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L’alimentazione
negli sport di endurance ad alto impegno cardiovascolare: la
maratona
di Alberto Masala
Introduzione
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L’importanza dell’alimentazione nello sport è direttamente
proporzionalmente alla durata della performance sportiva.Le
competizioni , infatti , che si esauriscono nell’arco di 60 minuti
risentono molto meno di una preparazione alimentare sofisticata , sopratutto in prossimità e durante la gara.Viceversa negli sport cosidetti di
endurance , in particolare
quelli ad alto impegno cardiovascolare come la maratona ,
l’alimentazione riveste un’importanza determinante non solo ai fini
del risultato ma addirittura al fine di poter concludere la prova stessa.I principali combustibili usati per gli sport di endurance
sono i carboidrati ed i grassi. La percentuale di carboidrati e
grassi nella miscela varia a seconda l’intensità dello sforzo : nel
senso che piu’ aumenta l’intensità e piu’ aumenta la percentuale di
energia derivante dalla demolizione degli zuccheri.Nella maratona
però dopo un’ora le riserve di glicogeno cominciano a presentare
significativi decrementi di concentrazione e i grassi diventano piu’
importanti come fonte di energia per la resintesi di ATP.
La “miscela
“ di glicogeno e grassi utilizzata varierà nei diversi atleti per
una serie di motivi tra i quali i piu’ importanti sono lo stato di
allenamento , la proporzione di fibre muscolari a scossa rapida e a
scossa lenta e soprattutto le scorte iniziali di glicogeno.
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Cenni storici
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Fino
agli anni 70 nei confronti dell’alimentazione in campo sportivo si
procedeva con teorie prive di fondamenti scientifici e affidate
alle convinzioni personali suffragate solamente da luoghi comuni o
vecchie leggende.Nel 1967 con la pubblicazione dei lavori
scientifici di un gruppo di ricercatori scandinavi ( Bergstrom J ,
Hultman E e AA. ) si fece finalmente chiarezza sul ruolo del
glicogeno muscolare al fine di poter proseguire un intenso lavoro
fisico per un lungo periodo.
Si sciolse la diatriba secolare tra
le proteine e i carboidrati a favore di quest’ultimi come sorgente
energetica principale nello sforzo fisico ad alta intensità.La
querelle si trasportava oramai da moltissimi anni .Nell’antica
Grecia , come riporta il grande nutrizionista Andrea Strada nel suo
“ Alimentazione ed esercizio fisico , si diceva che i mangiatori di
zuppa e do orzo ( gli schiavi ) non potessero avere le capacità
fisiche di coloro che si nutrivano di carne ( le classi guerriere
).L’importanza attribuita alla carne faceva dire al duca di
Wellington a Waterloo “ fate combattere gli scozzesi , i temibili
Hilanders ,mentre hanno la loro razione di carne di carne nello
stomaco.Milone di Crotone , vincitore per sei volte alle olimpiadi
nella lotta , veniva nutrito con 6 chili di carne al giorno ( che
sono poco in confronto alle dosi di creatina equivalenti a 12 kg di
carne che i bodybuilders prendono quotidianamente tutt’oggi!
).Anche medici e filosofi illustri dell’antichità sono intervenuti
sul problema dell’alimentazione di chi esercitava attività
agonistiche.Galeno raccomandava di bere poco nel periodo di
allenamento ( luogo comune ancora diffuso ) ma di mangiare poca
carne.Pitagora invece era vegetariano mentre il saggio Ippocrate
introdusse il concetto di varietà nella qualità e quantità.Per
ritornare ai nostri tempi chi non ricorda il grande allenatore
dell’Inter Helenio Herrera che convinto delle qualità dei fegatini
di pollo li faceva mangiare ai suoi atleti prima della partita?
Dopo
gli anni 70 nasce finalmente , come dice il nutrizionista Arcelli
, l’alimentazione dello sport basata su fondamenti fisiologici e
scientifici.La dimostrazione che lo sforzo prolungato fosse
direttamente proporzionale alla quantità di glicogeno muscolare
consacro’ definitamente i carboidrati come sorgente energetica
principale in tutti gli sport ed in particolare in quelli di di
endurance.
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Fisiologia dei sistemi energetici nella
maratona
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I
carboidrati , le proteine ed i grassi sono i nostri alimenti
calorigeni.
L’energia liberata durante la demolizione dell’alimento però non
viene direttamente usata per effettuare lavoro. Essa viene,invece,
impiegata per fabbricare un altro composto chimico detto
adenosintrifosfato o, più semplicemente, ATP, il quale viene
immagazzinato in tutte le cellule muscolari.
