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L’esercizio
fisico nel paziente con aritmie
P. Delise,
F. Giada,
A. Biffi,
S. Priori,
A. Raviele,
M. Santini
INDICE
Aspetti clinici delle Aritmie Cardiache
ritorna a indice
Le aritmie rappresentano un fenomeno estremamente variegato il cui
significato clinico e prognostico, compresi i rischi legati
all’attività fisica, sono molto variabili da soggetto a soggetto in
rapporto prevalentemente al tipo di aritmia e alla presenza o
assenza di cardiopatia.
La particolare
attenzione verso le aritmie e l’esigenza di sviluppare un capitolo a
sé stante, nasce dal fatto che lo sforzo fisico può essere causa di
morte aritmica .
Alcune aritmie
cardiache possono essere un fenomeno fisiologico o comunque
innocente. Altre, al contrario, possono essere spia di una patologia
cardiaca.
La patologia cardiaca
può essere limitata al solo sistema eccito- conduttivo per una
anomalia congenita (es. via anomala nella sindrome di Wolf-
Parkinson-White), o essere frutto di una malattia coinvolgente anche
il miocardio contrattile (es. cardiomiopatia post-infartuale).
Infine, alcune
aritmie possono verificarsi in assenza di un substrato anatomico a
causa di una anomalia genetica dei canali ionici (es. sindrome di
Brugada).
Inquadramento clinico del soggetto
aritmico
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Nel soggetto aritmico
va innanzitutto ricercata la presenza di un’eventuale cardiopatia
sottostante . Nella valutazione clinica sono basilari l’anamnesi,
l’esame obiettivo e l’ECG a 12 derivazioni. Nella raccolta dei dati anamnestici è importante valorizzare la presenza di familiarità per
morte improvvisa, la durata e le modalità d’insorgenza dell’aritmia
(nella fattispecie la relazione con lo sforzo fisico), gli eventuali
sintomi associati (sincope, dispnea, angina) e i possibili fattori
scatenanti (abusi alcolici o farmacologici, ipertiroidismo,
eccetera).
Uno dei sintomi che
deve essere attentamente ricercato e valorizzato è la sincope.
La sincope può essere
legata a riflessi neuromediati o correlata ad aritmie. In questo secondo
caso può essere di natura benigna (per esempio tachicardie
parossistiche da rientro nodale), oppure maligna (per esempio
tachicardia ventricolare/torsione di punta). Una sincope che compare
sotto sforzo deve sempre far sospettare una causa aritmica e non va
mai sottovalutata. L’esame obiettivo deve essere teso a rilevare i
segni (esempio soffi, ritmo di galoppo, eccetera) indicativi di una
sottostante cardiopatia.
L’ECG a 12
derivazioni è l’indagine strumentale principale nella gestione
dei pazienti con aritmie. L’ECG, infatti, è in grado di svelare o
almeno di far sospettare molte cardiopatie: patologie dei canali
ionici geneticamente determinate (sindrome del QT lungo, sindrome
del QT corto, sindrome di Brugada, eccetera); anomalie congenite
primitive del sistema eccito-conduttivo (sindrome di
Wolff-Parkinson-White); patologie genetiche del miocardio
ventricolare (cardiomiopatia ipertrofica, cardiomiopatia aritmogena
del ventricolo destro); cardiopatie acquisite (infarto miocardico,
eccetera). Il solo ECG, inoltre, permette spesso di giungere ad
una diagnosi precisa del tipo di aritmia, qualora venga eseguito nel
corso della stessa. In base alle caratteristiche cliniche
dell’aritmia e dell’eventuale presenza o sospetto di cardiopatia
possono risultare utili ulteriori accertamenti. L’ecocardiogramma
è indicato nel sospetto clinico od elettrocardiografico di
cardiopatia organica. Le tecniche di monitoraggio ECG prolungato
(quali l’Holter ed i loop recorder esterni o impiantabili)
possono aiutare a documentare meglio il carico aritmico del paziente
e l’associazione sintomi- disturbi del ritmo.
Il test
ergometrico può essere utile nelle aritmie che compaiono sotto
sforzo, a patto che il rapporto causa-effetto sia costante o
frequente, come nella tachicardia ventricolare polimorfa
catecolaminergica, nella quale l’aritmia viene spesso indotta in
modo riproducibile allo stesso carico lavorativo. In altri casi,
esso può documentare la riduzione o la soppressione della aritmia
(come nel caso di blocco AV di II grado tipo Luciani-Wenckebach o di
extrasistolia ventricolare). Infine, in alcune
aritmie permanenti quali la fibrillazione atriale, il test
ergometrico può essere utile per valutare la risposta in frequenza
durante sforzo.
