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    LA LEPTINA  di  Sergio Alagna

Seattle, primavera 1978.

Kenneth*, ingegnere responsabile della sicurezza e dell’ottimizzazione degli spazi in cabina degli aerei della Boeing, da un’ampia vetrata della Sala Riunioni guardava distrattamente il cielo, incredibilmente limpido per la stagione, riflettendo sui motivi dell’improvvisa convocazione per un incontro con l’amministratore delegato della compagnia. Rimuginava su certi difetti di chiusura delle serrature delle cappelliere del bagaglio a mano di cui si era appena occupato ma gli pareva comunque difficile spiegare con una banalità del genere questa riunione.Poco dopo, l’ingresso del manager in compagnia di un gruppo di persone sconosciute contribuì ad aumentare lo sconcerto dei presenti.“Signori e signore”, disse il capo, ” vi ringrazio per la partecipazione. Questo gruppo che vedete qui con me è composto da medici specialisti in antropometria, fisiologia, ortopedia ai quali abbiamo chiesto aiuto per risolvere un problema sempre più assillante.Il fatto è che spesso i passeggeri hanno difficoltà a sedersi nelle poltrone dei nostri aerei, dal momento che la “stazza” media degli utenti è molto aumentata nel corso di questi anni.Per questo motivo ,l’ingegner Kenneth*, in collaborazione con l’èquipe medica che vi ho presentato, dovrà ridisegnare dei sedili più ampi e comodi, ottimizzando l’uso degli spazi interni......”

La storia, vera, non dice se il nostro amico ingegnere sia caduto dalla sedia per lo stupore, nè se sia stato tra i primi beneficiati da questo “restyling”. Resta il fatto che le poltrone furono effettivamente modificate e che questo procedimento viene, ancora oggi, periodicamente ripetuto per il progressivo aumento di peso dei passeggeri delle principali compagnie aeree mondiali.

Per cercare di capire il motivo di questa tendenza all’obesità bisogna ricordare che il nostro patrimonio in tessuto adiposo, (la maggiore riserva di energia dell’organismo, 1 g. di grasso fornisce circa 9 calorie), rimane stabile quando l’apporto energetico, rappresentato dal cibo, è uguale all’energia spesa quotidianamente per il funzionamento del nostro corpo (il cosiddetto metabolismo basale) e per l’esecuzione delle attività della vita quotidiana.

Il corretto funzionamento di questo sistema di regolazione  richiede sia un sofisticato meccanismo di segnalazione dell’opportunità di introdurre energia (= senso di fame) che un circuito funzionale che ci avverta della necessità di interrompere l’alimentazione (= senso di sazietà), il tutto sincronizzato con i meccanismi di utilizzo e dissipazione dell’energia introdotta.

Fortunatamente l’oscillazione tra la fame e la sazietà avviene in maniera “automatica”, senza che noi si debba ricordarlo coscientemente, perciò la nostra unica incombenza consiste nel trovare ed accomodarci ad una tavola imbandita e, dopo un piacevole periodo, alzarci lasciandola un pò meno imbandita!

La regolazione di questa ritmica alternanza avviene per la stretta collaborazione tra fattori psichici, neurologici, metabolici ed ormonali ma noi, per ragioni di spazio, ci occuperemo esclusivamente di alcuni meccanismi ormonali di controllo dell’entità dell’apporto energetico, trascurando la regolazione ormonale del dispendio di energia.

Per questo scopo dobbiamo interessarci dell’ipotalamo, una piccola ma importante zona cerebrale. Infatti, in questa particolare area sono stati identificati alcuni gruppi di neuroni che, opportunamente stimolati, determinano un aumento della senso di fame e dell’apporto alimentare ed altri che, una volta attivati, causano la comparsa di un senso di sazietà con riduzione dell’introduzione di cibo. Sulla base di questi risultati si è dedotta l’esistenza di un centro della fame situato nella zona laterale dell’ipotalamo e di uno della sazietà posto sempre nell’ipotalamo, in un'altra area (ventromediale). Questa idea si è ulteriormente perfezionata ed oggi si sa che l’ipotalamo non agisce solo coordinando il funzionamento del centro della fame e di quello della sazietà ma che esso funziona piuttosto come una specie di “call center” cui arrivano tutta una serie di “telefonate” dalla periferia. Gli odori, i sapori, la distensione dello stomaco, i livelli di alcune sostanze circolanti, svariati ormoni di diversa provenienza sono solo alcuni degli “utenti” di questa particolare centrale telefonica.

Ascoltiamo alcune di queste telefonate:

Situazione n.1

Stiamo pranzando: con il procedere del pasto l’introduzione del cibo, la distensione dello stomaco, l’aumentata produzione di ormoni intestinali ( i più noti sono la colecistokinina, la bombesina  ed il glucagone) costituiscono le telefonate che arrivano al “call center”. Il centralino ipotalamico, molto efficiente, smista al centro della sazietà i messaggi periferici. Il centro in questione si attiva e aumenta la produzione di alcune sostanze, dette “anoressigene”, che riducono l’appetito ed aumentano il dispendio energetico (Urocortina, α MSH, CART etc.).

La conseguenza di questo dialogo è che, ormai sazi, iniziamo a pensare ad un buon caffè ed al ...conto del ristorante!!

