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L’esercizio
fisico nel paziente con cardiopatie congenite
P. Zeppilli, F. M. Picchio, R. Calabrò
, P. Colonna, A. Calzolari, B. Sarubbi, U. Berrettini, G.
Vignati
La pratica regolare
dell’esercizio fisico e dello sport per la promozione ed il
mantenimento della salute, generale e cardiovascolare, trova una
specifica applicazione nell’infanzia e nell’adolescenza, epoche
nelle quali, oltre agli importanti aspetti psicologici e sociali,
tale pratica ha anche un insostituibile ruolo educativo e
formativo.In questo contesto, sono sempre più giustificate le
istanze rivolte alla classe medica, affinché autorizzi, e meglio
incoraggi, l’attività fisicosportiva anche nei bambini ed
adolescenti con cardiopatie congenite operate e non.Tali istanze,
naturalmente, sono rese sempre più attuali dai vertiginosi progressi
diagnostici e terapeutici della Cardiologia e Cardiochirurgia
Pediatrica.La restituzione ad una “vita normale” di un numero sempre
maggiore di “cardiopatici congeniti gravi”, condannati in passato
all’inattività fisica, obbliga oggi pediatri, cardiologi e medici
dello sport a definire nuove “linee guida”, atte a favorire
l’attività fisico-sportiva in generale, e a definire, per quanto
possibile, quella ideale per ciascun paziente. A tal fine, una
corretta prescrizione dell’attività fisica dovrebbe coniugare due
punti fondamentali:
1) soddisfare, per
quanto possibile, le aspettative di reinserimento nella vita attiva
e nel mondo sportivo, del giovane paziente o ex-paziente nel
rispetto del suo delicato equilibrio psicologico;
2) scegliere
un’attività fisico-sportiva capace di apportare benefici sul piano
psichico e fisico con un rischio di complicanze, nel breve e nel
lungo periodo, ragionevolmente trascurabile o almeno pari ai
vantaggi previsti. Il problema non è certo di facile soluzione. La
popolazione dei soggetti con cardiopatie congenite è variegata, non
solo per lo spettro molto ampio delle malformazioni, ma perché in
una stessa cardiopatia è possibile incontrare sia pazienti “in
storia naturale” (in numero oggi sempre inferiore), sia pazienti
operati e tra questi, soggetti trattati in tempi diversi, con
tecniche eterogenee e con risultati anatomo-funzionali e clinici
differenti. Ciò rende ragione dell’assoluta necessità di una stretta
collaborazione tra medico dello sport, cardiologo pediatra curante e
cardiochirurgo responsabile del trattamento. Indicazioni e
Controindicazioni all’Attività Fisico-Sportiva I protocolli COCIS
edizione 2003 , hanno dedicato un intero capitolo ai criteri
d’idoneità agonistica nei diversi tipi di cardiopatie congenite. Ad
essi rimandiamo coloro i quali intendano approfondire singole
problematiche legate a patologie specifiche. In questo ambito, ci
limiteremo a fornire alcune indicazioni a carattere generale.Prima
di prescrivere qualsiasi attività fisica o sportiva in un bambino,
adolescente o giovane adulto con cardiopatia congenita, prima e dopo
l’eventuale correzione chirurgica, sono necessari:
1) un preciso
inquadramento diagnostico della patologia ed una definizione della
sua gravità. Entrambi questi aspetti sono oggi resi agevoli
dall’ampia disponibilità di metodiche non invasive quali, l’ECG a
riposo, l’ECG da sforzo e di Holter, l’ecocardiogramma in tutte le
sue applicazioni, la risonanza magnetica, eccetera;
2) una ragionevole
previsione sulla possibile evoluzione nel tempo della cardiopatia e
dell’eventuale impatto su di essa, sia esso favorevole o
sfavorevole, dell’attività fisicosportiva prescelta;
3) la valutazione, per
quanto possibile oggettiva, della capacità funzionale del soggetto,
mediante test da sforzo, o meglio ancora mediante un test
cardio-polmonare.
Il test cardiopolmonare
è particolarmente utile nei soggetti con cardiopatie congenite
complesse sottoposte a correzione chirurgica, che si accompagnano,
prima dell’intervento, ad una grave riduzione della capacità
funzionale. Al riguardo, i protocolli COCIS-2003 1, 2, hanno
individuato un breve elenco di cardiopatie congenite che, per
gravità e/o complessità, controindicano di per sé la pratica
sportiva agonistica. In questo gruppo sono state inserite:
Anomalia di Ebstein,
atresia della tricuspide.
Atresia della
polmonare, a setto integro o con difetto interventricolare
(quando non è stato possibile il recupero completo del ventricolo
destro
Sindrome di
Eisenmenger.