Esami più specifici
(come lo studio elettrofisiologico transesofageo o intracavitario,
la coronarografia, la risonanza magnetica nucleare,
eccetera) vanno prescritti dallo specialista, solo in casi
selezionati.
Il rischio delle aritmie in rapporto
all’esercizio fisico
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Lo sforzo
fisico, mediante l’incremento dell’attività simpatica, tende di
regola a sopprimere le bradicardie, mentre ha spesso un effetto
favorente nelle tachicardie, sia sopraventricolari che ventricolari
e riduce la soglia della fibrillazione ventricolare.
Infine, in
condizioni patologiche, lo sforzo può indurre aritmie in modo
indiretto attraverso meccanismi quali l’ischemia, l’ostruzione al
cono di efflusso ventricolare, l’aumento del precarico e/o del
post-carico, eccetera.
In assenza di
cardiopatia la maggioranza delle aritmie è ben tollerata dal punto
di vista emodinamico ed una compromissione significativa della
funzione di pompa cardiaca si verifica solo in caso di bradicardia
estrema o di tachicardia molto rapida.
In presenza di
cardiopatia, invece, in misura ovviamente correlata al tipo e al
grado di cardiopatia, molte aritmie possono compromettere la
funzione di pompa provocando sincope, scompenso o crisi anginose.
Durante sforzo fisico alcune cardiopatie risultano particolarmente
vulnerabili allo sviluppo di aritmie ventricolari maligne, quali la
fibrillazione ventricolare. Tra le cardiopatie organiche quelle a
maggior rischio sono la cardiomiopatia ipertrofica, la
cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, la
cardiopatia ischemica (comprese le anomalie coronariche
congenite) e la miocardite. A queste vanno aggiunte alcune
patologie dei canali ionici, quali la sindrome del QT lungo
(particolarmente nelle varianti genetiche LQT1, LQT2 e sindrome di
Jervell e Lange Nielsen) e la tachicardia ventricolare polimorfa
catecolaminergica). In altre malattie dei canali ionici, quali
la sindrome del QT lungo con variante genetica LQT3 e la sindrome di
Brugada, l’arresto cardiaco tende invece a verificarsi a riposo,
durante le fasi di prevalenza vagale.
Raccomandazioni
generali
Nel fornire indicazioni sulla prescrizione dell’esercizio
fisico nel paziente aritmico vanno considerati alcuni aspetti
principali
a) Molti sport
anche ricreazionali comportano un impegno cardiovascolare elevato,
improvvise stimolazioni simpatiche ed una elevata competitività,
tanto da poter essere equiparati alle attività agonistiche. In
queste condizioni possono essere favorite varie aritmie, sia benigne
che maligne.
b) Alcune
attività fisiche possono svolgersi in condizioni ambientali
sfavorevoli, tali da determinare conseguenze emodinamiche negative,
disidratazione e squilibri elettrolitici. Esempi di questo tipo sono
le attività fisiche eseguite ad alte e a basse temperature, oppure
quelle condotte in alta quota.
c) Alcune
attività fisiche possono determinare una forte risposta emotiva (per
esempio lo sci di discesa, l’alpinismo, eccetera) e vanno pertanto
evitate in tutte quelle condizioni aritmogene favorite dall’aumento
improvviso delle catecolamine, quali la sindrome del QT lungo.
d) Nelle aritmie e
nelle sindromi potenzialmente aritmogene associate a sincope o
presincope vanno sconsigliate le attività fisiche nelle quali la
perdita di coscienza può causare morte traumatica o da annegamento.
In tali casi vanno proscritte le attività cosiddette a “rischio
intrinseco”, quali l’alpinismo, il nuoto, le immersioni, eccetera.
Raccomandazioni nelle singole aritmie Le raccomandazioni che seguono
riguardano le singole aritmie e i suggerimenti spesso vengono
distinti in base alla presenza o assenza di sintomi e di cardiopatia
. È inteso che in presenza di cardiopatia valgono le raccomandazioni
espresse nei capitoli specifici. Bradicardie e disturbi di
conduzione
Bradicardia sinusale
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In assenza di
malattia del nodo del seno (cioè con normale incremento della
frequenza cardiaca durante sforzo fisico) e di sintomi (presincopi e
sincopi) non vi sono limitazioni. In presenza di malattia del nodo
del seno e di sintomi vanno sconsigliate le attività fisiche a
rischio intrinseco e considerato l’impianto di pacemaker. Inoltre,
va considerato il possibile effetto di accentuazione della
bradicardia delle attività fisiche di tipo aerobico.
