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MEDICINA SPORTIVA ALIMENTAZIONE ASINARA FOTOGRAFIA SAN GAVINO

LA PRESCRIZIONE  DELL’ESERCIZIO FISICO  IN AMBITO CARDIOLOGICO

sport , ipertensione , infarto , cardiopatie congenite , malattie cardiovascolari , aritmie , arteriopatie

Omocisteina , iperomocisteinemia , acido folico , vitamine B

Alberto Masala

Introduzione

Le malattie cardiovascolari sono la maggiore causa di morbilità e mortalità nei paesi occidentali. I tradizionali fattori di rischio, come l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il diabete ed il fumo, non spiegano però tutti i casi di queste patologie.Negli ultimi anni si è ipotizzato un possibile ruolo dell’iperomocisteinemia nella patogenesi della malattia cardiovascolare e tromboembolica. Numerosi dati clinici supportano l’iperomocisteinemia come fattore di rischio per infarto miocardico, ictus cerebrale, vasculopatia periferica e trombosi.  L’iperomocisteinemia è una condizione patologica multifattoriale ;  molti  fattori  possono essere difficilmente modificati (diverse malattie , terapie o condizioni acquisite),  mentre altri possono essere modificabili: il tabagismo, l’eccessivo consumo di caffè e di bevande alcoliche, un’alimentazione non equilibrata, una ridotta attività fisica. Pertanto l’astensione dal fumo, riduzione del consumo di caffè e di bevande alcoliche, variazioni nella dieta e supplementazione vitaminica (specialmente Vit. B6, B12, e folati) può ridurre i livelli di omocisteina anche se in presenza di altre cause

Metabolismo

L’omocisteina è un derivato  del metabolismo della metionina. La metionina è' un aminoacido essenziale che, nel momento in cui è attivato  cede dei gruppi metili a diversi riceventi - tra cui la creatina, gli ormoni steroidei, le basi puriniche di DNA ed RNA - venendo trasformato in omocisteina. L’omocisteina può essere, a sua volta, trasformata irreversibilmente in cistationina e quindi in cisteina, oppure, in carenza di metionina assunta con la dieta, rimetilata a metionina. Una serie di enzimi e di cofattori regolano queste vie metaboliche; nel momento in cui si ha la deficienza di queste vie metaboliche, l’omocisteina intracellulare in eccesso viene esportata nella circolazione, dove si lega alle proteine plasmatiche o viene eliminata, principalmente dal rene. L’enzima fondamentale è la cistationina ß-sintetasi (CBS), che necessita del cofattore piridossal-fosfato (PLP) (vitamina B6), mentre un numero maggiore di enzimi - e di cofattori - svolge un ruolo fondamentale nella rimetilazione della omocisteina , il 5-metiltetraidrofolato (MTHF), la metilene tetraidrofolato reduttasi (MTHFR), la transcobalamina (vitamina B12 metilata) ,la metionina sintetasi reduttasi, riboflavinadipendente, la betaina  ed infine  l’enzima betaina-omocisteina metiltransferasi.

Misurazione dell'omocisteina

La definizione dei limiti di normalità della tHcy plasmatica o serica a digiuno presenta aspetti tuttora irrisolti per via delle innumerevoli variabili coinvolte. In primo luogo va considerato l’aspetto alimentare. E’ ovvio attendersi che tanto maggiore l’introduzione di metionina - e quindi di carne - con la dieta, tanto più alti saranno i livelli di tHcy. Peraltro, soggetti a stretta dieta vegetariana, e quindi con livelli normali od aumentati di folato, possono presentare iperomocisteinemia per carenza di vitamina B12 (anch’essa introdotta con la carne).I maschi hanno livelli di tHcy più alti delle femmine, per le quali giocano un ruolo anche i livelli ormonali di estrogeni e progestinici. Forti fumatori e bevitori di caffè hanno livelli aumentati di tHcy. L’ipotiroidismo, ma anche l’ipertensione essenziale, si associano ad iperomocisteinemia. Alcuni farmaci, principalmente antiepilettici e diuretici, causano innalzamento dei valori di tHcy. Una riduzione del filtrato glomerulare  è causa di iperomocisteinemia. Infine  i livelli di tHcy aumentano con l’età. Risulta pertanto necessario, prima di diagnosticare lo stato di iperomocisteinemia moderata, raccogliere una accurata anamnesi del paziente, escludere l’assunzione di farmaci potenzialmente interferenti, e basarsi su intervalli di normalità specifici per sesso ed età. Per la definizione dei valori di normalità  è essenziale determinare i livelli di tHcy a digiuno e dopo carico orale di metionina.

