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Quanti carboidrati possiamo mangiare? di Alberto Masala
Non vi è dubbio che nella nostra
specie la principale fonte di macronutrienti è rappresentata dai carboidrati
.È pertanto ragionevole collegare la quantità e qualità dei carboidrati consumati
all’aumento del peso corporeo, quando non all’obesità conclamata od alle più
comuni malattie croniche e degenerative come il diabete, l'ipertrigliceridemia
ed ad alcuni tipi di neoplasie.
E’ altrettanto innegabile che
almeno nei paesi occidentali il consumo dei carboidrati in questi ultimi decenni
è aumentato vertiginosamente, ciò che ha coinciso con un contemporaneo aumento
dell’obesità. Viene dunque da chiedersi se sia realmente tutta colpa dei
carboidrati? Per i teorici delle diete iperproteiche sicuramente si.
La conseguenza di questa
convinzione, che ha contagiato il mondo del fitness, è la demonizzazione dei
carboidrati, ed in particolare modo della pasta.
I carboidrati sono infatti
oramai visti come i responsabili di tutti i guai dietetici.
Ma le cose stanno
veramente così?
Vediamo di chiarire se possibile in termini semplici alcuni
importanti aspetti del problema. Bisogna innanzi tutto ricordare che i
carboidrati hanno una modesta capacità di essere accumulati come tali
dall'organismo.
Quest’accumulo può poi realizzarsi solo secondo due modalità:
circa un chilogrammo può essere “immagazinato” sotto forma di glicogeno epatico
e muscolare (una sorta di composto formato “dall’assemblaggio” di un gran numero
molecole di glusoso), il quale è comunque sottoposto ad un rapido turnover
(ciclo di utilizzo e ricostituzione) che, in condizioni di restrizione
calorica, viene completamente utilizzato nel giro di 48-72 ore.
La seconda
modalità di deposito si attua come riserva energetica in forma di trigliceridi
nel tessuto adiposo grazie ad un processo biochimico definito di “lipidogenesi
da carboidrati “ (che letteralmente significa formazione di grasso a partire
dai carboidrati). Tale processo avviene però di rado e nella specie umana sembra
realizzarsi normalmente solo nelle fasi avanzate della gravidanza e nei primi
mesi di vita. Nell'adulto la trasformazione dei carboidrati in grassi sembra
avvenire solo eccezionalmente e solo in concomitanza di diete ipercaloriche ad
altissimo apporto di carboidrati (70 - 80% delle calorie totali piuttosto delle
normali 55 - 60%). E’ da rilevare peraltro che che questo tipo di diete sono
normalmente associate ad uno scarso apporto lipidico. Alla luce di queste
considerazioni è pertanto errato considerare i carboidrati come i principali
responsabili del sovrappeso e dell’obesità. L’imputato principale è piuttosto
l’aumentato apporto delle calorie totali, quale che sia l’alimento da cui esse
provengano. Infatti, a riprova di questa affermazione vi è il dato secondo cui
lo stesso effetto “ingrassante” può essere ottenuto introducendo 200-300
kilocalorie in eccesso rispetto al nostro fabbisogno indipendentemente dal fatto
che queste vengono assunte sotto forma di proteine piuttosto che di carboidrati
o di lipidi. La seconda importante considerazione è che i carboidrati non hanno
tutti la stessa capacità di trasformarsi in grassi.
Infatti per valutare i
nutrienti in rapporto più alle funzioni che non alle caratteristiche chimiche i
ricercatori hanno introdotto due nuovi importanti parametri :l’indice glicemico,
o Glycemic lndex (GI) e il carico glicemico o Glycemic Load
(GL, box).
L'indice glicemico (GI) è un
numero che esprime la capacità di un alimento di stimolare la risposta
insulinica rispetto al pane bianco o al glucosio. Esso si valuta confrontando la
curva glicemica (le variazioni della concentrazione di glucosio nel sangue nel
corso di un intervallo di tempo) dopo avere consumato 50g di carboidrati
dell’alimento da valutare (alimento test), con la curva glicemica prodotta dal
consumo di una uguale quantità (50g) di carboidrati di un alimento di controllo
(solitamente il riferimento è il pane bianco o, come nei confronti
internazionali, il glucosio che ha GI = 100).
Il carico glicemico invece,
o Glycemic Load (GL), è stato introdotto nella pratica clinica più di recente e
si calcola moltiplicando il GI per la quantità di carboidrati contenuta nella
porzione consumata. Si tratta, per quanto riguarda quest'ultimo, di un indice
più "clinico" perché esprime più concretamente l'impatto dei carboidrati di una
singola pietanza sul quadro metabolico individuale.