BAV di primo grado con QRS stretto
Un BAV di primo
grado (P-R a riposo >0,20 secondi) che si normalizza in corso di
iperpnea e/o durante sforzo non comporta di per sé limitazioni. In
caso contrario, e nel caso di sintomi, è opportuno approfondire le
indagini eseguendo un test di Holter per escludere fenomeni di BAV
di secondo e terzo grado. Va considerato il possibile effetto di
accentuazione del ritardo di conduzione nodale delle attività
fisiche di tipo aerobico.
BAV di secondo grado tipo Luciani-Wenckebach e BAV 2:1 con
QRS stretto
Tali disturbi di
conduzione nodale si osservano talora in soggetti ben allenati
praticanti sport aerobici ed hanno un significato benigno. In tali
casi, comunque, è consigliabile fare un test da sforzo e un test di
Holter. Se lo stesso fenomeno si osserva in soggetti non allenati va
esclusa una causa organica. In assenza di sintomi e di cardiopatia,
se durante sforzo la conduzione atrio-ventricolare si normalizza e
non si osservano pause molto prolungate all’Holter non vi sono
limitazioni. In caso contrario vanno sconsigliate le attività a
rischio intrinseco e quelle aerobiche ad elevata intensità e
considerato l’impianto di pace-maker.
BAV avanzato e totale
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Tali disturbi di
conduzione rendono necessarie indagini approfondite. Le forme
sporadiche e correlate a ipertono vagale possono essere compatibili
con qualsiasi attività, con le limitazioni elencate per il blocco AV
di secondo grado. Le forme persistenti, invece, richiedono in genere
una correzione con elettrostimolazione cardiaca permanente (vedi
pacemaker).
Blocco
di branca destra
È un rilievo di per
sé benigno, specie nelle forme minori (“blocco incompleto” o “lieve
ritardo ventricolare destro” con QRS <0.12 secondi) e come tale non
deve porre alcuna limitazione. Va comunque posta attenzione nel
distinguere un lieve ritardo destro da quelle anomalie della parte
terminale del QRS che si osservano nella sindrome di Brugada e,
talora, nella cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro 6. Nel
blocco di branca destra avanzato (QRS>0.12”) va esclusa una
cardiopatia orgalimitazioni.
Blocchi
bifascicolari
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Il blocco di branca
destra con emiblocco anteriore sinistro o emiblocco posteriore
sinistro ed il blocco di branca sinistra sono rilievi molto rari nel
soggetto sano. Possono essere provocati da una varietà di
cardiopatie organiche (per esempio la cardiopatia ipertensiva) o da
una malattia primitiva del sistema di conduzione su base genetica
(morbo di Lenegre). I rischi legati ad un blocco bifascicolare sono
essenzialmente quelli conseguenti alla sottostante cardiopatia ed
alla possibilità di sviluppo di un BAV avanzato o totale (permanente
o parossistico) durante sforzo. In questi casi è opportuno perciò
eseguire anche un test da sforzo. In assenza di cardiopatia, di
sintomi e di BAV avanzato o totale durante sforzo non vi sono
limitazioni, eccetto per le attività a rischio intrinseco.
BAV di primo grado associato a blocco di
branca sinistra , a blocco di branca destra o a blocco
bifascicolare
Il BAV di primo
grado associato a blocchi fascicolari è generalmente a sede nodale.
Valgono pertanto anche in questo caso le raccomandazioni fatte per i
blocchi bifascicolari.
Tachicardie
Battiti prematuri
sopraventricolari I battiti prematuri sopraventricolari
non determinano limitazioni.
Fibrillazione e flutter atriale
parossistici e persistenti
Sono aritmie che
spesso si osservano in assenza di cardiopatia severa e in soggetti
di età adulta-avanzata. Generalmente sono ben tollerate dal punto di
vista emodinamico e possono essere indotte dallo sforzo fisico. La
fibrillazione atriale abitualmente non comporta una frequenza
ventricolare molto elevata. Tuttavia, la risposta ventricolare può
essere accentuata dallo sforzo. Il flutter atriale, invece, se si
realizza una conduzione atrioventricolare 1:1, può comportare
frequenze ventricolari elevate, specie sotto sforzo. In assenza di
cardiopatia, di sintomi maggiori, di frequenze ventricolari elevate
e di un rapporto causa-effetto con l’attività fisica non esistono
particolari limitazioni. In caso contrario, a seconda dei casi, sono
sconsigliate le attività fisiche ad intensità elevata o moderata.
Inoltre, vanno sconsigliate le attività a rischio intrinseco in caso
di sincopi o presincopi e quelle a rischio traumatico nei soggetti
in terapia anticoagulante orale.
