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La dieta Zona
di
Alberto Masala
La cosiddetta dieta “Zona”,
enunciata qualche anno fà dall’americano Barry Sears, è un nuovo tipo di
alimentazione, molto pubblicizzata dai media, oltrechè promossa da abili
campagne a metà tra l’informazione scientifica e la pubblicità, che si sta
affermando sempre di più nel nostro paese. E’ particolarmente seguita dagli
amanti del fitness e della cultura fisica anche perchè tra i suoi effetti
promessi vi è quello di migliorare sensibilmente la composizione corporea
riducendo la massa grassa e incrementando quella magra.
La caratteristica fondamentale
della “Zona“ è quella di consumare ad ogni pasto i macronutrienti nelle seguenti
proporzioni: 40% di carboidrati, 30 % di proteine e 30 % di grassi. E’ subito
evidente la differenza rispetto alla tipica dieta equilibrata di tipo
mediterraneo che prevede invece che l’energia del fabbisogno quotidiano debba
provenire per il 55-60 % dai carboidrati, per il 25-max 30 % dai grassi e per il
12-15 % dalle proteine.
Perché la quota di carboidrati,
secondo il dott. Sears, deve essere così bassa?
Perché la “Zona” è una dieta a
basso stimolo insulinico. Vediamo di chiarire cosa significa.
L’insulina è un ormone che assolve a
diverse e importantissime funzioni nel nostro organismo: prodotto dal pancreas
in risposta all’introito di carboidrati ha il compito di trasportare dal sangue
lo zucchero (derivato dalla scissione dei carboidrati) ai tessuti. Questo ormone
ha pertanto il compito di far diminuire la glicemia (concentrazione dello
zucchero nel sangue) e rendere il sangue meno “dolce”.Gli zuccheri sono immagazzinati nel
muscolo e nel fegato sotto forma di glicogeno (polimero del glucoso) ma anche
nel tessuto adiposo dove vengono trasformati e accumulati sotto forma di
trigliceridi quando in eccesso rispetto alle capacità di ”storage” dei tessuti
di deposito (muscolo e fegato). Secondo il dott. Sears un’alimentazione con
troppi carboidrati porterebbe ad una continua stimolazione del pancreas con una
produzione abnormemente elevata di insulina. L’iperinsulinemia così prodottasi
(concentrazione eccessiva di insulina nel sangue), esercita i seguenti effetti
negativi sull’organismo:
1 ) l’attivazione di enzimi che
favoriscono la sintesi di tessuto adiposo (lipidogenesi da carboidrati, come
accennato sopra)
2 ) un effetto negativo sulla
formazione di particolari sostanze chimiche che influiscono sulla circolazione
del sangue; l’iperinsulinemia infatti inibisce la sintesi di quelle che svolgono
un’azione antiaggregante, antinfiammatoria e vasodilatante che si traduce in
pratica in una miglior ossigenazione del tessuto muscolare, mentre favorisce la
sintesi di quelle che esercitano un’azione opposta, cioè infiammatoria,
trombogenica e vasocostitrice.
Per ovviare a questi inconvenienti
è pertanto necessario secondo il dott. Sears:
1 ) diminuire la percentuale di
carboidrati nella dieta
2 ) scegliere quelli a basso
indice glicemico (che svolgono un minor stimolo insulinico) e
3 ) associarli sempre ad ogni
pasto con proteine e grassi con le proporzioni sopra enunciate per avere la
minor risposta insulinica possibile (le proteine ed i grassi hanno infatti la
capacità di abbassare l’indice glicemico)
Diminuendo la quota percentuale di
carboidrati è indispensabile però aumentare quella delle proteine: secondo i
dettami della “Zona” poi le proteine devono provenire prevalentemente dal pesce
azzurro (che contiene una elevata percentuale di grasso ed in particolare di
acidi grassi della serie omega 3), da carni magre, uova, latte scremato e
formaggi. Gli altri consigli della “Zona” infine consistono nel consumare grandi
quantitativi di frutta e verdura ad ogni pasto con aggiunta di olio extra
vergine d’oliva.
Pertanto, come si può vedere nel
prospetto riassuntivo, la caratteristica principale della Zona (che è poi anche
la fondamentale differenza rispetto alla nostra dieta mediterranea), consiste in
una minor percentuale di carboidrati ed in una maggior percentuale di proteine.
Le motivazioni che il dott. Sears adduce per giustificare questa scelta non convincono però in maniera
esauriente. La possibilità che i carboidrati possano favorire i depositi di
trigliceridi (lipidogenesi) è nella nostra specie un evento molto raro e
richiede un apporto di carboidrati veramente elevato, circa l’80 % della quota
energetica giornaliera, un’eventualità possibile ma normalmente improbabile.