 

Situazione n.2

Siamo digiuni: la glicemia (il livello del glucoso nel sangue) tende a ridursi come pure l’insulina, gli acidi grassi circolanti e la stessa temperatura corporea. Questi, ma non solo, sono gli utenti che telefonano al “call center” che attiva il centro della fame. A questo punto si verifica un aumento della secrezione di diverse sostanze, questa volta “oressigene”, che stimolano l’appetito (Neuropeptide Y, Orexine, Galanina etc.) alcune, curiosamente, nei confronti di determinati alimenti piuttosto che di altri. La conseguenza di questo processo è che noi iniziamo a sentire una fame sempre più imperiosa e ci diamo da fare per metterci nella situazione n.1.

 

Dunque, il meccanismo sembra abbastanza chiaro: esiste un sistema di controllo della quantità di energia introdotta che, se non completamente utilizzata, si accumula sotto forma di tessuto adiposo. Al contrario, se gli introiti energetici non coprono le “spese” si assiste ad una diminuzione delle riserve del grasso corporeo.

Nell’oscillare di questo immaginario pendolo la cellula adiposa, “l’ adipocita”, sembra avere un ruolo abbastanza inerte: si “riempie” di trigliceridi aumentando di dimensioni (ed in certi casi anche di numero) quando l’apporto di energia supera la sua dissipazione, e si “sgonfia” nelle circostanze opposte. Una specie di stupida spugna! O no?

Circa 30 anni or sono è stato rilevato uno strano fenomeno: alcuni ratti affetti da obesità di origine genetica dimagrivano rapidamente quando venivano loro effettuate delle trasfusioni di sangue di un ratto magro. Alla luce di queste osservazioni, qualcunoi suggerì che il sangue del ratto normale fornisse una sostanza ad azione “dimagrante” al ratto obeso che ne era evidentemente privo. L’enigma fù presto risolto con l’identificazione di una proteina circolante che, isolata e purificata, ha mostrato la capacità di ridurre l’appetito con successivo calo ponderale se iniettata nei ratti obesi. Questo ormone,chiamato “leptina” dall’aggettivo greco leptòs = magro, è sintetizzato soprattutto dagli adipociti ed esso è stato successivamente ritrovato anche nella specie umana.

Bene, una volta identificata questa sostanza ad azione dimagrante la tappa successiva è stata la scoperta del “Come funziona?” L’azione della leptina si manifesta sia attivando il sistema di dispersione dell’energia che in corrispondenza dell’ipotalamo dove stimola la produzione delle sostanze che riducono la fame e riduce quella dei fattori stimolanti l’appetito. E oplà! il cerchio si chiude: il tessuto adiposo in virtù della produzione della leptina è un ascoltato utente del “call center” ipotalamico; ed esso, oltre che serbatoio di energia, è dunque una vera e propria ghiandola endocrina.

Altro che stupida spugna !!!

Inutile sottolineare che la scoperta ha suscitato molti entusiasmi nella comunità scientifica mondiale per il fatto che la disponibilità di una sostanza che riduce la fame aumentando il dispendio energetico, ha fatto sperare in un passo avanti decisivo nella lotta contro l’obesità. Ci si illudeva che, trovate le dosi ed il corretto modo di somministrazione, gli individui obesi sarebbero facilmente dimagriti ma, purtroppo, le cose non stanno in questo modo perchè è stato osservato che nella grande maggioranza dei soggetti obesi i valori di questo ormone nel sangue non sono diminuiti ma anzi notevolmente aumentati. Di conseguenza l’obeso è tale non perchè manchi la leptina ma per tutta una complicata serie di fattori tra cui anche la riduzione della sensibilità dell’ipotalamo e degli organi periferici all’azione di tale ormone, il cui aumento nel sangue cercherebbe di “forzare” questa resistenza.

Oggi si ritiene che la leptina più che regolare l’introito calorico”giorno per giorno” costituisca una specie di supervisore dello stato nutrizionale del soggetto e sia un indice sensibile del suo grado di adiposità (quanto maggiore è l’obesità tanto più elevata è la leptinemia = concentrazione della leptina nel sangue) e dello stato di nutrizione: il digiuno protratto riduce i livelli dell’ormone nel sangue mentre un’alimentazione eccessiva li incrementa .

Ma non basta ancora, perché gli effetti della leptina si estendono oltre la regolazione dell’appetito e del peso corporeo dato che essa sembra costituire un segnale critico per la comparsa della pubertà ed il mantenimento di una corretta funzione riproduttiva in entrambi i sessi dal momento che una protratta riduzione dei suoi livelli circolanti si accompagna ad un’assenza o ad un blocco dello sviluppo puberale e della regolare funzione delle ovaie e dei testicoli. (ATTENZIONE: in questa frase è nascosto un messaggio! Chi non riuscisse a decifrarlo troverà la risposta in fondo all’articolo*)

La scoperta di questi complicati “giochi” ormonali ha suggerito nuovi approcci al problema del controllo del peso corporeo ma ancora le ricadute pratiche di tutto ciò sono state modeste.

Non abbiamo ancora trovato l’elisir del dimagramento!!

 E’ stato scritto che il popolo americano e, più in generale, le popolazioni delle società del benessere, stanno combattendo, e perdendo, una guerra contro l’obesità. Ma non scoraggiamoci, la definizione più precisa dei meccanismi ormonali di regolazione dell’apporto alimentare e del dispendio energetico può essere l’inizio della nostra futura rivincita.

 *Ecco la risposta al quiz. Dal momento che occorre un livello minimo di leptina nel sangue perché la funzione riproduttiva sia integra e dato che i valori di questo ormone sono proporzionali al patrimonio in tessuto adiposo dell’organismo, ne consegue che è indispensabile avere una quantità minima di grasso corporeo perché ovaie e testicoli funzionino correttamente. Dunque attenzione anche ai dimagramenti eccessivi.

 

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