Fibrillazione e flutter atriale
permanenti
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Generalmente esse si
associano a cardiopatia organica e necessitano di terapia
anticoagulante orale. In entrambe le aritmie la frequenza cardiaca a
riposo e sotto sforzo è molto variabile da caso a caso. Prima di
prescrivere l’attività fisica, quindi, è necessario valutare la
presenza di cardiopatia e la risposta in frequenza con un test da
sforzo e/o con un Holter. In assenza di cardiopatia, di sintomi
maggiori e di frequenze ventricolari elevate durante sforzo, non vi
sono particolari limitazioni. Nei pazienti in terapia anticoagulante
vanno sconsigliate le attività a rischio traumatico, mentre in
quelli con frequenze elevate durante sforzo anche dopo l’impiego di
farmaci va sconsigliata, a seconda dei casi, l’attività fisica ad
intensità elevata o moderata. Nei cardiopatici la prescrizione
dell’esercizio fisico è condizionata, inoltre, dal tipo di
cardiopatia sottostante.
Tachicardia parossistica sopraventricolare in assenza di
preeccitazione manifesta
Le tachicardie
parossistiche sopraventricolari sono favorite dallo sforzo fisico,
anche se la loro insorgenza non è sempre correlata ad esso 10. La
tendenza alla recidiva di queste forme è molto variabile: alcuni
pazienti hanno crisi molto sporadiche (annuali o anche meno), mentre
altri hanno crisi molto frequenti. Anche la durata delle crisi è
molto variabile, da pochi secondi a varie ore, richiedendo in alcuni
casi l’interruzione con atto medico. Le tachicardie parossistiche,
nella maggioranza dei casi, si verificano in assenza di cardiopatia.
Ciononostante, molte volte sono mal tollerate, specie a riposo, a
causa dei riflessi neuromediati associati che possono provocare
ipotensione, con presincope o sincope. In assenza di cardiopatia, di
un rapporto causa-effetto con lo sforzo, di sintomi maggiori e di
elevata tendenza alle recidive non vi sono limitazioni particolari
fatta eccezione per le attività fisiche a rischio intrinseco. Nel
caso di cardiopatia si dovrà tenere conto delle relative
raccomandazioni.
Wolff-Parkinson-White
(WPW)
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Il WPW può
complicarsi con vari tipi di aritmia: la tachicardia da rientro
atrioventricolare ortodromica; la rara tachicardia da rientro
atrioventricolare antidromica; la fibrillazione atriale, che può
essere in parte o totalmente preeccitata. Quest’ultima
condiziona in modo determinante la prognosi, dato il pericolo di
degenerazione in fibrillazione ventricolare. Lo sforzo fisico può
facilitare tutte le sopraelencate aritmie e, nel caso della
fibrillazione atriale, può favorire frequenze ventricolari
pericolose. I sintomi, anche i più gravi, possono iniziare a
qualunque età, anche se l’esordio avviene generalmente tra i 12 e i
30 anni. Un soggetto
asintomatico, specie se giovane, non ha pertanto alcuna garanzia di
rimanere tale né di essere esente da rischi. I bambini
asintomatici di età inferiore a 12 anni senza cardiopatia
sottostante, hanno un rischio di fibrillazione atriale e/o di morte
improvvisa molto basso. Nel WPW il rischio
aritmico può essere valutato con lo studio elettrofisiologico
transesofageo o endocavitario 11. Con tali esami vengono considerati
criteri di rischio l’induzione di fibrillazione atriale preeccitata
con RR minimo <250 msec di base e <210 msec durante sforzo e l’inducibilità
a riposo di tachicardia da rientro. Nei soggetti
asintomatici le attività fisiche ad intensità elevata o moderata
vanno consigliate solo dopo uno studio elettrofisiologico negativo.
Nei soggetti asintomatici con parametri elettrofisiologici a rischio
e nei soggetti sintomatici vanno sconsigliate le attività ad
intensità elevata, moderata o a rischio intrinseco.
Particolare cautela
va posta in presenza di cardiopatia. PRE-ECCITAZIONE VENTRICOLARE DA
FIBRE TIPO MAHAIM
È una rara anomalia
determinata dalla presenza congenita di una via anomala lenta con
caratteristiche decrementali. Molti casi vengono scambiati per
portatori di preeccitazione ventricolare da fascio di Kent (WPW) e
correttamente diagnosticati solo durante studio elettrofisiologico.
Il Mahaim di regola si osserva in cuore sano ed ha una prognosi
eccellente. Nei soggetti asintomatici non vi sono limitazioni. Nei
sintomatici valgono le raccomandazioni fatte per le tachicardie
parossistiche sopraventricolari in assenza di WPW.
