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IL BILANCIO IDRICO
di Marcello Caria
L’estate in Sardegna evoca immagini di mari
cristallini, spiagge incontaminate e sole cocente. Il mare dunque e l’acqua la
fanno da padrone, ma il mare o meglio l’acqua di cui vi voglio parlare prendendo
spunto proprio dall’estate oramai in pieno corso, non è quella del mare ma
piuttosto quella che sta dentro di noi, quella di cui siamo costituiti in così
larga misura e di cui abbiamo così bisogno soprattutto nel corso della stagione
estiva.
Infatti uno stimolo “molto gettonato” dal nostro
organismo in questa stagione è proprio quello della sete. E’ indubbio che tale
stimolo si manifesta in estate (almeno alle nostre latitudini) più di quanto non
accada durante l’inverno. Questa affermazione valida in termini generali, è
soprattutto vera e facilmente sperimentabile quando un’attività fisica un pò
prolungata venga praticata sotto la calura estiva. Abbiamo tutti sperimentato
quanto una passeggiata o magari una pedalata un po’ protratta sotto il sole
estivo siano efficaci nell’evocare un potente stimolo a bere. Ma che cosa è lo
stimolo della sete e a che cosa serve. Vediamo di rispondere in maniera per
quanto possibile semplice a queste domande. La sete in realtà altro non è se non
che il meccanismo che l’organismo a messo a punto per reintegrare le riserve
idriche e mantenere così la costanza dei compartimenti idrici corporei. Ma
permettetemi un piccolo “excursus” su questo concetto. Il mantenimento di uno
stato di equilibrio delle funzioni di organi e apparati del nostro organismo è
infatti un concetto ricorrente e “ispiratore” della fisiologia (la scienza che
studia il funzionamento dell’organismo umano in condizioni di normalità)
relativa al funzionamento dell’organismo in toto. Questo concetto in fisiologia
viene più tecnicamente definito con il termine di “omeostasi”. In altre parole
le funzioni dei nostri apparati, cardiocircolatorio, endocrino, renale, e via
dicendo tendono a rimanere costanti nel tempo ed ogni situazione che modifichi
temporaneamente questa condizione di equilibrio innesca dei meccanismi di
autoregolazione che sono volti a ripristinarne lo stato iniziale. Questo vale
naturalmente anche per il corretto mantenimento compartimenti idrici corporei, i
quali sono costituiti da quote d’acqua che devono rimanere entro limiti di
variabilità ben definita.
Tutti sanno infatti che una quota rilevante del
nostro organismo è costituito da acqua ma forse i più ignorano in che misura.
Ebbene l’organismo umano adulto è costituito da acqua in una quota variabile tra
il 40% ed il 60% del proprio peso corporeo. Naturalmente vi sono una quantità di
fattori che già in condizioni fisiologiche condizionano questi valori, tra
questi sesso, età, razza rappresentazione delle masse muscolari e della massa
grassa ed altri ancora e pertanto esiste una grande variabilità individuale.
Tuttavia se facciamo riferimento ad un individuo adulto di sesso maschile del
peso (normopeso) di 70 kilogrammi, e vediamo di tradurre queste percentuali in
litri forse ci facciamo un’idea più concreta delle quantità di cui stiamo
parlando. Questo ipotetico signore è costituito da una quota intorno ai 40 litri
di acqua! Stiamo parlando di una quantità equivalente a due taniche da 20
litri! Senza dubbio una bella quantità! Ma veniamo ai cosidetti compartimenti
idrici su accennati. Semplificando si può dire che i due terzi di quest’acqua
sono localizzati all’interno delle cellule a cui conferiscono rigidità e volume
in quanto l’acqua essendo un liquido è incompressibile, essa costituisce
inoltre il mezzo nel quale avvengono le reazioni chimiche cellulari. Questa
quota viene definita del “compartimento intracellulare” mentre il restante
terzo, posto al di fuori alle cellule costituisce il “compartimento
extracellulare” (la componente acquosa del sangue o plasma, appartiene a questo
compartimento). Tuttavia la distribuzione intracellulare ed extracellulare non è
uniforme, Vi sono infatti alcuni tessuti particolarmente ricchi in acqua quali i
muscoli scheletrici che ne possono ritenere una grande quantità sino all’80%, ed
altri in cui questa si concentra di meno quali ad esempio il tessuto adiposo.
Come accennato questi compartimenti devono rimanere piuttosto costanti nel
tempo, ed appunto con il termine di “bilancio idrico” si indica proprio un
bilancio in termini aritmetici tra le entrate e le uscite di acqua nel e dal
nostro organismo, proprio come avviene per il nostro conto bancario, con una
differenza importante tuttavia. Infatti il nostro conto corrente bancario non
deve necessariamente rimanere in condizioni di “bilancio” al contrario ci
auguriamo tutti che le entrate siano sempre superiori alle uscite e quindi
l’entità del conto possa crescere. Nel caso del bilancio idrico invece questo
deve rimanere tale o meglio essere compreso nell’ambito di un limite di
variabilità molto limitato, positivo o negativo che sia, pena la sopravvivenza
stessa dell’individuo. Il caso più comune è che per effetto di particolari
condizioni si verifichi temporaneamente un eccesso di perdite rispetto alle
entrate, condizione che deve essere rapidamente corretta attraverso l’assunzione
di liquidi e che viene innescata proprio attraverso lo stimolo della sete. Nella
tabella di seguito sono illustrate le modalità e le quote relative alle entrate
ed alle uscite di acqua nel nostro organismo.