Nel test da carico di metionina, al mattino, a digiuno, si ha l'ingestione di 0.10 g per ogni Kg di peso corporeo di metionina, diluita in 200 ml di succo di frutta: la concentrazione di omocisteina viene misurata dopo 2,4,6 e 8 ore dal carico di metionina e dall'esecuzione del prelievo basale.I valori plasmatici di omocisteina a digiuno sono più elevati nell'uomo che nella donna in premenopausa (del 10-20), per essere poi uguali dopo la menopausa; aumentano con l'età, con l'incremento del 7-12% (0.75 µmoli/L) ogni 10 anni di età; aumentano di 2-4 volte nell'insufficienza renale cronica (valori >27,8 µmoli/L), più per alterato metabolismo che per ridotte escrezione, riducendosi dopo la dialisi; aumentano nei forti fumatori (+20%), in rapporto al numero di sigarette fumate. Nell'adulto sono tra 7 e 14 µmoli/L. Si considerano valori elevati quelli superiori alle 12 µmoli/L a digiuno e 38 µmoli/L dopo carico di metionina. 

 

Cause di iperomocisteinemia

Valori elevati (10-50 volte) si hanno in errori congeniti del metabolismo allo stato omozigote ed in grado minore allo stato eterozigote di:

1. deficit di cistationin-beta- sintasi (CBS) : sino ad oggi sono stati riportati 17 tipi di mutazione del gene della CBS. Trasmissione autosomica recessiva. Allo stato omozigote prevalenza 1: 200.000, allo stato eterozigote 0.3-1.5% della popolazione. I valori di omocisteina sono molto più elevati nello stato omozigote rispetto allo stato eterozigote, dove risultano per altro sempre aterogeni. Nello stato omozigote si ha il quadro dell'omocisteinuria, perché l'omocisteina si trasforma in omocistina che viene eliminata per via urinaria ed essendo poco solubile porta spesso a litiasi urinaria radiopaca ( nel 1962, è stato per la prima volta accertato che una rara condizione genetica, l’omocisteinuria, poteva favorire lo sviluppo di grave malattia cardiovascolare.). In questi casi sono presenti complicanze tromboemboliche in giovane età, con un rischio superiore al 50 % a partire dai 30 anni di età. Tali complicanze posso portare ad ictus, ad infarto miocardico, ad ipertensione renovascolare, a claudicatio intermittens, ad ischemia mesenterica, ad embolia polmonare. E' presente una aterosclerosi prococe diffusa, comportante elevata morbilità e mortalità.

2. Deficit di 5-10-metilentetraidrofolatoreduttasi (MTHFR), molto frequente (prevalenza del genotipo omozigotico dell' 8-15% della popolazione e fino al 65% della popolazione nel genotipo eterozigotico), trasmissione autosomica recessiva variabile grado di assenza (80-100%) o variante tremolabile dell'enzima. .

3. Deficit di metionin-sintetasi, da carenza di vitamina B12.

Recentemente è stata osservata un’associazione tra iperomocisteinemia e la psoriasi, il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide

Recenti  studii hanno mostrato che i livelli di omocisteina aumentano in modo significativo nei pazienti con spondilite anchilosante in trattamento con Sulfasalazina o Metotrexato.
Pertanto, può risultare utile associare alla terapia con Sulfasalazina e/o Metotrexato le vitamine del gruppo B.

Tra i pazienti diabetici con retinopatia è stata osservata una più alta concentrazione plasmatica di omocisteina totale, rispetto ai soggetti senza retinopatia ( p=0.001 ) Da uno studio è emerso che la concentrazione plasmatica di omocisteina totale può rappresentare un utile biomarker e/o un nuovo fattore di rischio per la retinopatia diabetica nei pazienti con diabete di tipo 2.

Uno studio di ricercatori di Boston ha dimostrato che  l’iperomocisteinemia non appare essere un fattore di rischio per la mortalità totale o per la mortalità per cause cardiovascolari nei pazienti con malattia renale cronica.