Ipertensione
polmonare primitiva.
Trasposizione
congenitamente corretta
delle grandi arterie e trasposizione delle grandi arterie corretta
secondo Mustard o Senning (vedi avanti).
Difetti associati
dell’efflusso ventricolare sinistro.
Origine anomala delle
arterie coronarie.
Cuore univentricolare.
Sindrome di Marfan e
di Ehlers-Danlos
A queste vanno aggiunte tutte le cardiopatie nelle quali la
correzione chirurgica abbia implicato l‘apposizione di condotti
protesici e/o protesi valvolari (salvo limitate e specifiche
eccezioni). In queste forme, vale il principio generale di
autorizzare ed incoraggiare, nei limiti del possibile, un’attività
fisica a carattere riabilitativo di tipo dinamico e d’intensità
lieve. Fortunatamente, la maggior parte dei bambini ed adolescenti
con difetti congeniti ha forme meno gravi o corrette con “relativo”
successo in età precoce.Anche in questi casi, tuttavia, al fine
d’evitare che l’attività fisicosportiva divenga uno strumento
terapeutico improprio o pericoloso per la salute, è necessario un
approccio metodologico rispettoso dei tre punti sopra indicati.La
valvola aortica bicuspide è una delle cardiopatie che meglio
esemplifica la necessità di un approccio corretto. La valvola
aortica bicuspide, infatti, si caratterizza per un’ampia variabilità
dello spettro anatomo-funzionale e clinico. Accanto a forme
“semplici”, trascurabili sul piano emodinamico (con assente o minima
ostruzione all’efflusso e/o rigurgito), nelle quali è possibile
autorizzare anche un’attività sportiva di tipo agonistico, se ne
trovano altre “complicate”, caratterizzate da stenosi o
insufficienza valvolare severe, e/o associate a coartazione aortica,
anomalie d’origine delle coronarie, e/o a dilatazione progressiva
dell’aorta ascendente a rischio di dissezione. In queste forme,
ovviamente, la scelta dell’attività fisica-sportiva deve essere
affidata a cardiologi esperti.Essa deve basarsi sul quadro
anatomo-clinico complessivo e, nei soggetti operati, sul tipo
intervento subito e sugli eventuali difetti residui . Appare chiaro,
in sostanza, che se l’attività fisica e sportiva va sempre
incoraggiata nei bambini ed adolescenti con difetti congeniti,
l’indicazione a praticarla deve essere affidata ad esperti della
materia. In proposito, proprio gli esperti del COCIS-2003 hanno
“allargato” sensibilmente gli “orizzonti sportivi” anche per i
pazienti con cardiopatie congenite complesse sottoposte a correzione
anatomica e funzionale “completa” alla nascita o in età precoce. In
particolare, hanno dato indicazioni per alcune tra le più comuni,
quali la Tetralogia di Fallot (ampio difetto
interventricolare con aorta a cavaliere e stenosi polmonare) e la
Trasposizione delle grandi arterie (TGA).La
TGA è caratterizzata dall’inversione dei normali rapporti tra grandi
arterie e ventricoli (l’aorta nasce dal ventricolo destro e
viceversa): essa viene oggi corretta mediante “switch arterioso”
(aorta ed arteria polmonare vengono riportate nella loro normale
posizione anatomica e le coronarie reimpiantate), un intervento che,
a differenza di quelli di Mustard o Senning (nei quali venivano
invertiti i ritorni venosi), consente in molti casi di ripristinare
una “quasi normalità” anatomica e funzionale.
Sia nei soggetti con Tetralogia di Fallot che in quelli con
TGA, oltre alla possibilità, prevista dal COCIS-2003, di
praticare alcune attività agonistiche (sport equestri, vela,
eccetera), è opportuno incoraggiare e prescrivere la pratica
regolare di attività fisico-sportive dinamiche con impegno
cardiovascolare costante ad intensità lieve.Nei casi con buona
capacità funzionale ed assenza di fenomeni aritmici, si possono
incoraggiare anche attività d’intensità maggiore.In generale,
dovrebbero essere evitate attività di potenza, con impegno
cardiovascolare di pressione, particolarmente se d’intensità
medio-elevata. Tali attività possono aumentare il rischio di
complicanze, specie nei soggetti con dilatazione primitiva
dell’aorta o evidenziatasi nel tempo, anche dopo la correzione
chirurgica della cardiopatia.La prescrizione, naturalmente, deve
essere aggiornata almeno annualmente, mediante un controllo
cardiologico completo, essendo documentata la possibilità di un
deterioramento nel tempo delle valvole cardiache e delle altre
strutture interessate dalla correzione chirurgica.
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