Battiti prematuri ventricolari ( extrasistoli )
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Durante sforzo i
battiti prematuri ventricolari hanno un comportamento variabile,
potendo rimanere invariati, accentuarsi o al contrario scomparire.
Nel caso di forme frequenti, specie se accentuate dallo sforzo 7, si
raccomanda un approfondito inquadramento clinico. Inoltre, è
consigliabile eseguire un test da sforzo e un Holter per valutare il
burden aritmico durante attività fisica. In assenza di cardiopatia e
di sintomi maggiori non vi sono motivi per porre limitazioni 8, 9.
Nel caso di forme ripetitive (coppie), in particolare se indotte o
favorite dallo sforzo, si raccomanda prudenza sconsigliando le
attività fisiche a rischio intrinseco. In presenza di cardiopatia si
rimanda ai capitoli specifici.
Tachicardia ventricolare non sostenuta (TVNS)
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Si definisce tale una
tachicardia ventricolare di 3 o più battiti, con durata inferiore a
30 secondi e non associata a deterioramento emodinamico. La TVNS è
un’aritmia rara nel soggetto sano e richiede, pertanto, una
valutazione approfondita per escludere la presenza di una
cardiopatia. In assenza di cardiopatia, la TVNS può essere un
fenomeno sporadico, generalmente di significato prognostico benigno,
oppure ricorrente. In questo secondo caso la TVNS spesso è una
manifestazione delle tachicardie ventricolari benigne (vedi oltre).
In assenza di storia familiare di morte improvvisa, di patologie
aritmogene geneticamente determinate, di cardiopatia, di sintomi
correlabili ad aritmie ed in assenza di fenomeni ripetitivi ad alta
frequenza non vi sono limitazioni particolari. Negli altri casi si
raccomanda prudenza. Infatti, bisogna ricordare che la TVNS può
essere un indicatore di rischio di morte improvvisa in varie
situazioni e in particolare: nella cardiopatia ischemica
postinfartuale con funzione di pompa depressa, nella tachicardia
ventricolare polimorfa catecolaminergica, nella malattia aritmogena
del ventricolo destro, nella cardiomiopatia ipertrofica (in giovane
età) 12
Tachicardia ventricolare lenta o ritmo idioventricolare accellerato
(RIA)
Il RIA per
definizione ha una frequenza inferiore ai 100 battiti per minuto. Il
RIA, specie se correlato con periodi di bradicardia sinusale, ha
generalmente un significato benigno e come tale non pone limitazioni
alla attività fisica.
Tachicardie ventricolari benigne
ritorna a indice
Le tachicardie
ventricolari benigne comprendono la tachicardia ventricolare
fascicolare e la tachicardia automatica del tratto di efflusso del
ventricolo destro (RVOT) e sinistro (LVOT). Tali tachicardie si
caratterizzano per l’assenza di cardiopatia e per la buona
tolleranza emodinamica, che ai fini prognostici le assimilano alle
tachicardie sopraventricolari. La tachicardia fascicolare è
parossistica e si manifesta solitamente con QRS tipo blocco di
branca destra più deviazione assiale sinistra. La RVOT e la LVOT
sono legate ad un focus automatico sensibile alle catecolami-ne,
tendono a essere iterative e si presentano con una morfologia del
QRS tipo blocco di branca sinistra con deviazione assiale destra. Data la loro natura
automatica, spesso si osservano nell’ECG coppie, e periodi di
tachicardia ventricolare non sostenuta. La ripetitività è favorita
dallo sforzo e alcuni soggetti addirittura hanno una precisa soglia
alla quale l’aritmia diviene sostenuta. In assenza di cardiopatia e
di sintomi, per la tachicardia fascicolare valgono le
raccomandazioni fatte per le tachicardie parossistiche
sopraventricolari. Per la RVOT e la
LVOT, in cui esiste un rapporto preciso causa-effetto tra sforzo e
aritmia, è ragionevole sconsigliare attività fisiche ad intensità
moderata ed elevata.
Tachicardie
ventricolari benigne maligne
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Si definiscono tali
la tachicardia ventricolare sostenuta (cioè con durata superiore a
30 secondi e/o con deterioramento emodinamico), la tachicardia
ventricolare polimorfa, la torsione di punta e la fibrillazione
ventricolare. In genere, tali aritmie si osservano in presenza di
cardiopatia organica o di patologie aritmogene geneticamente
determinate e vengono trattate attualmente con l’impianto di
defibrillatore automatico (ICD), a meno che esse non siano
espressione di un fenomeno acuto e transitorio (per esempio
l’infarto miocardio acuto, l’embolia polmonare, eccetera). Nelle forme legate a
fenomeni transitori il comportamento è quello suggerito nelle
singole patologie. Negli altri casi, prima di prescrivere qualsiasi
tipo di esercizio fisico deve essere garantita una protezione
antiritmica adeguata mediante l’impianto di un ICD (vedi oltre).