Solo con l’energia che
può essere ceduta tramite la demolizione di questo composto ( ATP
) le
cellule possono eseguire il proprio lavoro specializzato.Una volta
utilizzato l’ATP viene ricaricato dall’energia derivante dai tre
sistemi energetici.
Due anaerobici , il “sistema fosfocreatina” e “il
sistema della glicolisi anaerobica” ed uno aerobico detto appunto
“sistema aerobico”.
Quando
1 mole di ATP ( la mole , simbolo : mol , è una determinata
quantità di un composto chimico espressa in peso,quest’ultimo
essendo dipendente dal numero e dalla natura degli atomi che
costituiscono la molecola del composto ) viene scissa in
ADP più
Pi ( fosforo ), viene liberata energia utilizzabile in quantità compresa tra 7 e
12 Kcal.
Nel
"sistema fosfocreatina " ( detto anche sistema
anaerobico alattacido ) solo un
quantitativo compreso tra 570 e 690 mmol (1000 mmol è uguale ad 1
mole ) di fosfageno ( fosfocreatina ) trovasi accumulato nella
massa totale della muscolatura corporea.
Ciò
equivale a un quantitativo compreso tra 5,7 e 6,9 kcal di energia da
ATP, che non rappresenta un gran che per l’uso che può farsene
durante l’esercizio. Per esempio, le riserve di fosfageno nei
muscoli indotti a lavorare verrebbero probabilmente esaurite dopo
soli 10 secondi circa di un esercizio di potenza massimale come la
corsa dei 100 metri. Il quantitativo totale di energia da ATP messo
a disposizione dal sistema del fosfageno è, dunque, assai limitato.
L’altro sistema anaerobico è la glicolisi anaerobica che
attraverso la scissione incompleta del glucosio ad acido lattico
risintetizza ATP.Solo poche molecole di ATP ( 3 moli ) però possono
essere risintetizzate a partire dal glicogeno durante la glicolisi
anaerobica, al confronto del sistema aerobico che è di gran lunga
il più efficiente nei riguardi della produzione di ATP . Per
esempio, il quantitativo
di ATP
ottenibile dalla demolizione aerobica di tutto il glicogeno presente
nei muscoli si aggira tra 87 e 98 moli , circa 50 volte maggiore
della quantità che può essere ottenuta mediante i due sistemi
anaerobici combinati. In aggiunta potrebbero essere prodotte da 17 a
22 altre moli di ATP dalla demolizione mediante il sistema aerobico
di tutto il glicogeno epatico ( 80 – 100 grammi ).
Il
sistema aerobico è capace di utilizzare sia i grassi che il
glicogeno per risintetizzare grossi quantitativi di ATP senza
contemporaneamente generare sottoprodotti affaticanti. Per questo
motivo esso è il sistema preferito in condizioni di riposo.
Il
sistema aerobico è particolarmente idoneo per produrre ATP durante
esercizi di resistenza prolungata.
Durante la corsa della maratona
(42,2 kilometri) può stimarsi che vengano richieste complessivamente
circa 150 moli di ATP ( quasi 1 mole di ATP al minuto)
La
quasi totalità di queste 150 moli di ATP provengono dal sistema
aerobico , anche se il sistema dell’acido lattico e dell’ATP_PC
contribuiscono anch’essi , ma solo all’inizio dell’esercizio.Ed è
per questo motivo che dopo un’ora di corsa ( circa 20 km ) non si
accumula acido lattico.
La glicolisi anaerobica si arresta una volta
che il consumo d’ossigeno abbia raggiunto lo stato stazionario ed il
piccolo quantitativo di acido lattico accumulatosi prima di
raggiungere questo stadio rimane relativamente costante fino alla
fine dell’esercizio. Infatti quando gli atleti concludono la
maratona ( 42,2 Km ) i livelli dell’acido lattico nel sangue sono
solo circa due o tre volte superiori a quelli che si riscontrano in
riposo.
La
fatica che essi provano è dovuta :
1 ) i
bassi livelli di glucosio nel sangue , dovuti alla deplezione del
glicogeno epatico ;
2 )
deplezione delle riserve muscolari di glicogeno ;
3 ) la
disidratazione ( perdita di acqua ed elettroliti )
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Strategia cronologica
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La miglior strategia alimentare per affrontare una maratona
consiste
1 ) nel presentarsi alla partenza con il massimo delle riserve di
glicogeno ( muscolare ed epatico) e con un livello perfetto di
idratazione ( intra ed extra cellulare)
2 ) nel rabboccare i due serbatoi ( acqua e glicogeno ) durante la
corsa con piccole somministrazioni di acqua e zuccheri in modo da
risparmiarne il piu’ possibile le riserve.
