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RIASSUNTO
La performance sportiva ha sempre
mostrato un elevato grado di variazione interindividuale anche in atleti ben
allenati. Alcune osservazioni empiriche, come la presenza sul podio di una gara
di soggetti imparentati, in numero maggiore di quello atteso secondo il calcolo
delle probabilità, suggeriscono una componente ereditaria della fitness fisica e
atletica.
Al fine di incrementare le
conoscenze sulle relazioni intercorrenti tra componente genetica e performance
sportiva, si è analizzata la struttura genetica di un campione di atleti
d’elite.
Sono stati esaminati 37 atleti
d’elite di origine sarda. Il campione è stato analizzato attraverso 1 inserzione
Alu e 6 RFLPs (APOE,
FGB HindIII, FGA TaqI, FBG BclI, PAI HindIII, GpIIIa TaqI).
I risultati sono stati confrontati con un campione di controllo proveniente
dalla Sardegna. I risultati preliminari hanno mostrato una correlazione
statisticamente significativa tra genotipi dell’ACE, GpIIIa, FGA TaqI e il
rendimento sportivo.
INTRODUZIONE
La performance sportiva e le
capacità motorie hanno sempre mostrato un elevato grado di variazione
interindividuale anche in campioni ben allenati (Bouchard et al., 1992). A
questo proposito, negli ultimi decenni è stata prodotta una vasta letteratura
scientifica nel tentativo di individuare e di descrivere quali fossero le
caratteristiche morfologiche, antropometriche, fisiologiche, funzionali e
motorie degli atleti che avevano raggiunto i più alti livelli nelle gare
agonistiche (Norton e Olds, 2001; Babić e Viskić-Stalec, 2002).
Sino a tempi recenti la ricerca
si basava esclusivamente su analisi associative, come la valutazione della
correlazione tra risultati sportivi, variabili morfo-fisiologiche e tipi di
allenamento. Solo negli ultimi anni la ricerca si è focalizzata sull’analisi
genetica, in particolare modo sui polimorfismi del DNA (Perusse et al., 2003;
Rankinen et al., 2004).
Cercare gli effetti di una
variante genetica individuale su un carattere complesso e influenzabile
dall’ambiente, come la performance sportiva, è estremamente complesso. Anche
quando il carattere può essere ridotto a delle variabili quantificabili, come la
VO2max, isolare la componente genetica individuale è un’ardua
impresa.
Numerosi lavori hanno dimostrato
che la performance sportiva può essere influenzata da diversi parametri
fisiologici, geneticamente determinati, quali il consumo massimale di ossigeno,
il turn point del lattato e le attività ossidative enzimatiche (Costill, 1967) e
da parametri anatomici quali l’area della sezione muscolare trasversa (Hawley,
2002) e la percentuale di contrazione delle fibre lente (Booth e Narahara, 1975;
Bylund et al., 1997).
E’ importante sottolineare che
gli atleti che hanno raggiunto alti livelli agonistici, presentano una
combinazione di diversi genotipi favorevoli per la performance fisica. Infatti,
la performance può essere considerato un tratto poligenico (cioè controllato da
più geni) e un singolo polimorfismo non può essere responsabile del rendimento
sportivo, ma può incrementare o diminuire le capacità fisiche.
I rapporti tra componenti
genetiche e performance fisica e sportiva costituiscono ancora un campo aperto
di indagine, nonostante in questi ultimi anni la produzione scientifica sia
aumentata notevolmente.
Lo scopo della ricerca in cui si
colloca di questo lavoro è quello di incrementare le conoscenze sull’argomento,
utilizzando l’analisi molecolare di alcuni polimorfismi genetici, che mostrano
un evidente legame con gli aspetti fisiologici, in un gruppo di atleti sardi di
alto rango, ma anche di atleti provenienti da altre regioni italiane.