Malattie genetiche potenzialmente aritmogene
ritorna a indice
Le
malattie genetiche potenzialmente aritmogene costituiscono un gruppo
di patologie cardiache accomunate da un lato dalla causa genetica e
dall’altro dall’avere nell’aritmogenicità, a volte maligna e causa
potenziale di morte improvvisa, la loro manifestazione clinica più
rilevante.
Esse sono
la cardiomiopatia
ipertrofica,
la malattia
aritmogena del ventricolo destro,
la sindrome del QT
lungo,
la sindrome del QT
corto,
la sindrome di
Brugada e
la tachicardia
ventricolare polimorfa catecolaminergica.
ritorna a indice
Tutte queste forme
possono dare in modo inatteso sincope aritmica e/o morte improvvisa
durante sforzo, eccetto la sindrome di Brugada in cui la morte
improvvisa di regola avviene a riposo. Ne deriva che in tutte queste
cardiopatie, anche in assenza di sintomi e/o di aritmie maggiori, è
raccomandata estrema prudenza e vanno consigliate solo attività
fisiche a basso impegno cardiovascolare ed evitate le attività a
rischio intrinseco. Fa eccezione appunto
la sindrome di Brugada, nella quale può essere concessa una maggiore
libertà.
Nelle singole
patologie vanno ricordate alcune osservazioni particolari.
Sindrome
del QT lungo Il rischio di morte improvvisa è correlato con la
variante genetica, con la durata del QT, con la coesistenza di
sordità e con alcune situazioni particolari come il post-partum,
eccetera. Va ricordato che, oltre alle abituali condizioni di
incremento del tono adrenergico, improvvisi stimoli auditivi (per
esempio lo sparo dello starter) possono scatenare aritmie maligne
(specie nella LQT2). Va pertanto
consigliata prudenza prescrivendo attività fisiche a bassa
intensità, non competitive e svolte in terapia con betabloccanti .
Sindrome del QT corto È una patologia ad alto rischio aritmico di
recente individuazione Pur mancando dati
dettagliati sull’effetto dell’attività fisica è consigliabile
estrema prudenza.
Sindrome di Brugada
Può essere causa di aritmie
maligne che in genere avvengono a riposo . Non è noto l’effetto del
training fisico, con il relativo impatto sul bilancio simpato-vagale,
nei confronti della sua aritmogenicità. Nei soggetti
sintomatici è opportuno prescrivere l’esercizio fisico solo dopo
impianto di ICD. Negli asintomatici è bene evitare attività ad
elevata intensità a favore di quelle ad intensità bassa o moderata.
Cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro
Il rischio di morte
improvvisa è correlato con la storia anamnestica di morte improvvisa
familiare, con la gravità anatomica della malattia e con la gravità
delle aritmie Va ricordato che una
attività fisica intensa e abituale di tipo aerobico, creando un
remodelling del ventricolo destro, può accelerare il decorso della
malattia e avere un effetto proaritmico .
Tachicardia
ventricolare catecolaminergica
In questa patologia
l’attività fisica è da limitare in modo assoluto in quanto
rappresenta il principale fattore scatenante le aritmie maligne.
L’assunzione di terapia betabloccante è comunque imperativa. Può
essere prescritta solo attività fisica a bassa intensità.
Cardiomiopatia ipertrofica
Il rischio di morte improvvisa è
correlato con una serie di fattori maggiori (storia familiare di
morte improvvisa, pregressa tachicardia ventricolare/fibrillazione
ventricolare, sincope inspiegata, TVNS nel giovane, spessore del
setto interventricolare superiore a 30 mm) e minori (fibrillazione
atriale, eccetera) . Nei soggetti con ostruzione del tratto di
efflusso vanno escluse le attività fisiche di potenza, come il
sollevamento pesi, in quanto tendono a provocare manovre di Valsalva
con possibili effetti emodinamici negativi.
Attività fisica e terapia antiaritmica
Pazienti in trattamento farmacologico
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Molti soggetti con
aritmie vengono sottoposti a trattamento farmacologico antiaritmico.
Per le singole categorie di farmaci vanno ricordate le possibili
interazioni con l’esercizio fisico.
a) Antiaritmici della
classe IA (chinidina, ajmalina, disopiramide).eccetto la chinidina,
tendono a deprimere la funzione di pompa nel paziente cardiopatico.