Per quanto riguarda l’insulina, è
vero che essa esercita un’azione antilipolitica che ostacola la mobilizzazione
degli acidi grassi dal tessuto adiposo, ma il “primum movens” dell’iperinsulinemia
non è tanto un’alimentazione costituita dal 55-60 % di carboidrati, ma piuttosto
nella maggioranza dei casi il fattore scatenante è da ricercarsi nell’eccesso di
peso (sovrappeso ed obesità), soprattutto se dovute ad accumulo di grasso
viscerale, a localizzazione addominale, che provoca una riduzione dell’azione
biologica dell’insulina (insulino-resistenza) e stimola il pancreas a secernerne
più insulina (iperinsulinismo)
Se poi è ragionevole privilegiare i
carboidrati con basso indice glicemico ed associarli a proteine e grassi, non
c’è nessuna motivazione suffragata da evidenze scientifiche, se non le
affermazioni del dott. Sears, che le quantità dei carboidrati debbano essere
così modeste. Una spiegazione plausibile potrebbe essere dovuta al fatto che il
dott. Sears è americano e quindi la sua dieta asseconda in larga misura i gusti
e le abitudini di un popolo già abituato ad un’alimentazione ricca di proteine.
Ricca quanto? Un atleta che pratica
uno sport pesante con un fabbisogno energetico di 3500-4000 Kcalorie può
arrivare seguendo la ”Zona” a 350 grammi di proteine al giorno, cioè intorno a 4
grammi per kilo di peso corporeo: una quantità decisamente improponibile! Non ha
senso infatti utilizzare le proteine a scopo energetico, con il rischio di
compromettere la funzionalità del fegato e dei reni solo per ovviare ad un
presunto (in realtà inesistente) pericolo di iperinsulinemia, pericolo
quantomeno difficilmente attuabile alle percentuali consigliate dalla dieta di
tipo mediterraneo.
Un altro aspetto negativo della
“Zona“ è poi la difficoltà a rispettare le percentuali di macronutrienti ad ogni
pasto, soprattutto con la prima colazione; infatti la nostra abitudine di
assumere il latte con biscotti o altri cereali risulterebbe troppo sbilanciata a
favore dei carboidrati e pertanto sarebbe necessario integrare con proteine
“chimiche” per aumentare la quota proteica. Non si riesce a capire poi la paura
di trasformare in grasso quello che mangiamo a colazione dato che le calorie
(400-500 Kcal.) che assumiamo al mattino con una colazione media, quattro ore
dopo sono già state bruciate pressoché interamente dall’organismo.
E’ infine anche incomprensibile la
guerra che il dott. Sears conduce contro la pasta che considera causa di chissà
quali mali, al punto che egli giunge a consigliare di sostituirla con la frutta
sempre con l’ossessione della risposta glicemica! La pasta ha un basso indice
glicemico che diventa ancora più basso con l’aggiunta del formaggio ed del
condimento, contiene un 10 % di proteine vegetali, fa parte delle nostre
abitudini alimentari ed è a tutti gli effetti il miglior alimento per gli
sportivi sia come pasto pre-gara (energia di pronto uso per i muscoli) che come
pasto post-gara (ricostituizione delle riserve di glicogeno) e pertanto deve
necessariamente entrare a far parte della dieta quotidiana di tutti coloro che
praticano attività fisica.
E’ poi vero che il dott. Sears con la sua
“Zona“ ha avuto la felice intuizione di considerare gli effetti
metabolici di una secrezione abnorme di insulina formulando una dieta che possa
limitarne le conseguenze negative? L'indice glicemico è antecedente di parecchi
anni prima della formulazione della dieta "Zona " .Già da venti anni si
raccomndava una dieta che non superasse la percentuale del 50% di carboidrati
nelle persone che potevano sviluppare un diabete .Sono tutte cose già formulate
da altri ricercatori.Eppoi per ovviare agli effetti negativi dell’iperinsulinemia è sufficiente
assumere i carboidrati (senza scendere al di sotto del 50 % ) assieme alle
proteine (senza superare il 20 % ) e ai grassi ( 30 %.)
La “Zona” se praticata per brevi
periodi e con apporti calorici inferiori alle 1800 Kcalorie potrebbe avere una
qualche validità, anche perché in fin dei conti recepisce la maggior parte delle
raccomandazioni della dieta mediterranea: abbondanza di frutta e verdura,
limitazione dei grassi saturi di origine animale ed incremento dei grassi
mono-poliinsaturi (olio d’oliva).In pratica è quello che facevamo già da sempre
; nelle diete ipocaloriche diminuire la percentuale dei carboidrati e dei lipidi
lasciando inalterata la quantità di proteine.
