of competitive athletes. A statement
for health professionals from Sudden Death
Committee (Clinical Cardiology) and Congenital Cardiac
Defects Committee (Cardiovascular disease in the
Young), American Heart Association. Circulation 1996;
94:850-6.
17. Corrado D, Basso C, Schiavon M, Thiene G.
Screening for hypertrophic cardiomyopathy in young
athletes. N Engl J Med 1998;339:364-9.
18. Fuller CM. Cost effectiveness analysis of
screening of
high school athletes for risk of sudden death.
Med Sci
Sports Exerc 2000;5:887-90.
19. Pelliccia A, Di Paolo F, De Luca R, Buccolieri C,
Maron BJ.
Efficacy of prepartecipation screening for
the detection of cardiovascular abnormalities at risk
of sudden death in competitive athletes: the Italian
experience. (abstract). J Am Coll Cardiol 2001;37:151A.
20. Maron BJ, Araujo CGS, Thompson PD, Fletcher
GF, Bayes de Luna A, Fleg JL
et al. Recommendation
for prepartecipation screening and the assessment of
cardiovascular disease in master athletes. An advisory
for healthcare professionals from the Working Groups
of the World Heart Federation, the International
Federation of Sports Medicine, and American Heart
Association Committee on Exercise, Cardiac
Rehabilitation,
and Prevention Circulation 2001;103:327-34.
21. Corrado D, Pelliccia A, Bjornstad HH, Vanhees
L, Biffi A, Borjesson M
et al. Cardiovascular pre-participation
screening of young competitive athletes for
prevention of sudden death: proposal for a common
European protocol. Consensus statement of the Study
Group of Sports Cardiology of the Working Group of
Cardiac Rehabilitation and Exercise Physiology and
the Working Group of Myocardial and Pericardial
Diseases of the European Society of Cardiology.
Eur
Heart J 2005;26: 516-24.
22. Comitato organizzativo cardiologico per
l’idoneità
allo sport.
Protocolli cardiologici per il giudizio
di idoneità allo sport agonistico 2003. Med Sport
2004;57:375-438. |
|