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Classificazione delle attività fisiche e sportive

LA PRESCRIZIONE  DELL’ESERCIZIO FISICO  IN AMBITO CARDIOLOGICO

sport , ipertensione , infarto , cardiopatie congenite , malattie cardiovascolari , aritmie , arteriopatie

 

Classificazione delle attività fisiche e sportive

P. Zeppilli, M. Faina, A. Biffi

In analogia a quanto avviene per un farmaco, il medico, per prescrivere correttamente l’attività fisica ad un soggetto sedentario, sano o cardiopatico, deve conoscere la fisiologia e la fisiopatologia dei diversi tipi d’esercizio fisico e di sport, con particolare riguardo agli effetti cardiovascolari acuti (aggiustamenti) e cronici (adattamenti) che essi comportano. Per tale motivo, abbiamo ritenuto utile fornire alcune informazioni fisiologiche basilari ed un “classificazione” delle diverse attività fisiche e sportive, in relazione alle risposte dell’apparato cardiovascolare. Una classificazione largamente utilizzata dai medici dello sport e dai cardiologi, è quella stilata nel 1995 dagli esperti del COCIS (Comitato Cardiologico per l’Idoneità allo Sport Agonistico) ed aggiornata nel 2003 . Di essa, abbiamo ritenuto utile riprendere alcuni concetti fisiologici e fisiopatologici essenziali, adattandoli alle finalità del presente documento. L’impegno cardiocircolatorio può essere costante nel tempo, come nelle attività di tipo aerobico prolungate (dalla semplice camminata alla maratona, dalla passeggiata in bicicletta al ciclismo), oppure intermittente, come nei giochi con la palla individuali (tennis, squash) o di squadra (calcio, calcio a cinque, basket). L’impegno cardiocircolatorio dipende in primo luogo dall’intensità dello sforzo, a sua volta proporzionale alle richieste metaboliche dei muscoli impegnati. Una misura semplice dell’intensità metabolica è il MET o equivalente metabolico: 1 MET è pari all’ossigeno consumato (V . O2) per le funzioni basali dei vari organi da un uomo in condizioni di riposo: esso è stato stimato in 3,5 ml di O2 per kg di peso corporeo per minuto (ml/kg/min). Così, può essere considerato d’intensità lieve, uno sforzo che comporti un dispendio attorno ai 3 MET (camminare normalmente o nuotare lentamente), moderata quando il dispendio metabolico è compreso tra 3 e 6 MET (camminare velocemente o in salita), e medio-elevata quando il dispendio è superiore a 6 MET (pari ad un V . O2 di 21 ml/kg/minuto). Un aspetto importante per il medico è oggi rappresentato dal proliferare accanto alle forme più tradizionali, di altre tipologie di esercizio fisico-sportivo, effettuate soprattutto nelle palestre o nei Centri Fitness, alcune delle quali ormai largamente diffuse nella popolazione (aerobica, spinning, rowing, ecc.) così come di altri sport veri e propri (es. danza sportiva). In questi casi, il medico può trovarsi in difficoltà nel “prescrivere” o “autorizzare” tali attività, mancando informazioni precise sul dispendio energetico e sull’impegno cardiocircolatorio che esse comportano. La risposta emodinamica allo sforzo è influenzata in misura significativa dal tipo di esercizio. Nelle attività dinamiche, il gesto tecnico è ciclico (camminare, correre, pedalare) e la forza muscolare impiegata generalmente non elevata. Si tratta d’attività “aerobiche” nelle quali i muscoli, quando l’intensità dello sforzo è lieve-moderata (inferiore al 50-60% del massimale), utilizzano in preva-lenza l’energia liberata dai lipidi, mentre per intensità superiori, il substrato preferenziale è rappresentato dai carboidrati (glicogeno). Da un punto di vista cardiocircolatorio, esse sono caratterizzate da un incremento della frequenza cardiaca (FC) proporzionale all’intensità dello sforzo ed una prevalente vasodilatazione periferica, con modesto o nessun aumento della pressione arteriosa (PA) media. Il miocardio aumenta il suo consumo d’ossigeno in misura proporzionale all’aumento della portata cardiaca. Le attività dinamiche sono ideali ai fini della prevenzione primaria e secondaria delle patologie cardiovascolari, anche in considerazione del fatto che la loro prescrizione risulta più facile di altre, potendo essere dosata su parametri semplici ed affidabili quali, ad esempio, la FC. Va sempre tenuto presente, tuttavia, che qualsiasi attività dinamica può essere svolta ad alta intensità, condizione che va ovviamente evitata nel training a fini preventivo/ terapeutici. Esse si differenziano nettamente dalle attività statiche o di potenza, attività “anaerobiche”, nelle quali i muscoli utilizzano la fosfocreatina e solo in parte i carboidrati, attraverso la glicolisi anaerobica con produzione d’acido lattico. La risposta cardiocircolatoria è caratterizzata da un’importante elevazione della PA media, dovuta all’aumento delle resistenze vascolari periferiche, che pur se di breve durata, può essere dannosa nei pazienti ipertesi e/o con patologie dell’aorta. Sul piano del rischio di complicanze cardiovascolari, le attività sportive dinamiche, sia ad impegno costante sia intermittente, non sono molto diverse. Come è ormai documentato ampiamente da studi epidemiologici sulla morte improvvisa da sport, il fattore chiave nel determinismo del rischio è l’intensità dell’esercizio. Quest’aspetto è sinteticamente riassunto nel noto aforisma di Siscovick, per il quale: “L’esercizio fisico vigoroso protegge dalla morte improvvisa ma nello stesso tempo è in grado di provocarla”. In altre parole, è possibile affermare con ragionevolezza che, fino ad un’intensità non superiore al 70-75% del massimale, la pratica regolare di un esercizio fisico è in grado di indurre effetti benefici sull’organismo e sull’apparato cardiovascolare senza un significativo aumento del rischio. Naturalmente, tale “soglia” si modifica con l’età ed in presenza di una malattia cardiaca. In tali casi si rende necessario definire con maggiore accuratezza l’intensità dello sforzo in grado di produrre benefici senza aumentare il rischio di complicanze. Ciò è, ovviamente, meno facile con le attività fisico-sportive intermittenti (tennis, calcio), nelle quali il dispendio metabolico e l’impegno cardiocircolatorio dipendono molto dall’avversario e dalla “competizione”, inevitabilmente presente. Peraltro, queste attività, caratterizzate da gesti atletici ad inizio e termine bruschi, hanno maggiore capacità di scatenare aritmie cardiache (“aritmogenicità”), rispetto a quelle di tipo costante, iniziate e terminate in modo graduale. Sulla base di questi concetti basilari, ai fini della prescrizione dell’esercizio fisico, appare ragionevole classificare le attività sportive in tre grandi gruppi .