Per
soddisfare queste due regole dobbiamo curare tutte le fasi che
precedono la prova della maratona suddividendole in :
-
2-3
mesi prima della gara
-
Settimana prima della gara
-
Ultimo
pasto prima della gara
-
Intervallo pre-gara
- razione d'attesa
-
Alimentazione durante la gara
- pasto per-gara
-
Fase di recupero
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Mesi precedenti
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Molti
maratoneti cominciano a preparare la corsa dal punto di vista
nutrizionale solo una settimana prima della gara.In effetti piu’ si avvicina
la prova e piu’ si entra nel giusto clima della competizione.
Ma i
mesi precedenti la gara sono altrettanto importanti , anzi
fondamentali in quanto solo con un certo margine di tempo si possono
ottenere quegli aggiustamenti fisiologici che ci consentono poi di
presentarci all’appuntamento con un equilibrio metabolico ideale.
Mentre
l’ultima settimana è dedicata all’immagazzinamento
del glicogeno con l’attenzione rivolta essenzialmente ai carboidrati ,
nei mesi precedenti la competizione l’attenzione viene posta sugli altri due macronutrienti :
le
proteine ed i grassi.
Per ottenere ,
pertanto , l'optimum delle nostre funzioni biologiche
dobbiamo mettere in atto tutte le
regole stabilite dalla dieta cosidetta di tipo
mediterraneo:
-
innanzi tutto è fondamentale
raggiungere il peso forma e mantenerlo costante introducendo una
quantità adatta di cibo.Piu' a lungo si tiene il peso forma piu'
facile diventa raggiungere il giusto equilibrio
metabolico indispensabile per affrontare una prova dura come la
maratona.
-
rispettare
le percentuali dei
nutrienti di una dieta bilanciata ( 60-65 % carboidrati , 25% grassi e 15% proteine)
-
non
eccedere nella quantità totale delle proteine ( max 1,2-1,3
grammi per peso di kg corporeo ) e
introdurre un’adeguata quantità di
proteine vegetali ( legumi e cereali integrali )
-
privilegiare i grassi
mono e poli-insaturi limitando
quelli saturi ( ridurre la carne rossa , usare come
condimento esclusivamente olio extravergine di oliva , consumare
carni bianche ed almeno due porzioni di pesce alla
settimana , sopratutto quello azzurro)
-
accumulare
vitamine e sali minerali con
frequenti porzioni quotidiane di frutta e verdura sopratutto
se di stagione..Non c'è bisogno di integrare con niente se
osserviamo questa semplice regola
-
Per
quanto riguarda l'alcool è consigliabole astenersi da
qualsiasi bevanda super-alcolica mentre è consentito un quantitativo
moderato di vino ai pasti ( un bicchiere 125 ml ) , specialmente
quello rosso ricco di antiossidanti.
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La settimana prima della corsa
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I giorni della settimana precedenti la gara sportiva rivestono
una grandissima importanza perché è proprio in questi giorni
che è fondamentale portare al massimo possibile i depositi
di glicogeno , muscolare ed epatico .Archiviata la storica dieta
dissociata scandinava oggi si preferisce fare il carico glucidico
aumentando progressivamente la quota di carboidrati soprattutto
quelli a basso e medio indice glicemico arrivando fino percentuali
di carboidrati del 70-75
% negli ultimi tre giorni .Per quanto riguarda gli allenamenti
essi nei primi tre giorni della settimana possono
continuare ad essere intensi mentre nei 3 giorni
immediatamente prima della gara conviene limitarsi a leggere
sedute defaticanti in modo da non bruciare il glicogeno
immagazzinato precedentemente
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L’ultimo pasto prima della competizione
sportiva detto Pasto pre-gara
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A
riposo la quantità di sangue che affluisce ai muscoli è solamente il
21% della gettata cardiaca. A mano a mano che lo sforzo diventa piu'
intenso cresce la quantità si sangue che arriva ai muscoli per
diventare progressivamente il 50% poi il 70% ed infine nello sforzo
massimale oltre il 90%.
Contemporaneamente l’apporto di sangue agli altri
apparati diminuisce fino al minimo necessario.