MATERIALI E
METODI
Il campione esaminato è
costituito da atleti o ex-atleti sardi, per un totale di 37 individui di cui 10
maschi e 27 femmine. Sono stati presi in considerazione gli atleti che hanno
raggiunto livelli agonistici nazionali e internazionali in diverse discipline
sportive precisamente: atletica leggera, ginnastica, hockey su prato, nuoto e
calcio. Il campione degli atleti è stato confrontato con un campione di
controllo costituito da soggetti provenienti dalla Sardegna, di ambo i sessi,
apparentemente sani e non imparentati fra loro.
Il DNA genomico è stato estratto
a partire da tampone buccale. Per l’estrazione è stato utilizzato il kit di
estrazione QIAmp DNA Mini Kit (Quiagen), seguendo il protocollo fornito dalla
medesima ditta. Tutti i campioni di DNA sono stati analizzati per 7
polimorfismi: 1 inserzione Alu (ACE) del gene codificante
per l’enzima convertitore dell’angiotensina, 1 RFLP (Restriction Fragment Lenght
Polymorphism) dell’apolipoproteina E (APOE), 3 RFLPs del fibrinogeno (FGB
HindIII; FGA TaqI; FGB BcII), 1 RFLP del gene codificante per una glicoproteina
piastrinica (GpIIIa TaqI ) e 1 RFLP del gene dell’inibitore di tipo I dell’attivatore
del plasminogeno (PAI Hind III). Sono state calcolate per ciascun marcatore,
sia negli atleti sia nel campione sardo di controllo, le frequenze alleliche e
genotipiche e l’eterozigosità.
Per valutare le differenze
genetiche riscontrate tra gli atleti e la popolazione di confronto è stato
applicato il test esatto di Fisher nel totale e locus per locus. Il campione
degli atleti inoltre è stato suddiviso in base al livello agonistico raggiunto
(nazionale o internazionale) e in base al sesso, e si sono ripetuti i confronti
sia a livello di frequenze alleliche sia tramite il test esatto di Fisher. Le
frequenze alleliche, l’eterozigosità osservata e i test di differenziazione sono
stati calcolati con il programma Genepop ver. 1.2 (Raymond
e Rousset, 1995).
RISULTATI
Le frequenze genotipiche e
alleliche di 7 marcatori genetici (ACE, APOE, FGB HindIII, FGA TaqI, FGB BcII,
PAI Hind III e GpIIIa TaqI) del campione degli atleti sono state calcolate e
sono state comparate con quelle del campione di controllo.
Dall’analisi delle frequenze
alleliche e genotipiche (Tab. 1) è emersa una differente distribuzione delle
frequenze per i due campioni. Allo scopo di verificare il loro grado di
differenziazione si è applicato il test esatto di Fisher sia locus per locus sia
in un test di combinazione che considera complessivamente la differenziazione di
tutti i loci. Il test di combinazione su tutti i loci è risultato significativo
(p=0,008). L’analisi locus per locus ha evidenziato una differenziazione
genetica per valori statisticamente significativi (p<0.05) dei marcatori FGA
TaqI, GpIIIa e ACE.
Il polimorfismo di inserzione/delezione
ACE mostra una frequenza nettamente più elevata dei genotipi II e ID, e come
conseguenza un incremento della frequenza dell’allele I negli sportivi rispetto
al campione di controllo. L’RFLP FGA TaqI nel campione degli sportivi si
caratterizza per una diminuzione della frequenza dell’allele più raro T1, che
descrive l’assenza di mutazione. Anche il marcatore GpIIIa mostra un incremento
della frequenza dell’allele T1 negli sportivi, che si caratterizza anche per la
presenza del genotipo T1T1 con una frequenza dello 21,6%, mentre esso risulta
assente nel controllo.
Il campione analizzato è stato
suddiviso in base ai risultati agonistici ottenuti dai singoli individui in
ambito nazionale o internazionale. Sono stati confrontati, attraverso il test
esatto di Fisher, gli atleti con esperienze nazionali ed internazionali con il
campione di controllo ed è emersa una differenza statisticamente significativa
per i marcatori FGA TaqI e GpIIIA rispettivamente tra internazionali/controllo e
nazionali /controllo, mentre non sono emerse differenze significative tra gli
atleti nazionali ed internazionali.
