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L’esercizio
fisico nel paziente iperteso
A.De Francesco, R. Guglielmi, F. Perticone
L’ipertensione
arteriosa Introduzione
È ormai accertato da
tempo che l’ipertensione arteriosa è un importante fattore di
rischio cardiovascolare.
A norma dei
protocolli COCIS 2003 ed in accordo con le linee guida WHO-ISH,
l’ipertensione arteriosa viene definita in base alla presenza di una
pressione arteriosa sistolica =140 mmHg e/o una pressione
diastolica =90 mmHg in soggetti adulti che non assumano farmaci
anti-ipertensivi . Come per altri fattori di rischio
cardiovascolare, negli ultimi anni va diffondendosi sempre più il
concetto del valore ideale che, per l’ipertensione arteriosa, viene
considerato =120/80 mmHg. Va da sé che tale asserto debba
essere considerato con ancora maggior attenzione nei soggetti in età
evolutiva, per i quali il limite tra normo ed ipertensione deve
essere comunque inferiore ai valori sopra segnalati per l’adulto,
pur considerandoli in progressivo avvicinamento ai valori di quest’ultimo
con il crescere dell’età .
Altro concetto in
progressiva diffusione è quello del rischio cardiovascolare globale,
per il quale la presenza di più fattori di rischio e/o di patologie
d’organo associate, capaci di interagire con il rischio derivante
dagli elevati valori di pressione arteriosa, configura un rischio
assoluto di eventi cardiovascolari primari (infarto miocardio, ictus
cerebri, eccetera) superiore rispetto a quello che si avrebbe dalla
somma matematica dei singoli fattori di rischio .
È del tutto evidente
che in un paziente iperteso con rischio cardiovascolare globale alto
o molto alto l’idoneità ad attività sportive di tipo agonistico non
possa essere concessa . Parimenti occorre però conoscere e
considerare la possibilità e/o la necessità di utilizzare l’attività
fisica regolare e continuata nel bagaglio terapeutico a disposizione
del medico per il trattamento del paziente iperteso.
Benefici indotti
dall’esercizio fisico
In assenza di segni
di danno d’organo, di cui la ipertrofia ventricolare sinistra
rappresenta per il cardiologo la manifestazione più eclatante e di
più semplice riscontro, gli effetti del training fisico sono di
indubbio segno positivo tanto nel giovane che soprattutto nel
soggetto anziano. L’attività fisica di intensità moderata è in grado
di ridurre di circa 10 mmHg i valori di pressione arteriosa, tanto
sistolica quanto diastolica, alla stessa stregua di qualsivolglia
trattamento farmacologico monoterapico . L’esercizio fisico,
inoltre, determina un aumento della funzionalità cardiopolmonare e
della forza muscolare (con una maggior capacità di svolgere le
attività quotidiane), riduce il rischio cardiovascolare e migliora
la qualità di vita. Nel paziente iperteso sembrano essere
ottenibili, attraverso un corretto programma di attività fisica,
ulteriori benefici: riduzione della massa ventricolare sinistra;
decremento della stiffness arteriosa; miglioramento della funzione
endoteliale; miglioramento dell’assetto metabolico e coagulativo;
riduzione del peso corporeo. Rischi dell’esercizio In un programma
di esercizio fisico ben condotto e con un adeguato screening
iniziale basato sull’esecuzione di un test ergometrico e di un
ecocardiogramma, gli eventi cardiovascolari primari sono
estremamente rari. Comunque, devono essere tenuti presenti dal
medico prescrittore i possibili rischi di un’attività fisica troppo
intensa e non progressiva, al fine di mantenere sempre un
atteggiamento prudenziale.
Interazione con i
Farmaci
È importante
considerare che i diuretici, i farmaci non soltanto più
utilizzati ma anche quelli più semplici e sicuri, possono
interferire con la volemia, la ionemia e con la stessa prestazione
fisica.
I farmaci
bloccanti il sistema beta-adrenergico, per la loro azione
inotropa e cronotropa negativa, non solo riducono la pressione
arteriosa, ma anche la frequenza cardiaca. Questo elemento deve
essere tenuto in opportuna considerazione quando il paziente viene
invitato a svolgere un programma di attività fisica, perché la
stessa frequenza cardiaca non potrà raggiungere i valori ottenuti
con il test diagnostico preliminare eseguito senza farmaci. Di
conseguenza, per un programma preventivo/terapeutico ben condotto,
il test ergometrico andrà ripetuto sotto specifica protezione
farmacologia. Inoltre, i betabloccanti possono ridurre la perfomance
cardiovascolare.
I
calcioantagonisti possono risultare fastidiosi in un paziente
che svolga attività fisica con prevalente impegno degli arti
inferiori, per il loro effetto collaterale relativo agli edemi
declivi da vasodilatazione venosa. Inoltre, i calcioantagonisti non
diidropiridinici possono interferire con l’inotropismo e con il
sistema di eccitoconduzione cardiaca. I vasodilatatori puri, quali
gli alfabloccanti, possono dare ipotensione nel postesercizio.
La clonidina può dare un fastidioso senso di sete, non certo
utile in chi già può accusare tale sintomo a causa dell’attività
fisica svolta ed interferire con un corretto equilibrio idrosalino.
I farmaci più
facilmente maneggiabili nel paziente iperteso che pratica attività
fisica sono quindi gli aceinibitori e i sartanici
.
Raccomandazioni
Al fine di ottenere
concreti benefici sull’abbattimento dei valori tensivi mediante
attività fisica, sono necessarie sedute di allenamento che
comprendano esercizi di tipo aerobico per non meno di 3
volte/settimana.
È possibile prevedere
anche esercizi basati sulla potenza muscolare per 2-3
volte/settimana
Gli esercizi di tipo
dinamico offrono una vasta gamma di possibilità da scegliere di
comune accordo tra il medico ed il paziente: dal tapis roulant in
palestra, al running, al jogging, eccetera. Al fine di essere
efficaci, gli esercizi debbono svolgersi ad una intensità lieve -
moderata, valutata sulla base della Frequenza Cardiaca (FC) ottenuta
ad un test ergometrico preliminare di tipo diagnostico/ valutativo.
Durante il test
ergometrico sono ritenuti a rischio valori tensivi >240/115
mmHg. Per i pazienti più sedentari, gli anziani, gli obesi ed i
pazienti con cardiopatia ipertensiva significativa ci si limiterà,
per gli esercizi di tipo aerobico, ad una FC di allenamento tra il
40 ed il 60% di quella massimale, insistendo maggiormente, nelle
prime fasi di allenamento, su esercizi a bassa intensità,
finalizzati al recupero di una certa mobilità osteoarticolare.
Per tutti gli altri
pazienti, le FC di allenamento saranno fissate tra il 70- 85%
di quella massimale. La durata dell’esercizio aerobico deve essere
quantificata in non meno di 30 minuti effettivi per gli esercizi di
resistenza, preceduti da almeno 10 minuti di riscaldamento e seguiti
da 10 minuti di defaticamento
Per quanto attiene
gli esercizi di potenza, questi devono comprendere 10-12 ripetizioni
sia per gli arti superiori che inferiori, con ogni serie separata da
almeno 1 minuto da quello successivo, per 2-3 volte/settimana.
La tecnica migliore
per evitare di incrementare troppo le resistenze periferiche e
quindi indurre aumenti esagerati della pressione arteriosa durante
questo tipo di esercizi, sembra essere quella di ridurre al minimo i
pesi aumentando nel contempo il numero delle serie.
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