Gli alimenti con alto indice
glicemico, se consumati in modo quantitativamente elevato nell'alimentazione
giornaliera, hanno effetti metabolici non molto diversi da quelli che si
osservano con una dieta ricca di grassi soprattutto se prevalentemente saturi.
In questo caso si osserva infatti un rapido e significativo aumento della
glicemia e dell'insulinemia post-prandiale con un prevalente utilizzo dei
carboidrati a scopo energetico piuttosto che dei grassi. Questo quadro
metabolico, se persistente, predispone chiaramente all'eccesso di grasso
corporeo il quale a sua volta può portare all’obesità. Viceversa, una dieta con
carboidrati a basso indice glicemico produrrà una risposta glicemica e
insulinemica più modesta, una sensazione di sazietà più prolungata ed una
minore soppressione della lipolisi (liberazione ed utilizzo dei grassi di
deposito).
Per avere dai carboidrati i
maggiori benefici possibili e ridurre al minimo gli inconvenienti è importante
pertanto osservare queste semplici regole:
1
mantenere la quota percentuale tra un minimo del 50% delle kilocalorie totali
giornaliere ed un massimo del 60 %
2 scegliere
prevalentemente i carboidrati con basso indice glicemico
3 non
rinunciare alla pasta ma ridurre piuttosto il consumo di pane e di dolci
La dieta equilibrata
consiglia di mangiare i macronutrienti nella seguente
proporzione: 55-60% per i carboidrati , 12-15 % per le proteine e 25-30 % per i lipidi.
Ma come facciamo praticamente a fare i calcoli?
Per semplificare facciamo degli
esempi pratici.
Il fabbisogno calorico
quotidiano medio di un uomo giovane è all’incirca di 3000 Kcalorie.
Il 60 % di queste Kcalorie deve
provenire dai carboidrati; quindi 1800 Kcalorie (3000/100 x 60 ) ; dato che ogni
grammo di carboidrati sviluppa 4 Kcal., dobbiamo dividere 1200 per 4 ed
otteniamo 450 (grammi di carboidrati ).
Lo stesso calcolo va applicato alle
proteine; infatti ogni grammo di proteine sviluppa 4 Kcalorie; quindi il
15 % di 3000 Kcal.(3000/100x15 ) corrisponde a 450 Kcal. Che, divise per 4, fa
113 grammi di proteine.
Invece per i grassi il
calcolo è differente in quanto ogni grammo di lipidi sviluppa 9 Kcal.;
pertanto il 25% di 3000 corrisponde a 750 Kcal. Che, diviso per 9, corrisponde
a 83 grammi di grassi.
Pertanto il
risultato finale sarà: 450 gr.di carboidrati (pari a 1800 Kcal.), circa 113 gr.
di proteine ( pari a 450 Kcal.) e 83 gr. di grassi ( pari circa a 750 Kc
Per avere un’idea più precisa delle
quantità di carboidrati che possiamo ragionevolmente assumere con una dieta
equlibrata vediamo due esempi pratici
uomo di 30 anni con peso intorno ai 75 kg.
kilocalorie giornaliere necessarie
circa 2800;
quota di carboidrati 55% (pari a
1500 kilocalorie circa), corrispondenti a:
50 grammi di biscotti secchi
250 grammi di latte
3 cucchiaini di zucchero nella
giornata
130 grammi di pasta
120 grammi di pane
200 cc di succo d’arancia senza
zucchero
500 grammi di frutta
300 grammi di verdura
donna di 30 anni con peso
intorno ai 60 kg.
kilocalorie giornaliere necessarie
circa 2000;
quota di carboidrati 55% (pari a
1100 kilocalorie circa) corrispondenti a:
35 grammi di biscotti secchi
250 grammi di latte
3 cucchiaini di zucchero nella
giornata
90 grammi di pasta
80 grammi di pane
400 grammi di frutta
300 grammi di verdura
alimenti contenenti carboidrati
ad alto indice glicemico:
glucosio = 100
patate al forno = 98
miele = 87
cornflakes = 80
pane integrale = 73
riso bianco = 72
pane bianco = 70
banane = 62
alimenti contenenti carboidrati
a basso indice glicemico
ciliegie = 23
lenticchie = 29
latte scremato = 34
yogurt = 36
ceci = 36
pomodori = 38
mele = 39
pasta = 50
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