Infine si è suddiviso il campione
di atleti in base al sesso. La distribuzione delle frequenze tra i due sessi non
ha mostrato differenze significative, dimostrando che non vi è correlazione tra
sesso e i polimorfismi genetici presi in esame.
DISCUSSIONE
Lo scopo della nostra ricerca è
stato quello di apportare informazioni, attraverso lo studio di alcuni marcatori
potenzialmente relazionati alla performance fisica, che possano essere utili a
districare il complesso dibattito che mette in relazione il background genetico
e la performance fisica negli atleti.
I primi risultati qui riportati
riguardano l’analisi effettuata su 7 marcatori in un campione eterogeneo di 37
atleti ha mostrato una differenziazione statisticamente significativa tra gli
atleti e il campione di controllo per i marcatori FGA TaqI, GpIIIa, e ACE ed
anche una differenza significativa quando il campione viene scomposto in base ai
livelli agonistici raggiunti.
Il FGA TaqI è un RFLP localizzato
all’interno del gene codificante per il Fibrinogeno
a.
Il fibrinogeno può essere considerato come la proteina centrale del sistema di
coagulazione. Esso, inoltre, è un importante determinante della viscosità del
sangue e può predisporre ad alterazioni del flusso sanguigno sino alla trombosi.
La diversa distribuzione delle
frequenze dei loci codificanti per il fibrinogeno nei due gruppi può essere
messa in relazione con il VO2max. Vaisanen e coll. (1996) hanno
infatti suggerito che la relazione tra concentrazione del fibrinogeno e VO2max
vari secondo il genotipo dei loci polimorfici del fibrinogeno.
L’azione del GpIIIa è
strettamente connessa a quella del fibrinogeno, infatti quest’ultimo si lega
alla superficie delle glicoproteine GpIIb e GpIIIa, che agiscono come recettori
di membrana. Il legame del fibrinogeno alle glicoproteine è il principale
meccanismo di aggregazione piastrinica.
I pochi studi condotti sinora sui
rapporti tra aggregazione piastrinica e attività fisica hanno dato risultati
contrastanti (Beisiegel et al., 1992; Saikita et al., 1999; Goodal et al.,
1999). Vi sarebbe un aumento dell’attività piastrinica nei maschi (non nelle
femmine) sottoposti ad un programma di esercizio fisico (Beisiegel et al.,
1992). Al contrario, altri autori sostengono che l’attività delle piastrine
subirebbe una riduzione indotta dall’Ossido Nitrico (NO) durante l’attività
fisica (Saikita et al., 1999). E’ stato osservato, inoltre, che gli individui
portatori di alcune varianti del gene GPIIIa mostrano una tendenza maggiore
rispetto ai non portatori a legare fibrinogeno al complesso GPIIb-GPIIIa (Goodal
et al., 1999).
Dal nostro lavoro è emerso che
gli sportivi presentano una riduzione dell’allele T2 (presenza di mutazione),
che secondo Weiss e coll. (1996) risulterebbe associato con il rischio di
sviluppare stenosi e patologie cardiovascolari in genere. Questo dato
dimostrerebbe che gli atleti possiedono un sistema cardiocircolatorio più
efficace e resistente che probabilmente ha agito da fattore selettivo.
L’ACE, invece, è l’enzima che
converte l’angiotensina da una forma inattiva ad una attiva. L’ACE ha quindi un
ruolo molto importante nella regolazione della pressione sanguigna attraverso il
sistema renina-angiotensina. E’ stato suggerito che il polimorfismo di
inserzione/delezione Alu dell’ACE può avere degli effetti sul sistema suddetto.
In particolare sembra che la presenza del’allele I (inserzione) sia associata
con minor livelli di ACE nel sangue (Rigat et al., 1990).