 

1) Attività di tipo dinamico ad impegno cardiocircolatorio costante:

 caratterizzate da gesti semplici quali camminare, marciare, correre all’aperto o su un tappeto ruotante, pedalare su una bicicletta o su una cyclette, nuotare in piscina, eccetera. Esse si trasformano in vere e proprie attività sportive quando l’intensità dello sforzo è da media ad elevata ed il soggetto intenda effettuarle in forma

 

Intensità lieve

 moderata

Intensa

Attività fisiche camminare 3-4 Km /h camminare 6 Km /h camminare > Km /h
  pedalare  < 12 Km /h pedalare 12-15 Km /h pedalare > Km /h
  nuoto lento nuoto moderato nuoto veloce
    jogging <8 Km /h jogging  > 10 Km /h
    pattinaggio passeggiata pattinaggio
Attività sportive   trekking canottaggio
      mountain bike
    sci di fondo ( escursione ) sci di fondo
    canoa ( tranquilla ) canoa
      triathlon
      danza sportiva
Attività di palestra   aerobica ( bassa intensità ) aerobica ( alto impatto )
    step power step
    total body CV cross training total body CV cross training
  indoor bike ( leggera ) indoor bike ( fitness ) indoor bike ( performance )
  acquagim acquafitness acquafitness intenso
    fitboxe aeroboxe
  rebounding leggero rebounding fitness rebounding prestazione
 

Intensità lieve

 moderata

Intensa

 

2) attività di tipo dinamico ad impegno cardiocircolatorio intermittente:

 caratterizzate da gesti più complessi e presuppongono il possesso di una tecnica adeguata (tennis, calcio, calcio a cinque, eccetera). Esercitano effetti benefici sull’organismo e sull’apparato cardiovascolare ma sono più difficili da “dosare”, per l’inevitabile componente “agonistica”, presente anche se effettuate per puro divertimento ed in forme non organizzate;

 

Intensità lieve

 moderata

Intensa

Attività sportive tennis doppio tennis palleggio tennis partita
  golf calcio a cinque ludico calcio a cinque partita
  bocce volley e beach volley beach volley 2 vs 2
  caccia e pesca sportiva pallacanestro ludico pallacanestro partita
    tennistavolo ludico tennistavolo partita
    squash , raquetball ludico squash , raquetball partita
Attività di palestra danza , hip hop aerobic circuit training fitness aerobic circuit training prestazione
  interval training principianti interval training fitness interval training prestazione

 

3) attività statiche o di potenza:

caratterizzate da un impegno cardiocircolatorio prevalentemente di tipo “pressorio”. Ad esse appartengono molte attività di “cultura fisica” (sollevamento pesi, body-building) prati-cate in palestra. Non è ancora chiaro se, a determinate condizioni (per esempio se effettuate in forma “dinamica”, con molte ripetizioni e sovraccarichi modesti), possano avere effetti benefici sull’apparato cardiovascolare. Comunque, seppur molto diffuse nella popolazione, esse non possono essere considerate di prima scelta ai fini della prevenzione cardiovascolare.

 

Intensità lieve

 moderata

Intensa

Attività sportive   scherma sollevamento pesi
    equitazione body building
    windsurf sci alpino
      sci nautico
      arrampicata sportiva
Attività di palestra corpo libero pump , body pump , push body building
  stretching acquafitness con galleggianti acquafitness con galleggianti in acqua profonda
  body sculpture acquafitness con attrezzi di attrito acquafitness con attrezzi di attrito in acqua profonda
  pilates , yoga yoga per il fitness power yoga
  tai chi chuang    
  qi cong    

Bibliografia

 

1. Delise P, Guiducci U, Zeppilli P, D’Andrea L, Proto

C, Bettirni R et al. Cardiological guidelines for competitive

sports eligibility. It Heart J 2005;6:661-702.

 

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