ENTRATE (circa)
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USCITE (circa)
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Bevande e liquidi in genere 1,2
litri |
Urine 1,25 litri |
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Acqua introdotta con i cibi solidi 1
litro |
Cute (traspirazione e sudorazione 0,85
litri |
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Acqua metabolica
0,35 litri |
Polmoni
(respirazione) 0,35 litri |
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Feci 0.1 litro |
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TOTALE
2,55 litri |
TOTALE
2,55
litri |
Le entrate:
normalmente nel caso di vita sedentaria è necessaria per un uomo adulto
un’assunzione di acqua compresa tra i 2,2 e i 2,5 l e questa proviene da tre
sole fonti:
1
l’acqua
assunta con le bevande
2
l’acqua
assunta con gli alimenti solidi (che contengono una quota più o meno rilevante
di acqua)
3
l’acqua di
origine endogena o metabolica, in quanto prodotta dai processi metabolici del
nostro organismo. L’acqua è infatti uno dei prodotti di “scarto” dei
processi di combustione degli alimenti calorigeni
L’acqua assunta con le bevande ammonta a circa
1,2 l nelle 24 ore potendo incrementare sino a 6 volte tanto in condizioni di
sforzo fisico intenso soprattutto se effettuato in condizioni climatiche molto
pesanti (elevata temperatura e umidità). Per quanto riguarda gli alimenti solidi
tutti contengono acqua ma sono soprattutto soprattutto frutta e verdura che
contengono acqua in quantità molto rilevanti: l’anguria, il melone, i cetrioli,
la lattuga costituiscono alcuni esempi di frutta e verdura a maggior contenuto
di acqua. Viceversa nei cibi solidi ad elevata concentrazione di grassi o anche
nei cibi secchi ve ne è molto poca. L’ acqua, di origine endogena è il risultato
delle reazioni chimiche che avvengono all’interno delle nostre cellule.
Le uscite:
1
con le urine
(tra 1 l e 1,5 l nelle 24 ore)
2
con la cute
(attraverso la traspirazione 350 ml circa nelle 24 ore e la sudorazione da 500
ml sino a diversi litri
nelle 24 ore)
3
con la
respirazione (l’aria espirata e satura di vapore acqueo) circa 350 ml
4
con le feci
circa 100 ml
Tra le molteplici funzioni dell’acqua una molto
importante è quella termoregolatoria ovvero quella relativa al controllo ed alla
regolazione della temperatura corporea che, ancora una volta, deve essere
mantenuta entro limiti ben precisi (ritorna il concetto di omeostasi). Il fatto
che l’acqua venga utilizzata in questo processo dipende da due sue proprietà
molto particolari che in termini tecnici si definirebbero: “elevato calore
specifico” ed “elevata conducibilità termica”. Cosa vuole dire? Molto semplice.
La prima proprietà fa si che l’acqua possa accumulare una grande quantità di
calore senza innalzare significativamente la propria temperatura e consente
pertanto di assorbire il calore liberato dalle reazioni chimiche cellulari
(molte reazioni avvengono con liberazione di energia termica), senza che la
temperatura corporea si innalzi eccessivamente. La seconda proprietà fa si che
il calore accumulato possa essere ceduto all’ambiente molto facilmente, e quindi
possa favorire la dispersione del calore prodotto in eccesso. La sudorazione,
tra tutti, costituisce il meccanismo più efficiente per smaltire l’eccesso di
calore accumulato il quale peraltro oltre che dalle condizioni di idratazione
iniziali, molto dipendenti dal tipo di dieta, ed alle caratteristiche
individuali, è molto influenzato dalle condizioni ambientali di temperatura ed
umidità e dal livello di attività fisica. Infatti, come regola generale, con
l’aumentare dell’impegno muscolare aumenta anche la produzione di calore e di
conseguenza deve obbligatoriamente aumentare la sua dispersione per mantenere l’omeostasi
termica. Con l’allenamento questo meccanismo di termoregolazione diventa più
efficiente e l’atleta allenato suda prima, di più e su una superficie cutanea
più ampia rispetto ad un soggetto sedentario. In una gara di endurance la
sudorazione può giungere a 1-2 litri l’ora, che si associano all’eliminazione di
1,5 - 3 g di cloruro di sodio (sale), ma in condizioni ambientali estreme questa
può arrivare sino a 2,5 litri l’ora! A queste vanno aggiunte le perdite idriche,
sotto forma di vapore acqueo, che si hanno con la respirazione e che sono tanto
maggiori quanto più elevati sono i regimi di ventilazione.
Quindi, cari sportivi e “similsportivi”, in
estate fate particolarmente attenzione allo stato d’idratazione prima di
un allenamento, soprattutto se di endurance. Evitate le ore più calde per
allenarvi e, se possibile, portatevi dietro dell’acqua per reintegrare le
perdite idriche, (una soluzione al 5-8 % di glucosio con l’aggiunta di un
pizzico di sale è estremamente economica e funzione benissimo). Evitate inoltre
d’indossare qualsiasi indumento che impedisca di termoregolare adeguatamente (in
generale giubbotti o magliette in fibra sintetica) in quanto questi trasformano
il microambiente intorno al corpo in una pericolosa sauna. Quest’ultima
raccomandazione è soprattutto rivolta a quegli sportivi che approfittando del
periodo di vacanza estivo e dopo un lungo inverno di sedentarietà al massimo
caratterizzato da qualche “uscita” domenicale, cercano di recuperare il tempo
perduto sottoponendosi ad inutili quanto pericolosi stress fisici…. ma la
fisiologia ci insegna che non funziona così!
FATTORI
CHE CONDIZIONANO LA SUDORAZIONE
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Stato d’idratazione |
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Acclimatamento |
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Allenamento |
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Condizioni ambientali (temperatura,
ventilazione, umidità relativa) |
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Abbigliamento |
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