Pertanto è
fondamentale avere lo stomaco vuoto al nastro di partenza non
sottoponendo l’apparato gastro-enterico ad prolungata digestione
prima e durante la corsa che comporterebbe il sequestro di notevoli
quantità di sangue sottraendole ai muscoli con
inevitabile perdita di efficienza. |
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Il
tempo di permanenza degli alimenti nello stomaco è
di fondamentale importanza.I carboidrati ( da 1 h ad
2 max 3 h ) vengono
digeriti e assorbiti molto piu’ rapidamente delle proteine ( 4-5 h ) e dei
grassi ( 6 -10 h ) e forniscono piu’ rapidamente energia.Un pasto ricco di
proteine aumenta il metabolismo basale piu’ di un pasto ricco di
carboidrati perche richiede piu’ energia per la digestione .Inoltre
la scissione degli amino-acidi richiede piu’ acqua per eliminare i
sottoprodotti. |
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Fatte queste considerazioni
l’ultimo pasto prima della
corsa deve avere le seguenti caratteristiche :
-
deve essere moderatamente calorico ( 30-35% della quota delle kcalorie giornaliere )
-
essere costituito quasi esclusivamente da carboidrati con basso indice glicemico , poche
proteine e pochissimi grassi , insalata fresca e frutta
-
temporalmente deve essere consumato almeno tre-quattro ore prima della
gara
-
deve rispettare nel possibile i gusti degli atleti
-
non
deve contenere cibi che possano causare disturbi gastro-enterici.
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Razione d’attesa
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L’intervallo di tempo
che passa tra l’ultimo pasto e la gara ( 3-4 ore ) è l’ultima
occasione per completare il pieno di zuccheri e di acqua mediante
la così detta
razione d’attesa
L’ideale è di associare i due
componenti in 500-600 cc di una soluzione di zuccheri ed acqua
ricca di sali minerali da bere lentamente nelle 3 ore che precedono
la partenza della corsa.Si è molto discusso su quale carboidrato
usare.Scartato il glucosio per l’ipoglicemia indotta dall’
iperincrezione di insulina conseguente al picco glicemico , sci si è
orientati sul fruttoso.Anche questo zucchero però è stato scartato
in quanto può creare problemi gastroenterici.Attualmente si è
concordi nel ritenere le maltodestrine , polimeri del glucosio , il
miglior zucchero da miscelare nell’acqua. |
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Il pasto per-gara
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Durante la gara
è
indispensabile risparmiare il piu’ possibile le riserve glicidiche
e idriche introducendo piccole quantità di soluzioni con zuccheri.
In condizioni meteorologiche sfavorevoli la quantità di sudore che
il nostro organismo può produrre potrebbe raggiungere anche 2-2,5 l
in un’ora mentre la quantità di acqua che possiamo assorbire non
supera 1 litro all’ora.
Le barriere che limitano l’assorbimento e si
oppongono al passaggio dell’acqua nel sangue sono lo svuotamento
gastrico e il superamento della mucosa intestinale.La velocità di
superamento della barriera gastrica è direttamente proporzionale al
volume del liquido.
E’ pertanto conveniente bere
200-250 cc tutto in
una volta che a piccoli sorsi in quanto la distensione gastrica
agevola il passaggio dell’acqua.E’ anche influenzata dalla concentrazione
: l’acqua senza zuccheri passa la barriera dello stomaco
piu’velocemente che se miscelata con gli zuccheri .Un buon
compromesso è che la miscela non superi l’8% , ideale 6%.
Anche
la
temperatura condiziona lo svuotamento gastrico : le soluzione
fresche sono da preferire a quelle calde.Infine le soluzioni
isotoniche hanno una velocità di passare la barriera gastrica
superiore a quelle ipertoniche.
Pertanto l’ideale è bere
-
max 1
litro all'ora ( 250 cc ogni 15 minuti ) di
-
una soluzione isotonica
di acqua con
zuccheri (malto destrine , polimeri del glucosio) al 6%
-
possibilmente
fresca contenente anche
-
una piccola quantità di
sodio , utile per evitare l’iponatriemia
che si potrebbe instaurare per perdite copiose di
sudore in condizioni climatiche sfavorevoli.
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Fase di recupero
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Nella fase di recupero dopo
una maratona sono quattro le priorità per riequilibrare l'organismo
da un punto di vista metabolico :
-
la
resintesi del glicogeno ( muscolare ed epatico )
-
la reintegrazione delle perdite idrico-saline
-
la
correzione dell'acidosi metabolica
-
l'eliminazione delle scorie metaboliche
Glicogeno .