I risultati ottenuti per il gene
ACE per il campione di atleti si trovano in accordo con numerose altre ricerche
(Alvarez er al., 2000; Woods et al., 2000; Scanavini et al., 2002), che
testimoniano una correlazione di questo gene con la performance sportiva. In
particolare, gli sportivi presentano una più alta frequenza del genotipo ID, che
sembra associato ad una minore attività dell’ACE a livello cardiocircolatorio.
Ciò significa che i soggetti che posseggono tale genotipo hanno una miglior
risposta di adattamenti del cuore all’allenamento, in quanto rispondono ad esso
con un minor dispendio energetico (bradicardia) ed una maggiore efficienza
muscolare dovuta ad una pompa che lavora ad un livello minore di pressione.
I risultati preliminari ottenuti
in questo lavoro, anche se su un campione piuttosto limitato, mostrerebbero
quindi sia una differenziazione degli atleti rispetto al controllo sia
un’associazione genotipica che favorirebbe gli atleti, determinando dei fenotipi
cardiovascolari a loro vantaggiosi.
Il nostro prossimo obbiettivo è
quello di incrementare da un lato il numero di atleti e le discipline,
dall’altro il numero di marcatori da analizzare. In particolare ci si propone di
creare dei sottocampioni diversificati in base alle discipline sportive, tenendo
conto del diverso metabolismo, per esempio studiando le discipline definite di
potenza, e verificando se gli atleti che le praticano presentino frequenze
differenti rispetto a quelle degli atleti analizzati sinora, che praticano
prevalentemente specialità con un impegno aerobico-anaerobico alternato.
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FGB
HindIII |
Controllo |
Sportivi |
|
PAI |
Controllo |
Sportivi |
|
Hd1Hd1 |
0,590 |
0,620 |
|
Hd1Hd1 |
0,303 |
0,351 |
|
Hd1Hd2 |
0,360 |
0,350 |
|
Hd1Hd2 |
0,495 |
0,459 |
|
Hd2Hd2 |
0,050 |
0,030 |
|
Hd2Hd2 |
0,202 |
0,189 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Hd1 |
0,770 |
0,797 |
|
Hd1 |
0,551 |
0,581 |
|
Hd2 |
0,230 |
0,203 |
|
Hd2 |
0,449 |
0,419 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
FGB
Bcl1 |
Controllo |
Sportivi |
|
ACE |
Controllo |
Sportivi |
|
B1B1 |
0,000 |
0,027 |
|
I I |
0,021 |
0,081 |
|
B1B2 |
0,209 |
0,297 |
|
I D |
0,305 |
0,487 |
|
B2B2 |
0,791 |
0,676 |
|
D D |
0,674 |
0,432 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
B1 |
0,104 |
0,176 |
|
I |
0,174 |
0,324 |
|
B2 |
0,896 |
0,824 |
|
D |
0,826 |
0,676 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
FGA
TaqI |
Controllo |
Sportivi |
|
ApoE |
Controllo |
Sportivi |
|
T1T1 |
0,040 |
0,162 |
|
2 2 |
0,000 |
0,000 |
|
T1T2 |
0,263 |
0,243 |
|
3 2 |
0,125 |
0,066 |
|
T2T2 |
0,697 |
0,595 |
|
3 3 |
0,705 |
0,866 |
|
|
|
|
|
4 2 |
0,045 |
0,000 |
|
T1 |
0,172 |
0,284 |
|
4 3 |
0,125 |
0,066 |
|
T2 |
0,828 |
0,716 |
|
4 4 |
0,000 |
0,000 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
GpIIIa |
Controllo |
Sportivi |
|
2 |
0,033 |
0,085 |
|
T1T1 |
0,000 |
0,216 |
|
3 |
0,094 |
0,830 |
|
T1T2 |
0,545 |
0,405 |
|
4 |
0,033 |
0,085 |
|
T2T2 |
0,455 |
0,378 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
T1 |
0,273 |
0,419 |
|
|
|
|
|
T2 |
0,727 |
0,581 |
|
|
|
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Tabella 1. Frequenze alleliche e
genotipiche
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