Inoltre, la chinidina e la disopiramide possono provocare
allungamento dell’intervallo QT e torsione di punta, mentre l’ajmalina,
in presenza di blocchi di branca e/o fascicolari, può provocare BAV
sottohisiano.
b) Antiaritmici
della classe IC (flecainide, propafenone). Tendono a deprimere la
funzione di pompa, essenzialmente nel cardiopatico, mentre nel non
cardiopatico sono ben tollerati. Possono provocare BAV sottohisiano
in presenza di blocchi di branca e/o fascicolari e sincronizzare una
fibrillazione atriale in flutter atriale.
c) Antiaritmici della
classe II (betabloccanti). Nei pazienti in ritmo sinusale riducono
la portata cardiaca da sforzo, sia per depressione dell’inotropismo
che, soprattutto, per riduzione della risposta cronotropa. Ne deriva
che con il loro impiego va prevista una riduzione della performance
fisica. Nei pazienti in fibrillazione atriale possono aiutare a
contrastare una eccessiva risposta cronotropa allo sforzo. L’effetto
individuale va valutato con un test da sforzo.
d) Antiaritmici
della classe III (amiodarone, sotalolo). L’amiodarone non ha effetti
negativi sulla funzione di pompa e di rado proaritmici (bradicardia
sinusale, QT lungo). Il sotalolo ha gli effetti propri dei
betabloccanti e può eterminare allungamento del QT.
e) Antiaritmici della
classe IV (calcioantagonisti: verapamil, diltiazem). Hanno scarsi
effetti sulla performance. Possono dare bradicardia sia durante
ritmo sinusale che in corso di fibrillazione atriale.Nei pazienti in
fibrillazione atriale possono aiutare a contrastare una eccessiva
risposta cronotropa allo sforzo. L’effetto va valutato
individualmente con un test da sforzo.
f) Digitale.
Nei pazienti in fibrillazione atriale può contribuire a ridurre una
eccessiva risposta cronotropa allo sforzo. L’effetto va valutato
individualmente con un test da sforzo.
Pazienti
sottoposti ad ablazione transcatetere
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L’ablazione
transcatetere è una procedura oramai ampiamente impiegata per la
terapia di molte tachicardie, con percentuali di successo elevate e
rare complicanze. L’ablazione crea una o più lesioni coagulative del
miocardio che tendono a cicatrizzare in pochi giorni. Non vi sono
elementi per attribuire all’ ablazione effetti aritmogeni. La
recidiva dell’aritmia trattata è possibile se la lesione non è stata
sufficiente e l’efficacia solo transitoria, ma ciò in genere avviene
nel giro di ore o pochi giorni. Dopo un intervento di ablazione
efficace, il soggetto può svolgere attività fisiche compatibili con
il suo stato di salute in tempi relativamente brevi (entro un mese)
se non avvengono recidive sintomatiche o elettrocardiografiche (per
esempio ricomparsa dell’onda delta nel WPW). Lo studio
elettrofisiologico di controllo può essere consigliato nei casi in
cui vi siano dubbi sull’efficacia dell’intervento. Negli altri casi,
invece, non è necessario. In alcune particolari
situazioni vanno considerati i seguenti problemi:
a) Nei pazienti
sottoposti ad ablazione per fibrillazione atriale (isolamento delle
vene polmonari, eccetera) spesso avvengo recidive precoci anche
asintomatiche. Questi pazienti, inoltre, devono continuare per tempi
prolungati la terapia anticoagulante. Ne deriva la necessità di un
periodo di osservazione adeguato prima di prescrivere qualsivoglia
esercizio fisico.
b) I pazienti
sottoposti ad ablazione per flutter atriale possono avere recidive
di fibrillazione atriale, anche asintomatica, che vanno accertate.
c) I pazienti possono
avere complicanze procedurali (per esempio blocco atrio-ventricolare
non intenzionale) che vanno monitorate nel tempo.
d) Nei pazienti
sottoposti ad ablazione della giunzione AV e ad impianto di
pacemaker per fibrillazione atriale refrattaria vanno tenute
presenti le raccomandazioni relative ai portatori di pacemaker (vedi
oltre).