In condizioni normali ci vogliono piu’ di 24 ore
per
ripristinare completamente le scorte di tutto il glicogeno mentre
se l’apporto di carboidrati nel frattempo è insufficiente
l’intervallo di tempo aumenta notevolmente.
Pertanto è opportuno
iniziare immediatamente dopo la fine della corsa a reintegrare le
scorte glicidiche esaurite con l’assunzione di soluzioni
zuccherate a base di carboidrati ad alto indice glicemico (
circa 100 grammi di zuccheri entro i primi 30-60 minuti ) per
continuare ogni due ore ( 1 grammo per kg di peso corporeo
) con alimenti solidi a base di carboidrati a
basso indice glicemico.La sintesi del glicogeno è favorita in
questa fase dal grande afflusso di sangue che rende le cellule
muscolari piu’ sensibili all’azione dell’insulina favorente
la sintesi del glicogeno.
Perdite idrico-saline
Qualunque tipo di
bevanda ( non alcolica ) puo' andare bene ma l'ideale è usare
bevande con integratori idrico-salini con l'aggiunta anche di
zuccheri.
L'assunzione di
carboidrati , di acqua e sali minerali favorisce l'eliminazione
delle scorie metaboliche e di conseguenza la correzione dell'acidosi
metabolica.
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Bibliografia
Baldini Stefano Maratoma per tutti 2009
Mondadori
Baldini Stefano Quelli che corrono
2007 Mondadori
M.Giampietro
2005 L’alimentazione per l’esercizio fisico e lo sport Il Pensiero
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L.Arsenio, A.Strata
1995 Alimentazione ed esercizio fisico
Fox
Bowers Foss
1995 Le basi fisiologiche dell’educazione fisica e dello sport
Il Pensiero Scientifico Editore
E.Del
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1995 Dietoterapia e Nutrizione Clinica Il Pensiero Scientifico
Editore
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1987 Fisiologia dell’uomo Edi-Ermes
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1983 Aerobica , il programma per un completo benessere Feltrinelli
Bergstrom J , Hultman E
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1966. Muscle glycogen synthesis after exercise : an enhancing factor
localized to the cells in man
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Letteratura Internazionale
Sports Med.
2007;37(4-5):358-60
The role of salt and glucose replacement drinks in the marathon.
Murray B.
Gatorade Sports Science Institute, Barrington, Illinois 60010, USA.
bob.murray@gatorade.com
Abstract
There is a large and growing body of scientific evidence that
documents the benefits of ingesting salt and glucose (carbohydrates)
during prolonged exercise. Those benefits include maintenance of
cardiovascular function, enhanced carbohydrate oxidation, blunted
decline in plasma sodium concentration and improved performance. The
consumption of approximately 1g of carbohydrate per kilogram of
bodyweight per hour appears sufficient to improve performance in
prolonged exercise. Research also indicates that approximately 450mg
of sodium per hour is the minimum amount required to maintain plasma
volume and slow the decline in plasma sodium concentration that can
accompany prolonged exercise in some runners. Adequate carbohydrate
and electrolyte intake can be achieved by consuming a well
formulated sports drink at regular intervals during exercise, in
volumes designed to minimise dehydration. For marathon runners, this
could range from approximately 400mL to >1.5L per hour, depending
upon individual sweating rates.
Sports Med.
2007;37(4-5):344-7.
Nutrition strategies for the marathon : fuel for training and
racing.
Burke LM.
Department of Sports Nutrition, Australian Institute of Sport,
Belconnen, Australian Capital Territory, Australia.
Louise.burke@ausport.gov.au
Abstract
Muscle glycogen provides a key fuel for training and racing a
marathon. Carbohydrate 'loading' can enhance marathon performance by
allowing the competitor to run at their optimal pace for a longer
period before fatiguing. For the well trained runner, this may be
achieved by tapering exercise over the final days before the
marathon and ensuring carbohydrate intakes of 10-12 g/kg/day over
the 36-48 hours prior to the race. Sports nutrition guidelines
recommend that the runner consumes sufficient carbohydrate to
promote restoration of muscle glycogen between training sessions.