Alti livelli di omocisteina plasmatica sono associati ad un inizio precoce di malattia coronarica, soprattutto nei pazienti omozigoti per la mutazione C677T nel gene MTHFR ( metilentetraidrofolato reduttasi ).

 

Meccanismi del danno vascolare da iperomocisteinemia

Il deposito di omocisteina sulla parete vasale risulta lesivo, attraverso vari meccanismi:

1. Azione diretta sull'endotelio e sulla parete vasale con marcato effetto aterogeno;

2. Azione sulle piastrine, con aumento della adesività ed aggregabilità piastrinica;

3. Azione sui fattori della coagulazione e sulle lipoproteine (riduzione dell'attivita' del antitrombina III, riduzione dell'attivazione della proteina C, attivazione del fattore VII, riduzione dell'attivita' del PTA, ossidazione delle LDL).

Come si e' gia' detto l'iperomocisteinemia costituisce un fattore di rischio cardiovascolare importante ed indipendente: l'aumento della concentrazione plasmatica a digiuno dell'omocisteina, come dimostrato da una meta-analisi di 27 studi nel 1995, e' associato ad un incremento del rischio di infarto miocardio acuto. Risultati analoghi sono segnalati per il circolo celebrale ( ictus ) ed artero-venoso degli arti ( trombosi venosa )

Terapia dell'Iperomocisteinemia.

In tutti i casi occorre un apporto di almeno 0,4 mg/die di folato (meglio 1-2 mg/die/os)..Nel caso che la terapia con acido folico non sia sufficiente e' utile l'aggiunta di vitamina B6 (10-25 mg/die) e di 1 mg/die di vitamina B12

Soggetti con rischio o malattia cardiovascolare e iperomocisteinemia

Vi è una considerevole evidenza epidemiologica che supporta un collegamento tra omocisteina moderatamente elevata e malattia cardiovascolare, con una metanalisi su alcuni studi prospettici che indica un incremento dell’omocisteina compreso tra 1.2 e 1.5 volte per ogni aumento di 5 µmoli. L'Omocisteina sembra essere correlata più strettamente alla malattia coronarica rispetto all’ictus ed è stato evidenziato che sussiste un collegamento tra l’omocisteina e il decadimento cognitivo moderato e la demenza che potrebbe essere anche mediato tramite il suo effetto sulla malattia cardiovascolare. Non è ancora chiaro se in questi soggetti l’abbassamento della iperomocisteinemia moderata possa dare dei risultati in termini di riduzione della morbilità e mortalità cardiovascolare. Vi sono importanti studi internazionali multicentrici nei quali si stanno usando importanti combinazioni di acido folico, vitamina B12 e vitamina B6 ma per i risultati definitivi ci sarà da attendere. Intanto le indicazioni sul trattamento di questa categoria di pazienti devono essere basate sulla cautela. Dovrebbe essere raccomandato il trattamento dei soggetti con malattia cardiovascolare stabile, con 1 mg die di Acido Folico, qualora la loro omocisteinemia basale sia >12.5 µmol/l. Nei soggetti con malattia cardiovascolare stabile e omocisteinemia basale < 12.5 µmol/L dovremmo essere più prudenti nella prescrizione di folati, e comunque dovrebbe essere suggerita una dieta bilanciata  ricca in folati, raccomandando l’uso di vegetali  green leafy. La presenza o assenza di fattori di rischio cardiovascolare non dovrebbe essere presa in considerazione. L’omocisteina moderatamente elevata sembra to exert un effetto simile sul rischio vascolare riguardo il profilo del fattore di rischio. Anche ai soggetti con malattia cardiovascolare stabile ma con un alto rischio di evento cardiovascolare in base al loro profilo di rischio si dovrebbero consigliare i benefici di una dieta ricca di vegetali, in particolare se essi hanno una omocisteina moderatamente elevata, e comunque vi sono dati insufficienti per giustificare la prescrizione di acido folico in questi soggetti

 

 

BIBLIOGRAFIA

Wei JC et al, Clin Rheumatol 2006; Epub ahead of print

Brazionis L el al, Diabetes Care 2007; Epub ahead of print

Menon V et al, Circulation 2006; 113: 1572-1577

Mager A et al, Am J Cardiol 2005; 95: 1420 – 1424

 

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