Concluderei infine con una frase di
Eugenio Del Toma, uno tra i più autorevoli nutrizionisti contemporanei secondo
il quale “ in campo sportivo esiste da tempo immemorabile una sovrastima,
ingenua e fideistica, delle alchimie nutrizionali ed una piena disponibilità ad
attuarle, che ha favorito il diffondersi di diete o di suggerimenti privi di
qualsiasi legittimazione scientifica, salvo un eventuale effetto placebo,
enfatizzato dagli atleti o dal loro entourage, quasi come un equivalente lecito
del doping.”
Caratteristiche principali
1) mangiare sempre ad
ogni pasto carboidrati (40% ) con le proteine (30% ) ed i grassi (30% ) per
ridurre l’indice glicemico
2) evitare i grassi
saturi (grassi animali, burro)
3) evitare i
carboidrati complessi come pasta, pane e pizza
4) privilegiare i
carboidrati buoni come la frutta e verdura
5) preferire le
proteine magre come il pesce e le carni bianche (petto di pollo e tacchino)
6) preferire i grassi
mono-polinsaturi come l’olio d’oliva e di lino
7) integrare con olio di pesce che
contiene gli acidi omega 3
Aspetti positivi
( tutti gli aspetti positivi della Zona sono
gli stessi della dieta mediterranea , niente di nuovo ! )
1) preferire i
carboidrati a basso indice glicemico ha un’azione preventiva per il diabete
2) favorire
l’assunzione gli acidi grassi mono-poliinsaturi e limitare quelli saturi ha
un’azione antiateromatosa e decisamente benefica per l’apparato
cardiocircolatorio
3) l’abbondanza di
frutta e verdura ricche in antiossidanti è sicuramente auspicabile
4) influisce
positivamente sulla composizione corporea con regimi calorici inferiori alle
2000 Kcal.
Aspetti negativi
1) è inevitabile una
supplementazione quotidiana con proteine per aggiustare le percentuali
2) è, nonostante le
intenzioni, una dieta iperproteica; pertanto una quantità elevata di proteine
può creare problemi al fegato e ai reni
3) non esiste nessuna
prova scientifica sull’efficacia di una percentuale così bassa dei
carboidrati; è sufficiente non abusare di zuccheri semplici e scegliere i
carboidrati con basso indice glicemico
4) tecnicamente
difficile, soprattutto la nostra colazione a base di prodotti da forno
5) inspiegabile guerra
contro la pasta che pure ha un basso indice glicemico ed è a tutti gli effetti
il miglior alimento per gli sportivi sia come pasto pre-gara (pronta energia per i muscoli che come pasto post-gara (per ricostituire
le riserve di glicogeno).
6) è essenzialmente una
dieta per gli americani, già abituati a grandi quantità di grassi e proteine, ma
contrasta con le nostre tradizioni alimentari
7) ad un aumento di
proteine si accompagna un aumento di consumo di sale, pericoloso per la
pressione arteriosa
8) è più costosa della
dieta equilibrata in quanto le proteine hanno un costo maggiore dei carboidrati
9) è l'ennesima dieta suggerita da
uno che non è un medico ; ormai il 90% delle diete sono proposte da biologi ,
farmacisti ( è il caso della zona ) ex atleti , attori , presentatrici
televisive , guru del body building etc : insomma siamo ai soliti nani e
ballerine .Vorrei ricordare che prescrivere una dieta è un atto
medico e non può essere demandato a nessun altro.
10 ) L'unico serio argomento a favore della
dieta "Zona " è quello economico per le aziende che producono le barrette .
INFINE GLI ASPETTI NEGATIVI POSSONO
ESSERE DRAMMATICI PER UN MARATONETA CHE CON UNA DIETA COSI POVERA DI CARBOIDRATI
NON POTREBBE AVERE LE RISERVE DI GLICOGENO PRONTE PER SUPERARE IL MURO DEI 35
km.
Omega 3
Gli acidi
grassi omega 3 sono dei grassi molto importanti perché studi epidemiologici
hanno dimostrato che riducono l’incidenza di malattie cardiovascolari. Gli omega
3 hanno effettivamente un’azione antitrombogenica (rendono il sangue più fluido)
riducono i trigliceridi ematici, rallentano lo sviluppo della placca aterosclerotica e riducono l’insorgenza di
aritmie cardiache. I più importanti
si trovano in alcun tipi di pesce: sardina, tonno, salmone, sgombro, aringa e
merluzzo. Pertanto le linee guida dietetiche delle più importanti Associazioni
Scientifiche mondiali consigliano di consumare almeno due porzioni di pesce alla
settimana (in particolare di pesce azzurro ad elevato contenuto di grassi).
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