This strategy should allow the runner to 'train harder' and recover
optimally between workouts. A recent hypothesis suggests that
runners might 'train smarter' by training with low glycogen stores,
since this might promote greater stimulation of the training
response. However, there is no evidence that a low carbohydrate diet
enhances the outcomes of training or provides benefits as a
depletion phase prior to carbohydrate loading. In fact, a low
carbohydrate diet may even impair performance if carried out for
extended periods. If there are benefits to manipulating glycogen
stores for some workouts, this is likely to happen as the natural
outcome of the periodisation of the high-volume programme of an
elite runner.
J Sports Sci.
2007;25 Suppl 1:S29-38.
Nutrition for distance events.
Burke LM,
Millet G,
Tarnopolsky MA;
International Association of Athletics
Federations.
Department of Sports Nutrition, Australian Institute of Sport,
Belconnen, ACT 2616, Australia.
louise.burke@ausport.gov.au
Erratum in:
J Sports Sci. 2009
Apr;27(6):667.
Abstract
The
goal of training is to prepare the distance athlete to perform at
his or her best during major competitions. Whatever the event,
nutrition plays a major role in the achievement of various factors
that will see a runner or walker take the starting line in the best
possible form. Everyday eating patterns must supply fuel and
nutrients needed to optimize their performance during training
sessions and to recover quickly afterwards. Carbohydrate and fluid
intake before, during, and after a workout may help to reduce
fatigue and enhance performance. Recovery eating should also
consider issues for adaptation and the immune system that may
involve intakes of protein and some micronutrients. Race preparation
strategies should include preparation of adequate fuel stores,
including carbohydrate loading for prolonged events such as the
marathon or 50-km walk. Fluid and carbohydrate intake during races
lasting an hour or more should also be considered. Sports foods and
supplements of value to distance athletes include sports drinks and
liquid meal supplements to allow nutrition goals to be achieved when
normal foods are not practical. While caffeine is an ergogenic aid
of possible value to distance athletes, most other supplements are
of minimal benefit.
Am J Clin Nutr.
1993 Jan;57(1):27-31.
Dietary carbohydrate, muscle glycogen, and exercise performance
during 7 d of training.
Sherman WM,
Doyle JA,
Lamb DR,
Strauss RH.
Exercise Physiology Laboratory, School of Health, Physical
Education, and Recreation, Ohio State University, Columbus 43210.
Abstract
The
effects of moderate- or high-carbohydrate diets on muscle glycogen
and performance in runners and cyclists over 7 consecutive days of
training were determined. Muscle biopsies were performed on 4
separate days before exercise for 1 h at 75% peak oxygen consumption
(VO2) followed by five, 1-min sprints. After the training session on
day 7, subjects ran or cycled to exhaustion at 80% peak VO2. Muscle
glycogen for cyclists and runners was maintained with the
high-carbohydrate diet but was reduced 30-36% (P < 0.05) with the
moderate-carbohydrate diet. All subjects completed all training
sessions, and there were no differences in times to exhaustion on
day 7. For cyclists and runners, consuming a moderate-carbohydrate
diet over 7 d of intense training reduces muscle glycogen but has no
apparent deleterious effect on training capability or high-intensity
exercise performance. A high-carbohydrate diet maintains muscle
glycogen, but this has no apparent benefit on training capability or
high-intensity exercise performance.
Bol Asoc Med P R.
1991
Aug;83(8):350-3.
Carbohydrate for athletic training and performance.
Costill DL.
Human Performance Laboratory, Ball State University, Muncie, IN
47306.
Abstract
Although fats and protein contribute to energy demands of exercise,
carbohydrate, principally glycogen, is the preferred fuel for
muscular activity. Because of its limited storage, depletion of
muscle glycogen has been shown to be one factor responsible for
fatigue and exhaustion during prolonged exercise. Thus, dietary
carbohydrate plays a key role in exercise performance and training.
When the athlete's diet is low in carbohydrate, little glycogen is
resynthesized between training sessions, leaving the individuals
with low muscle glycogen and a state of chronic fatigue. The most
sensitive period for glycogen resynthesis is within the first few
hours after exercise. Optimal recovery from an exhaustive exercise
bout depends on a reasonably rich carbohydrate diet soon after the
exercise. Such feedings serve to replenish carbohydrate stores in
both liver and muscles. Exertional hypoglycemia can occur when liver
glucose output falls below the rate of muscle glucose uptake. Though
this seldom occurs in well-fed and highly trained individuals, sugar
feedings during long-term exercise has been shown to enhance
performance. Thus, the important role of dietary carbohydrate
before, during and after endurance activities is well established,
whereas our understanding of the nutritional needs for protein and
fat remain unclear.
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