Pazienti
portatori di pacemaker
ritorna a indice
I pazienti
portatori di pacemaker possono essere affetti o meno da patologie
strutturali cardiache. Da ciò dipende il tipo di attività fisica che
può essere consigliata (vedi capitoli specifici). Il portatore di
pacemaker, inoltre, può presentare varie aritmie (es. fibrillazione
atriale) che condizionano a loro volta il giudizio. Il pacemaker di
per sé comporta alcuni problemi specifici
a) Nei primi 6
mesi dopo l’impianto dovrebbero essere evitati esercizi impegnativi
e movimenti estremi con l’arto ipsilaterale, al fine di evitare
dislocazioni dei cateteri.
b) Vanno
evitate le attività fisiche di contatto, quelle ad alto rischio
intrinseco e quelle che si praticano in ambienti ad alta pressione
(per esempio le attività subacquee) che possono danneggiare lo
stimolatore e/o gli elettrocateteri. Tali precauzioni valgono in
modo particolare per i pazienti pace-makerdipendenti.
c) Va valutato se
durante sforzo avviene un corretto adeguamento della frequenza
cardiaca, il quale può essere condizionato dalla patologia di base
(per esempio malattia del nodo del seno e blocco atrioventricolare),
dalla dipendenza dal pacemaker e dal tipo di stimolatore impiantato.
A tale riguardo, ricordiamo che un adeguamento in frequenza durante
sforzo è reso possibile nelle modalità di stimolazione VVI-R, DDD-R
e DDD, se l’impianto è legato a BAV totale. Al contrario,
l’adeguamento in frequenza non è possibile se la stimolazione
avviene in modo VVI, se il paziente è pacemaker dipendente e in modo
DDD, se l’impianto è motivato da malattia del nodo del seno. Per una
precisa valutazione di questo aspetto può essere utilizzato un test
da sforzo e/o un test di Holter.
d) Va ricordato
che la stimolazione ventricolare destra classica può peggiorare la
funzione di pompa e accentuare una insufficienza mitralica.
Pazienti
portatori di defibrillatore impiantabile (ICD)
ritorna a indice
Il portatore di ICD
può avere un cuore strutturalmente normale (per esempio nella
sindrome del QT lungo) o essere affetto da patologie organiche che
non compromettono in modo significativo la funzione di pompa (per
esempio cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro o
cardiomiopatia ipertrofica). A molti pazienti, specie se giovani,
non dovrebbe essere pertanto preclusa una vita fisicamente attiva
solo perché portatori di ICD. Inoltre, anche i pazienti con
cardiopatia strutturale severa, che rappresentano la maggior parte
dei portatori di ICD, possono trarre giovamento dall’esercizio
fisico . Vanno tenute presenti le seguenti raccomandazioni
a) Nei primi 6
mesi dopo l’impianto dovrebbero essere evitati esercizi impegnativi
e movimenti estremi con l’arto ipsilaterale, al fine di evitare
dislocazioni dei cateteri.
b) Vanno
evitate le attività fisiche di contatto, quelle ad alto rischio
intrinseco e quelle che si praticano in ambienti ad alta pressione
(per esempio le attività subacquee) che possono danneggiare il
defibrillatore e/o gli elettrocateteri.
c) I pazienti
portatori di ICD in prevenzione secondaria (quelli cioè che hanno
già avuto tachicardie ventricolari o fibrillazione ventricolare)
dovrebbero aspettare almeno sei mesi dall’ultimo intervento
appropriato dell’ICD, prima di dedicarsi a qualsiasi attività fisica
impegnativa.
d) Va ricordato
che una tachicardia sinusale, come quella associata a sforzo fisico,
può provocare una scarica inappropriata dell’ICD. Il dispositivo
infatti può interpretare la tachicardia sinusale, se essa supera il
limite massimo di frequenza programmato, come una tachicardia
ventricolare. Per ovviare a questo inconveniente è bene che l’ICD
sia bicamerale (che meglio distingue le due situazioni), che siano
attivi gli algoritmi di discriminazione, che il limite massimo di
frequenza programmato sia elevato (possibilmente superiore alla
frequenza cardiaca massimale del paziente) e che vengano
eventualmente impiegati farmaci betabloccanti. Il paziente va
informato del problema, in modo da controllare attentamente la
frequenza cardiaca durante sforzo. e) Nei soggetti che vengono
avviati a un programma di training è consigliabile valutare la
risposta della frequenza cardiaca all’esercizio con un test
ergometrico. Comunque, poiché non sempre il comportamento della
frequenza cardiaca in laboratorio coincide con quanto avviene nella
pratica abituale, può essere utile eseguire anche un test di Holter
comprendente una seduta di allenamento
f) È bene evitare
attività fisiche ad intensità elevata, in quanto favorendo le
aritmie possono indurre l’intervento dell’ICD. A tale proposito,
particolare attenzione va posta nei pazienti che hanno avuto
l’impianto in prevenzione secondaria e in quelli con aritmie
ventricolari correlate allo sforzo.
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